Gennaio 2009. Manifattura fiorentina, Pianeta
Manifattura fiorentina
Pianeta
Seconda metà XVI secolo
Velluto cesellato a un corpo, laminato
cm 123 x 74
Restauro: Restauro e studio tessili s.n.c., Pisa, 2008
Inventario: 2278/T
Acquisto 1881
Tessuto: fondo in raso da 5 irregolare, di 2 colpi, prodotto da ordito e trama di fondo rispettivamente in seta naturale e ocra. Una trama lanciata in lamina dorata è passata ogni 6 colpi di fondo, fermata da un ordito di legatura in seta naturale, disposto nella proporzione di un filo ogni 6 di fondo. Il disegno è in velluto tagliato e velluto riccio, prodotto da un ordito in seta rossa, disposto nella proporzione di un filo ogni 6 di fondo, per l'inserzione di una coppia di ferri, a sezione circolare per il riccio, scanalata per il tagliato, ogni 3 passaggi di trama. Rapporto di disegno: h. cm 45,5, larghezza non rilevabile.
Disegno: maglie ovali disegnate da rami speculari con nastri a tortiglione avvolti e gigli stilizzati nei punti di tangenza, a piccoli motivi geometrici. All'interno delle maglie sono disposti fiori di melagrana in due varianti, con pigna a campitura geometrica.
La pianeta è foderata in taffetas giallo e rifinita con galloni a losanghe eseguiti a telaio in seta gialla e filo e lamina dorati. Presenta all'interno tela di rinforzo il lino rosa cipria.
Il disegno a maglie del velluto corrisponde a una tipologia decorativa, detta 'a rete', di grande fortuna dal II quarto del XVI secolo a oltre la metà del secolo successivo. Fu probabilmente proposto dalle manifatture fiorentine, come lascia supporre il grande numero di tessuti di tale disegno ancora oggi conservati sul territorio toscano. Adottato anche per damaschi e broccatelli, questo motivo decorativo fu realizzato in velluto cesellato laminato in due varianti di colore: cremisi su fondo bianco e verde su fondo giallo. Il disegno, sempre fedelmente riproposto, variò leggermente in proporzioni e finezza di esecuzione, tendendo col tempo ad ingigantirsi e perdendo qualcosa nella definizione dei dettagli. Possiamo ricordare il tessuto del paliotto del Museo del Bargello, decisamente raffinato, datato da Marina Carmignani alla metà del Cinquecento (Carmignani 2005, pp. 50-51, scheda 9); ma numerosi altri paramenti sono conservati nelle chiese toscane e i frammenti conservati in vari musei: al Musée des Arts Décoratifs di Parigi, alla Galleria dell'Accademia e al Museo Stibbert di Firenze, ai Musées Royaux d'Art et d'Histoire di Bruxelles. A proposito delle realizzazioni in velluto, la Marabelli anticipa il termine dell'excursus cronologico indicato all'inizio del XVII secolo.
In base ai ritrovamenti, pare che il tessuto abbia avuto una destinazione eminentemente liturgica: anche il documento pittorico sempre ricordato (già da Fanny Podreider, nel 1928), il dipinto di Giovanni Bilivert nella chiesa fiorentina di S. Gaetano, del 1641, raffigurante "L'imperatore Costantino che porta la croce", illustra esattamente il tessuto a disegno cremisi su fondo bianco utilizzato per un velo omerale.
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