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Mostra "GIANSONE. Sculture da indossare"

Mercoledì 4 ottobre 2017: conferenza stampa riservata ai giornalisti ore 11.00, inaugurazione ore 18.00

Palazzo Madama ancora una volta conferma la sua vocazione ad essere un Museo civico di Arte Antica interessato a documentare il nesso stringente esistente tra la scultura e la pittura e le cosiddette arti decorative o applicate, presentando dal 5 ottobre 2017 al 29 gennaio 2018, al secondo piano in Sala Atelier, una mostra dedicata ai gioielli in oro forgiati dall’artista torinese Mario Giansone (1915-1997), uno dei più valenti scultori italiani del ‘900. Capolavori concepiti per essere indossati dalle tante signore che Giansone frequentava e ammirava, ricambiato grazie al suo fascino misterioso ed esoterico.      
Impegnato per tanti anni sia come artista sia come professore presso l’Istituto d’Arte di Torino (oggi Liceo Artistico Aldo Passoni), Giansone nel corso della sua attivissima vita, ha scolpito, disegnato, dipinto e realizzato incisioni e arazzi con uno stile personalissimo, sospeso tra una sintetica figuratività e l’astrazione pura. Il marmo, la pietra, il ferro, i legni più duri, sono stati la materia prima che nelle sue mani ha dato forma e vita alle sue intense emozioni, alla sua visione dell’umanità, dell’universo e dell’ultraterreno.
All’interno del vastissimo corpus di opere realizzate tra il 1935 e il 1997, spiccano questi suoi “gioielli da indossare”. Microsculture fuse in oro, in cui Giansone mette in estremo risalto la componente scultorea del gioiello, senza nulla concedere alle forme e alle mode dell’arte orafa del suo tempo. Questo lo si può cogliere osservando anche i contenitori in legno che custodiscono e fanno da espositori a quasi tutti i gioielli. Sono “scatole” intagliate nei legni durissimi che l’artista privilegiava: il mogano, l’azobè, il paduk, il palissandro, la radica e soprattutto l’ebano, il più raro e difficile da lavorare. Contenitori che diventano a loro volta piccole sculture e capolavori artistici, indissolubilmente congiunti col gioiello incastonato dentro di essi.

I curatori della mostra, Marco Basso e Giuseppe Floridia, coadiuvati dalla registrar di Palazzo Madama, la storica dell’arte Stefania Capraro, hanno selezionato una quarantina di pezzi, in gran parte di proprietà dell’Associazione Archivio Storico Mario Giansone di Torino, che sponsorizza in toto questa mostra, più alcuni gioielli di proprietà di collezionisti privati. Giansone ebbe una significativa fortuna collezionistica a Torino negli anni Sessanta: alcune sue opere fanno oggi parte delle collezioni della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino, della sede Rai di Torino e di prestigiose raccolte torinesi, tra cui quelle delle famiglie Agnelli e Pininfarina.

Accompagna la mostra un catalogo edito da AdArte, con una presentazione scritta dal professor Giuseppe Floridia, che da vent’anni, dopo la morte di Giansone, si batte affinché l’opera di questo grande scultore non venga ingiustamente dimenticata.

In occasione della mostra a Palazzo Madama, lo studio di scultura di Mario Giansone (Via Messina 38, Torino) resterà eccezionalmente aperto per visite guidate con il curatore della mostra rivolte al pubblico adulto. Le visite guidate, gratuite con prenotazione obbligatoria, si svolgeranno dal 13 ottobre 2017 al 20 gennaio 2018, tutti i venerdì e sabato, alle ore 17.30 e alle 18.30, ad esclusione dei giorni 8, 9, 22, 23, 29 e 30 dicembre 2017. In occasione di Artissima, Fiera internazionale d’arte contemporanea di Torino, lo studio resterà aperto dal 3 al 5 novembre 2017 con orario prolungato, dalle 10.00 alle 19.30. Info e prenotazione obbligatoria: t. 011 4436999 [int. 2] (dal lun al ven 9-13/14-15,30) – email didattica@fondazionetorinomusei.it. I posti disponibili sono limitati.

Mario Giansone nasce a Torino il 26 gennaio 1915. Nel 1935 si diploma presso il Liceo Artistico di Torino. Negli anni seguenti è per breve tempo assistente di Alberto Cibrario, docente di Anatomia Artistica alla Scuola Libera del Nudo dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, e lavora presso lo studio privato dello scultore Michele Guerrisi, seguendo al contempo le sue lezioni di Storia dell’Arte all’Albertina. Dal 1956 al 1985 insegna presso l’Istituto Statale d’Arte di Torino, dapprima Plastica Ornamentale (ornato e figura modellata) e poi, dal 1962, Disegno dal vero ed Educazione visiva, ricoprendo anche la carica di Vicepreside dell’Istituto d’Arte fino al 1975. Nel corso degli anni Cinquanta espone alle Quadriennali di Torino e Roma con un successo crescente testimoniato dalla commessa della scultura di Santa Cecilia per l’Auditorium RAI di Torino e dalla sua presenza di sue opere in alcune prestigiose collezioni private torinesi. In quegli anni anche la Galleria civica d’Arte Moderna di Torino acquista due sue sculture. Gli anni Sessanta costituiscono la fase più felicemente ed intensamente creativa di Giansone. Alla pubblicazione della monografia sull’artista, con testo di Giuseppe Marchiori – uno dei maggiori critici del periodo – segue, nel 1965, la personale alla Galleria “La Bussola” di Torino. Nel 1980 vince un concorso nazionale per la realizzazione di un'opera monumentale che lo impegna per i due anni successivi. Negli anni seguenti si dedica alla realizzazione di una complessa opera da lui definita “Opera Omnia”, i cui primi studi risalgono al1978, e, al venir meno delle forze fisiche, si dedica alla pittura su pannelli di compensato. Muore a Torino l'8 gennaio 1997.

La mostra è organizzata nell’ambito di “Torino Design of the City” settimana di incontri, esposizioni e workshop dedicati al design promossa dalla Città di Torino.
    

GIACOMO GROSSO. UNA STAGIONE TRA PITTURA E ACCADEMIA

Palazzo Madama espone in Corte Medievale, dal 28 settembre al 23 ottobre 2017, una significativa tela dell’artista Giacomo Grosso, “La Ninfea” (1907), in occasione della mostra Giacomo Grosso. Una stagione tra pittura e Accademia, secondo appuntamento del ciclo I Maestri dell’Accademia Albertina, progetto promosso e organizzato dall’Accademia Albertina di Belle Arti e dal Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto.
L’esposizione, curata da Angelo Mistrangelo, è suddivisa in quattro sedi istituzionali, ognuna delle quali propone un differente percorso volto ad approfondire i diversi aspetti della figura di Grosso: a Torino, presso la Pinacoteca dell’Accademia Albertina, il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto e Palazzo Madama e a Cambiano, presso il Palazzo Comunale.
L’opera esposta a Palazzo Madama è allestita in Corte Medievale all’interno dell’imponente “Cornice d’alcova” di Grosso, una cornice, scolpita e dorata, presente in numerosi suoi quadri.
“La Ninfea”, realizzata nel 1907 ed esposta lo stesso anno alla Biennale Internazionale di Venezia, rappresenta uno degli aspetti della pittura di Giacomo Grosso, della sua sorprendente capacità espressiva che, in questa occasione, si esprime attraverso l’atmosfera che avvolge la giovane figura femminile tra i fiori.

 

 

 

Mostra "FRANCO FONTANA. Paesaggi"

Dal 13 luglio al 23 ottobre 2017 in Corte Medievale
Conferenza stampa: mercoledì 12 luglio ore 11.00

Tante fotografie sono soltanto stampe in bianco e nero colorate. Il pregiudizio che molti fotografi hanno contro la fotografia a colori viene dal non pensare al “colore come forma”. Ci sono cose che si possono dire con il colore che non si possono dire con il bianco e nero.
Edward Weston

Palazzo Madama presenta, dal 13 luglio al 23 ottobre 2017, la mostra Franco Fontana. Paesaggi, un nuovo importante appuntamento con la fotografia d’autore nella splendida cornice della Corte Medievale.
La mostra, a cura di Walter Guadagnini, direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, rende omaggio al celebre fotografo Franco Fontana (Modena, 1933) attraverso venticinque immagini di grande formato in prestito dalla UniCredit Art Collection, una delle principali raccolte d’arte in Europa a livello corporate.
Leitmotiv del percorso espositivo è il colore, inteso come rivelazione, come fondamento di poetica, come linguaggio assoluto attraverso il quale passa ogni possibilità di espressione. Questo è, sin dai precoci inizi alla fine degli anni Sessanta, il fondamento della poetica di Fontana, maestro di una fotografia di paesaggio intimamente e profondamente anti-naturalistica e anti-documentaristica, paradosso questo che da sempre rappresenta la sua forza, la sua caratteristica primaria.
Nel colore Fontana cerca e trova gli equilibri compositivi, e con il colore risolve lo spazio: nulla importa, a chi guarda, dove quella fotografia sia stata scattata, né quando, nulla importa del contesto. In questo senso, il suo è un paesaggio puro, liberato dalle necessità e dai vincoli della contingenza, poiché il vero soggetto della sua fotografia è il gioco delle cromie e delle luci, il taglio dell'inquadratura, l'estensione emotiva di questi elementi, non della natura in quanto tale.
L’esposizione - realizzata con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città Metropolitana di Torino - arricchisce con un nuovo capitolo il filone delle mostre fotografiche che ormai da qualche anno Palazzo Madama accoglie in Corte Medievale.
In collaborazione con


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Nato nel 1933, Franco Fontana inizia a fotografare nel 1961, e realizza i suoi primi scatti celebri nella seconda metà degli anni Sessanta, quando inizia a espone quelle fotografie a colori che ne caratterizzeranno l'attività sino ai giorni nostri, conferendogli una fama mondiale come uno degli “inventori” della moderna fotografia a colori. Negli anni Settanta tiene una personale all'interno di “Photokina”, dove espone i suoi paesaggi, ottenendo un grande riscontro di critica e di pubblico. In seguito a un primo viaggio negli Stati Uniti nel 1979 approfondisce la ricerca sugli spazi urbani che proseguirà anche nei decenni successivi; nel 1982 pubblica “Presenzassenza”, volume dedicato alla ricerca sull'ombra e nel frattempo prosegue anche la sua ricerca nell'ambito del nudo. Nel 2000 pubblica il volume “Sorpresi nella luce americana”, nel quale concentra la sua attenzione sulla figura umana in rapporto allo spazio urbano. Negli ultimi anni si dedica con frequenza anche all'elaborazione digitale della fotografia, in un continuo rinnovamento della propria ricerca. Nel 2003 è pubblicata la monografia “Franco Fontana – Retrospettiva”, con introduzione di A.D.Coleman, che ripercorre l'intero suo percorso creativo. Nel 2006 ha ricevuto la Laurea Magistrale ad Honorem in Design eco compatibile dal Consiglio della Facoltà di architettura del Politecnico di Torino. Le sue opere sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei del mondo.

VISITE GUIDATE ALLA MOSTRA
Per tutti:
Domenica 20 agosto, 17 settembre, 15 ottobre, ore 16.00 
Biglietto d’ingresso alla mostra + 5 euro. Prenotazione obbligatoria t. 0115211788
Solo per Abbonati Musei Torino Piemonte:
Venerdì 21 luglio, 18 agosto, 8 settembre, ore 16.00

Ingresso gratuito alla mostra per gli abbonati + 5 euro. Prenotazione obbligatoria al numero verde 800.329329

 

Mostra "LA CARTA RACCONTA…Storie di una profumeria dell’800 a Torino"

Dal 23 giugno al 24 settembre 2017 - Saletta grafica e Saletta Grandi Mecenati
Inaugurazione: venerdì 23 giugno 2017, ore 12.00

Palazzo Madama presenta anche quest’anno la mostra organizzata dagli studenti della Summer School, esperienza di alternanza scuola lavoro rivolta ai ragazzi vincitori della seconda edizione del concorso Porta, Castello, Residenza e Museo - Raccontami Palazzo Madama promosso dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.
La mostra, che ripercorre attraverso novantadue oggetti la storia di una profumeria dell’800 a Torino, verrà inaugurata venerdì 23 giugno 2017 alle ore 12.00 e resterà aperta ai visitatori fino al 24 settembre 2017 nella Sala Grandi Mecenati e in Saletta Grafica.
Il percorso espositivo si articola in quattro piccole sezioni alla scoperta delle etichette e dei documenti che spiegano la nascita di prodotti - quali profumi, oli, saponi, creme per il corpo e per i capelli - destinati alla toelettatura in uso dall’inizio dell’Ottocento.
Tra le ottantaquattro etichette esposte, curiose quelle che raffigurano personaggi famosi, testimonial pubblicitari ante litteram, come Napoleone Bonaparte e l’attrice francese Thérèse Vernet (1805-1846), passata alla storia con il nome di Madame Albert.
Da sottolineare anche la serie dei dodici segni zodiacali ideati, probabilmente, al fine di incrementare l’acquisto di Savon presso un pubblico affascinato dall’astrologia.
Le opere esposte provengono dalla profumeria torinese della famiglia Perrone, attiva dal 1804 in via San Massimo, e furono acquistate dal museo nel 1935, assieme ad altre cinquecento etichette, ricettari e documenti.
Gli studenti vincitori si sono distinti tra i 270 partecipanti del concorso, appartenenti a 10 differenti scuole di Torino e provincia. A raggiungere le prime tre posizioni sono stati alcuni ragazzi dell’Istituto Tecnico del Turismo C.I. Giulio, del Liceo Valsalice di Torino e dell’Istituto Maria Immacolata di Pinerolo.
La Summer School di Palazzo Madama si svolge dal 12 al 23 giugno 2017: un tirocinio formativo di dieci giorni - guidato dai Servizi educativi di Palazzo Madama - che ha previsto una full immersion nella realtà museale, dove i ragazzi hanno conosciuto le diverse competenze professionali che vi operano. Ci sono stati workshop condotti da professionisti esterni: un laboratorio creativo con l’artista Pierluigi Pusole aka PonteCorvo, un’attività a cura di Caterina Squillacioti e alcuni momenti dedicati alle nuove tecnologie e alla realtà aumentata attraverso video VR 360° con Stefano Sburlati. Il lavoro degli studenti si è anche svolto all’aperto nello spazio verde del Giardino di Palazzo Madama insieme all’agronomo del museo, Edoardo Santoro. La mostra è a cura degli studenti Rosa Basilicata, Matteo Benetti, Amedeo Calosso, Alberto Coni Ester Cravero, Carlotta Faioni, Edoardo Giacardi, Marcello Ghigo, Erica Lonardi, Alessandro Monichino, Jacopo Odetto, Davide Recano, Alessia Robert, Giulia Stefanucci, Giulia Vallosio, Lorenzo Viberti, Carola Vigilante.

Dal 2009 Palazzo Madama accoglie gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado per lo svolgimento di tirocini formativi, consapevole del ventaglio di competenze e professionalità presenti in museo capaci di offrire ispirazione ai giovani: oggi grazie a questo progetto l’impegno del museo si rafforza verso nuovi possibilità di alternanza scuola-lavoro. La Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali ha avviato fin dal 2011 un programma di attività didattiche volto ad offrire agli studenti approfondimenti sulle discipline artistiche, materie spesso non curricolari del corso di studio seguito, attraverso stage formativi presso musei e monumenti cittadini, scelti tra quelli restaurati e valorizzati in trent’anni di attività. Nata dalla volontà delle Aziende piemontesi di salvaguardare il patrimonio della città di Torino, la Consulta ha instaurato una circolarità virtuosa tra Istituzioni, Soprintendenze, Responsabili e Curatori di Musei, Aziende, Banche e poi Fondazioni, che ha contribuito a valorizzare e far conoscere Torino, oltre la tradizionale leadership manifatturiera. I Soci sentono la responsabilità di mantenere e sviluppare questo unicum che il “Sistema Torino” ha rispetto ad altre città italiane e partecipano attivamente alla vita dell’Associazione attraverso gli Organi Statutari e le Commissioni. I soci della Consulta: 2a, Armando Testa, Arriva, Banca del Piemonte, Banca Fideuram, Banca Passadore, Buffetti, Buzzi Unicem, C.L.N., Compagnia di San Paolo, Costruzioni Generali Gilardi, Deloitte & Touche, Ersel, Exor, Fenera Holding, Ferrero, Fiat Chrysler Automobiles, Fondazione Crt, Garosci, Geodata, Gruppo Ferrero-Presider, Intesa Sanpaolo, Italgas, Lavazza, Martini & Rossi, Megadyne, M. Marsiaj & C., Reply, Skf, Reale Mutua, Unione Industriale di Torino, Vittoria Assicurazioni.

IL PORTO DI TORINO E ALTRE VEDUTE

Presentazione del libro d’artista di Bruno Ponte Corvo, alias Pierluigi Pusole, e inaugurazione della mostra che mette a confronto disegni contemporanei con antiche incisioni dalle librerie antiquarie di Torino.

A Palazzo Madama mercoledì 17 maggio 2017 alle 17.30 viene presentato il libro d’artista Il porto di Torino (2017) di Bruno Ponte Corvo, pseudonimo di Pierluigi Pusole (Torino, 1963). Una serie di vedute realizzate dall’artista, con una penna biro nera, coniugando edifici barocchi torinesi con immagini d’imbarcazioni, corsi d’acqua e porti marittimi e fluviali. L’incontro, a ingresso gratuito, rientra nella programmazione di “Salone Off Torino”, calendario di eventi diffusi nelle Circoscrizioni e nei Comuni della Città Metropolitana durante il Salone del Libro.
Il lavoro di Bruno Ponte Corvo ci riporta indietro nel tempo alle atmosfere grandiose e drammatiche delle stampe di Giambattista Piranesi (1720-1778), alle costruzioni impossibili dell’incisore olandese Maurits Cornelis Escher (1898-1972), ma anche alle intonazioni oniriche del Surrealismo, con un occhio nuovo proiettato al futuro: la raccolta vuole essere la prima tappa di un viaggio dell’immaginazione attraverso nuovi “porti” per girare il mondo e viverlo con occhi diversi. Il libro, con progetto grafico di Irene Triches e riproduzioni fotografiche di Cristina Leoncini, è edito da Kim Williams Books, casa editrice torinese specializzata nelle relazioni tra scienze, architettura e matematica, nata nel 2000 sulla scia della serie di convegni internazionali “Nexus: Architecture and Mathematics”, e della rivista di matematica The Nexus Journal.
In occasione dell’incontro e in voluta concomitanza con la trentesima edizione del Salone del Libro di Torino, Palazzo Madama presenta inoltre una piccola mostra in cui i disegni a biro di Bruno Ponte Corvo dialogano con una selezione di incisioni, libri e disegni antichi provenienti da alcune delle maggiori librerie antiquarie di Torino. Si tratta di vedute del capoluogo sabaudo legate da un doppio fil rouge: l’elemento fantastico - rappresentato dalle scenografie, dagli apparati festivi e dalle vedute di pura fantasia in cui sono abbinati edifici esistenti e altri inventati - e la presenza dell’acqua. Da sempre, infatti, la storia di Torino è collegata alla viva partecipazione del fiume, che compare spesso nella forma di un anziano personaggio che versa acqua da un vaso. Come nei capricci fantastici di Pusole, l’acqua transita attraverso la città e diventa protagonista delle immagini del Theatrum Sabaudiae, del volume Regiae villae del 1711, dall’album delle feste di matrimonio di Carlo Emanuele III del 1737 e delle vedute di Ignazio Sclopis (1775), fino alle illustrazioni dell’Esposizione generale dell’industria e del lavoro del 1911 con il Parco del Valentino e i suoi edifici effimeri sulle sponde del fiume.

L’esposizione è visibile dal 17 maggio al 26 giugno 2017 al piano nobile di Palazzo Madama, nelle sale di Piccola Guardaroba e Gabinetto Cinese.

Pierluigi Pusole
Nato nel 1963 a Torino, dove vive e lavora. Dopo l’esordio artistico negli anni Ottanta, contraddistinto dall’uso di un vocabolario di derivazione fumettistica ed espressione della cultura underground, la sua ricerca approda ad uno stile visionario, onirico, di sapore esistenziale, con una tecnica molto rapida, che gli permette di ritornare più volte sullo stesso tema apportando sempre nuove variazioni. Dal 2017 inizia una produzione di illustrazioni col nome di Bruno Ponte Corvo. I disegni partono da un dato oggettivo, spesso costituito da un paesaggio cittadino o naturale, e ne riproducono le forme esterne ricercando le leggi che regolano il processo di creazione e riproponendo infinite possibilità di trasformazione della natura, per riconfigurare di volta in volta un cosmo diverso e allo stesso tempo per esplorare le capacità creative dell’Arte. Pusole ha iniziato a esporre nel 1986 e da allora ha partecipato a importanti rassegne collettive (Il Cangiante, 1987, PAC Milano; Aperto 1990, 1990, Biennale di Venezia; Anni Novanta, 1991, Galleria Civica di Bologna; Ultime generazioni, 1996, XII Quadriennale Roma; Arte italiana: la pittura iconica, 1996, GAM Bologna; Futurama, 2000, Museo Pecci di Prato; La Gam costruisce il suo futuro, 2001, GAM Torino; Arte italiana 1968-2007, 2007, Palazzo Reale di Milano; Liberi tutti, 2015, Museo Ettore Fico di Torino) ed è stato protagonista di diverse personali, tra cui ricordiamo Experiments, Studio d’Arte Cannaviello, Milano, 2011; Special Event, Studio d’Arte Raffaelli, Trento, 2011; Experiments, Studio d’Arte Raffaelli, Trento, 2010; Experiments, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, San Marino, 2010; Galleria In Arco, Torino, 2008; Io sono dio, Galleria Michael Schultz, Berlino, 2006; Standard – Opere 2002, Galleria dello Scudo, Verona, 2002; SP/15, Studio d’Arte Cannaviello, Milano, 2015.

La mostra è stata realizzata grazie alla collaborazione con Libreria Antiquaria Bourlot, Via Po 7; Libreria Antiquaria Il Cartiglio, Via Po 32d; Galleria Gilibert – Libreria Antiquaria, Galleria Subalpina 17; L’acquaforte, Via Principe Amedeo 29; Libreria Antiquaria Piemontese, Via Monte di Pietà 13g; Libreria Antiquaria Pregliasco, Via Accademia Albertina 3bis; Libreria Antiquaria Soave, Via Po 48.

Mostra 165 ANNI DI STORIA IN-DIVISA. La prima Questura del Regno

Lunedì 10 aprile la mostra sarà aperta al pubblico dalle ore 15.00
Il 10 aprile 2017 si celebra la Festa della Polizia, che quest’anno festeggia il 165° anniversario dalla sua fondazione. Così, per l’occasione, la Polizia ritorna per alcuni giorni in quella che fu la prima Questura del Regno: Palazzo Madama.
Negli ambienti della Piccola Guardaroba, Gabinetto Cinese e Camera Nuova, dal 10 aprile al 1 maggio 2017, è allestita una mostra che, pur non essendo esaustiva per una storia così lunga e ricca di eventi, presenta in sintesi le diverse fasi storiche del corpo di Polizia dall’origine nel 1848 - quando venne istituita da Re Carlo Alberto come Amministrazione di sicurezza pubblica alle dipendenze del Ministero dell’interno - fino alle più recenti specializzazioni: dalle unità cinofile ai sommozzatori, dagli sciatori agli elicotteristi. I compiti istituzionali assegnati ai poliziotti nella seconda metà del 1800, riguardavano in particolare “la tutela dell’Ordine Pubblico, della libertà e delle persone, la repressione dei reati e gli interventi in caso di calamità naturali”. Obiettivi che da un lato sono rimasti immutati, ma che si sono anche evoluti in relazione ai cambiamenti sociali, culturali e tecnologici. La mostra allestita a Palazzo Madama evidenzia questa costante volontà di essere al passo con i tempi. Attraverso l’esposizione di oltre 30 oggetti, la mostra ripercorre cronologicamente l’evoluzione del Corpo, presentando al pubblico molte curiosità: dal vecchio chepì – il tradizionale copricapo militare di metà Ottocento – alla moderna divisa del reparto elicotteristi, dall’antica uniforme dell’Accademia alla moderna divisa femminile, dalla daga di metà dell’Ottocento alla macchina per la rilevazione delle impronte digitali del 1930, alla moto Guzzi “Falcone” negli anni ‘60 in uso alla Polizia Stradale.
Il percorso espositivo è arricchito anche da una selezione di immagini storiche, a testimonianza di un’Italia in continua evoluzione, in cui la presenza capillare della Polizia nella vita quotidiana viene documentato nelle foto raccolte con pazienza e passione da tanti collezionisti privati. Nell’insieme, i tanti documenti e gli oggetti esposti raccontano la storia non solo di una Istituzione, ma, soprattutto, le storie di tanti uomini e donne In Divisa. Da qui il titolo di una mostra che mette in luce l’impegno della Polizia nel tenere unito un Paese inizialmente tanto diverso tra Nord, Centro e Sud. Mettendo anche in luce il ruolo delle donne, In Divisa, entrate a far parte del Corpo dal 1959, che hanno dato un loro specifico contributo, distinguendosi soprattutto nel contrasto ai reati subiti o consumati da minorenni e dalla popolazione femminile.

COSE D’ALTRI MONDI. Raccolte di viaggiatori tra Otto e Novecento - mostra

Il 6 aprile nella Sala Atelier di Palazzo Madama apre la mostra Cose d’altri mondi. Raccolte di viaggiatori tra Otto e Novecento, un viaggio attraverso quattro continenti illustrato da opere d’arte provenienti dalle ricche collezioni etnografiche del museo e da prestiti di altri musei del territorio piemontese.
In tutto sono esposti fino al 18 settembre 2017 più di 130 oggetti, tra armi, strumenti musicali, oggetti sacri, ornamenti, in gran parte mai esposti prima d’ora al pubblico, entrati nelle collezioni di Palazzo Madama grazie alle donazioni di diplomatici, imprenditori, artisti, commercianti e aristocratici. Reperti archeologici dell’America pre-colombiana. Tamburi, sonagli e lire congolesi. Pagaie cerimoniali, clave e tessuti in corteccia d’albero provenienti dalle isole dell’Oceania. Testi sacri e sculture buddhiste. E ancora manufatti africani, maschere del Mali e della Nigeria; un meraviglioso pariko (diadema) di penne multicolori usato dai Bororo del Mato Grosso nelle cerimonie; opere queste provenienti rispettivamente da due importanti musei etnografici del territorio piemontese: il Museo Etnografico e di Scienze Naturali Missioni della Consolata di Torino e il Museo Etnologico Missionario del Colle Don Bosco.
La mostra - curata da Maria Paola Ruffino e Paola Savio, storiche dell’arte di Palazzo Madama - riconduce a un’epoca in cui con sguardo positivista si studiavano i mondi lontani dall’Occidente e quindi esotici. Una stagione in cui i maggiori musei europei si aprirono ad accogliere reperti e manufatti di popoli e continenti diversi alla ricerca di nuove chiavi di lettura per la propria storia e cultura.
A Palazzo Madama il percorso espositivo si articola in quattro principali sezioni: Africa, Asia, America e Oceania.
Nell’Africa troviamo una selezione di armi e strumenti musicali raccolti dal marchese Ainardo di Cavour, durante un avventuroso viaggio compiuto nel 1862 nella regione detta Sennar (tra Egitto e Sudan), e da Tiziano Veggia, che lavora nella prima metà del Novecento alla costruzione di ferrovie in Congo, nonché dai Missionari della Consolata, in contatto con numerose etnie, quali i Bambara nel Mali, gli Yoruba in Nigeria e i nomadi Beja.
Dall’Asia proviene la collezione di sculture sacre, stoffe, avori intagliati ed altri oggetti d’uso, esposta per la prima volta, che l’imprenditore Bernardo Scala nel 1880 porta con sé al suo rientro dallo Stato del Myanmar (allora detto Birmania). Di particolare fascino sono i testi buddhisti in lingua Pali, scritti su foglie di palma dorate e chiusi da tavolette in lacca rossa e oro che sono stati restaurati per la mostra, e gli oggetti provenienti dalla Corea donati dal conte Ernesto Filipponi di Mombello nel 1888: ventagli in carta di gelso dipinta e un libro che mostra esempi delle Cinque Relazioni Umane confuciane, in scrittura cinese e coreana a scopo divulgativo.
Nella seconda metà dell’Ottocento s’intensificano i viaggi oltreoceano, come testimoniano le numerose raccolte rappresentate nella sezione dedicata all’America.
Dal Messico provengono gli oggetti precolombiani donati al museo nel 1876 dall’imprenditore Zaverio Calpini. Reperti rari e preziosi quali le sculture olmeche, urne cinerarie zapoteche, ornamenti d’oro e idoli della cultura Maya, Mixteca e Azteca, e anche manufatti più comuni quali gli stampi in terracotta a rilievo per decorare il corpo o i rocchetti in ossidiana da inserire nei lobi delle orecchie, che trovano sintonie inaspettate negli usi e nella cultura contemporanea.
Dal Perù arrivano i pettorali e pendenti in argento e oro donati da Giovanni Battista Donalisio, console di Panama. Resta invece ignoto il nome di chi abbia offerto al museo di Palazzo Madama la collana d’artigli di giaguaro dell’America centrale; inquietante quasi quanto la Tsantsa, la testa umana miniaturizzata portata sul petto quale trofeo dai guerrieri della tribù Jívaro in Ecuador, offerta ai concittadini da Enrico della Croce di Dojola nel 1873.
L’Oceania costituisce l’ultima sezione della mostra, con una selezione tra gli oltre 200 oggetti donati nel 1872 da Ernesto Bertea. Avvocato e pittore, Bertea non viaggia personalmente oltreoceano, ma acquista forse a Londra questo eccezionale nucleo di manufatti provenienti dalle isole polinesiane e Salomone, di pregio pari a quelli del British Museum. Tra gli oggetti esposti delle clave rompitesta, lance, fiocine, pagaie cerimoniali dipinte e intagliate a intrecci geometrici e alcuni tapa, tessuti fatti di fibra di corteccia battuta e decorata a stampo con motivi di linee e geometrie regolari.
Il percorso nel suo articolarsi è carico di sorprese e suggestioni e consente di scoprire opere esteticamente insolite e stupefacenti a tal punto da sembrare oggetti attinenti a certa illustrazione fantasy contemporanea o persino progettati da culture extraterrestri.

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LA STAMPA FOTOGRAFA UN’EPOCA. Scatti che raccontano 150 anni della nostra storia - mostra

Il 9 febbraio 2017 La Stampa compie 150 anni. In occasione di questo importante anniversario Palazzo Madama ospita La Stampa fotografa un’epoca, mostra che documenta con quasi 500 fotografie la nascita e l’evoluzione del quotidiano nazionale nato a Torino che dal 1867 ha saputo accompagnare i propri lettori in un viaggio con gli occhi aperti sul mondo e la mente rivolta al futuro, mantenendo al contempo uno strettissimo legame con il proprio territorio.
La mostra è allestita nella suggestiva cornice della Corte Medievale, cuore del Palazzo e luogo ideale - con la sua commistione di epoche e di stili - per accompagnare il visitatore in un percorso storico lungo 150 anni, ed è visitabile dal 9 febbraio al 26 giugno 2017.
Attraverso una selezione di 500 fotografie e documenti provenienti dall’archivio storico del giornale sarà possibile rivivere temi sociali, costumi e personaggi che hanno caratterizzato un secolo e mezzo di storia, testimoniando al contempo l’importanza fondamentale che la documentazione iconografica riveste nella vita di un giornale.
Le tante testimonianze in mostra - attentamente selezionate dall’Art Director de La Stampa e curatrice dell’esposizione Cynthia Sgarallino - comprendono fotografie originali e documenti dell’archivio storico: alcune con annotazioni storiche, altre ritoccate a tempera e matita, come si faceva prima di Photoshop, altre ancora sgualcite o incurvate. Tutte sono state selezionate perché “hanno addosso” il lavoro di questi 150 anni in cui sono passate di mano tra fotografi, archivisti e giornalisti.
La mostra si articola in 13 sezioni, seguendo un ordine tematico che prende le mosse dalla Redazione, a testimonianza dei veri protagonisti che hanno fatto la storia del quotidiano. Da questo punto di partenza si snodano tutti gli altri dodici temi, Lavoro, Svago, Terza Pagina, Torino, Terrorismo, Moda, Diritti, Solidarietà, Migrazioni, Conflitti, Mondo, Sport. Le fotografie presentate, in bianco e nero e a colori, costituiscono una testimonianza dell’immenso materiale presente nell’archivio fotografico del giornale, che conta ad oggi oltre 5 milioni di immagini. Attraverso di esse sarà possibile compiere un viaggio alla scoperta di come La Stampa sia stata e continui ad essere testimone importante non solo per la storia del territorio e dell’Italia, ma anche per i fatti internazionali, grazie ad una chiara connotazione “glocal”. Ad accompagnare le immagini in mostra, un’ampia selezione di prime pagine del giornale, ben 47 per ricordare gli avvenimenti più importanti accaduti in Italia e nel mondo nel corso degli ultimi 150 anni.
Al centro della mostra Il mondo della Stampa, opera d’arte contemporanea in carta di giornale pressata di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), realizzata appositamente per l’occasione. Il celebre artista ne ha sintetizzato il significato con questa frase: “Quanti frammenti di memorie compongono la sfera di giornali che celebra La Stampa nel mondo!”. Il percorso di visita prevede anche numerosi apparati multimediali. Innanzitutto gli audio di alcuni eventi chiave della storia italiana: dalla canzone del Piave, all’ultimo discorso di Matteotti alla Camera o a quello pronunciato da Togliatti dopo l’attentato. Ma anche il popolare “Lascia o raddoppia?!” di Mike Bongiorno, fino alla proclamazione di Papa Francesco. Un touch screen consentirà di selezionare e ascoltare le interviste a otto direttori de La Stampa, da Arrigo Levi a Maurizio Molinari. Infine, su due schermi scorreranno alcune tra le numerose fotografie dei lettori a testimonianza del loro lungo e affettuoso rapporto con il quotidiano, pervenute alla redazione grazie al contest “Alla storia de La Stampa manca solo una foto. La tua”. Per i visitatori che desiderano approfondire ulteriormente la storia del giornale sono disponibili presso il bookshop di Palazzo Madama due imperdibili volumi. La Stampa 150 anni - 1867-2017 Un giornale, la sua epoca, il suo futuro - Articolo dopo articolo un secolo e mezzo di fatti raccontati dal quotidiano, in cui Valerio Castronovo, il maggior storico del giornalismo italiano, ripercorre in 752 pagine, arricchite da uno straordinario inserto fotografico, i 150 anni di vita di un quotidiano caratterizzato sempre da una storia fatta di innovazione, indipendenza, qualità e rispetto per i lettori. La Stampa Il tempo ritrovato, costituisce un vero e proprio laboratorio dinamico della storia del giornale, ricco di fotografie, testimonianze e documenti dell’archivio storico che permette al lettore di rivivere 150 anni di notizie attraverso le innovazioni tecnologiche e tipografiche che si sono succedute nel tempo. Infine, sempre presso il bookshop sarà possibile acquistare cartoline e segnalibri che riproducono alcune delle più significative immagini in mostra e i numerosi oggetti da collezione, tra cui t-shirt, mug e shopper, realizzati per l’occasione e griffati con il logo delle celebrazioni.
Supportano la realizzazione della mostra Reale Mutua, che ha anche contribuito con alcune foto dal Museo Storico Reale Mutua e Eni.

 

EMANUELE D’AZEGLIO, IL COLLEZIONISMO COME PASSIONE. Dal Burlington Club di Londra al Museo Civico di Torino - mostra

Giovedì 1 dicembre 2016 ore 11.00 - conferenza stampa | ore 18.00 inaugurazione

EMANUELE D’AZEGLIO, IL COLLEZIONISMO COME PASSIONE. Dal Burlington Club di Londra al Museo Civico di Torino

Palazzo Madama presenta dal 2 dicembre 2016 al 6 marzo 2017 Emanuele d’Azeglio. Il collezionismo come passione, mostra che celebra, a duecento anni esatti dalla sua nascita, il grande collezionista e mecenate piemontese che, dopo una brillante carriera diplomatica, fu dal 1879 al 1890 direttore del Museo Civico di Torino. La mostra – curata da Cristina Maritano, conservatore per le arti decorative di Palazzo Madama - si concentra sulla grande passione collezionistica di Emanuele d’Azeglio, le cui preziose raccolte di ceramiche e di vetri dorati, graffiti e dipinti, conservate a Palazzo Madama, costituiscono oggi una collezione unica al mondo, per qualità e numero di pezzi.
Vittorio Emanuele Taparelli d’Azeglio (1816-1890), nasce a Torino in una delle più importanti famiglie della nobiltà piemontese dell’epoca ed è avviato alla carriera diplomatica che lo porta a prestare servizio in varie sedi europee: Monaco di Baviera, Vienna, L'Aja, Bruxelles, San Pietroburgo. Molto apprezzato da Cavour non solo per l’abilità politica ma anche per la sua cultura e capacità di intessere relazioni sociali, nel 1850, a soli 34 anni, diventa ministro plenipotenziario a Londra per il Regno di Sardegna, e poi d’Italia. Nel vivace clima culturale londinese di fine ‘800 diventa un raffinato conoscitore e collezionista d’arte, abilità che sfrutta come strumento di ascesa e affermazione sociale, tanto che per sua iniziativa nasce per sua iniziativa il celebre Burlington Club, dove ha la possibilità di entrare in contatto con i principali collezionisti e antiquari dell’epoca. Frequenta inoltre i direttori dei grandi musei londinesi, come il British Museum e il Victoria and Albert Museum. Sono gli anni della bricabracomanie, la febbre del collezionismo, passione che si diffonde rapidamente soprattutto tra chi viaggia e che spinge i collezionisti in tutta Europa alla ricerca di tesori nascosti nei negozi d’anticaglie. Per Emanuele d’Azeglio la passione collezionistica si concretizza in numerose raccolte, che si avvicendano nel tempo: porcellane cinesi e giapponesi, dipinti di antichi Maestri, maioliche e porcellane italiane, infine i vetri dipinti, l’ultima sua grande avventura.
La mostra a Palazzo Madama coinvolge tutti i piani del museo attraverso un percorso “diffuso” segnalato al pubblico da un’apposita grafica. Al piano nobile, Gabinetto Cinese, Piccola Guardaroba e Camera Nuova ospitano un approfondimento sulla vita di Emanuele d’Azeglio e dei suoi interessi collezionistici.
Ritiratosi dall’attività diplomatica nel 1868, cresce in lui l’impegno verso il Museo Civico di Torino, a cui fa confluire donazioni e segnalazioni per gli acquisti, con l’ambizioso obiettivo di renderlo una realtà di rilievo internazionale nelle arti decorative, sull’esempio dei prestigiosi musei inglesi. Insieme alla raccolta ceramica, oggetto di attenzione costante e continuamente incrementata, colleziona oltre un centinaio di vetri eglomisés, dipinti e dorati, che lascia in eredità al Museo torinese. Oltre alle opere di proprietà di Palazzo Madama, sono esposti in mostra alcuni importanti prestiti: i codici miniati quattrocenteschi Sforza e d'Avalos, acquistati da d’Azeglio a Londra e poi ceduti alla Biblioteca Reale di Torino; i due eccezionali piatti in maiolica rinascimentale provenienti dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze; la Scrivania “alla mazzarina” di Luigi Prinotto appartenuta alla famiglia d’Azeglio e oggi parte delle collezioni della Venaria Reale. Ritorna inoltre a Torino, per la prima volta dopo più di un secolo, la celebre Madonna Villamarina, uno dei dipinti più enigmatici e affascinanti della pittura italiana del Rinascimento, oggi conservato alla Fondazione Cini di Venezia. Tra i prestiti anche due preziose tavolette di Antoine de Lonhy - appartenute a d’Azeglio e recentemente riemerse sul mercato antiquario – che dialogano, in Sala Acaia, con la serie già di proprietà del museo. L’esposizione prosegue illustrando l'attività di direzione che Emanuele d’Azeglio svolse dal 1879 al 1890, con uno slancio e un entusiasmo propri di chi finalmente asseconda le proprie più vere inclinazioni. Vengono ripercorse le principali acquisizioni compiute, ampliando come direttore le collezioni e delineando la futura espansione del Museo: dai capitelli provenienti dal chiostro di Sant'Orso di Aosta, ai ritratti sabaudi, dalle ricche collezioni di arte decorativa a quelle tessili prima trascurate. Il percorso si sofferma anche sul prezioso servizio di porcellana di Meissen appartenuto alla famiglia Taparelli d’Azeglio, e acquistato nel 2013 da Palazzo Madama attraverso una vasta operazione di crowdfunding, la prima del genere in Italia, che ha visto la partecipazione di oltre 1.500 donatori. La scoperta dell’esistenza di questo servizio - rimasto eccezionalmente integro fino ai giorni nostri - è avvenuta grazie allo studio di un dipinto di Massimo d’Azeglio del 1846, Natura morta con fiori e oggetti, conservato alla GAM di Torino e ora in prestito in occasione della mostra, che raffigura proprio una delle tazzine con lo stemma dei Taparelli.

Raccogliete, raccogliete, fatevi una raccolta: vi sono le monete, le conchiglie, gl’insetti, i minerali, le tabacchiere, le miniature, gli uccelli, i ventagli, i bottoni e, santo Dio! anche le scatole dei zolfanelli ed i francobolli.
Raccogliete ciascuno secondo la vostra inclinazione,
la vostra intelligenza, il vostro capriccio.  Edoardo Calandra su Emanuele d’Azeglio

WORDS AND STARS. Grazia Toderi e Orhan Pamuk

Grazia Toderi and Orhan Pamuk
Words and Stars

A poetic collaboration between a visual artist and a writer.
A work of art that explores the affinities between childlike metaphysical questions and the joy of looking at the stars.

Palazzo Madama Turin, 4 November 2016 - 16 January 2017 | opening: Friday 4 November, 5 – 7 p.m.
Infini.to – Planetario di Torino – Pino Torinese, 5-6 November 2016 | projections at 6.30 – 7 – 7.30 p.m.
Mart, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto - Rovereto, 2 April 2017 - 2 July 2017 | opening to the public: 2 April, from 10 a.m.

The project started in 2013, when the Turkish writer Orhan Pamuk decided to invite the Italian artist Grazia Toderi to work together on a work of art for the Museum of Innocence, which he had set up in Istanbul. Three years of work, conversations, meetings and intense correspondence between the two led to the creation of a trilogy consisting of a “monologue”, a “dialogue” and a “conversation” – in a total of eight videos, to be shown at the Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Mart) in April 2017. Subsequent to an invitation from Infini.to – Planetarium of Turin, the modern Science Centre in the hills just a few kilometres from Turin, a work has been specially created for the interior of the Planetarium dome. This will be shown on 5 and 6 November 2016, and a small but exquisite installation will be on display from 4 November 2016 to 16 January 2017 at the Museo d’Arte Antica in Palazzo Madama, Turin. In Words and Stars, the words of Orhan Pamuk take up and expand the plot of The Museum of Innocence, the novel written by the Turkish writer in 2008, after which came the creation of the museum itself in Istanbul in 2012. The two main characters, who live through a thwarted love story, become children once again and ask themselves existential questions about the universe: can our thoughts be compared with distant moving stars? Is there some visual connection between the landscapes of our minds and the sky above our cities? These questions form the starting point for the joint venture between the visual artist and the writer, which takes shape in the trilogy, in which the "monologue" turns into a "dialogue" and into a "conversation", transforming a personal experience into a universal one.
Inside the Planetarium, Words and Stars appears in the form of a 360-degrees video projection on a hemispherical screen. The audience is inside a globe that is at once celestial and terrestrial, though the borderlines are blurred, where Orhan Pamuk’s writings appear and disappear on the night-time background of the city of Istanbul, the lights of which turn into possible constellations in the images created by Grazia Toderi.
At Palazzo Madama, Grazia Toderi and Orhan Pamuk’s work enters into a dialogue with an antique work of art by the cabinetmaker Pietro Piffetti (Turin 1701-1777): a small mid-eighteenth century orrery made of wood and ivory, with moving parts that show orbits of the Sun, the Earth, the Moon and the planets. The orrery is carved in wood and inlaid with ivory figures all around depicting the signs of the zodiac. This type of object was used as a teaching tool for experimental demonstrations with students during astronomy lessons. The term “orrery” comes from the fourth Earl of Orrery, Charles Boyle, who made the first one of this kind in 1704. The one now at the Palazzo Madama in Turin was made by the Piedmontese cabinet-maker on the basis of information he received from the French physicist Jean-Antoine Nollet, who was summoned to Turin for six months in 1739 to hold a physics course for Prince Victor Amadeus, the son of Charles Emmanuel III of Savoy and the future king of Sardinia.
Grazia Toderi and Orhan Pamuk have inserted and closed eight circular and oval images three-dimensionally in a large glass case in Sala del Senato of Palazzo Madama. This is then set off against the little wooden orrery, which is left disassembled, as it was found (it is due to be restored in the future), to emphasise its highly enigmatic nature, just as our vision of the stars remains enigmatic.
Words and Stars is curated by Guido Curto (Director of Palazzo Madama) and Clelia Arnaldi di Balme (Modern Art Curator, Palazzo Madama) for the exhibition at the Planetarium and at the Palazzo Madama in Turin, and by Gianfranco Maraniello for Mart in Rovereto.

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