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Anteriore al 1951
legno intagliato
368/L
Diametro: 5,5 cm, Altezza: 21,5 cm
Statuetta, figura di potere (buanga)
sasanide
Statuetta, figura di potere (buanga)
Statuetta ricavata da un unico blocco di legno raffigurante una figura umana maschile su piedistallo. Il soggetto è in piedi con le mani appoggiate all’addome pronunciato. Alcune parti del corpo, come la testa, il ventre e i piedi hanno proporzioni sovradimensionate. Sulla sommità del capo è presente una cavità di forma troncoconica utilizzata per contenere sostanze animali o vegetali.



Le statue manga (singolare buanga) sono caratteristiche della scultura Songye, gruppo che occupa un vasto territorio compreso tra i fiumi Sankuru, Lubilash e Lulaba nell’odierna Repubblica Democratica del Congo. Dalle piccole dimensioni degli esemplari si può ipotizzare che si tratti di statuette utilizzate in ambito domestico per proteggere singoli individui o nuclei familiari.



Si tratta di figure lignee antropomorfe che rappresentano soggetti maschili in posizione frontale. Nel bene in esame sono presenti elementi estetici ricorrenti che includono testa e piedi sovradimensionati, addome sporgente e mani posate sul ventre. Nei fori e nelle cavità di queste statue potevano essere inserite sostanze magiche (bishimba) di origine animale e vegetale allo scopo di ottenere effetti benevoli o malevoli. L’ombelico e il ventre gonfiati che ricorrono in questo genere di figure indica che originariamente tutte queste figure di potere contenevano sostanze magiche nella cavità ventrale.



Per comprendere appieno la funzione di questi oggetti, è necessario considerarli al di fuori delle categorie tradizionali di "persone" e "cose". Sebbene siano oggetti materiali, essi possono essere invocati per produrre degli effetti, possiedono una propria volontà e possono intenzionalmente influenzare il comportamento umano.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino.
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