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mostra "UNA RITROVATA MADONNA DELLA FABBRICA DI SAN PIETRO"

La Fondazione Torino Museicon il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, dal 12 maggio al 10 settembre 2018 presenta al piano nobile di Palazzo Madama, in Camera delle Guardie, un inedito dipinto del primo Cinquecento raffigurante la Madonna con il Bambino Gesù.
L’opera viene esposta in anteprima assoluta al pubblico dopo un lungo e complesso restauro promosso dalla Fabbrica di San Pietro col sostegno di Fideuram - Intesa Sanpaolo Private Banking
Il dipinto è un olio su tavola e fu commissionato nel gennaio del 1519 a un “Dipintore”, del quale purtroppo non è tramandato il nome e per il quale non c’è al momento un’attribuzione sicura. Conosciamo, invece, il committente, la moglie di tal Pietro Pedreto, che fece realizzare il dipinto per la chiesa di San Giacomo Scossacavalli in Roma. L’edificio sorgeva nei pressi della basilica vaticana, ma fu demolito nel 1937, insieme a tutte le case circostanti della cosiddetta “Spina di Borgo”, per realizzare la monumentale Via della Conciliazione che dal Tevere conduce a Piazza San Pietro.
In seguito alla demolizione della chiesa di San Giacomo, il dipinto fu trasferito nei depositi della Fabbrica di San Pietro e abbiamo notizia di primi tentativi di restauro nel XVII e poi nel XVIII secolo. Solo nel 2016 venne avviato il non facile restauro, affidando l’incarico a due valenti professionisti romani: Lorenza D’Alessandro per la parte pittorica e Giorgio Capriotti per il supporto ligneo. L’intervento è stato lungo e impegnativo, perché il dipinto era fortemente danneggiato, soprattutto sul busto della Vergine e nella metà inferiore, con cadute irreversibili di colore dovute molto probabilmente all’immersione nell’acqua del Tevere che era straripato allagando tutta la chiesa all’antivigilia di Natale del 1598. Le cronache raccontano che l’acqua si arrestò improvvisamente sotto le labbra della Vergine, lasciando il segno della piena. Quella storica traccia si può ancora riconoscere in una scura linea orizzontale che attraversa il dipinto, e il danno è ancora più evidente nella parte inferiore, dove la pittura è andata totalmente perduta.

Nell’allestimento ideato per Palazzo Madama dall’architetto Roberto Pulitani, del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, oltre al dipinto vengono presentate riproduzioni di fotografie e documenti che descrivono non solo il complesso intervento di restauro in tutte le sue fasi, ma anche la storia della chiesa andata distrutta e del contesto urbanistico ove essa sorgeva.

La chiesa di San Giacomo era infatti sede dell’Arciconfraternita del Santissimo Corpo di Cristo, che ebbe come confratelli più di venti cardinali - tra i quali i futuri papi Innocenzo IX e Paolo V - e numerose alte cariche della curia romana, con personaggi illustri come Domenico Fontana e Pierluigi da Palestrina. Il restaurato dipinto della Madonna col bambino era allocato sopra l’altare della prima cappella a destra entrando. Qui certamente lo vide Raffaello, che abitava in un palazzetto di fronte a questa chiesa, e anche il pittore Perin del Vaga, che dimorò anch’egli in Borgo Nuovo in una casa vicino all’abitazione del maestro urbinate, del quale fu allievo e collaboratore. Nel 1521 un anonimo artista di Parma realizzò per la Madonna di Scossacavalli un tabernacolo, che serviva anche da “macchina processionale” quando la venerata immagine mariana veniva solennemente portata in processione, come nell’anno 1522 per scongiurare la peste che aveva colpito la popolazione di Roma. Nella cappella ad essa dedicata, detta anche “Cappella della Beata Vergine delle donne”, il dipinto fu oggetto d’intensa devozione, testimoniata sulla tavola dalla presenza di numerosi fori e abrasioni dovuti alla pratica devozionale di fissare con chiodi corone, collane, gioielli ed ex voto.

"PIETRO PIFFETTI TRA ARTE E SCIENZA. Il restauro del planetario e le meraviglie dell’intarsio"

In concomitanza con la mostra sull’ebanisteria in programma dal 17 marzo 2018 alla Reggia di Venaria, Palazzo Madama presenta dal 21 marzo 2018 un nuovo allestimento che vede protagonisti gli arredi di Luigi Prinotto e di Pietro Piffetti dalle collezioni di Palazzo Madama. Con i loro intarsi in avorio, tartaruga, metalli e legni pregiati, Prinotto e Piffetti - figure cardine nella storia del mobile e dell’ornato in Italia - hanno portato l’ebanisteria piemontese del Settecento ai massimi livelli. L’intervento è stato curato da Clelia Arnaldi di Balme, conservatore per le Arti del Barocco di Palazzo Madama.

Il nuovo allestimento si sviluppa al piano nobile tra Sala Quattro Stagioni, Camera di Madama Reale, Camera Nuova e Gabinetto Cinese e consente di valorizzare lo stile fantasioso di questi arredi, che comprendono console, mazzarine, cassettoni, crocifissi, tavolini. Le nuove didascalie approfondiscono i collegamenti della loro arte con la cultura artistica contemporanea in Europa e in Oriente, la trattatistica relativa all’ebanisteria, l’interesse per la scienza e le tecniche a trompe l’oeil.

Particolare attenzione verrà dedicata al restauro e al rimontaggio del Planetario attribuito a Pietro Piffetti, un modello meccanico che riproduce la configurazione del Sistema solare come era conosciuto alla metà del Settecento, e cioè con i pianeti fino a Saturno.

L’intervento conservativo e la consulenza scientifica per rimettere in funzione i movimenti sono stati interamente realizzati e sostenuti dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, dall’Osservatorio Astrofisico di Torino (INAF) e da Infini.to - Museo dell'Astronomia e dello Spazio, Planetario di Torino - con sede a Pino Torinese, con la collaborazione per gli apparati didattici e l’allestimento dell’Inner Wheel Torino e Inner Wheel 45° parallelo.

Realizzato in legno e avorio intorno al 1740–1750 per rappresentare il dinamismo tra Sole, Terra, Luna e i pianeti con i loro satelliti, il planetario (detto anche Orrery da Charles Boyle quarto conte di Orrery, che fece costruire il primo strumento di questo genere nel 1704) veniva usato durante le lezioni di astronomia come strumento didattico per le dimostrazioni sperimentali con gli allievi.

Il restauro rappresenta un passo importante nella conoscenza della storia degli strumenti scientifici, che a Torino nel Settecento riscuotono l’interesse del duca Carlo Emanuele III di Savoia e dell’aristocrazia, tanto da far chiamare da Parigi il fisico Jean-Antoine Nollet per tenere un corso di fisica e astronomia al principe Vittorio Amedeo futuro re di Sardegna. Proprio grazie alle illustrazioni e alle descrizioni fornite dall’abate Nollet nelle sue Leçons de physique expérimentale pubblicate a Parigi a partire dal 1743, è stato possibile in fase di restauro identificare i vari pezzi e rimettere in funzione i movimenti, che non erano mai stati usati dall’ingresso dell’opera nelle collezioni di Palazzo Madama nel 1874.

Il Planetario viene esposto al pubblico in Camera Nuova nella configurazione statica del sistema solare secondo la teoria copernicana come nota a metà Settecento, accompagnato da un video che illustra il restauro e il funzionamento dell’opera, che serviva a illustrare: la simulazione del moto di due pianeti con orbita circolare, il moto ellittico di un pianeta intorno al Sole, il concetto di orbita retrograda, la teoria tolemaica non più in vigore, il moto orbitale della Luna intorno alla Terra e altri concetti dell’astronomia.

Ad arricchire il percorso anche una selezione di incisioni sul tema dell’ornato e dei modelli degli arredi, esposte nel Gabinetto Cinese. Tra essi una ristampa di primo Ottocento della lastra incisa da Francesco Antonio Gilodi su disegno di Pietro Piffetti recentemente acquisita dal museo e raffigurante il Vero ritratto del glorioso martire San Vittorio venerato nella chiesa dello Spirito Santo di Torino (1743), matrici di incisioni e fogli da repertori di modelli incisi e degli esempi di iconografie ricorrenti nelle decorazioni ad intarsio.

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Luigi Prinotto (Cissone nelle Langhe 1685 – Torino 1780) riceve la qualifica di “mastro” all’Università dei Minusieri di Torino nel 1712 e dal 1721 è attivo alla corte sabauda per il principe di Piemonte Carlo Emanuele (futuro re Carlo Emanuele III) con raffinati bureaux, cassette, consoles, scansie destinate a Palazzo Reale e alle altre residenze. I suoi mobili sono decorati da scene intarsiate in avorio che spesso riproducono i disegni di pittori di genere come Pietro Domenico Olivero.

Pietro Piffetti (Torino 1701 – 1777) inizia la sua formazione a Roma, dove entra in contatto con i lavori del francese Pierre Daneau, stabilitosi in città, che esercitano su di lui una grande influenza per la varietà degli intarsi floreali. Richiamato in patria, nel 1731 viene nominato primo ebanista di corte del re Carlo Emanuele III. In quasi cinquant’anni di attività il maestro produce mobili e oggetti di formidabile raffinatezza e abilità tecnica.

 

 

Mostra "CARLO MAGNO VA ALLA GUERRA"

La mostra Carlo Magno va alla guerra, allestita nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 29 marzo al 3 settembre 2018, presenta per la prima volta in Italia il rarissimo ciclo di pitture medievali del Castello di Cruet (Val d’Isère, Francia), una testimonianza unica della pittura del Trecento in Savoia.
Il ciclo rappresenta episodi tratti da una celebre chanson de geste, il Girart de Vienne di Bertrand de Bar-sur-Aube, composta nel 1180 e dedicata alle vicende di un cavaliere della corte di Carlo Magno: scene di caccia nella foresta, battaglie, duelli, l’assedio a un castello, l’investitura feudale, la raffigurazione di un banchetto, accanto ad episodi narrativi specifici di questo poema cavalleresco.
Le pitture murali provengono dal castello di Cruet, proprietà dei signori de la Rive, vassalli di Amedeo V di Savoia (1285-1323). Lunghe complessivamente oltre 40 metri, sono state staccate dalle pareti della dimora savoiarda nel 1985 per ragioni conservative e, dopo un restauro concluso nel 1988, sono da allora esposte presso il Musée Savoisien di Chambery.
Presentate in sequenza in Corte Medievale, le pitture ricostruiscono idealmente la decorazione della sala aulica del castello di Cruet grazie a uno scenografico allestimento.
La mostra, rivolge particolare attenzione allarredo e alla vita di corte nei castelli di Piemonte e Valle d’Aosta nel 1300, con una cinquantina di opere provenienti dalle collezioni di Palazzo Madama e da altri castelli, con pezzi mai esposti prima al pubblico: Moncalieri, Montaldo di Mondovì (Cuneo), San Vittoria d’Alba (Cuneo) e Quart (Aosta). Essi arricchiscono il percorso consentendo di immaginare la vita nei castelli medievali della contea di Savoia tra 1200 e 1300. Sculture, mobili, armi, avori, oreficerie, codici miniati, ceramiche, vasellame da tavola, cofanetti preziosi, monete e sigilli documentano i tanti aspetti dell’arte di corte e della cultura materiale dell’epoca.

Charlemagne va à la guerre
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Il percorso espositivo si articola in dieci sezioni tematiche: Le pitture murali di Cruet, che racconta la storia dell’edificio e la delicata operazione di stacco degli affreschi; I committenti attivi all’epoca, come Amedeo V conte di Savoia e Filippo principe d’Acaia, attraverso l’esposizione di preziosi documenti duecenteschi; La guerra, i tornei e la caccia,  con spade, speroni, punte di freccia e di lancia, ad evocare le armature dei cavalieri medievali, mentre un rarissimo corno in avorio (olifante) richiama le battute di caccia al cervo e al cinghiale, passatempo preferito dell’aristocrazia; Interni gotici, con testimonianze di mobilio medievale; Poemi e romanzi cavallereschi, con codici e pagine miniate; Le spese di corte illustrate da un rotolo pergamenaceo con la contabilità dei conti di Savoia, affiancato ad alcune monete d’argento emesse durante il regno di Amedeo V e Aimone di Savoia; Gli oggetti preziosi e i giochi, con cofanetti in cuoio e legno dipinto, pettini e specchi figurati in avorio e alcuni giochi da tavola per adulti (gli scacchi, il tris) e bambini (le bambole in terracotta); La tavola del principe, con oggetti in uso nella mensa dei castelli; La devozione privata con sculture sacre provenienti dalle cappelle dei castelli della Valle d’Aosta; I santi cavalieri, con sculture lignee e avori raffiguranti i santi venerati nel Medioevo, come san Vittore e sant’Eustachio.

Dopo una prima tappa a Ginevra nel 2017, l’esposizione giunge con importanti novità a Torino grazie alla collaborazione tra il Museo Civico d’Arte Antica di Torino e il Musée Savoisien di Chambéry, nell’ambito delle iniziative della Rete internazionale di musei appartenenti ai territori originariamente parte del ducato di Savoia.
La mostra è, infatti, frutto dell’importante collaborazione con il Musée Savoisien di Chambéry, col quale Palazzo Madama lavora stabilmente dal 2001. I due musei appartengono entrambi alla Rete Sculpture dans les Alpes, circuito internazionale di istituzioni accomunate dall’appartenenza ai territori facenti originariamente parte del ducato sabaudo, costituitasi quindici anni fa per promuovere progetti di ricerca condivisi. Della rete fanno parte anche il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta, la Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d’Aosta, il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa, il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, il Musée d’Histoire du Valais di Sion, il Musée-Château di Annecy, il Musée–Monastère di Brou a Bourg-en-Bresse e la Conservation du Patrimoine della Savoie.  Un progetto volto a rafforzare le relazioni istituzionali in una Europa unita dalla cultura, della quale Carlo Magno è stato un precursore.

In occasione di questa esposizione Palazzo Madama si avvale inoltre del supporto dell’Alliance Française di Torino, che ha curato la traduzione francese dei testi in mostra.

Per tutto il periodo della mostra sono previsti vari incontri e conferenze per approfondire il tema del Medioevo cavalleresco tra Italia e Francia. Per i visitatori inoltre ci sarà la possibilità di partecipare a visite guidate, corsi di lingua francese a cura dell’Alliance Française e attività per le famiglie dedicate alla mostra.

Accompagna la mostra un catalogo scientifico edito da Libreria Geografica.

Mostra "PerFumum. I profumi della storia"

Sala Atelier
15 febbraio 2018 – 21 maggio 2018. PROROGATA AL 25 GIUGNO 2018.
Mercoledì 14 febbraio 2018: conferenza stampa ore 11.00 – inaugurazione ore 18.00

Palazzo Madama presenta, dal 15 febbraio al 21 maggio 2018, la mostra Perfumum. I profumi della Storia. Un racconto sull’evoluzione e la pluralità dei significati del profumo dall’Antichità greca e romana al Novecento, visto attraverso più di duecento oggetti esposti, tra oreficerie, vetri, porcellane, affiches e trattati scientifici.
L’esposizione, curata da Cristina Maritano, conservatore di Palazzo Madama, e allestita in Sala Atelier, presenta oggetti appartenenti alle collezioni di Palazzo Madama e numerosi prestiti provenienti da musei e istituzioni torinesi, come il MAO Museo d’Arte Orientale, il Museo Egizio, il Museo di Antichità, la Biblioteca Nazionale, la Biblioteca Guareschi del Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco. Importante anche il contributo di realtà nazionali come il Museo Nazionale del Bargello, Gallerie degli Uffizi, il Museo Bardini e la Galleria Mozzi Bardini di Firenze e il Museo di Sant’Agostino di Genova. Fondamentale è stata inoltre la collaborazione con il Musée International de la Parfumerie di Grasse (Francia) che, insieme ad una preziosa selezione di opere, ha messo a disposizione gli apparati multimediali sulle tecniche della profumeria. Infine, il contributo di molti collezionisti privati ha permesso di radunare un’ampia selezione di flaconi del Novecento.
Scarica i testi introduttivi delle sezioni della mostra / Download the texts of the sections / Télécharger les textes des sections de l'exposition 
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A completamento della mostra, l’Associazione culturale torinese Per Fumum, fondata da Roberta Conzato e Roberto Drago, organizza una rassegna di incontri internazionali sulla cultura dell’olfatto rivolta a tutto il mondo degli appassionati della profumeria. Dalla presentazione di profumi storici dell’Osmothèque di Versailles, all’incontro con creatori di profumi riconosciuti a livello internazionale, fino ad appuntamenti legati al mondo food & beverage. Gli incontri si terranno il 16, 17, 18 febbraio e il 7 e 8 aprile 2018 presso Palazzo Madama e altre sedi.
Per ulteriori informazioni contattare info@perfumumtorino.com
Scarica il programma completo degli appuntamenti a cura dell'Associazione Per Fumum

In occasione della mostra, infine, il creatore di fragranze Luca Maffei ha creato degli odori-profumi ispirandosi alle collezioni storiche del museo del periodo romano, medievale, rinascimentale e barocco che sono diffusi nelle sale del Palazzo.

Il desiderio di trattenere i profumi, conservarli e di godere della loro fragranza accompagna la storia dell’uomo dall’antichità a oggi. Il percorso espositivo presenta un excursus storico avviato a partire dalle civiltà egizia e greco-romana che, sulla scorta di tradizioni precedenti, assegnano al profumo molteplici significati: da simbolo dell’immortalità, associato alla divinità, a strumento di igiene, cura del corpo e seduzione.
Nell’Europa del primo Medioevo, sottoposta all’urto delle invasioni barbariche, sono rare le testimonianze di utilizzo di sostanze odorifere al di fuori della sfera sacra. Sopravvive tuttavia la concezione protettiva e terapeutica del profumo, come testimoniato in mostra dalla preziosa bulla con ametiste incastonate proveniente dal tesoro goto di Desana.
L’uso di profumi a contatto con il corpo con funzione di protezione nei confronti di malattie è attestato più tardi nei pommes de musc frequentemente citati negli inventari dei castelli medievali, come il rarissimo esempio quattrocentesco in argento dorato in prestito dal Museo di Sant’Agostino di Genova, che conserva ancora la noce moscata al suo interno.
La civiltà islamica, che eredita e preserva il sapere del mondo antico, sviluppa e innova la cultura del profumo greca e romana, persiana e bizantina, introducendo importanti conquiste tecnologiche, come il perfezionamento dell’arte della distillazione compiuto da Avicenna. In mostra alcune fiasche da profumo di arte ottomana, in ottone geminato, in legno di rosa e in maiolica e vetro.
L'età rinascimentale vede la progressiva laicizzazione dei significati del profumo, il cui uso si fa più esteso e articolato presso le classi sociali più elevate. Gli antichi trattati circolano grazie alle edizioni a stampa, fioriscono nuovi ricettari che propongono la fabbricazione individuale dei profumi, si sviluppa la profumeria alcolica. Si diffonde in tutta Europa la moda invalsa nelle corti italiane di profumare oltre al corpo anche gli accessori di vestiario, specialmente in pelle, e di indossare contenitori per profumi di straordinaria ricercatezza, come il flacone in agata con montatura in oro, rubini, diamanti e smalto, proveniente dal Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, forse un dono di Caterina de Medici, a cui si deve l’esportazione della moda italiana dei profumi in Francia.
Dal Seicento, la supremazia nel campo della produzione dei profumi spetta incontestabilmente alla Francia. Nascono nuove fragranze, sempre più orientate verso le note floreali e leggere, conservate in flaconi in vetro o porcellana, oppure diffuse negli ambienti grazie a pot-pourri e bruciaprofumi. 

La mostra offre infine una panoramica sul Novecento grazie ai prestiti provenienti da collezioni private che hanno consentito di arricchire il percorso espositivo con un’ampia carrellata di flaconi, tra cui spiccano quelli creati da René Lalique per François Coty, di Baccarat per Guerlain, ma anche gli eccezionali Arpège di Jeanne Lavin, Shocking di Elsa Schiaparelli, Diorissimo di Christian Dior. Completano l’esposizione una selezione di etichette e manifesti di case produttrici di profumi tra Ottocento e Novecento.

Catalogo edito da Silvana Editoriale.

 

Mostra "ELISA SIGHICELLI. Doppio Sogno"

PROROGATA AL 2 LUGLIO 2018

La mostra Doppio Sogno è un progetto di Elisa Sighicelli che mette in dialogo l’arte antica con quella contemporanea.
L'esposizione, curata da Clelia Arnaldi, conservatore del museo, si snoda in un percorso tra le sale del Barocco, per le quali l’artista ha concepito delle opere inedite e specifiche, ispirate all’architettura di Palazzo Madama. Al centro di questa ricerca, la relazione tra l’architettura e la luce.
La ricerca di Elisa Sighicelli compie un’indagine intorno al linguaggio artistico e fotografico, alle modalità di rappresentazione e di percezione della realtà. La finestra della Veranda juvarriana, affacciata sullo Scalone d’onore, diventa il soggetto delle sue opere in un’esplorazione dell’idea di riflesso e trasparenza. Il vetro artigianale della finestra destabilizza e dissolve il soggetto degli scatti fotografici e fornisce all’artista, con i suoi effetti ottici, un filtro attraverso il quale osservare l’architettura del Palazzo. Le cornici dei vetri diventano un dispositivo per selezionare le inquadrature. Sighicelli ha cercato una corrispondenza tra il soggetto della fotografia e la sua realizzazione materiale, scegliendo come supporto di stampa un leggero tessuto di raso per suggerire la fluidità dei riflessi del vetro. Inoltre, la modalità di presentazione, che lascia liberi i teli di muoversi sulla parete, accresce l’ambiguità tra il reale e il rappresentato.
La relazione tra l’immagine fotografica e il supporto su cui viene impressa è ulteriormente indagata in due fotografie della parete della Veranda Sud stampate direttamente su un materiale edile, il cartongesso.
Sighicelli ha esaltato l’effetto luminoso dei riflessi del sole fotografati dipingendo con pittura opalescente le parti in maggior luce.

Nata a Torino nel 1968, Elisa Sighicelli ha studiato arte a Londra dove ha risieduto per diciassette anni. Attualmente vive tra Torino e New York. Ha esposto con mostre personali alla Gagosian Gallery di Londra, Los Angeles, New York e Ginevra. A Londra ha esposto inoltre con MOT Interantional e Laure Genillard Gallery. In Italia con Giò Marconi a Milano e Guido Carbone a Torino. Ha avuto mostre personali in musei italiani e internazionali: GAM, Torino; Palazzo delle Papesse, Siena,  Centro Galego de Arte Contemporánea, Santiago di Compostela; Centro de Fotografia, Università di Salamanca; Fondation Salomon, Annecy. Ha inoltre preso parte a mostre collettive in istituzioni pubbliche italiane e internazionali tra cui: MAMbo, Bologna; MAXXI, Roma; PAC, Palazzo Reale, Poldi Pezzoli, Milano; Mart, Trento; MCA, Sidney; FACT, Liverpool; Herzliya Museum of Modern Art, Herzliya ; ETH, Zurigo; ICA, Londra; National Museum of Women in the Arts, Washington D.C. e recentemente a Palazzo Fortuny, Venezia.

Mostra "GIOVANNI DA PISA. Un polittico da ricostruire"

Mercoledì 25 ottobre 2017 - ore 16.00 - Presentazione del restauro e dell’inedito allestimento con  la ricomposizione dei quattro dipinti (ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili).

Palazzo Madama ospita la conferenza di presentazione di un importante progetto di restauro e di valorizzazione, che riguarda quattro tavole attribuite al pittore ligure d’inizio Quattrocento Giovanni da Pisa, originariamente appartenenti a un medesimo polittico.  
Presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” sono state restaurate San Leonardo e Santa Chiara, di proprietà privata ma concesse in deposito a Palazzo Madama, così come la Sant’Agata del Museo Civico di Pavia; la Madonna col Bambino del Museo Diocesano di Genova era stata invece restaurata presso il laboratorio genovese di Antonio Silvestri.
La ricomposizione di questo polittico viene effettuata per la prima volta in occasione di una piccola mostra itinerante che prende avvio proprio da Palazzo Madama, dove sarà visibile dal 25 ottobre 2017 al 26 febbraio 2018 in Sala Acaia. A seguire, il polittico verrà esposto presso i Musei Civici di Pavia dal 5 marzo al 29 aprile 2018 e al Museo Diocesano di Genova dal 3 maggio al 2 luglio 2018.
Le tavole raffiguranti Santa Chiara e San Leonardo sono in deposito a Palazzo Madama dal 2009. Appartenute all’inizio del Novecento alla collezione di Emanuele Balbo Bertone di Sambuy, erano state esposte nella mostra Gotico e Rinascimento in Piemonte curata nel 1938 da Vittorio Viale. Il restauro effettuato a Venaria, avviato come tesi del Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Torino e realizzato con il supporto dei professionisti del Centro di Restauro, sotto la direzione di Palazzo Madama e della Soprintendenza, ha consentito un sostanziale avanzamento delle conoscenze sulle opere.
In seguito a questo intervento, si è aperta la possibilità di sottoporre a una nuova verifica l’ipotesi già da tempo formulata dalla critica, di una comune provenienza delle due tavole e degli altri due dipinti presentati in mostra: la Sant’Agata conservata presso i Musei Civici di Pavia e la Madonna col Bambino del Museo Diocesano di Genova. Gli studi hanno inoltre consentito di ipotizzare che a completare il polittico ci fosse una quinta tavola: un frammentario San Lorenzo di cui si ignora la attuale ubicazione.
L’esposizione delle quattro opere per la prima volta insieme consente di illustrare la ricostruzione del polittico, le possibili ipotesi sul luogo di provenienza e i dati tecnici emersi nel corso del restauro.

La mostra “Giovanni Da Pisa. Un polittico da ricostruire” sarà visibile nelle tre sedi:
Torino, Palazzo Madama | 25 ottobre 2017 – 26 febbraio 2018
Pavia, Musei Civici | 5 marzo – 29 aprile 2018
Genova, Museo Diocesano | 3 maggio – 2 luglio 2018

GIANFRANCO FERRE'. Under another light: Jewels and Ornament

THE EXHIBITION IS EXTENDED UNTIL 2nd APRIL 2018

Palazzo Madama, Piazza Castello, Turin

From October 12, 2017, to February 19, 2018, the stately Hall of the Senate of Palazzo Madama in Turin will set the stage for the exhibition Gianfranco Ferré. Under Another Light: Jewels and Ornaments.
Organized and produced jointly by the Gianfranco Ferré Foundation and the Turin Museums Foundation, the exhibition will present a world premiere of 200 jewel objects that cut across the entire creative narrative of the famous Italian fashion designer.
Ferré always had a passion for ornamentation - a passion inseparably linked to his fashion collections and significantly determined by an enthusiastic and often innovative approach never inferior to the one he took in designing clothes. As Francesca Alfano Miglietti, curator of the exhibition, underscores: “Ferré constructs a free zone within a personal realm of reference, elaborating every object in the wake of a system of general classification of concepts that become objects. And so we see lustrous stones, enameled metals, smooth shells, painted woods, Murano glasses, retro ceramics, Swarovski crystals, as well as wood and leather and iron and copper and bronze, follow one another along an enchanted horizon of pins, necklaces, belts, rings, bracelets, bangles. For Ferré the ornament is not the ‘lesser child’ of a precious jewel, but a concept of eternity that must represent the immanence of the present.”The objects on display, created for fashion shows dating from 1980 to 2007, tell a story that is complementary to the clothing and relative accessories. Yet they are exhibited together with designs where it is precisely the jewel-material that invents and shapes the dress, becoming its substance and soul. In this case too, Gianfranco Ferré’s attention to materials is determinant, an essential part of his research.
The exhibition project - ideated by architect Franco Raggi - plays upon the contrast between the Hall of the Senate of Palazzo Madama, a place of immense architectural value, and the simple minimalist structures in iron and glass of the exhibition set-up. Thus highlighted is the imaginative beauty of the jewels designed by Ferré, which seem to soar in the semi-darkness. 

Gianfranco Ferré was born in Legnano on August 15, 1944. After graduating in Architecture in 1969 at the Politecnico of Milano, Ferré obtains a very first and significant success thanks to the creation of bijoux and accessories. It follows the basic lesson of India where he lives and works for long periods, the birth of his Women’s Prêt à Porter - in 1978 - and the foundation of the company which has his name. After the launch of men's clothing in 1982 and the creation of a wide range of collections and accessories upon licence, it comes the experience of the Gianfranco Ferré’s Alta Moda, between 1986 and 1989, whose collections are presented in Rome. Next, the prestigious appointment at the Maison Christian Dior, where Gianfranco Ferré is Creative Director from 1989 to 1996 for the Women’s lines. In the following years many other lines and several, important projects are developed. In March 2007, the designer is nominated Director of the Brera's Academy of Fine Arts. Gianfranco Ferré passes away on June 17 of the same year.

Mostra "ODISSEE. Diaspore, invasioni, migrazioni, viaggi e pellegrinaggi"

L’esposizione, ideata dal direttore di Palazzo Madama Guido Curto e curata insieme agli storici dell’arte del museo, è visitabile dal 16 novembre 2017 al 19 febbraio 2018 e racconta il cammino dell’Umanità sul pianeta Terra nel corso di una Storia plurimillenaria. In mostra nella Corte Medievale un centinaio di opere provenienti dalle raccolte di Palazzo Madama e da vari musei del territorio e nazionali: dipinti, sculture, ceramiche antiche, reperti etnografici e archeologici, oreficerie longobarde e gote, metalli ageminati e miniature indiane, armi e armature, avori, libri antichi, strumenti scientifici e musicali, carte geografiche, vetri, argenti ebraici e tessuti.

Il percorso si articola in dodici sezioni: la preistoria, i viaggi mitologici di Ulisse ed Enea, la Diaspora ebraica, l’espansione dell’impero Romano, le cosiddette invasioni Barbariche, l’espansione Islamica, le Crociate, i Pellegrinaggi, le Esplorazioni, le Colonizzazioni, l’emigrazione europea verso le Americhe tra milleottocento e inizio ‘900, le migrazioni contemporanee. Sezioni disposte in ordine cronologico, ma anche in base a nessi di consequenzialità geopolitici. A far da sfondo a ciascuna vetrina, ci sono le grandi carte geografiche elaborate appositamente per questa mostra da Libreria Geografica che pubblica anche il catalogo.

Scarica i testi introduttivi e le didascalie delle opere in mostra
lingua italiana e lingua inglese

Numerosi e significativi i prestiti di musei e istituzioni culturali della Città e del territorio, quali il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, i Musei Reali di Torino, il Museo Egizio, il Museo Regionale di Scienze Naturali, il Museo di Anatomia Umana e il Museo di Antropologia ed Etnografia dell'Università di Torino, il Museo Archeologico di Aosta, il Museo Leone di Vercelli, la Fondazione Arte, storia e cultura ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale Onlus, la Comunità ebraica di Torino e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo. Altri importanti prestiti arrivano da vari musei italiani, tra cui il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, Palazzo Ducale di Urbino e il Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini. Arricchisce la sezione dedicata all’emigrazione italiana tra Otto e Novecento anche un significativo prestito proveniente dal Musée Savoisen di Chambéry.
Accompagna la mostra un fitto calendario di iniziative per il pubblico: conferenze con specialisti (storici dell’arte, antropologi, archeologi, storici) in collaborazione con la casa editrice Il Mulino; attività di laboratorio sulla rappresentazione grafica del mondo in collaborazione con Libreria Geografica; laboratori per le scuole dai 3 ai 18 anni; laboratori con stranieri aderenti ai CPIA – Centri Provinciali Istruzioni Adulti; laboratori di educazione alla cittadinanza in collaborazione con Onlus del territorio.

Catalogo Libreria Geografica.

VISITE GUIDATE ALLA MOSTRA
Prenotazione obbligatoria
17 dicembre 2017 - 14 gennaio 2018 - 28 gennaio 20184 febbraio 2018 - 18 febbraio 2018

Visite riservate agli abbonati Musei Torino Piemonte:
9 dicembre 2017 - 20 gennaio 2018 - 17 febbraio 2018

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Mostra "GIANSONE. Sculture da indossare"

Mercoledì 4 ottobre 2017: conferenza stampa riservata ai giornalisti ore 11.00, inaugurazione ore 18.00

Palazzo Madama ancora una volta conferma la sua vocazione ad essere un Museo civico di Arte Antica interessato a documentare il nesso stringente esistente tra la scultura e la pittura e le cosiddette arti decorative o applicate, presentando dal 5 ottobre 2017 al 29 gennaio 2018, al secondo piano in Sala Atelier, una mostra dedicata ai gioielli in oro forgiati dall’artista torinese Mario Giansone (1915-1997), uno dei più valenti scultori italiani del ‘900. Capolavori concepiti per essere indossati dalle tante signore che Giansone frequentava e ammirava, ricambiato grazie al suo fascino misterioso ed esoterico.      
Impegnato per tanti anni sia come artista sia come professore presso l’Istituto d’Arte di Torino (oggi Liceo Artistico Aldo Passoni), Giansone nel corso della sua attivissima vita, ha scolpito, disegnato, dipinto e realizzato incisioni e arazzi con uno stile personalissimo, sospeso tra una sintetica figuratività e l’astrazione pura. Il marmo, la pietra, il ferro, i legni più duri, sono stati la materia prima che nelle sue mani ha dato forma e vita alle sue intense emozioni, alla sua visione dell’umanità, dell’universo e dell’ultraterreno.
All’interno del vastissimo corpus di opere realizzate tra il 1935 e il 1997, spiccano questi suoi “gioielli da indossare”. Microsculture fuse in oro, in cui Giansone mette in estremo risalto la componente scultorea del gioiello, senza nulla concedere alle forme e alle mode dell’arte orafa del suo tempo. Questo lo si può cogliere osservando anche i contenitori in legno che custodiscono e fanno da espositori a quasi tutti i gioielli. Sono “scatole” intagliate nei legni durissimi che l’artista privilegiava: il mogano, l’azobè, il paduk, il palissandro, la radica e soprattutto l’ebano, il più raro e difficile da lavorare. Contenitori che diventano a loro volta piccole sculture e capolavori artistici, indissolubilmente congiunti col gioiello incastonato dentro di essi.

I curatori della mostra, Marco Basso e Giuseppe Floridia, coadiuvati dalla registrar di Palazzo Madama, la storica dell’arte Stefania Capraro, hanno selezionato una quarantina di pezzi, in gran parte di proprietà dell’Associazione Archivio Storico Mario Giansone di Torino, che sponsorizza in toto questa mostra, più alcuni gioielli di proprietà di collezionisti privati. Giansone ebbe una significativa fortuna collezionistica a Torino negli anni Sessanta: alcune sue opere fanno oggi parte delle collezioni della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino, della sede Rai di Torino e di prestigiose raccolte torinesi, tra cui quelle delle famiglie Agnelli e Pininfarina.

Accompagna la mostra un catalogo edito da AdArte, con una presentazione scritta dal professor Giuseppe Floridia, che da vent’anni, dopo la morte di Giansone, si batte affinché l’opera di questo grande scultore non venga ingiustamente dimenticata.

In occasione della mostra a Palazzo Madama, lo studio di scultura di Mario Giansone (Via Messina 38, Torino) resterà eccezionalmente aperto per visite guidate con il curatore della mostra rivolte al pubblico adulto. Le visite guidate, gratuite con prenotazione obbligatoria, si svolgeranno dal 13 ottobre 2017 al 20 gennaio 2018, tutti i venerdì e sabato, alle ore 17.30 e alle 18.30, ad esclusione dei giorni 8, 9, 22, 23, 29 e 30 dicembre 2017. In occasione di Artissima, Fiera internazionale d’arte contemporanea di Torino, lo studio resterà aperto dal 3 al 5 novembre 2017 con orario prolungato, dalle 10.00 alle 19.30. Info e prenotazione obbligatoria: t. 011 4436999 [int. 2] (dal lun al ven 9-13/14-15,30) – email didattica@fondazionetorinomusei.it. I posti disponibili sono limitati.

Mario Giansone nasce a Torino il 26 gennaio 1915. Nel 1935 si diploma presso il Liceo Artistico di Torino. Negli anni seguenti è per breve tempo assistente di Alberto Cibrario, docente di Anatomia Artistica alla Scuola Libera del Nudo dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, e lavora presso lo studio privato dello scultore Michele Guerrisi, seguendo al contempo le sue lezioni di Storia dell’Arte all’Albertina. Dal 1956 al 1985 insegna presso l’Istituto Statale d’Arte di Torino, dapprima Plastica Ornamentale (ornato e figura modellata) e poi, dal 1962, Disegno dal vero ed Educazione visiva, ricoprendo anche la carica di Vicepreside dell’Istituto d’Arte fino al 1975. Nel corso degli anni Cinquanta espone alle Quadriennali di Torino e Roma con un successo crescente testimoniato dalla commessa della scultura di Santa Cecilia per l’Auditorium RAI di Torino e dalla sua presenza di sue opere in alcune prestigiose collezioni private torinesi. In quegli anni anche la Galleria civica d’Arte Moderna di Torino acquista due sue sculture. Gli anni Sessanta costituiscono la fase più felicemente ed intensamente creativa di Giansone. Alla pubblicazione della monografia sull’artista, con testo di Giuseppe Marchiori – uno dei maggiori critici del periodo – segue, nel 1965, la personale alla Galleria “La Bussola” di Torino. Nel 1980 vince un concorso nazionale per la realizzazione di un'opera monumentale che lo impegna per i due anni successivi. Negli anni seguenti si dedica alla realizzazione di una complessa opera da lui definita “Opera Omnia”, i cui primi studi risalgono al1978, e, al venir meno delle forze fisiche, si dedica alla pittura su pannelli di compensato. Muore a Torino l'8 gennaio 1997.

La mostra è organizzata nell’ambito di “Torino Design of the City” settimana di incontri, esposizioni e workshop dedicati al design promossa dalla Città di Torino.
    

GIACOMO GROSSO. UNA STAGIONE TRA PITTURA E ACCADEMIA

Palazzo Madama espone in Corte Medievale, dal 28 settembre al 23 ottobre 2017, una significativa tela dell’artista Giacomo Grosso, “La Ninfea” (1907), in occasione della mostra Giacomo Grosso. Una stagione tra pittura e Accademia, secondo appuntamento del ciclo I Maestri dell’Accademia Albertina, progetto promosso e organizzato dall’Accademia Albertina di Belle Arti e dal Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto.
L’esposizione, curata da Angelo Mistrangelo, è suddivisa in quattro sedi istituzionali, ognuna delle quali propone un differente percorso volto ad approfondire i diversi aspetti della figura di Grosso: a Torino, presso la Pinacoteca dell’Accademia Albertina, il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto e Palazzo Madama e a Cambiano, presso il Palazzo Comunale.
L’opera esposta a Palazzo Madama è allestita in Corte Medievale all’interno dell’imponente “Cornice d’alcova” di Grosso, una cornice, scolpita e dorata, presente in numerosi suoi quadri.
“La Ninfea”, realizzata nel 1907 ed esposta lo stesso anno alla Biennale Internazionale di Venezia, rappresenta uno degli aspetti della pittura di Giacomo Grosso, della sua sorprendente capacità espressiva che, in questa occasione, si esprime attraverso l’atmosfera che avvolge la giovane figura femminile tra i fiori.

 

 

 

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