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In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra On the Front Line. Women Photojournalists in War Zones

Press preview: Thursday 6 October, 11 a.m.
Opening: Thursday 6 October, 6 p.m. 
Palazzo Madama - Corte Medievale

 

Fourteen women, armed only with their cameras, on the front line in hot spots around the world amid wars, conflicts and human and social dramas. With their courage, sensitivity and professionalism, they help us to understand, not to forget, and to stop and think.

Palazzo Madama presents On the Front Line: Women Photojournalists in War Zones. On show from 7 October to 13 November 2016 the exhibition includes 70 pictures taken by 14 young women photojournalists who work for top international publications and who come from a number of different countries: Italy, Egypt, the USA, Croatia, Belgium, France, the UK, and Spain.

Linda Dorigo, Virginie Nguyen Hoang, Jodi Hilton, Andreja Restek, Annabell Van den Berghe, Laurence Geai, Capucine Granier-Deferre, Diana Zeyneb Alhindawi, Matilde Gattoni, Shelly Kittleson, Maysun, Alison Baskerville, Monique Jaques, and Camille Lepage go boldly into the most atrocious and dangerous battlefields to document and denounce the “third world war” that is currently raging in many parts of the world.

Each photographer is showing five photos in the exhibition. Each one is emblematic of their work and of their ability to capture not just an action, but an emotion, using their pictures to illustrate and denounce the violence perpetrated against the weakest, most defenceless populations and individuals.

The 70 photographs on display are notable for the harshness of their content. In colour and black and white, and taken with digital cameras or on film, it is as though they showed what happens when no filters are placed in front of the lens. These press photos are indeed like articles written with the camera. Except for a brief caption indicating the place and time, they have no need of words in order to tell the story of history unfolding.

The brainchild of Andreja Restek, the exhibition – which is curated by journalist Stefanella Campana and Maria Paola Ruffino, curator at Palazzo Madama – is on show in the Medieval Courtyard, with a display installation by the architect Diego Giachello.

The exhibition is promoted jointly by the Associazione Gi.U.Li.A – Giornaliste Unite Libere Autonome and ADCF Onlus, l’Ambulanza dal Cuore Forte.

With this exhibition the Palazzo Madama is continuing to seek out a feminine vision in its exhibitions and events. This was first launched with the hashtag #gopink as a tribute to the Madame Reali, the royal dowagers whose legacy enlightened the cultural life of Turin.

The exhibition is supported by the Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte and the Associazione Stampa Subalpina.

Media partner: La Stampa

Under the patronage of: Assessorato alla Cultura della Città di Torino, Ordine Giornalisti del Piemonte, Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF)

L’originalità nel distinguersi. Tutta l’arte in un biglietto da visita

Per la prima volta viene esposta al pubblico la collezione di biglietti da visita di Palazzo Madama: una selezione di circa quaranta opere, realizzate tra Settecento e Ottocento, scelte e ordinate da quindici studenti delle scuole secondarie di secondo grado che hanno vinto la partecipazioni alla prima Summer school di Palazzo Madama attraverso il concorso Porta, Castello, Residenza e Museo. Raccontami Palazzo Madama promosso dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.
La mostra propone un percorso alla scoperta dei temi e delle consuetudini legate all’uso del biglietto da visita, oggetto ancora oggi in voga per presentare la propria persona o professionalità, che in un piccolo formato racchiude originalità, arte e gusto.
La collezione di duemilacinquecento biglietti da visita è entrata nel 1935 nelle raccolte del museo attraverso l’acquisto dal libraio Luigi Pregliasco di Torino e il dono fatto dagli eredi di Henry Litta Prior, uno dei primi studiosi del biglietto da visita e autore di un’importante pubblicazione monografica.
Nella mostra sono esposti alcuni biglietti di personaggi illustri, come Massimo d’Azeglio e il poeta Ippolito Pindemonte; una sezione è dedicata alle origini del biglietto da visita, con il retro di carte da gioco su cui si annotava il proprio nome per segnalare la visita ai propri conoscenti; altre sezioni iconografiche sono dedicate alle cornici, alla calligrafia, alle professioni e alle vedute urbane e paesaggistiche, tra cui Venezia, Firenze, Siena e Torino.

La summer school si è svolta dal 13 al 23 giugno 2016: un tirocinio formativo di nove giorni che ha proposto una full immersion nella realtà museale, dove i ragazzi hanno conosciuto le diverse competenze professionali che vi operano. Altri momenti sono stati condotti da professionisti esterni: un laboratorio creativo con gli artisti torinesi Enrico Partengo e Giulia Gallo; alcuni momenti sono stati dedicati all’orientamento professionale e al project management; alle nuove tecnologie e alla riproducibilità dell’arte con la modellazione 3D di una piccola scultura in bronzo del Seicento.

Il lavoro degli studenti si è anche svolto all’aperto nello spazio verde del Giardino medievale insieme all’agronomo del museo, Edoardo Santoro e ai Senior Civici.
La mostra è a cura degli studenti: Nives Di Pietro, Ludovica Felicioni, Cassia Cristina Ferreira da Silva, Elisa Gambino, Francesca Garelli, Sara Lomi, Federico Mateus Esteves, Sara Musso, Alice Nicastro, Federica Panarelli, Francesca Panuzzo, Andrea Rol, Giuseppe Ron, Lavinia Scotto, Alessia Simonetti.

Dal 2009 Palazzo Madama accoglie gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado per lo svolgimento di tirocini formativi, consapevole del ventaglio di competenze e professionalità presenti in museo capaci di offrire ispirazione ai giovani: oggi grazie a questo progetto l’impegno del museo si rafforza verso nuove possibilità di alternanza scuola-lavoro.
La Consulta ha avviato fin dal 2011 un programma di attività didattiche volto ad offrire agli studenti approfondimenti sulle discipline artistiche, materie spesso non curricolari del corso di studio seguito, attraverso stage formativi presso musei e monumenti cittadini, scelti tra quelli restaurati e valorizzati in quasi trent’anni di attività.

Nata dalla volontà delle Aziende piemontesi di salvaguardare il patrimonio della città di Torino, la Consulta ha instaurato una circolarità virtuosa tra Istituzioni, Soprintendenze, Responsabili e Curatori di Musei, Aziende, Banche e poi Fondazioni, che ha contribuito a valorizzare e far conoscere Torino, oltre la tradizionale leadership manifatturiera. I Soci sentono la responsabilità di mantenere e sviluppare questo unicum che il “Sistema Torino” ha rispetto ad altre città italiane e partecipano attivamente alla vita della Associazione attraverso gli Organi Statutari e le Commissioni.

I soci della Consulta: 2A, Armando Testa, Banca Fideuram, Buffetti, Burgo Group, Buzzi Unicem, C.L.N., Compagnia di San Paolo, Costruzioni Generali Gilardi, Deloitte & Touche, Ersel, Exor, Fenera Holding, Ferrero, Fiat Chrysler Automobiles, Fondazione Crt, Garosci, Geodata, Gruppo Ferrero-Presider, Huntsman, Intesa Sanpaolo, Italgas, Lavazza, Martini & Rossi, Megadyne, M. Marsiaj & C., Reale Mutua, Reply, Skf, Unione Industriale di Torino, Vittoria Assicurazioni.

Marilyn Monroe

Marilyn Monroe, la vera star di Hollywood, icona senza tempo di bellezza e sensualità, il 1 giugno 2016 avrebbe compiuto 90 anni. Palazzo Madama dedica a Marilyn una grande mostra che documenta la vita della celebre attrice attraverso l’esposizione di 150 oggetti personali, molti dei quali provenienti dalla sua casa di 5th Helena Drive in Brentwood, California, lasciati al suo maestro di recitazione e mentore Lee Strasberg.
Vestiti, accessori, oggetti personali, articoli di bellezza, documenti, lettere, appunti su quaderni, contratti cinematografici, oggetti di scena e spezzoni di film. E le meravigliose fotografie della diva, quelle inedite e originali della stampa del tempo, e quelle scattate dai leggendari fotografi di Marilyn Monroe - Milton Greene, Alfred Eisenstaedt, George Barris e Bernt Stern - che la ritrasse poco prima della morte in un famoso servizio per Vogue (The last sitting. 1962).

Foto:
USA. New York. US Actress Marilyn Monroe. 1956.
@ Eliott Erwitt/Magnum Photos/Contrasto

 

 

GIOIELLI VERTIGINOSI Ada Minola e le avanguardie artistiche a Torino

Palazzo Madama, dopo la recente esposizione dedicata a Giò Ponti, conferma una grande attenzione per le arti applicate del XX secolo presentando dal 6 maggio al 12 settembre in Sala Atelier una mostra sull’arte orafa e in particolare sulla personalità artistica e umana di Ada Minola (1912-1993): poliedrica scultrice, orafa, imprenditrice, gallerista, attiva a Torino nella seconda metà del ‘900. 

La mostra, curata da Paola Stroppiana, si articola in cinque sezioni e presenta per la prima volta al pubblico 120 gioielli che delineano i principali caratteri della produzione orafa di Ada Minola, focalizzandosi sulle diverse aree di influenza stilistica: dall’Art Nouveau al gioiello d’artista, dai confronti con le sculture di Giò Pomodoro e Lucio Fontana al periodo neo-barocco, dai dialoghi con le opere di Umberto Mastroianni alle influenze dell’universo estetico del geniale architetto Carlo Mollino. Ad arricchire l’esposizione anche un costante rimando a opere d’arte, disegni, libri, fotografie di repertorio che consentono una puntuale contestualizzazione storica e critica degli oggetti in mostra.

Vivace protagonista della borghesia torinese, che nel secondo dopoguerra si apre alle novità culturali di respiro internazionale, Ada Minola vive un periodo felice d’incontri che segneranno profondamente la sua ricerca artistica. Amica di Mollino, al quale commissiona gli arredi dell’abitazione di famiglia nel 1944, frequenta gli artisti Lucio Fontana, Giò Pomodoro, Umberto Mastroianni e, alla fine degli anni ’50, conosce l’affermato critico d’arte francese Michel Tapié, con il quale instaura una fruttuosa collaborazione e una solida amicizia. Tapié chiamerà Ada a dirigere l’International Center of Aesthetic Research da lui fondato a Torino nel 1960. Figlia e nipote di orafi lombardi, dall’inizio degli anni Cinquanta Ada Minola realizza i primi manufatti in oro, argento e pietre preziose con la tecnica della fusione a cera persa. Piccoli capolavori caratterizzati da volumetrie fiammeggianti e da un ardito trattamento della materia. I suoi gioielli riscuotono da subito una buona fortuna critica tra i suoi contemporanei tanto che alcuni suoi esemplari - su invito di Arnaldo e Giò Pomodoro - vengono esposti alla Triennale del 1957. Nei due decenni successivi partecipa a numerose mostre collettive dedicate al gioiello d’autore in diverse gallerie in Italia e all’estero, e alcuni suoi gioielli entrano in prestigiose collezioni private italiane e internazionali come quella della gallerista americana Martha Jackson e del poeta francese Emmanuel Looten, che li definirà in una poesia a lei dedicata “gioielli vertiginosi”. Donna dal grande carisma, amatissima da artisti, poeti e intellettuali di cui fu musa e amica, Ada Minola trasferisce nei suoi gioielli il grande fervore creativo da cui era circondata, riuscendo a tradurre con originale creatività istanze e scelte formali.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Silvana Editoriale, con testi a cura di Paola Stroppiana e un ricco apparato iconografico, realizzato grazie al prezioso contributo di Gian Enzo Sperone.

La mostra è realizzata con il fondamentale sostegno di Azimut Wealth Management, la struttura del Gruppo Azimut, principale realtà indipendente del risparmio gestito in Italia, dedicata alla clientela più importante per complessità e patrimoni.

 

SAVE OUR FLOWERS Massimo Barzagli

In occasione dell’IFLA 2016 – Congresso Mondiale degli architetti di Paesaggio a Torino, Palazzo Madama fiorisce con Save our Flowers, la nuova installazione dell’artista toscano Massimo Barzagli, un unico grande lavoro, composto con dodici lastre in ceramica realizzate nella storica bottega Gatti di Faenza.
L’opera, che ricopre la pavimentazione della Sala Quattro Stagioni, come un enorme tappeto rosa in ceramica, abitato da impronte di fiori – veri protagonisti dell’installazione - è un invito alla bellezza e leggerezza, una primavera floreale gettata su uno sfondo rosa.

La superficie smaltata ricorda la grande tradizione rinascimentale della ceramica invetriata dei della Robbia – spiega Sergio Risaliti, curatore della mostra. I colori evocano il senso panico della natura come in Courbet e Monet. E tuttavia, il colore rosa che fa da sfondo alle impronte di fiori ha una nota acida e urbana che ricorda il mondo pop di Warhol. Si tratta di un’operazione complessa, linguisticamente parlando, che trova compimento e soddisfazione nella semplicità religiosa di un gesto di offerta e di pietà. Barzagli raccoglie i fiori e ne glorifica la bellezza poco prima del loro disfacimento, o subito dopo la loro estate. Una preghiera e una poesia, un atto di amore e uno spargamos, rituale panico, di smembramento dell’amata madre natura. Con le sue azioni floreali Barzagli sacrifica la figuratività per un eccesso di desiderio nei confronti della pittura. Merita citare un ricordo infantile dell’artista: “Quando alla scuola elementare Giovanni Pascoli di Marradi la mia maestra elementare mi insegnava a copiare un fiore ne attaccava con un pezzetto di nastro adesivo uno vero alla pagina del quaderno da disegno, era il fiore vero che prendeva il sopravvento all'interno della classe”

Save our Flowers è un work in progress iniziato nel 2007 alla stazione della metropolitana di New York di Fulton Street, proseguito nel 2010 con un gruppo di bambini siriani all’Art Factory di Dynamo Camp e poi ancora nel 2012 al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (in occasione della mostra monografica di Barzagli al Seul Performing Festival). Nel dicembre 2013  l’autore arriva a Torino, chiamato dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna Onlus. Dona la sua arte coinvolgendo  in una performance i dipendenti dell’Ospedale Sant’Anna in occasione del rinnovo dello storico ingresso di Via Ventimiglia: da allora, una tela collettiva di impronte di fiori dà il benvenuto gioioso a tutti gli ospiti del più grande ospedale ginecologico e ostetrico d’Europa.

Con Save our Flowers a Palazzo Madama continua la collaborazione tra la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Medicina a Misura di Donna per l’Ospedale Sant’Anna. Un progetto iniziato nel 2014 con “Nati con la Cultura”, il passaporto di cittadinanza culturale consegnato dai medici  alle famiglie di ogni nuovo nato con il kit della salute, che consente la frequentazione libera ai musei di tutto il nucleo famigliare nel primo anno di vita, inserendo così a pieno titolo la Cultura come raccomandazione per una buona crescita.

Dopo l’esposizione a Palazzo Madama, fino al 29 maggio 2016, l’opera sarà donata alla Fondazione Medicina a Misura di Donna per il nuovo reparto maternità dell’Ospedale Sant’Anna, in corso di realizzazione. 

La Fondazione Torino Musei e l’artista invitano i genitori a portare i loro bimbi in visita, e fotografarli sul grande tappeto. Save our Flowers consente infatti l’esperienza sensoriale tattile per tutti, partendo dai bambini e i non vedenti. In occasione dell’inaugurazione, in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi, si svolgerà in museo “Oltre lo sguardo”, workshop dedicato a 50 dipendenti non vedenti del Gruppo UniCredit, guidati nell’esperienza con i loro manager da Francesco Fratta, responsabile della commissione Cultura UIC, ente che ha prodotto le didascalie e il testo dell’installazione in linguaggio braille.

Ma la mostra non si fa ferma qui. Palazzo Madama e Massimo Barzagli vanno oltre, senza rinunciare alla performance. L’Opera Barolo accoglie l’artista in residenza nel nuovo housing per persone in temporanea difficoltà abitativa, appena  varato nella VI Circoscrizione, in Via Cigna,  complesso nel quale è già intervenuto l’artista inglese David Tremlett. Dalla relazione con le storie che si intrecciano nel luogo nascerà il progetto di una fioritura permanente degli otto appartamenti del piano terra, che l’artista creerà con  gli abitanti: trompe-l’oeil fatti da persone per altre persone. Il lavoro finale verrà presentato il 27 maggio durante la settimana dell’Evento Saving The Beauty, tappa torinese del progetto europeo di teatro sociale e di comunità Caravan Next (www.caravanext.eu), che il SCT Centre dell’Università di Torino sta conducendo con l’Opera Barolo.

L’opera è realizzata con il prezioso contributo di Ceramica Gatti 1928

 

DOPPIO CAPOLAVORO Antonello da Messina dalla Sicilia a Torino

La Madonna col Bambino benedicente (recto) e lEcce Homo (verso) dal Museo regionale di Messina per la prima volta a confronto col Ritratto d’uomo di Palazzo Madama.

Palazzo Madama presenta un appuntamento imperdibile dedicato ad Antonello da Messina. Dal 22 aprile al 27 maggio - in un nuovo scenografico allestimento appositamente creato per l’occasione in Camera delle Guardie - il celebre Ritratto d’uomo, capolavoro indiscusso e fiore all’occhiello del museo, potrà dialogare con un’opera del grande maestro siciliano eccezionalmente in prestito dal Museo regionale di Messina. Si tratta di una preziosa tavola bifronte che raffigura su un lato la Madonna con il Bambino benedicente e francescano in adorazione e sull’altro l’Ecce homo.
Il dialogo tra i due capolavori consente di focalizzare le caratteristiche che hanno reso Antonello da Messina uno dei principali maestri del Rinascimento nonché il primo pittore italiano di statura veramente europea, capace di confrontarsi con i grandi artisti della nuova pittura fiamminga e insieme con la tradizione italiana.
L’opera in prestito da Messina è annoverabile tra i primissimi lavori dell’artista e si è imposta all’attenzione della critica internazionale per la straordinaria qualità della pittura, provocando uno fra i più dibattuti casi attributivi per la storiografia su Antonello.
La collocazione cronologica, tra il 1465 e il 1470, è attribuibile dai riferimenti alla pittura fiamminga e provenzale: quel patrimonio di cultura “internazionale” che il giovane Antonello aveva certamente conosciuto durante il suo soggiorno formativo a Napoli presso Colantonio intorno al 1450.
Il Ritratto d’uomo, dipinto nel 1476, è una delle prove più alte della produzione di Antonello. Nella sua solennità statuaria, è tra i massimi esempi della capacità dell’artista siciliano di fissare con la pittura la personalità del soggetto ritratto, cogliendone la natura più intima e profonda. La potenza dello sguardo ha fatto di questo ignoto personaggio una celebrità, e spesso si è tentato di leggere in senso psicologico la sua espressione autorevole e, forse, autoritaria.
Il progetto di collaborazione con il Museo regionale di Messina conferma l’impegno del Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama e della Fondazione Torino Musei a fare sistema con altre analoghe realtà istituzionali per ampliare le opportunità di fruizione dei grandi capolavori secondo una logica di art sharing. Dopo Torino, infatti, la mostra farà tappa dal 1 giugno al 10 luglio 2016 nel museo siciliano, luogo che ancora oggi è deputato a custodire la memoria della millenaria cultura messinese e che nell’autunno del 2016 inaugurerà una nuova e imponente sede museale, importante segnale di rinascita della città sotto l'egida dell'arte.

Fashion. Moda e stile negli scatti di National Geographic

Lunedì 2 maggio 2016 - FASHION NIGHT
Apertura straordinaria della mostra 
Ingresso a 1 euro dalle 19.30 alle 23.00
(La biglietteria chiude alle 22.30)

In Corte Medievale

Una grande mostra fotografica ideata e prodotta da National Geographic Italia.

62 immagini di grande formato, realizzate da 36 maghi dell’obiettivo, offrono un’affascinante prospettiva globale sul significato storico e culturale dell’abbigliamento e dell’ornamento e su ciò che ruota intorno al concetto di stile.

Tra i fotografi in mostra: Clifton R. Adams, William Albert Allard, Stephen Alvarez, James L. Amos, Alexander Graham Bell, Horace Brodzky, John Chao, Jodi Cobb, Greg Dale, Mitch Feinberg, Georg Gerster, Robin Hammond, David Alan Harvey, Chris Johns, Beverly Joubert, Ed Kashi, Keenpress, Lehnert & Landrock, Mrs. Mary G. Lucas, Horst Luz, Luis Marden, Pete McBride, Charles O’Rear, Randy Olson, Steve Raymer, Roland W. Reed, Reza, J.Baylor Roberts, Joseph F. Rock, Eliza R. Scidmore, Stephanie Sinclair, Tino Soriano, Maggie Steber, Anthony B.Stewart, Amy Toensing, Maynard Owen Williams.

LARRY RIVERS

In Piccola Guardaroba

In occasione del Giorno della Memoria, che il 27 gennaio di ogni anno commemora le vittime della Shoah, la Città di Torino e la Fondazione Torino Musei rendono omaggio a Primo Levi presentando dal 25 gennaio al 7 febbraio a Palazzo Madama tre ritratti dello scrittore realizzati dall’artista americano Larry Rivers. Il progetto nasce grazie alla collaborazione con la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli che ha con piacere accolto alla richiesta di prestito delle opere e conferma l’intento ormai consolidato di Palazzo Madama e della Fondazione Torino Musei di fare sistema con altre importanti istituzioni per una maggiore condivisione del patrimonio culturale.

I tre dipinti, intitolati Witness, Survivor e Periodic Table furono acquistati dall’Avvocato Gianni Agnelli ed esposti nella sede de “La Stampa”. Oggi fanno parte delle collezioni della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli e provengono da un nucleo di dodici opere che Rivers realizzò nel 1987, sulla base di alcuni ritratti fotografici ottenuti dalla famiglia Levi, per celebrare la figura del grande scrittore e ricordare al contempo lo sterminio del popolo ebraico.

Eccentrica Natura. Frutti e ortaggi stravaganti e bizzarri nei dipinti di Bartolomeo Bimbi per la famiglia Medici

In Sala Quattro Stagioni

Antichi tartufi, zucche e cocomeri enormi, strani cavolfiori, grosse albicocche, limoni cedrati giganti; e ancora cardi, meloni, fave, spighe di grano, grappoli d’uva, pere, datteri, barbabietole, girasoli, cavoli, funghi, castagne. Ecco i protagonisti della mostra a Palazzo Madama. L’eccentrica natura ritratta da Bartolomeo Bimbi per la famiglia Medici.

Bartolomeo Bimbi (Firenze 1648 - 1730) fu abile pittore, maestro nel raffigurare la natura nelle sue molteplici forme. Colori, profumi, sapori quasi escono dalle tele. Lavorò alla corte del Granduca Cosimo III, amante delle piante e dei loro frutti, specchio della magnificenza divina, tanto da seguirne personalmente la coltivazione e la crescita. Appassionato di fruttiferi, fece arrivare nuove specie e varietà da tutto il mondo. E iniziò insieme al botanico di corte, Pier Antonio Micheli, un grande lavoro di catalogazione sistematica organizzato per specie, stagione, provenienza.

Il frutto di questo grande lavoro di catalogazione scientifica è un corpus di opere unico nel panorama pittorico italiano, annoverabile tra i vertici della pittura di natura morta dell’epoca, oggi conservato al Museo di Storia Naturale dell’Università degli studi di Firenze e al Museo della natura morta nella Villa Medicea di Poggio a Caiano, da cui provengono i 25 dipinti in mostra a Palazzo Madama.

Accanto ai dipinti, ad arricchire il percorso in mostra, con un allestimento scenografico e spettacolare nella settecentesca Sala delle Quattro Stagioni, anche una sessantina di magnifici modelli in cera raffiguranti frutti a grandezza naturale sempre provenienti dal museo universitario fiorentino. Le riproduzioni, realizzate da alcuni sapienti ceraioli come Clemente Susini, Francesco Calenzuoli, Luigi Calamai, costituiscono una collezione unica al mondo per bellezza e rigore scientifico.

A completare l’esposizione anche trenta raffigurazioni in cera provenienti dal Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti di Torino.

La mostra è a cura di Stefano Casciu e Chiara Nepi, con la collaborazione di Simone Baiocco.

 

Jusepe de Ribera e la pittura a Napoli - PROROGATA

MOSTRA PROROGATA AL 21 FEBBRAIO 2016

La mostra, presentata in Camera delle Guardie, illustra alcuni degli esponenti più importanti della pittura napoletana del primo Seicento che si formarono intorno al maestro spagnolo Jusepe de Ribera, attivo nella città partenopea per un trentennio, dal 1616 al 1652: l'attenzione per il dato realistico delle fisionomie e delle emozioni umane, l'uso sapiente della luce e dell'ombra, la conoscenza profonda e la rielaborazione dei modelli della pittura italiana del Rinascimento sono le caratteristiche stilistiche del maestro spagnolo che a vario modo segnarono il napoletano Giovanni Ricca, il campano Francesco Guarino, i fiamminghi Matias Stom ed Hendrick de Somer, l'anonimo Maestro dell'Annuncio ai Pastori. 

Studi recenti hanno fatto luce sull'autore della Santa Caterina di Alessandria, acquistata da Palazzo Madama nel 2006: appartenuto alla collezione di Giulio Einaudi, il dipinto è stato esposto alle maggiori mostre di arte napoletana degli ultimi decenni del Novecento con varie attribuzioni, tra cui quella a Bartolomeo Passante. Le recenti ricerche consentono ora di superare i dubbi: a dipingere la Santa Caterina intorno al 1635 fu Giovanni Ricca, artista che emerse tra gli allievi napoletani del con una personalità originale orientata verso il naturalismo e il classicismo.

L’occasione della mostra nasce dal prestito di tre importanti dipinti delle collezioni di Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli, di proprietà Intesa Sanpaolo, che arriveranno a Palazzo Madama per uno scambio con il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina, previsto a Napoli dal 7 dicembre prossimo. Si tratta dell’Adorazione dei Magi del Maestro degli Annunci ai pastori (1635 circa), di Tobia che ridona la vista al padre di Hendrick de Somer (1635 circa) e del San Giorgio di Francesco Guarino (1645 – 1650 circa).

I tre dipinti pongono le basi per costruire intorno alla Santa Caterina un itinerario tra gli artisti che seguirono gli insegnamenti di Ribera, arrivato a Napoli su invito del viceré spagnolo duca di Osuna nel 1616 e lì residente fino alla morte, nel 1652. Il pittore spagnolo vi trascorse gran parte della sua vita ed esercitò una notevole influenza sugli artisti della regione con una produzione inizialmente legata al caravaggismo, ma via via più personale per la forte intensità emotiva e il cromatismo accentuato dai chiaroscuri.

La mostra mette in scena alcuni dei migliori allievi della cerchia di Ribera, già citati nelle biografie antiche: con i dipinti di Intesa Sanpaolo, accanto alla Santa Caterina figurano opere di collezioni private napoletane e fiorentine che completano il quadro di una cultura figurativa nata su basi caravaggesche ed evoluta verso forme di raffinato classicismo. Ribera sarà presente in mostra con il Cristo flagellato della Galleria Sabauda di Torino, dipinto tra il secondo e il terzo decennio del Seicento riprendendo un modello già utilizzato per la quadreria dei Gerolamini di Napoli.

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