Exhibitions | Page 12 | Palazzo Madama

Mostra Feste Barocche

Dalla seconda metà del Cinquecento, i Savoia modellano la vita della corte torinese ispirandosi alle grandi dinastie europee, in particolare di Spagna e Francia. Si importano le mode e gli svaghi, si chiamano a corte artisti e letterati, preziosi oggetti sono offerti in dono per ostentare l'altissimo livello tecnico delle manifatture locali. Divertimento, ma anche metafora politica e strumento di propaganda, le feste nell'età barocca sono un momento importante della vita della dinastia. Le occasioni dei festeggiamenti nascono dal calendario civile e religioso (come il Carnevale e l'ostensione della Sindone), dai momenti più significativi della vita dei principi (battesimi, compleanni, matrimoni, funerali, incoronazioni e ingressi trionfali nelle città) infine dalla successione delle stagioni, con corse in slitta sulla neve e spettacoli sul fiume e nei giardini delle ville. Da qui è partito il lavoro di Palazzo Madama, che ha costruito la mostra su quanto le opere sono in grado di raccontare di un fenomeno irrimediabilmente passato, per restituire la ricchezza sonora e le tinte vivaci di uno spettacolo straordinario.

La mostra, a cura di Clelia Arnaldi di Balme e Franca Varallo, nasce da un approfondimento di studio delle collezioni di Palazzo Madama, in particolare dei fondi grafici e delle raccolte di tessili, tra i quali sono state individuate le opere relative ai festeggiamenti di corte in Piemonte dalla metà del Cinquecento al primo Settecento. Intorno a questo nucleo si è costruito un percorso di oggetti di musei biblioteche e archivi italiani e stranieri, capaci di rievocare la ricchezza e la sontuosità di un fenomeno straordinario, celebrato con apparati tanto imponenti quanto effimeri. Le sezioni della mostra sono legate al succedersi dei sovrani sabaudi e alla tipologia delle feste organizzate in occasione di battesimi, compleanni, fidanzamenti, matrimoni, visite di ambasciatori e sovrani, vittorie militari e alleanze, nonché cerimonie funebri. Questa è l'occasione per ammirare i tredici codici manoscritti attribuiti al disegnatore e segretario ducale Tommaso Borgonio, che ripropongono le scene e i personaggi dei balletti rappresentati negli stati sabaudi tra il 1640 e il 1681. Con i codici, attualmente divisi tra la Biblioteca Nazionale e la Biblioteca Reale di Torino, sono esposte diverse testimonianze relative agli altri generi di feste (piscatorie e feste pastorali, tornei e balletti equestri), tra cui strumenti musicali, armature da parata, gioielli, abiti e costumi, vasellame e argenti da pompa. L'allestimento cerca di evocare gli apparati effimeri delle feste che sono ormai perduti. Oltre ad esporre opere di tipologia molto varia è anche presente la ricostruzione scenografica della "Nave della Felicità", realizzata per il compleanno di Madama Reale festeggiato a Palazzo Madama nel 1628, mentre una slitta seicentesca richiama l'atmosfera delle corse sulla neve descritte nelle relazioni delle feste. Inoltre alcuni apparati multimediali consentono la consultazione virtuale delle pagine degli album dei balletti.

La preparazione delle feste è una potente macchina economica e organizzativa, che coinvolge pittori, scultori, letterati, attori, musicisti, cuochi, sarti, carpentieri, domatori di animali, fuocaroli e tecnici dell'acqua. Una folta massa di mano d'opera, locale o chiamata da altre corti, composta da intellettuali e artigiani, vive di questa committenza e ne riversa i benefici economici e culturali sull'intera società.
Le feste sono una vera metafora del potere, nella quale il sovrano presenta una immagine poetica, coerente e ufficiale della propria autorità. Sotto la maschera di narrazioni favolose, sotto i travestimenti sontuosi di personaggi di fantasia, si nascondono e insieme si rivelano gli ideali politici e le aspirazioni dinastiche del principe. L'impronta personale del sovrano nella elaborazione, anche pratica, delle feste è un fatto sorprendente e documentato. Carlo Emanuele I annota di suo pugno in un foglietto l'invenzione di un torneo, la Selva Incantata, i nomi dei cavalieri con i rispettivi colori e lo schema di incrocio delle loro traiettorie in campo.

Le grandi protagoniste delle feste a corte sono Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, sua nuora. Con vero intuito femminile le due Madame Reali colgono la potenza comunicativa della celebrazione della festa e la confezionano per ottenerne il massimo risultato a proprio vantaggio. I contenuti sono elaborati e controllati con attenzione, concentrando le allusioni politiche e dinastiche, tanto eleganti nella forma quanto chiare e inequivocabili nella trasmissione del messaggio. Cristina di Francia, venendo in sposa a Vittorio Amedeo I nel 1619, porta dalla corte di Parigi la moda dei balletti, documentati dalla straordinaria serie di album miniati da Tommaso Borgonio.
Il sovrano e la corte non assistono allo spettacolo come spettatori, ma ne fanno parte in prima persona: interpretano ruoli convenienti, riflesso della gerarchia di corte, abbigliati con splendidi costumi, cantando e danzando nelle coreografie stabilite.
Alla fine del Seicento la regia della seconda Madama Reale segna una svolta sostanziale: le feste non sono più, o non solo, celebrate all'interno della corte ma si allargano ad occupare l'intera città, trasformata in grandioso palcoscenico che fa da sfondo alla rappresentazione del potere ducale, dal 1713 assurto alla dignità regia.

La mostra è realizzata in collaborazione con Biblioteca Nazionale e la Biblioteca Reale di Torino, che hanno concesso in prestito l'intero corpus dei codici dei balletti, la prima volta visibile al completo. La mostra presenterà al pubblico opere in collezioni private, mai esposte prima d'ora, e sarà l'occasione per conoscere un vasto patrimonio, normalmente non accessibile per motivi conservativi a causa dell'estrema delicatezza dei materiali (pergamena, carta e tessuto). Rara occasione anche per il Museo, che ha potuto intessere legami di studio e collaborazione con importanti musei di arti decorative in Italia e in Europa.

Palazzo Madama ha potuto infatti contare sulla straordinaria disponibilità di musei, biblioteche, collezioni pubbliche e private internazionali e nazionali, come il Musée du Louvre e la Bibliothèque Nationale de France di Parigi; la Rüstkammer (Armeria) di Dresda; il Castello Sforzesco, il Museo del Teatro alla Scala, la Biblioteca Braidense, il Conservatorio di Musica "Giuseppe Verdi" di Milano; la Biblioteca Estense Universitaria di Modena; l'Accademia Filarmonica di Verona; Palazzo Reale, la Galleria Sabauda, l'Armeria Reale, l'Archivio Storico della Città, l'Archivio di Stato, il Conservatorio Statale "Giuseppe Verdi" di Torino.

In occasione della mostra verrà proposta al pubblico una serie di appuntamenti di approfondimento e intrattenimento, studiati per adulti, famiglie, scuole, studenti universitari e gruppi. Il programma nasce in collaborazione con il Centre Culturel Français di Torino e con l'Ambasciata di Francia, per valorizzare i rapporti franco-piemontesi in diversi campi artistici con un'attenzione particolare al periodo barocco. Sono previsti concerti, conferenze, proiezioni di film, workshop, percorsi guidati e cene a tema.

Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, è corredato da saggi di Franca Varallo, Mercedes Viale Ferrero, Clelia Arnaldi di Balme e Anna Colturato dedicati agli aspetti multidisciplinari del fenomeno delle feste barocche, ai generi di cerimonie e spettacoli e alla loro evoluzione nel tempo, ai luoghi, alle maestranze coinvolte e alla musica. In appendice compare un repertorio delle fonti a stampa relative alle feste piemontesi tra Cinquecento e primo Settecento.

Ciclo di conferenze

Circolo dei Lettori, via Bogino 9

28 maggio ore 18 Clelia Arnaldi (Palazzo Madama) e Franca Varallo (Università degli Studi di Torino), Feste a Torino

9 giugno ore 18 Philippe Beaussant (Académie française), Musica barocca e feste a Versailles

16 giugno ore 18 Andrea Merlotti (La Venaria Reale), Feste, musica e politica alla corte dei Savoia (XVII-XVIII)

Fuori Orario: Possibilità di organizzare eventi serali legati alla mostra. Scarica il Menu Feste Barocche

CATALOGO SILVANA EDITORIALE

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ROSSO CORALLO

Grazie alla collaborazione con il Banco Popolare, Palazzo Madama presenta al pubblico la mostra Rosso Corallo. Arti preziose della Sicilia barocca. Cinquanta opere di varia tipologia (piatti, alzate, vasi, brocche, scatole, capezzali, presepi, stipi medaglieri, calici, ostensori, lampade), databili tra Cinquecento e Settecento, caratterizzate da una sofisticata decorazione che associa l'oro alle incrostazioni in corallo.

Roberto Sambonet designer, grafico, artista

La mostra che si apre a Palazzo Madama fa parte del programma di Torino World Design Capital ed è un racconto aperto, fatto di relazioni e dialoghi, alla scoperta della personalità complessa e affascinante di un grande artista e designer qual è stato Roberto Sambonet.

 

Pur avendo preso parte da protagonista a quasi tutte le situazioni più rappresentative della cultura del progetto industriale, Sambonet sfugge al consueto profilo del designer italiano: non è architetto e rivendica fortemente identità e formazione da artista. Immerso da sempre nell'atmosfera della fabbrica, scopre il suo talento progettuale fuori dell'azienda di famiglia, durante una lunga permanenza in Brasile, ed elabora il proprio universo formale lontano dalla cultura figurativa dello spazio domestico, a partire da una metodica analisi strutturale della realtà, sganciandosi così da ogni remora banalmente funzionalista.  

La mostra curata da Enrico Morteo mira (grazie a un'ampia selezione di opere in gran parte provenienti dall'archivio personale del maestro custodito dalla famiglia e da collezioni private) a dare il senso del percorso compiuto da Sambonet: le sue esperienze, i modelli di comportamento e i riferimenti culturali che hanno animato questa sua analisi della realtà. Il disegno, la pittura, la grafica e il design non sono altro che i diversi modi in cui egli reinterpreta ciò che vede e percepisce: posti sullo stesso piano nella sua sperimentazione hanno una loro autonomia artistica e nel contempo fanno tutti parte di un unico processo creativo e di uno stesso progetto.

La prima sezione della mostra "Altri mondi: gli incontri, i viaggi, le collezioni" ci introduce a questa visione, avvicinandoci allo sguardo di Sambonet e alla sua sensibilità.

Un aspetto importante della ricerca e della vita di questo artista sono i viaggi: la scoperta dei luoghi si accompagna alla scoperta di culture e tradizioni differenti, è un'esperienza di cui egli lascia tracce attraverso disegni e dipinti, scritti, riflessioni. Dalla Svezia alla Cina, dalla Francia alla Thailandia, dalla Grecia al Messico, al Perù, all'India, Sambonet gira il mondo, accumula ricordi e oggetti: raccoglie bastoni da passeggio, cappelli, maschere, sassi. Particolarmente importanti sono i suoi primi soggiorni brasiliani, tra il 1948 e il 1953. Qui la sua ricerca pittorica si apre a nuovi interessi, a nuove curiosità. Sambonet si avvicina alla cultura india: ne studia le tecniche di tessitura, le produzioni di oggetti in paglia, le architetture, senza mai trascurare di registrare con il disegno i luoghi, i paesaggi, la natura in cui queste culture vivono e di cui sono parte. Di rientro a San Paolo dirige un corso di grafica e uno di stampa per tessuti e ne disegna lui stesso.
Nel 1952, ottenuto il permesso di visitare i reparti di un ospedale psichiatrico, Sambonet conduce una sua personale ricognizione nei terreni della malattia mentale. I volti che disegna nel manicomio di Juquerì, poi raccolti nel volume Della Pazzia (Milano 1977), sono un viaggio di umana partecipazione, uno scavo nelle pieghe della malattia e della sofferenza. Si apre infine una rassegna dedicata al ritratto, un genere che accompagnò l'intera vita di Sambonet. Veloci caricature in punta di penna, acquerelli di studio, veri e propri ritratti ad olio: tutti capaci di andare al di là del volto e mostrare pensieri, emozioni, sentimenti.

La seconda sezione della mostra "L'avventura del fare: l'itinerario del progetto" è dedicata al processo creativo e produttivo, dove è chiaro che l'osservazione analitica della realtà si traduce ora in disegni e dipinti, ora in oggetti, e che i disegni spesso sono comunque momenti aurorali della progettazione di alcuni pezzi di design, senza stacchi o cesure. Ci sono delle tematiche ricorrenti nella ricerca dell'artista: la luce, il mare, la natura.

Studia la luce nelle sue rifrazioni, nelle leggi fisiche che la regolano, e il mare: lo smonta, osservandone i movimenti, la sequenzialità delle onde, il loro ritmo, le forme geometriche che l'acqua disegna. Forme latenti che egli fa riemergere nei tantissimi disegni, negli acquarelli, nella grafica - anello di congiunzione tra l'artista e il designer - e poi negli oggetti. Così come fa con le conchiglie, i pesci, i paesaggi, le costruzioni e le architetture umane. Allora non è azzardato affiancare alle chine che analizzano le geometrie dei riflessi sul mare, i triangoli in acciaio che Sambonet progetta per l'azienda di famiglia (1966) o quelli in cristallo disegnati per Baccarat nel 1971: perché l'idea, la memoria di partenza è la medesima; non sono i disegni strettamente correlati all'oggetto, pensati in funzione del prodotto, ma sono parte del processo interpretativo della realtà.

Nella dimensione del progetto tutto trova un nuovo significato: l'antico e il moderno, Rinascimento e Bauhaus, Alvar Aalto e la foresta tropicale. Per Sambonet nulla è mera citazione, ma diventa materiale con cui costruire una nuova realtà. Del resto egli era solito affermare che dentro la natura si possono trovare i modelli e le soluzioni del design e che il suo progettare un "sistema da tavola" per la Ginori era come progettare un quartiere, fare architettura. Così, parlando della sua Pesciera (1957), forse il suo progetto più celebre, esposta nei musei di tutto il mondo, egli affermava: " la pesciera nasce dallo studio della natura, non come imitazione ma come esempio per andare oltre". Una esplorazione avventurosa, ma anche esempio di quel "rigore addolcito" della "buona forma" nel quale Gillo Dorfles riconosce il suo vero segreto.

Si ringrazia per il contributo: Sambonet Paderno Industrie

Progetto e allestimento: Franco Origoni e Anna Steiner Architetti Associati, Milano

Catalogo: Officina Libraria, Milano

Audioguide: Antennaudio

Fuori orario: il Museo organizza cene a tema con visita alla mostra dalle ore 20 alle 23. Per informazioni e menu consultare questa pagina o telefonare al numero 011.4429922

Un grattacielo per la Spina

La mostra presenta i 6 progetti ammessi alla selezione indetta da Intesa Sanpaolo per il nuovo centro direzionale nell’area della Spina 2.
I progetti sono stati elaborati dai maggiori studi di architettura di livello internazionale: oltre a quello, poi risultato vincitore, del Renzo Piano Building Workshop, saranno esposti quelli realizzati da Hiroshi Hara di Tokyo, Carlos Lamela di Madrid, Daniel Libeskind di New York, Mvrdv di Rotterdam e Dominique Perrault di Parigi.
Il tema del concorso era quello dell’edificio verticale, fortemente verticale, in una città come Torino, il riferimento al Piano Regolatore del 1995, il dialogo tra committenza e Città, l’attenzione agli aspetti dell’impatto ambientale, in una accezione al tempo stesso fisica e sociale. 
L’analisi del contesto è stata quindi centrale nella preparazione della gara e poi nella elaborazione dei progetti. Nella mostra installazioni multimediali e un grande plastico illustrano la Spina 2, tra corso Inghilterra e corso Vittorio Emanuele, che è la sezione centrale della cosiddetta Spina. Questa corrisponde all’area del passante ferroviario, ora interrato, che dalla fine dell’Ottocento attraversava la città, permettendo l’accesso a merci e mezzi e facilitando lo sviluppo industriale. Rappresentando, d’altra parte, per la città un forte elemento di separazione, un limite, una frattura.
I progetti partecipanti alla gara propongono risposte diverse a problematiche complesse e danno uno sguardo d’insieme sulle tendenze della ricerca nell’architettura contemporanea. 

VISITE GUIDATE ALLA MOSTRA
venerdì 9 novembre ore 17
venerdì 16 novembre ore 16
sabato 17 novembre ore 17 
venerdì 23 novembre ore 16
venerdì 7 dicembre ore 16
venerdì 14 dicembre ore 16
sabato 15 dicembre ore 17
venerdì 21 dicembre ore 16
venerdì 11 gennaio ore 16
sabato 12 gennaio ore 17

Visita guidata € 3,00
Biglietto intero € 7,50; ridotto € 6,00
Prenotazione obbligatoria: tel. 011-4429911

Sulla via di Alessandro

La mostra si propone di illustrare le vicende culturali, artistiche, politiche e economiche dell’Asia dopo le conquiste di Alessandro e, in particolare, l’incontro della civiltà ellenistica con quella mesopotamica, quella iranica e quella del subcontinente indiano, focalizzando l’attenzione sull’arte della Babilonia, con particolare riferimento alla città di Seleucia al Tigri, e sull’arte del Gandhara, regioni che costituiscono la nostra maggiore fonte di informazione sulla situazione tra il IV sec. a.C. e il III d.C. dei territori appartenuti al Macedone.
Queste due aree inoltre furono, e ancora sono, oggetto di importanti ricerche italiane da quando l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (oggi IsIAO) e il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia promossero estese campagne sul terreno, il primo nel 1956 nella regione dello Swat, il secondo nel 1963 a Seleucia al Tigri, nell’attuale Iraq.

Lo Swat, importante snodo tra il Gandhara e l’Asia Centrale, venne conquistato da Alessandro nel 327 a.C. durante la campagna che gli avrebbe permesso di raggiungere l’Indo e, subendo il forte impatto dell’incontro con la cultura ellenistica, che ebbe nella vicina regione della Battriana un centro d’irradiazione, divenne luogo di produzione artistica grandemente influenzato dalla tradizione occidentale, sviluppando in una regione così lontana dal Mediterraneo una complessa cultura che ebbe in quell’area forti ripercussioni soprattutto sull’iconografia buddista. L’attività dell’IsMEO in complessi religiosi buddisti e, in particolare, lo scavo del monastero di Butkara permisero di acquisire nuovi dati archeologici proprio sulla prima comparsa e sulla diffusione nell’arte del Gandhara di raffigurazioni antropomorfiche del Buddha, debitrici nel modellato e nello stile delle figure apollinee greche. Frutto prezioso di quelle ricerche fu il rinvenimento di spettacolari rilievi in scisto con raffigurazioni del Buddha e di altri personaggi che rinviano alla cultura greca, iranica e scitica, a testimonianza di una complessa realtà di interrelazione culturale.

Accanto alla Battriana, centro fondamentale di diffusione ed elaborazione di una cultura ellenistica asiatica fu Seleucia al Tigri. Fondata nel cuore della Mesopotamia da Seleuco Nicatore alla fine del IV secolo a.C. come una nuova Babilonia, la città divenne di fatto la capitale dell’Asia seleucide e luogo privilegiato di confronto tra la cultura greca e le tradizioni antico-orientali. Grazie alla sua posizione di crocevia tra Occidente e Oriente, la città conobbe un notevole sviluppo commerciale, che si consolidò ancor più dopo che una nuova dinastia, quella degli Arsacidi, nella sua espansione dalla Partia, sottrasse ai Seleucidi vaste zone del loro impero. La cultura e l’arte della Mesopotamia seleucide e partica furono profondamente influenzate dall’incontro con il linguaggio ellenistico e ne subirono il fascino. Durante il periodo partico, dopo la conquista della Babilonia da parte di Mitridate I nel 141 a.C., questo linguaggio comune permise di esprimere contenuti appartenenti alle tradizioni iraniche in aggiunta a quelli in continuità con la vetusta tradizione mesopotamica. L’espressione figurata infatti da un lato continua direttamente formule orientali e dall’altro trae ampia ispirazione dal repertorio ellenistico nell’elaborare soluzioni originali e innovative. Per questi motivi, la città suscita da sempre vivo interesse tra gli studiosi, siano essi storici o archeologi. Dopo le prime ricerche dell'Università del Michigan (1927-1937), gli scavi della Missione Archeologica Italiana in Iraq (1964-1976, 1985-1989) hanno permesso di riportare alla luce strutture abitative e artigianali, nonché i resti di un grande edificio pubblico che ospitava gli archivi cittadini, il più grande che si conosca nel mondo ellenistico, oltre a materiali che contribuiscono in maniera decisiva al recupero di oltre cinque secoli di storia del Vicino Oriente antico.

Proprio da quelle ricerche sul terreno prende avvio il progetto espositivo di questa mostra, la quale vuole approfondire le profonde conseguenze dell’impresa di Alessandro in una fase della storia dell’Asia Anteriore poco nota al grande pubblico, dominata da fenomeni storici che tanta importanza hanno avuto anche nello sviluppo della nostra civiltà, primi fra tutti gli effetti economici e culturali del grande commercio a lungo raggio e gli interscambi nell’arte figurativa. Sebbene siano separate da grandi distanze geografiche e rappresentino l’espressione di differenti tradizioni millenarie, la Mesopotamia e il Gandhara, che costituiscono i poli occidentale e orientale delle immense conquiste di Alessandro in Asia, furono infatti accomunate dalla diffusione della cultura ellenistica. Proprio l’arte figurativa greca divenne una sorta di lingua franca attraverso la quale dare forma ed espressione ad esigenze, concetti e persino sentimenti religiosi tra loro diversissimi.
La mostra, che verrà accolta nella splendida sede di Palazzo Madama a Torino, un complesso museale ospitato in un edificio storico con una vita lunghissima – dall’età augustea al Settecento – si presenta come un’occasione preziosa per far conoscere materiali da Seleucia per lo più inediti (terrecotte, ceramiche, monete, oggetti in metallo o vetro), recentemente acquisiti dal Museo Civico d’Arte Antica di Torino, opere d’arte e d’artigianato dall’Oriente seleuco-partico, provenienti da grandi musei quali il Louvre, il British Museum, il Vorderasiatisches Museum e il Museum für Islamische Kunst di Berlino, il Kelsey Museum di Ann Arbor e il Metropolitan Museum of Art di New York, e i meravigliosi rilievi in scisto rinvenuti nella regione del Gandhara e conservati nel MAO - Museo d'Arte orientale di Torino.

La mostra è accompagnata da un catalogo delle Edizioni Silvana Editoriale, che contiene le riproduzioni e le schede di tutte le opere in mostra oltre autorevoli saggi critici.

Corti e Città

Palazzina della Promotrice delle Belle Arti
Un itinerario alla scoperta della cultura figurativa nelle terre dell’antico ducato di Savoia: i committenti, gli artisti, le trame della vita quotidiana, i percorsi della devozione. La preziosità della pittura su tavola, la sapienza dei manoscritti miniati, lo splendore dei ricami e delle oreficerie, la perizia degli intagliatori: la vita delle forme dal Gotico Internazionale agli albori del Rinascimento lungo le vie di passo tra Italia e Francia.

Il quadro storico
Ai confini del potente ducato di Borgogna e del regno di Francia si forma a partire dal Mille il dominio di una casata nobiliare di origine alpina, i Savoia. Nel corso del 1300 e del 1400 la contea diventa ducato e si estende dalle Alpi al mare, su territori attualmente italiani, svizzeri e francesi. Il dominio è diretto, oppure esercitato come influenza politica, o ancora circondando e isolando le antiche sedi vescovili.
L’espansione coincide con il rinnovamento delle istituzioni politiche. Chambery è la capitale amministrativa, alla quale si affianca nel Quattrocento Torino, antica sede vescovile che diventa l’avamposto del potere sabaudo verso la pianura padana. Chambery e Torino, da una parte e dall’altra delle alpi, sono i cardini del principato che controlla il territorio attraverso una fitta rete di castelli e fortificazioni. Al seguito del principe la corte si sposta regolarmente, durante il Quattrocento, da Ripaille a Ginevra, da Morges a Pinerolo, da Thonon a Torino.

Le arti
Oltre 300 opere d’arte illustrano la fioritura artistica del ducato sabaudo dal Tardo Gotico all’aprirsi del Rinascimento. Sono capolavori di pittura, scultura e oreficeria, codici miniati e tessuti ricamati, provenienti dai grandi musei di Parigi, Londra e New York, ma anche opere mai esposte prima d’ora, scoperte in collezioni private, tesori di cattedrali e abbazie, musei alpini.

Apre la scena Amedeo VIII (1416-1451), che nello sforzo di eguagliare la corte di Borgogna trasforma i ducato in uno dei più importanti crocevia della cultura tardo gotica europea. La sua corte raffinata richiama artisti da Venezia, Bruxelles, Friburgo, Lione e Aosta. Accanto alla corte ducale emergono in concorrenza le corti delle casate nobiliari e delle sedi vescovili. Potenti signori e colti prelati commissionano preziose opere d’arte per le loro chiese e i loro palazzi.
A metà del Quattrocento irrompe l’ars nova venuta dal nord, la nuova arte dei capolavori di Rogier van der Weyden portati in Piemonte dai banchieri chieresi attivi nelle Fiandre. Una donna guida la corte ducale plasmandone la raffinata cultura: è la duchessa Iolanda (1434-1478), colta e volitiva figlia del re di Francia e sposa del debole Amedeo IX.

Il Borgo Medievale
Dalla Palazzina della Promotrice, l’itinerario prosegue idealmente fino al Borgo Medievale, dove la mostra “Omaggio al Quattrocento” (dal 18 febbraio) illustra la riscoperta del medioevo piemontese promossa nell’Ottocento dal gruppo di artisti e archeologi raccolti intorno ad Alfredo d’Andrade. Il castello e le case affacciate sulla sponda del Po, realizzate nel 1884, propongono una fedele interpretazione di architetture e di ambienti arredati del Quattrocento, un’occasione per ritrovare e scoprire i contesti territoriali da cui provengono le opere d’arte esposte nella mostra “Corti e Città”.

L’invisibile gesto dell’arte. Le installazioni di Studio Azzurro
Il percorso della mostra è accompagnato da sette piccole installazioni multimediali dedicate all’immagine delle Alpi e ai gesti che sono alla base della creazione artistica, plasmando la materia per ricavarne forme. Il lavoro della pietra, del legno, dell’argilla, del metallo; il segno della scrittura; la preparazione dei colori: sette piccoli laboratori visivi che fanno rivivere il processo che ha generato le opere d’arte esposte, a diretto contatto con la sensibilità che li ha concepiti.

Il nostro pittore fiamengo

Torino, Galleria Sabauda

mostra realizzata dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del Piemonte - Galleria Sabauda e dalla Fondazione Torino Musei - Museo Civico d'Arte Antica e Palazzo Madama con il contributo di Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt.

Scrinium cardinalis

La Regione Piemonte e la Città di Torino, con la collaborazione della Fondazione Torino Musei, hanno acquistato un'importante testimonianza dell'arte medievale del Duecento, il cofano con medaglioni profani in smalto di Limoges appartenuto al cardinale di Guala Bicchieri (1160-1227), insigne giurista di origine vercellese. L'opera è destinata alle sale del Museo Civico d'Arte Antica di Torino, chiuso al pubblico per lavori di restauro fino al 2006. Con l'esposizione di Palazzo Reale, il cofano viene temporaneamente presentato al pubblico e corredato di un supporto didattico multimediale che illustra vari aspetti dell'importanza storica e artistica di questo prezioso manufatto.

Utilizzato da Guala Bicchieri come forziere e baule da viaggio per documenti, denaro, croci, reliquie, anelli cardinalizi, il cofano venne realizzato verso il 1220-1225 in una delle botteghe orafe di Limoges, specializzate in epoca medievale nella produzione di arredi liturgici e cassette profane decorate da smalti champlevé. I medaglioni che ne decorano la fronte sono in rame dorato lavorato a sbalzo, a traforo e a cesello, e raffigurano animali e draghi ereditati dalla tradizione iconografica romanica. Le formelle poste sui fianchi costituiscono invece una preziosa e raffinata testimonianza del naturalismo gotico del primo Duecento: vi compaiono scene di caccia e di duello e momenti di vita cortese, delineati con un linguaggio attento a descrivere l'aspetto dell'uomo, i suoi gesti, i panneggi, la fisionomia degli animali, in linea con i nuovi orientamenti della scultura delle grandi cattedrali gotiche. La serratura, con due uomini-aquila che si affrontano con clave e scudi bombati entro un viluppo di tralci vegetali, è un autentico capolavoro dell'oreficeria romanico-gotica. La tecnica dello smalto champlevé - che prevede l'uso di polvere di vetro di colori diversi, frantumata e collocata entro alveoli scavati nel rame - raggiunge in quest'opera, specie nelle figure di serpenti alati che costituiscono i battenti della serratura, un vertice di qualità ineguagliato nelle creazioni degli orafi di Limoges degli anni successivi.

Ma la preziosità del cofano è data anche da ragioni squisitamente storiche. Esso apparteneva infatti alla ricca collezione di oreficerie (quasi un centinaio di pezzi) radunata da Guala Bicchieri, fondatore nel 1219 dell'abbazia di Sant'Andrea di Vercelli, cui - per legato testamentario - destinò tutto il suo tesoro e la sua biblioteca. Creato cardinale nel 1205 da papa Innocenzo III, subito inviato in Europa settentrionale come legato papale per importanti missioni politico-diplomatiche, egli intrattenne rapporti con il re di Francia Filippo Augusto, con il re d'Inghilterra Giovanni Senza Terra, con l'imperatore Federico II di Svevia e con gli abati di alcune delle principali comunità monastiche dell'epoca. Alla morte di Giovanni Senza Terra, data la minore età del principe Enrico III, venne designato reggente dell'Inghilterra, e qui visse e combatté per sostenere la causa del futuro re, per due anni, dal 1216 al 1218, giungendo a ratificare la celebre Magna Carta del 1215 per pacificare la nobiltà ribelle.

In Piemonte la sua azione ebbe profonde conseguenze anche sul piano artistico. Il cantiere di Sant'Andrea di Vercelli, dove Guala chiamò a lavorare un architetto nordico e degli scultori francesi, insieme al suo tesoro di oreficerie e libri miniati, trasformò la città, alle soglie del Duecento, in una sorta di capitale gotica in cui anche gli artisti locali ebbero modo e occasione di aggiornarsi sulle grandi novità fiorite tra Francia ed Inghilterra in quegli anni, destinate a modificare profondamente gli indirizzi della cultura figurativa europea.

Il Mondo in una tazza

"Tutto questo, che va prendendo forma e consistenza,

è uscito, città e giardini, dalla mia tazza di tè"

(Marcel Proust)

Palazzo Madama presenta dal 30 gennaio al 19 aprile 2015 un percorso dedicato alla storia della tazza, attingendo dalle ricche collezioni di arte decorativa conservate in museo.

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