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Anteriore al 1951
argilla, legno, fibre vegetali, conchiglie, pasta vitrea
239/OV
Altezza: 26,5 cm
Figura polimaterica, amuleto
romana di età imperiale
Figura polimaterica di forma vagamente antropomorfa
Figura antropomorfa femminile realizzata a partire da un bastone in legno. Alla base due bastoncini, inseriti in una noce di creta, formano le gambe. All’estremità opposta è collocata una testa di creta dal volto abbozzato. I capelli sono realizzati con una corona di fili in fibra vegetale raggruppati in ciocche da piccoli blocchi, presumibilmente in creta, all’estremità. Due nodi naturalmente presenti nel bastoncino formano il seno della figura. Il soggetto è ulteriormente decorato da elementi polimaterici. La gonna è composta da numerosi fili multicolori di fibra vegetale e da rametti di chiodi di garofano. Al bastone principale sono collegate, inoltre, quattro segmenti di legno cilindrici rivestiti in pelle, cinque semi sfere rivestite in pelle attaccate ad una corda intrecciata e collane di perle di vetro blu, bianche, rosse a più fili raggruppati in gruppi di quattro. Al centro della fronte della figura è presente un anellino, presumibilmente di conchiglia.



L’oggetto è di produzione Songye, gruppo che occupa un vasto territorio compreso tra i fiumi Sankuru, Lubilash e Lulaba nell’odierna Repubblica Democratica del Congo. La creazione di figure antropomorfe è estremamente diffusa nel contesto Songye ed è associata alla produzione più ampia di “minkisi” (singolare “nkisi”), oggetti creati da specialisti del sacro (nganga), con l’intento di racchiudere al loro interno forze provenienti dal mondo invisibile. Essi hanno forme e materiali eterogenei e sono impiegati in riti religiosi e pratiche di guarigione.

Il bene in esame presenta analogie con i minkisi più diffusi (sembianze antropomorfe, molteplicità dei materiali costituenti), tuttavia, in assenza di ulteriori informazioni, la funzione magico-protettiva dell’oggetto è solamente presunta.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino.
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