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NINFA DEL CEDRO. AMADRIADE DAL CUORE ALATO - Luisa Valentini

In occasione di Art Site Fest 2018, un percorso nei linguaggi della contemporaneità, tra fotografia, scultura, pittura, teatro e musica in alcune delle più belle residenze storiche del Piemonte, Palazzo Madama presenta un intervento site specific dell’artista Luisa Valentini, titolare della cattedra di Plastica Ornamentale all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.

Nel Giardino della Principessa di Palazzo Madama l’artista torinese ha collocato una scultura intitolata Ninfa del Cedro. Amadriade dal cuore alato, costruita in acciaio e ferro smaltato, al cui interno si intravede un corpo femminile nel quale pulsa un cuore rosso, costituito da una piuma leggera, vibrante e delicata. Altre tre grandi piume sono fissate sulle mura di mattoni della facciata medievale di Palazzo Madama. Opere che evocano un’idea di arte come leggerezza e rimandano al volo delle tante rondini che hanno i loro nidi nelle torri del palazzo, proponendo una riflessione sulla doppia essenza di luogo di arte e natura in costante trasformazione.

Amadriade, ninfa della mitologia greca, rappresenta l’anima di un albero di cedro che si è radicata nel Giardino della Principessa di Palazzo Madama.

In parte pudicamente celata dalle ali di sepali della pigna del cedro, la ninfa è gravida ed è racchiusa in un involucro di crisalide, che si sta aprendo quasi come le ali di una farfalla. Si rivela così, nella metamorfosi continua degli elementi, il suo legame con le concatenazioni di esistenze: passato, presente e futuro.

Si tratta di una amadriade, creatura che rappresenta nel mito greco lo spirito sacro dell’albero, con il quale la ninfa vive in stretta simbiosi e verso il quale i mortali hanno l’obbligo di avere il massimo riguardo: numerosi sono infatti i racconti, ripresi e resi celebri da Ovidio, delle punizioni applicate a chi, anche involontariamente, ne ha strappato un ramo o piegato una foglia.

Luisa Valentini conduce il suo sguardo sul rapporto uomo-natura attraverso i sentieri degli archetipi femminili e del dialogo con la memoria creativa dell’umanità.

Mostra "LA SINDONE E LA SUA IMMAGINE"

Il percorso espositivo ripercorre la storia della Sindone e le diverse funzioni delle immagini che l’hanno riprodotta nel corso di cinque secoli, da quando il Sacro Lino fu trasferito da Chambéry a Torino nel 1578, per volere di Emanuele Filiberto di Savoia.
Le raffigurazioni della Sindone realizzate dal momento del suo arrivo in Piemonte fino al principio del 1900 hanno svolto svariate finalità: immagini celebrative dinastiche in ricordo di Ostensioni avvenute in particolari festività ed eventi politici, oppure legate a avvenimenti storici; lavori di alto livello esecutivo accanto ad altri più popolari dagli evidenti scopi devozionali. Opere prodotte con tecniche diverse - incisioni, disegni e dipinti su carta, su seta o su pergamena, ricami e insegne processionali – dove la Sindone è presentata secondo rigidi modelli iconografici che lasciano, però, spazio alla fantasia dell’artista per l’ambientazione e la decorazione. All’interno delle scene dipinte si alternano svariati personaggi storici, sia ecclesiastici sia della famiglia reale, le forme dei baldacchini, le immagini di carattere devozionale in cui il lenzuolo è sorretto dalla Madonna e dai Santi, le architetture effimere predisposte per la sua presentazione ai pellegrini in Piazza Castello, i simboli della Passione, le ghirlande fiorite e gli oggetti destinati alla devozione privata e al mercato dei souvenir. In apertura troviamo il grande dipinto a olio su tela di Pieter Bolckmann del 1686, raffigurante Piazza Castello affollata in occasione dell’Ostensione del 1684 per il matrimonio di Vittorio Amedeo II con Anna d’Orléans. Dal Museo della Sindone provengono oggetti significativi come la cassetta che servì a trasportare la reliquia a Torino nel 1578 e la macchina fotografica da campo utilizzata da Secondo Pia, il primo a documentare fotograficamente la Sindone nel 1898.
L’allestimento è ambientato nella Corte Medievale di Palazzo Madama, suggestivo ambiente fatto edificare da Cristina di Francia nel 1636, dove sulla parete di fondo è ben visibile un affresco raffigurante l’Ostensione della Sindone organizzata nel 1642 per celebrare la fine delle ostilità tra la stessa Madama Reale, reggente per il figlio Carlo Emanuele II, e i suoi cognati, il Principe Tommaso e il Cardinale Maurizio. 
 

Mostra "LASCIARE IL SEGNO" a cura degli studenti della Summer School

La mostra, organizzata dai sedici studenti della Summer School, è incentrata sull’impronta, concetto che evoca la capacità dell’uomo di lasciare traccia del proprio passaggio.

L’esposizione è articolata in tre diverse vetrine dove sono esposti venti oggetti provenienti dalle collezioni d’arte antica di Palazzo Madama, utilizzati nel passato per abbellire il corpo e i tessuti, per dare forma e volume a più materiali, inoltre per chiudere e convalidare importanti documenti.

Dall’11 al 22 giugno 2018 gli studenti hanno lavorato con il personale del museo per curare i diversi aspetti della mostra:  la selezione delle opere, l’allestimento e la comunicazione del progetto.

La Summer School è un percorso di alternanza scuola- lavoro che si effettua all’interno di Palazzo Madama per un totale di 75 ore di crediti formativi.
I partecipanti sono sedici studenti provenienti da quattro istituti superiori di Torino e provincia che hanno partecipato e vinto il concorso “Raccontami Palazzo Madama” promosso dal museo e dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali.
Obiettivo della Summer School è offrire l’occasione di vivere dieci intensi giorni formativi all’interno di un museo per coglierne la sua complessità e le diverse professionalità che vi operano.

Gli studenti si sono quindi immersi in questa realtà e hanno avuto l’opportunità di conoscere le varie figure professionali: i conservatori Maria Paola Ruffino,  Simone Baiocco, Simonetta Castronovo, Clelia Arnaldi; il curatore botanico del giardino Edoardo Santoro; per la comunicazione Carlotta Margarone e Elsa Artuffo; Stefania Audisio dell'Ufficio stampa; gli operatori di sala del museo e la coordinatrice Elisa Barone; la stagista Jessica Siwecka.

Hanno svolto alcune attività con collaboratori esterni: un laboratorio di lavorazione dell’argilla e un workshop di video 360.
Il tirocinio si è concretizzato con la progettazione, la realizzazione e la promozione della mostra allestita nelle sale di Palazzo Madama e frutto della collaborazione tra gli studenti e il personale del museo.

La mostra è stata realizzata da: Noemi Balice, Alessia Barra,  Silvia Baracco, Giacomo Beccaria, Antonio Bolognesi, Elisa Brusà, Marco Buccheri, Natasha Caputo, Elisabetta Coltro, Roberta Fraggiacomo, Alessia Lluca, Beatrice Macagno, Alice Rubolini, Giulia Scaliti , Elisa Villa , Angelica Visconti.

 

 

mostra 8 SCENOGRAFIE PER MACBETH

L’esposizione presenta maquette, bozzetti, tavole tecniche, campioni di elementi di scena realizzati dagli studenti dell’ultimo anno della laurea in Architettura del Politecnico di Torino, in collaborazione con il Teatro Regio di Torino, come esercitazione nella messa in scena dell'opera Macbeth di Giuseppe Verdi: le opere  sono il frutto di una sinergia di competenze e conoscenze tecniche, artistiche e musicali e costituiscono il risultato di un workshop di durata annuale, nel corso del quale gli studenti hanno affrontato la complessità della macchina dello spettacolo.
Il workshop si è svolto nell’anno accademico 2016-17 in significativa concomitanza con le celebrazioni per i 400 anni dalla morte di William Shakespeare, grande drammaturgo e poeta inglese da cui è tratta l'opera musicata da Giuseppe Verdi.

In mostra è dunque possibile ammirare progetti veri e propri, potenzialmente pronti per una messa in scena, molto dissimili l’uno dall’altro, frutto della creatività di trentuno giovani e fantasiosi studenti, che si sono accostati con entusiasmo e competenza al mondo fatato e magico della lirica, al quale erano perlopiù estranei. Si tratta di un variegato progetto, realizzato in gran parte presso i laboratori di scenografia del Teatro Regio di Torino a Settimo Torinese, rivolto agli studenti dei corsi di laurea magistrale dell’area dell’Architettura. Ogni anno il laboratorio si svolge a numero chiuso e coinvolge una quarantina di studenti riuniti in una decina di gruppi, che partecipano a lezioni frontali di carattere storico-musicale e scenografico, anche con l’intervento di professionisti del settore: registi, scenografi, giornalisti, critici, cantanti etc. Questa prima fase è propedeutica al lavoro vero e proprio di progettazione architettonica dell’allestimento.
Un’avventura affascinante e pressoché unica nel loro percorso di studi, che forse per alcuni di loro potrà costituire il possibile sbocco per un’attività professionale.

I modelli sono in dialogo con alcune opere a soggetto teatrale appartenenti alle collezioni di Palazzo Madama.

Studenti del Politecnico di Torino, autori delle opere in mostra: Manuela Baracani, Basile Federica, Arianna Battaglino, Marta Calvo, Ilaria Cannatà, Sara Cavaliere, Roberta Chiabaudo, Lorenzo Concordia, Mattia Croci, Martina Curcio, Maria Lucilla Flamini, Eleonora Forese, Garbolino Letizia, Giulia Giacone, Luca Girardi, Laura Giusto, Noemi Giulia Lanzetti, Marta Littera, Marchiori Cristina, Ilenia Masucco, Alessandro Zayat Nur Mazza, Anna Montanari, Irene Nequinio, Temirlan Nurpeissov, Athena Quitadamo, Cristiana Renò, Agostino Strina, Bianca Paula Tancau, Matteo Tempestim, Stefania Venuto, Annalaura Vigini. 

L'esposizione è curata da Roberto Monaco, Valentina Donato, Claudia BoassoAttilio PiovanoLoris e Martina Poët.
Roberto Monaco è Professore Ordinario del Politecnico di Torino
Valentina Donato è architetto
Claudia Boasso è scenografa del Teatro Regio di Torino
Attilio Piovano è docente del Conservatorio “G. Cantelli” di Novara
Loris Poët è architetto
Martina Poët è illustratrice grafica

Video installazione GUALTIERO MARCHESI. LA CUCINA COME PURA FORMA D’ARTE

Nell’ambito del Bocuse d’Or Europe OFF 2018, da venerdì 18 maggio 2018, Palazzo Madama presenta al Piano Nobile in Sala Senato un’installazione dedicata a Gualtiero Marchesi: La cucina come pura forma d’arte. L’intervento è nato dalla collaborazione tra il Circolo dei Lettori di Torino, l’Accademia Bocuse d’Or Italia, la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Gualtiero Marchesi di Milano.

mostra "UNA RITROVATA MADONNA DELLA FABBRICA DI SAN PIETRO"

La Fondazione Torino Museicon il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, dal 12 maggio al 10 settembre 2018 presenta al piano nobile di Palazzo Madama, in Camera delle Guardie, un inedito dipinto del primo Cinquecento raffigurante la Madonna con il Bambino Gesù.
L’opera viene esposta in anteprima assoluta al pubblico dopo un lungo e complesso restauro promosso dalla Fabbrica di San Pietro col sostegno di Fideuram - Intesa Sanpaolo Private Banking
Il dipinto è un olio su tavola e fu commissionato nel gennaio del 1519 a un “Dipintore”, del quale purtroppo non è tramandato il nome e per il quale non c’è al momento un’attribuzione sicura. Conosciamo, invece, il committente, la moglie di tal Pietro Pedreto, che fece realizzare il dipinto per la chiesa di San Giacomo Scossacavalli in Roma. L’edificio sorgeva nei pressi della basilica vaticana, ma fu demolito nel 1937, insieme a tutte le case circostanti della cosiddetta “Spina di Borgo”, per realizzare la monumentale Via della Conciliazione che dal Tevere conduce a Piazza San Pietro.
In seguito alla demolizione della chiesa di San Giacomo, il dipinto fu trasferito nei depositi della Fabbrica di San Pietro e abbiamo notizia di primi tentativi di restauro nel XVII e poi nel XVIII secolo. Solo nel 2016 venne avviato il non facile restauro, affidando l’incarico a due valenti professionisti romani: Lorenza D’Alessandro per la parte pittorica e Giorgio Capriotti per il supporto ligneo. L’intervento è stato lungo e impegnativo, perché il dipinto era fortemente danneggiato, soprattutto sul busto della Vergine e nella metà inferiore, con cadute irreversibili di colore dovute molto probabilmente all’immersione nell’acqua del Tevere che era straripato allagando tutta la chiesa all’antivigilia di Natale del 1598. Le cronache raccontano che l’acqua si arrestò improvvisamente sotto le labbra della Vergine, lasciando il segno della piena. Quella storica traccia si può ancora riconoscere in una scura linea orizzontale che attraversa il dipinto, e il danno è ancora più evidente nella parte inferiore, dove la pittura è andata totalmente perduta.

Nell’allestimento ideato per Palazzo Madama dall’architetto Roberto Pulitani, del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, oltre al dipinto vengono presentate riproduzioni di fotografie e documenti che descrivono non solo il complesso intervento di restauro in tutte le sue fasi, ma anche la storia della chiesa andata distrutta e del contesto urbanistico ove essa sorgeva.

La chiesa di San Giacomo era infatti sede dell’Arciconfraternita del Santissimo Corpo di Cristo, che ebbe come confratelli più di venti cardinali - tra i quali i futuri papi Innocenzo IX e Paolo V - e numerose alte cariche della curia romana, con personaggi illustri come Domenico Fontana e Pierluigi da Palestrina. Il restaurato dipinto della Madonna col bambino era allocato sopra l’altare della prima cappella a destra entrando. Qui certamente lo vide Raffaello, che abitava in un palazzetto di fronte a questa chiesa, e anche il pittore Perin del Vaga, che dimorò anch’egli in Borgo Nuovo in una casa vicino all’abitazione del maestro urbinate, del quale fu allievo e collaboratore. Nel 1521 un anonimo artista di Parma realizzò per la Madonna di Scossacavalli un tabernacolo, che serviva anche da “macchina processionale” quando la venerata immagine mariana veniva solennemente portata in processione, come nell’anno 1522 per scongiurare la peste che aveva colpito la popolazione di Roma. Nella cappella ad essa dedicata, detta anche “Cappella della Beata Vergine delle donne”, il dipinto fu oggetto d’intensa devozione, testimoniata sulla tavola dalla presenza di numerosi fori e abrasioni dovuti alla pratica devozionale di fissare con chiodi corone, collane, gioielli ed ex voto.

"PIETRO PIFFETTI TRA ARTE E SCIENZA. Il restauro del planetario e le meraviglie dell’intarsio"

In concomitanza con la mostra sull’ebanisteria in programma dal 17 marzo 2018 alla Reggia di Venaria, Palazzo Madama presenta dal 21 marzo 2018 un nuovo allestimento che vede protagonisti gli arredi di Luigi Prinotto e di Pietro Piffetti dalle collezioni di Palazzo Madama. Con i loro intarsi in avorio, tartaruga, metalli e legni pregiati, Prinotto e Piffetti - figure cardine nella storia del mobile e dell’ornato in Italia - hanno portato l’ebanisteria piemontese del Settecento ai massimi livelli. L’intervento è stato curato da Clelia Arnaldi di Balme, conservatore per le Arti del Barocco di Palazzo Madama.

Il nuovo allestimento si sviluppa al piano nobile tra Sala Quattro Stagioni, Camera di Madama Reale, Camera Nuova e Gabinetto Cinese e consente di valorizzare lo stile fantasioso di questi arredi, che comprendono console, mazzarine, cassettoni, crocifissi, tavolini. Le nuove didascalie approfondiscono i collegamenti della loro arte con la cultura artistica contemporanea in Europa e in Oriente, la trattatistica relativa all’ebanisteria, l’interesse per la scienza e le tecniche a trompe l’oeil.

Particolare attenzione verrà dedicata al restauro e al rimontaggio del Planetario attribuito a Pietro Piffetti, un modello meccanico che riproduce la configurazione del Sistema solare come era conosciuto alla metà del Settecento, e cioè con i pianeti fino a Saturno.

L’intervento conservativo e la consulenza scientifica per rimettere in funzione i movimenti sono stati interamente realizzati e sostenuti dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, dall’Osservatorio Astrofisico di Torino (INAF) e da Infini.to - Museo dell'Astronomia e dello Spazio, Planetario di Torino - con sede a Pino Torinese, con la collaborazione per gli apparati didattici e l’allestimento dell’Inner Wheel Torino e Inner Wheel 45° parallelo.

Realizzato in legno e avorio intorno al 1740–1750 per rappresentare il dinamismo tra Sole, Terra, Luna e i pianeti con i loro satelliti, il planetario (detto anche Orrery da Charles Boyle quarto conte di Orrery, che fece costruire il primo strumento di questo genere nel 1704) veniva usato durante le lezioni di astronomia come strumento didattico per le dimostrazioni sperimentali con gli allievi.

Il restauro rappresenta un passo importante nella conoscenza della storia degli strumenti scientifici, che a Torino nel Settecento riscuotono l’interesse del duca Carlo Emanuele III di Savoia e dell’aristocrazia, tanto da far chiamare da Parigi il fisico Jean-Antoine Nollet per tenere un corso di fisica e astronomia al principe Vittorio Amedeo futuro re di Sardegna. Proprio grazie alle illustrazioni e alle descrizioni fornite dall’abate Nollet nelle sue Leçons de physique expérimentale pubblicate a Parigi a partire dal 1743, è stato possibile in fase di restauro identificare i vari pezzi e rimettere in funzione i movimenti, che non erano mai stati usati dall’ingresso dell’opera nelle collezioni di Palazzo Madama nel 1874.

Il Planetario viene esposto al pubblico in Camera Nuova nella configurazione statica del sistema solare secondo la teoria copernicana come nota a metà Settecento, accompagnato da un video che illustra il restauro e il funzionamento dell’opera, che serviva a illustrare: la simulazione del moto di due pianeti con orbita circolare, il moto ellittico di un pianeta intorno al Sole, il concetto di orbita retrograda, la teoria tolemaica non più in vigore, il moto orbitale della Luna intorno alla Terra e altri concetti dell’astronomia.

Ad arricchire il percorso anche una selezione di incisioni sul tema dell’ornato e dei modelli degli arredi, esposte nel Gabinetto Cinese. Tra essi una ristampa di primo Ottocento della lastra incisa da Francesco Antonio Gilodi su disegno di Pietro Piffetti recentemente acquisita dal museo e raffigurante il Vero ritratto del glorioso martire San Vittorio venerato nella chiesa dello Spirito Santo di Torino (1743), matrici di incisioni e fogli da repertori di modelli incisi e degli esempi di iconografie ricorrenti nelle decorazioni ad intarsio.

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Luigi Prinotto (Cissone nelle Langhe 1685 – Torino 1780) riceve la qualifica di “mastro” all’Università dei Minusieri di Torino nel 1712 e dal 1721 è attivo alla corte sabauda per il principe di Piemonte Carlo Emanuele (futuro re Carlo Emanuele III) con raffinati bureaux, cassette, consoles, scansie destinate a Palazzo Reale e alle altre residenze. I suoi mobili sono decorati da scene intarsiate in avorio che spesso riproducono i disegni di pittori di genere come Pietro Domenico Olivero.

Pietro Piffetti (Torino 1701 – 1777) inizia la sua formazione a Roma, dove entra in contatto con i lavori del francese Pierre Daneau, stabilitosi in città, che esercitano su di lui una grande influenza per la varietà degli intarsi floreali. Richiamato in patria, nel 1731 viene nominato primo ebanista di corte del re Carlo Emanuele III. In quasi cinquant’anni di attività il maestro produce mobili e oggetti di formidabile raffinatezza e abilità tecnica.

 

 

Mostra "CARLO MAGNO VA ALLA GUERRA"

La mostra Carlo Magno va alla guerra, allestita nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 29 marzo al 3 settembre 2018, presenta per la prima volta in Italia il rarissimo ciclo di pitture medievali del Castello di Cruet (Val d’Isère, Francia), una testimonianza unica della pittura del Trecento in Savoia.
Il ciclo rappresenta episodi tratti da una celebre chanson de geste, il Girart de Vienne di Bertrand de Bar-sur-Aube, composta nel 1180 e dedicata alle vicende di un cavaliere della corte di Carlo Magno: scene di caccia nella foresta, battaglie, duelli, l’assedio a un castello, l’investitura feudale, la raffigurazione di un banchetto, accanto ad episodi narrativi specifici di questo poema cavalleresco.
Le pitture murali provengono dal castello di Cruet, proprietà dei signori de la Rive, vassalli di Amedeo V di Savoia (1285-1323). Lunghe complessivamente oltre 40 metri, sono state staccate dalle pareti della dimora savoiarda nel 1985 per ragioni conservative e, dopo un restauro concluso nel 1988, sono da allora esposte presso il Musée Savoisien di Chambery.
Presentate in sequenza in Corte Medievale, le pitture ricostruiscono idealmente la decorazione della sala aulica del castello di Cruet grazie a uno scenografico allestimento.
La mostra, rivolge particolare attenzione allarredo e alla vita di corte nei castelli di Piemonte e Valle d’Aosta nel 1300, con una cinquantina di opere provenienti dalle collezioni di Palazzo Madama e da altri castelli, con pezzi mai esposti prima al pubblico: Moncalieri, Montaldo di Mondovì (Cuneo), San Vittoria d’Alba (Cuneo) e Quart (Aosta). Essi arricchiscono il percorso consentendo di immaginare la vita nei castelli medievali della contea di Savoia tra 1200 e 1300. Sculture, mobili, armi, avori, oreficerie, codici miniati, ceramiche, vasellame da tavola, cofanetti preziosi, monete e sigilli documentano i tanti aspetti dell’arte di corte e della cultura materiale dell’epoca.

Charlemagne va à la guerre
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Il percorso espositivo si articola in dieci sezioni tematiche: Le pitture murali di Cruet, che racconta la storia dell’edificio e la delicata operazione di stacco degli affreschi; I committenti attivi all’epoca, come Amedeo V conte di Savoia e Filippo principe d’Acaia, attraverso l’esposizione di preziosi documenti duecenteschi; La guerra, i tornei e la caccia,  con spade, speroni, punte di freccia e di lancia, ad evocare le armature dei cavalieri medievali, mentre un rarissimo corno in avorio (olifante) richiama le battute di caccia al cervo e al cinghiale, passatempo preferito dell’aristocrazia; Interni gotici, con testimonianze di mobilio medievale; Poemi e romanzi cavallereschi, con codici e pagine miniate; Le spese di corte illustrate da un rotolo pergamenaceo con la contabilità dei conti di Savoia, affiancato ad alcune monete d’argento emesse durante il regno di Amedeo V e Aimone di Savoia; Gli oggetti preziosi e i giochi, con cofanetti in cuoio e legno dipinto, pettini e specchi figurati in avorio e alcuni giochi da tavola per adulti (gli scacchi, il tris) e bambini (le bambole in terracotta); La tavola del principe, con oggetti in uso nella mensa dei castelli; La devozione privata con sculture sacre provenienti dalle cappelle dei castelli della Valle d’Aosta; I santi cavalieri, con sculture lignee e avori raffiguranti i santi venerati nel Medioevo, come san Vittore e sant’Eustachio.

Dopo una prima tappa a Ginevra nel 2017, l’esposizione giunge con importanti novità a Torino grazie alla collaborazione tra il Museo Civico d’Arte Antica di Torino e il Musée Savoisien di Chambéry, nell’ambito delle iniziative della Rete internazionale di musei appartenenti ai territori originariamente parte del ducato di Savoia.
La mostra è, infatti, frutto dell’importante collaborazione con il Musée Savoisien di Chambéry, col quale Palazzo Madama lavora stabilmente dal 2001. I due musei appartengono entrambi alla Rete Sculpture dans les Alpes, circuito internazionale di istituzioni accomunate dall’appartenenza ai territori facenti originariamente parte del ducato sabaudo, costituitasi quindici anni fa per promuovere progetti di ricerca condivisi. Della rete fanno parte anche il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta, la Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d’Aosta, il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa, il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, il Musée d’Histoire du Valais di Sion, il Musée-Château di Annecy, il Musée–Monastère di Brou a Bourg-en-Bresse e la Conservation du Patrimoine della Savoie.  Un progetto volto a rafforzare le relazioni istituzionali in una Europa unita dalla cultura, della quale Carlo Magno è stato un precursore.

In occasione di questa esposizione Palazzo Madama si avvale inoltre del supporto dell’Alliance Française di Torino, che ha curato la traduzione francese dei testi in mostra.

Per tutto il periodo della mostra sono previsti vari incontri e conferenze per approfondire il tema del Medioevo cavalleresco tra Italia e Francia. Per i visitatori inoltre ci sarà la possibilità di partecipare a visite guidate, corsi di lingua francese a cura dell’Alliance Française e attività per le famiglie dedicate alla mostra.

Accompagna la mostra un catalogo scientifico edito da Libreria Geografica.

Mostra "PerFumum. I profumi della storia"

Sala Atelier
15 febbraio 2018 – 21 maggio 2018. PROROGATA AL 25 GIUGNO 2018.
Mercoledì 14 febbraio 2018: conferenza stampa ore 11.00 – inaugurazione ore 18.00

Palazzo Madama presenta, dal 15 febbraio al 21 maggio 2018, la mostra Perfumum. I profumi della Storia. Un racconto sull’evoluzione e la pluralità dei significati del profumo dall’Antichità greca e romana al Novecento, visto attraverso più di duecento oggetti esposti, tra oreficerie, vetri, porcellane, affiches e trattati scientifici.
L’esposizione, curata da Cristina Maritano, conservatore di Palazzo Madama, e allestita in Sala Atelier, presenta oggetti appartenenti alle collezioni di Palazzo Madama e numerosi prestiti provenienti da musei e istituzioni torinesi, come il MAO Museo d’Arte Orientale, il Museo Egizio, il Museo di Antichità, la Biblioteca Nazionale, la Biblioteca Guareschi del Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco. Importante anche il contributo di realtà nazionali come il Museo Nazionale del Bargello, Gallerie degli Uffizi, il Museo Bardini e la Galleria Mozzi Bardini di Firenze e il Museo di Sant’Agostino di Genova. Fondamentale è stata inoltre la collaborazione con il Musée International de la Parfumerie di Grasse (Francia) che, insieme ad una preziosa selezione di opere, ha messo a disposizione gli apparati multimediali sulle tecniche della profumeria. Infine, il contributo di molti collezionisti privati ha permesso di radunare un’ampia selezione di flaconi del Novecento.
Scarica i testi introduttivi delle sezioni della mostra / Download the texts of the sections / Télécharger les textes des sections de l'exposition 
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A completamento della mostra, l’Associazione culturale torinese Per Fumum, fondata da Roberta Conzato e Roberto Drago, organizza una rassegna di incontri internazionali sulla cultura dell’olfatto rivolta a tutto il mondo degli appassionati della profumeria. Dalla presentazione di profumi storici dell’Osmothèque di Versailles, all’incontro con creatori di profumi riconosciuti a livello internazionale, fino ad appuntamenti legati al mondo food & beverage. Gli incontri si terranno il 16, 17, 18 febbraio e il 7 e 8 aprile 2018 presso Palazzo Madama e altre sedi.
Per ulteriori informazioni contattare info@perfumumtorino.com
Scarica il programma completo degli appuntamenti a cura dell'Associazione Per Fumum

In occasione della mostra, infine, il creatore di fragranze Luca Maffei ha creato degli odori-profumi ispirandosi alle collezioni storiche del museo del periodo romano, medievale, rinascimentale e barocco che sono diffusi nelle sale del Palazzo.

Il desiderio di trattenere i profumi, conservarli e di godere della loro fragranza accompagna la storia dell’uomo dall’antichità a oggi. Il percorso espositivo presenta un excursus storico avviato a partire dalle civiltà egizia e greco-romana che, sulla scorta di tradizioni precedenti, assegnano al profumo molteplici significati: da simbolo dell’immortalità, associato alla divinità, a strumento di igiene, cura del corpo e seduzione.
Nell’Europa del primo Medioevo, sottoposta all’urto delle invasioni barbariche, sono rare le testimonianze di utilizzo di sostanze odorifere al di fuori della sfera sacra. Sopravvive tuttavia la concezione protettiva e terapeutica del profumo, come testimoniato in mostra dalla preziosa bulla con ametiste incastonate proveniente dal tesoro goto di Desana.
L’uso di profumi a contatto con il corpo con funzione di protezione nei confronti di malattie è attestato più tardi nei pommes de musc frequentemente citati negli inventari dei castelli medievali, come il rarissimo esempio quattrocentesco in argento dorato in prestito dal Museo di Sant’Agostino di Genova, che conserva ancora la noce moscata al suo interno.
La civiltà islamica, che eredita e preserva il sapere del mondo antico, sviluppa e innova la cultura del profumo greca e romana, persiana e bizantina, introducendo importanti conquiste tecnologiche, come il perfezionamento dell’arte della distillazione compiuto da Avicenna. In mostra alcune fiasche da profumo di arte ottomana, in ottone geminato, in legno di rosa e in maiolica e vetro.
L'età rinascimentale vede la progressiva laicizzazione dei significati del profumo, il cui uso si fa più esteso e articolato presso le classi sociali più elevate. Gli antichi trattati circolano grazie alle edizioni a stampa, fioriscono nuovi ricettari che propongono la fabbricazione individuale dei profumi, si sviluppa la profumeria alcolica. Si diffonde in tutta Europa la moda invalsa nelle corti italiane di profumare oltre al corpo anche gli accessori di vestiario, specialmente in pelle, e di indossare contenitori per profumi di straordinaria ricercatezza, come il flacone in agata con montatura in oro, rubini, diamanti e smalto, proveniente dal Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, forse un dono di Caterina de Medici, a cui si deve l’esportazione della moda italiana dei profumi in Francia.
Dal Seicento, la supremazia nel campo della produzione dei profumi spetta incontestabilmente alla Francia. Nascono nuove fragranze, sempre più orientate verso le note floreali e leggere, conservate in flaconi in vetro o porcellana, oppure diffuse negli ambienti grazie a pot-pourri e bruciaprofumi. 

La mostra offre infine una panoramica sul Novecento grazie ai prestiti provenienti da collezioni private che hanno consentito di arricchire il percorso espositivo con un’ampia carrellata di flaconi, tra cui spiccano quelli creati da René Lalique per François Coty, di Baccarat per Guerlain, ma anche gli eccezionali Arpège di Jeanne Lavin, Shocking di Elsa Schiaparelli, Diorissimo di Christian Dior. Completano l’esposizione una selezione di etichette e manifesti di case produttrici di profumi tra Ottocento e Novecento.

Catalogo edito da Silvana Editoriale.

 

Mostra "ELISA SIGHICELLI. Doppio Sogno"

PROROGATA AL 2 LUGLIO 2018

La mostra Doppio Sogno è un progetto di Elisa Sighicelli che mette in dialogo l’arte antica con quella contemporanea.
L'esposizione, curata da Clelia Arnaldi, conservatore del museo, si snoda in un percorso tra le sale del Barocco, per le quali l’artista ha concepito delle opere inedite e specifiche, ispirate all’architettura di Palazzo Madama. Al centro di questa ricerca, la relazione tra l’architettura e la luce.
La ricerca di Elisa Sighicelli compie un’indagine intorno al linguaggio artistico e fotografico, alle modalità di rappresentazione e di percezione della realtà. La finestra della Veranda juvarriana, affacciata sullo Scalone d’onore, diventa il soggetto delle sue opere in un’esplorazione dell’idea di riflesso e trasparenza. Il vetro artigianale della finestra destabilizza e dissolve il soggetto degli scatti fotografici e fornisce all’artista, con i suoi effetti ottici, un filtro attraverso il quale osservare l’architettura del Palazzo. Le cornici dei vetri diventano un dispositivo per selezionare le inquadrature. Sighicelli ha cercato una corrispondenza tra il soggetto della fotografia e la sua realizzazione materiale, scegliendo come supporto di stampa un leggero tessuto di raso per suggerire la fluidità dei riflessi del vetro. Inoltre, la modalità di presentazione, che lascia liberi i teli di muoversi sulla parete, accresce l’ambiguità tra il reale e il rappresentato.
La relazione tra l’immagine fotografica e il supporto su cui viene impressa è ulteriormente indagata in due fotografie della parete della Veranda Sud stampate direttamente su un materiale edile, il cartongesso.
Sighicelli ha esaltato l’effetto luminoso dei riflessi del sole fotografati dipingendo con pittura opalescente le parti in maggior luce.

Nata a Torino nel 1968, Elisa Sighicelli ha studiato arte a Londra dove ha risieduto per diciassette anni. Attualmente vive tra Torino e New York. Ha esposto con mostre personali alla Gagosian Gallery di Londra, Los Angeles, New York e Ginevra. A Londra ha esposto inoltre con MOT Interantional e Laure Genillard Gallery. In Italia con Giò Marconi a Milano e Guido Carbone a Torino. Ha avuto mostre personali in musei italiani e internazionali: GAM, Torino; Palazzo delle Papesse, Siena,  Centro Galego de Arte Contemporánea, Santiago di Compostela; Centro de Fotografia, Università di Salamanca; Fondation Salomon, Annecy. Ha inoltre preso parte a mostre collettive in istituzioni pubbliche italiane e internazionali tra cui: MAMbo, Bologna; MAXXI, Roma; PAC, Palazzo Reale, Poldi Pezzoli, Milano; Mart, Trento; MCA, Sidney; FACT, Liverpool; Herzliya Museum of Modern Art, Herzliya ; ETH, Zurigo; ICA, Londra; National Museum of Women in the Arts, Washington D.C. e recentemente a Palazzo Fortuny, Venezia.

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