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LA STAMPA FOTOGRAFA UN’EPOCA. Scatti che raccontano 150 anni della nostra storia - mostra

Il 9 febbraio 2017 La Stampa compie 150 anni. In occasione di questo importante anniversario Palazzo Madama ospita La Stampa fotografa un’epoca, mostra che documenta con quasi 500 fotografie la nascita e l’evoluzione del quotidiano nazionale nato a Torino che dal 1867 ha saputo accompagnare i propri lettori in un viaggio con gli occhi aperti sul mondo e la mente rivolta al futuro, mantenendo al contempo uno strettissimo legame con il proprio territorio.
La mostra è allestita nella suggestiva cornice della Corte Medievale, cuore del Palazzo e luogo ideale - con la sua commistione di epoche e di stili - per accompagnare il visitatore in un percorso storico lungo 150 anni, ed è visitabile dal 9 febbraio al 26 giugno 2017.
Attraverso una selezione di 500 fotografie e documenti provenienti dall’archivio storico del giornale sarà possibile rivivere temi sociali, costumi e personaggi che hanno caratterizzato un secolo e mezzo di storia, testimoniando al contempo l’importanza fondamentale che la documentazione iconografica riveste nella vita di un giornale.
Le tante testimonianze in mostra - attentamente selezionate dall’Art Director de La Stampa e curatrice dell’esposizione Cynthia Sgarallino - comprendono fotografie originali e documenti dell’archivio storico: alcune con annotazioni storiche, altre ritoccate a tempera e matita, come si faceva prima di Photoshop, altre ancora sgualcite o incurvate. Tutte sono state selezionate perché “hanno addosso” il lavoro di questi 150 anni in cui sono passate di mano tra fotografi, archivisti e giornalisti.
La mostra si articola in 13 sezioni, seguendo un ordine tematico che prende le mosse dalla Redazione, a testimonianza dei veri protagonisti che hanno fatto la storia del quotidiano. Da questo punto di partenza si snodano tutti gli altri dodici temi, Lavoro, Svago, Terza Pagina, Torino, Terrorismo, Moda, Diritti, Solidarietà, Migrazioni, Conflitti, Mondo, Sport. Le fotografie presentate, in bianco e nero e a colori, costituiscono una testimonianza dell’immenso materiale presente nell’archivio fotografico del giornale, che conta ad oggi oltre 5 milioni di immagini. Attraverso di esse sarà possibile compiere un viaggio alla scoperta di come La Stampa sia stata e continui ad essere testimone importante non solo per la storia del territorio e dell’Italia, ma anche per i fatti internazionali, grazie ad una chiara connotazione “glocal”. Ad accompagnare le immagini in mostra, un’ampia selezione di prime pagine del giornale, ben 47 per ricordare gli avvenimenti più importanti accaduti in Italia e nel mondo nel corso degli ultimi 150 anni.
Al centro della mostra Il mondo della Stampa, opera d’arte contemporanea in carta di giornale pressata di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), realizzata appositamente per l’occasione. Il celebre artista ne ha sintetizzato il significato con questa frase: “Quanti frammenti di memorie compongono la sfera di giornali che celebra La Stampa nel mondo!”. Il percorso di visita prevede anche numerosi apparati multimediali. Innanzitutto gli audio di alcuni eventi chiave della storia italiana: dalla canzone del Piave, all’ultimo discorso di Matteotti alla Camera o a quello pronunciato da Togliatti dopo l’attentato. Ma anche il popolare “Lascia o raddoppia?!” di Mike Bongiorno, fino alla proclamazione di Papa Francesco. Un touch screen consentirà di selezionare e ascoltare le interviste a otto direttori de La Stampa, da Arrigo Levi a Maurizio Molinari. Infine, su due schermi scorreranno alcune tra le numerose fotografie dei lettori a testimonianza del loro lungo e affettuoso rapporto con il quotidiano, pervenute alla redazione grazie al contest “Alla storia de La Stampa manca solo una foto. La tua”. Per i visitatori che desiderano approfondire ulteriormente la storia del giornale sono disponibili presso il bookshop di Palazzo Madama due imperdibili volumi. La Stampa 150 anni - 1867-2017 Un giornale, la sua epoca, il suo futuro - Articolo dopo articolo un secolo e mezzo di fatti raccontati dal quotidiano, in cui Valerio Castronovo, il maggior storico del giornalismo italiano, ripercorre in 752 pagine, arricchite da uno straordinario inserto fotografico, i 150 anni di vita di un quotidiano caratterizzato sempre da una storia fatta di innovazione, indipendenza, qualità e rispetto per i lettori. La Stampa Il tempo ritrovato, costituisce un vero e proprio laboratorio dinamico della storia del giornale, ricco di fotografie, testimonianze e documenti dell’archivio storico che permette al lettore di rivivere 150 anni di notizie attraverso le innovazioni tecnologiche e tipografiche che si sono succedute nel tempo. Infine, sempre presso il bookshop sarà possibile acquistare cartoline e segnalibri che riproducono alcune delle più significative immagini in mostra e i numerosi oggetti da collezione, tra cui t-shirt, mug e shopper, realizzati per l’occasione e griffati con il logo delle celebrazioni.
Supportano la realizzazione della mostra Reale Mutua, che ha anche contribuito con alcune foto dal Museo Storico Reale Mutua e Eni.

 

EMANUELE D’AZEGLIO, IL COLLEZIONISMO COME PASSIONE. Dal Burlington Club di Londra al Museo Civico di Torino - mostra

Giovedì 1 dicembre 2016 ore 11.00 - conferenza stampa | ore 18.00 inaugurazione

EMANUELE D’AZEGLIO, IL COLLEZIONISMO COME PASSIONE. Dal Burlington Club di Londra al Museo Civico di Torino

Palazzo Madama presenta dal 2 dicembre 2016 al 6 marzo 2017 Emanuele d’Azeglio. Il collezionismo come passione, mostra che celebra, a duecento anni esatti dalla sua nascita, il grande collezionista e mecenate piemontese che, dopo una brillante carriera diplomatica, fu dal 1879 al 1890 direttore del Museo Civico di Torino. La mostra – curata da Cristina Maritano, conservatore per le arti decorative di Palazzo Madama - si concentra sulla grande passione collezionistica di Emanuele d’Azeglio, le cui preziose raccolte di ceramiche e di vetri dorati, graffiti e dipinti, conservate a Palazzo Madama, costituiscono oggi una collezione unica al mondo, per qualità e numero di pezzi.
Vittorio Emanuele Taparelli d’Azeglio (1816-1890), nasce a Torino in una delle più importanti famiglie della nobiltà piemontese dell’epoca ed è avviato alla carriera diplomatica che lo porta a prestare servizio in varie sedi europee: Monaco di Baviera, Vienna, L'Aja, Bruxelles, San Pietroburgo. Molto apprezzato da Cavour non solo per l’abilità politica ma anche per la sua cultura e capacità di intessere relazioni sociali, nel 1850, a soli 34 anni, diventa ministro plenipotenziario a Londra per il Regno di Sardegna, e poi d’Italia. Nel vivace clima culturale londinese di fine ‘800 diventa un raffinato conoscitore e collezionista d’arte, abilità che sfrutta come strumento di ascesa e affermazione sociale, tanto che per sua iniziativa nasce per sua iniziativa il celebre Burlington Club, dove ha la possibilità di entrare in contatto con i principali collezionisti e antiquari dell’epoca. Frequenta inoltre i direttori dei grandi musei londinesi, come il British Museum e il Victoria and Albert Museum. Sono gli anni della bricabracomanie, la febbre del collezionismo, passione che si diffonde rapidamente soprattutto tra chi viaggia e che spinge i collezionisti in tutta Europa alla ricerca di tesori nascosti nei negozi d’anticaglie. Per Emanuele d’Azeglio la passione collezionistica si concretizza in numerose raccolte, che si avvicendano nel tempo: porcellane cinesi e giapponesi, dipinti di antichi Maestri, maioliche e porcellane italiane, infine i vetri dipinti, l’ultima sua grande avventura.
La mostra a Palazzo Madama coinvolge tutti i piani del museo attraverso un percorso “diffuso” segnalato al pubblico da un’apposita grafica. Al piano nobile, Gabinetto Cinese, Piccola Guardaroba e Camera Nuova ospitano un approfondimento sulla vita di Emanuele d’Azeglio e dei suoi interessi collezionistici.
Ritiratosi dall’attività diplomatica nel 1868, cresce in lui l’impegno verso il Museo Civico di Torino, a cui fa confluire donazioni e segnalazioni per gli acquisti, con l’ambizioso obiettivo di renderlo una realtà di rilievo internazionale nelle arti decorative, sull’esempio dei prestigiosi musei inglesi. Insieme alla raccolta ceramica, oggetto di attenzione costante e continuamente incrementata, colleziona oltre un centinaio di vetri eglomisés, dipinti e dorati, che lascia in eredità al Museo torinese. Oltre alle opere di proprietà di Palazzo Madama, sono esposti in mostra alcuni importanti prestiti: i codici miniati quattrocenteschi Sforza e d'Avalos, acquistati da d’Azeglio a Londra e poi ceduti alla Biblioteca Reale di Torino; i due eccezionali piatti in maiolica rinascimentale provenienti dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze; la Scrivania “alla mazzarina” di Luigi Prinotto appartenuta alla famiglia d’Azeglio e oggi parte delle collezioni della Venaria Reale. Ritorna inoltre a Torino, per la prima volta dopo più di un secolo, la celebre Madonna Villamarina, uno dei dipinti più enigmatici e affascinanti della pittura italiana del Rinascimento, oggi conservato alla Fondazione Cini di Venezia. Tra i prestiti anche due preziose tavolette di Antoine de Lonhy - appartenute a d’Azeglio e recentemente riemerse sul mercato antiquario – che dialogano, in Sala Acaia, con la serie già di proprietà del museo. L’esposizione prosegue illustrando l'attività di direzione che Emanuele d’Azeglio svolse dal 1879 al 1890, con uno slancio e un entusiasmo propri di chi finalmente asseconda le proprie più vere inclinazioni. Vengono ripercorse le principali acquisizioni compiute, ampliando come direttore le collezioni e delineando la futura espansione del Museo: dai capitelli provenienti dal chiostro di Sant'Orso di Aosta, ai ritratti sabaudi, dalle ricche collezioni di arte decorativa a quelle tessili prima trascurate. Il percorso si sofferma anche sul prezioso servizio di porcellana di Meissen appartenuto alla famiglia Taparelli d’Azeglio, e acquistato nel 2013 da Palazzo Madama attraverso una vasta operazione di crowdfunding, la prima del genere in Italia, che ha visto la partecipazione di oltre 1.500 donatori. La scoperta dell’esistenza di questo servizio - rimasto eccezionalmente integro fino ai giorni nostri - è avvenuta grazie allo studio di un dipinto di Massimo d’Azeglio del 1846, Natura morta con fiori e oggetti, conservato alla GAM di Torino e ora in prestito in occasione della mostra, che raffigura proprio una delle tazzine con lo stemma dei Taparelli.

Raccogliete, raccogliete, fatevi una raccolta: vi sono le monete, le conchiglie, gl’insetti, i minerali, le tabacchiere, le miniature, gli uccelli, i ventagli, i bottoni e, santo Dio! anche le scatole dei zolfanelli ed i francobolli.
Raccogliete ciascuno secondo la vostra inclinazione,
la vostra intelligenza, il vostro capriccio.  Edoardo Calandra su Emanuele d’Azeglio

WORDS AND STARS. Grazia Toderi e Orhan Pamuk - installazione - PROROGATA AL 29 MARZO 2017

Grazia Toderi e Orhan Pamuk
Words and Stars

Palazzo Madama - Torino, dal 4 novembre 2016 al 16 gennaio 2017 (prorogata al 29 marzo 2017)
Inaugurazione: 4 novembre, dalle ore 17.00 alle 19.00
Infini.to - Planetario di Torino - Pino Torinese, 5 e 6 novembre 2016
proiezione alle ore 18.30 – 19 – 19.30
Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto - Rovereto, dal 2 aprile 2017 al 2 luglio 2017 
apertura al pubblico: 2 aprile dalle ore 10.00

Words and Stars (2013-2016) è una collaborazione poetica tra un’artista visiva e uno scrittore. Grazia Toderi e Orhan Pamuk insieme hanno creato un’opera d’arte che esplora le affinità esistenti tra ingenue domande metafisiche e la gioia di guardar le stelle. Possono i nostri pensieri essere confrontati a lontane stelle in movimento? Esiste un collegamento visivo tra i paesaggi della nostra mente e il cielo sopra alle città?
Il progetto nasce nel 2013, quando Orhan Pamuk decide d’invitare Grazia Toderi a ideare insieme un’opera d’arte per il Museo dell’Innocenza da lui creato ad Istanbul. In tre anni di lavoro, le conversazioni, gli incontri e l’intenso scambio di corrispondenza tra l’artista italiana e lo scrittore turco hanno portato alla realizzazione di Words and Stars, una trilogia composta da otto proiezioni video che sarà presentata al MART di Rovereto nell’aprile del 2017.
Grazie all’invito di Infini.to – Planetario di Torino, il moderno Science Centre sulla collina a pochi chilometri da Torino, si è aggiunta un’opera realizzata specificamente per lo spazio della cupola del Planetario, che sarà presentata il 5 e 6 novembre 2016, mentre un piccolo ma raffinato intervento visivo sarà esposto dal 4 novembre 2016 al 16 gennaio 2017 grazie al Museo d’arte antica di Palazzo Madama a Torino.
All’interno del Planetario Words and Stars prende l’aspetto di una proiezione video a 360 gradi su schermo emisferico. Il pubblico si trova all’interno di un globo nel contempo celeste e terrestre, dagli incerti confini, dove la scrittura di Orhan Pamuk appare e scompare sullo sfondo notturno della città di Istanbul, le cui luci si trasformano in possibili costellazioni nelle immagini create da Grazia Toderi.
A Palazzo Madama, l’intervento di Grazia Toderi e Orhan Pamuk dialoga con un’opera d’arte antica dell’ebanista Pietro Piffetti (Torino 1701 – 1777): un piccolo planetario realizzato in legno e avorio a metà Settecento, un modellino con elementi mobili che rappresenta il dinamismo tra Sole, Terra, Luna e i pianeti. Il planetario è intagliato in legno e intarsiato in avorio con figure che tutt’intorno raffigurano i segni zodiacali. Un oggetto usato durante le lezioni di astronomia come strumento didattico per le dimostrazioni sperimentali con gli allievi. In ambito anglosassone viene definito Orrery (termine riferito a Charles Boyle, quarto conte di Orrery, che fece realizzare il primo planetario del genere nel 1704) e questo conservato a Palazzo Madama di Torino fu costruito dall’ebanista piemontese sulla base delle indicazioni a lui fornite dal fisico francese Jean-Antoine Nollet, chiamato a Torino per sei mesi nel 1739 a tenere un corso di fisica per il principe Vittorio Amedeo, figlio di Carlo Emanuele III di Savoia e futuro re di Sardegna.
Grazia Toderi e Orhan Pamuk hanno inserito tridimensionalmente e racchiuso in una grande teca a Palazzo Madama otto immagini dalla forma circolare e ovale da avvicinare al piccolo planetario ligneo, scegliendo di lasciarlo smontato così come è stato ritrovato (in futuro sarà restaurato), per sottolinearne la natura fortemente enigmatica, come enigmatica rimane la visione delle stelle.

Words and Stars è a cura di Guido Curto e Clelia Arnaldi di Balme per la mostra al Planetario e a Palazzo Madama di Torino, e di Gianfranco Maraniello al Mart di Rovereto.

Grazia Toderi - Nata a Padova nel 1963, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna si trasferisce nel 1992 a Milano. Dal 2005 vive tra Milano e Torino. Ha partecipato a mostre collettive e a rassegne importanti come la Biennale di Venezia, nel 1993, 1999 (tra le vincitrici del Leone d'Oro) e 2009, le Biennali di Istanbul (1997), Sydney (1998), Pusan (2000 e 2002), Pontevedra (2004) e New Orleans (2011). Tra le mostre personali in musei pubblici segnaliamo: Castello di Rivoli (1998), Museo Serralves, Oporto (2010), Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institution, Washington D.C. (2011), Maxxi, Roma (2012), John Curtin University Gallery, Perth (2013), MIT Museum, Boston (2016).

Orhan Pamuk - Nato nel 1952 a Istanbul, nel 2006 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura. In Italia ha pubblicato da Einaudi tutte le sue opere, tra cui ricordiamo Il mio nome è rosso (2001), Neve (2004), Istanbul (2006), Il Museo dell'innocenza (2009), Il Signor Cevdet e i suoi figli (2011), L'innocenza degli oggetti (2012) e La stranezza che ho nella testa (2015). Le storie di Pamuk indagano l'anima malinconica della sua città natale alla scoperta di nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture. Ha fondato a Istanbul un vero e proprio museo che accoglie gli oggetti accumulati da Kemal, protagonista de Il museo dell’innocenza, a memoria della sua ossessione amorosa per la giovane Füsun.

Pietro Piffetti - Nato a Torino nel 1701 e morto nel 1777. Ha un primo periodo di formazione a Roma, durante il quale entra in contatto con i lavori del francese Pierre Daneau, attivo in città, che esercitano su di lui una grande influenza. Richiamato in patria, nel 1731 viene nominato primo ebanista di corte del re Carlo Emanuele III. In quasi cinquant’anni di attività Piffetti produce mobili e oggetti di formidabile raffinatezza e abilità tecnica, destinati alle residenze di corte e alle dimore aristocratiche. I suoi intarsi in avorio, tartaruga, metalli e legni pregiati, portano la produzione dell’ebanisteria piemontese del Settecento ai massimi livelli.

 

LO SCRIGNO DEL CARDINALE. Guala Bicchieri collezionista di arte gotica tra Vercelli, Limoges, Parigi e Londra - mostra

In collaborazione con il Musée de Cluny di Parigi
a cura di Simonetta Castronovo e Christine Descatoire
Palazzo Madama - Sala Atelier
11 novembre 2016 – 6 febbraio 2017

Giovedì 10 novembre 2016 | ore 11.00 - conferenza stampa | ore 18.00 inaugurazione

A novecento anni esatti dalla riconferma della Magna Charta, siglata a Bristol l’11 novembre 1216 su iniziativa del cardinale Guala Bicchieri, Palazzo Madama presenta Lo scrigno del Cardinale, una preziosa mostra dedicata alla figura del prelato vercellese, appassionato collezionista di arte gotica all’inizio del 1200.
In mostra
Il percorso in mostra illustra le principali opere giunte sino a noi di questa preziosa collezione. Innanzitutto gli smalti di Limoges, di cui troviamo esposti sedici esemplari. Tra questi spicca il celebre Cofano di Palazzo Madama (acquisto del Comune di Torino nel 2004) utilizzato dal cardinale come baule da viaggio per gli arredi liturgici, le oreficerie e i documenti che portava con sé durante gli spostamenti; un piccolo e prezioso cofanetto proveniente dal Museo Leone di Vercelli; e tre dei dodici medaglioni conservati al Musée du Louvre provenienti da un cofano di Guala Bicchieri e raffiguranti animali, creature fantastiche e scene di combattimento. Una sezione è interamente dedicata alle opere di Limoges con decorazione profana del Musée de Cluny, tra cui un piccolo capolavoro del gotico di inizio Duecento: la scatola con scene cortesi dell’abbazia di Saint-Martial di Limoges, su cui sono raffigurati i diversi momenti della conquista amorosa secondo l’etica cavalleresca. Ad arricchire il percorso espositivo c’è anche un codice miniato di origine germanica della Biblioteca Nazionale di Torino, a testimonianza della ricca collezione di manoscritti del cardinale che contava 118 codici, tra bibbie, testi patristici, liturgici e giuridici, e un coltello eucaristico, tesoro di oreficeria in uso soprattutto in età paleocristiana e nella liturgia ortodossa. La mostra si conclude con un approfondimento sulla fortuna di queste opere nell’Ottocento presso i collezionisti, gli architetti-restauratori e le Scuole Professionali, in linea con quella riscoperta del Medioevo che caratterizzò la cultura non solo piemontese, ma anche nazionale ed europea del periodo, e sul tema dei falsi, oreficerie in stile di Limoges, attraverso l’esposizione di disegni, lettere e fotografie riguardanti il cofano di Guala Bicchieri accanto a calchi in gesso e copie in ottone degli esemplari originali del XIII secolo.
Chi era Guala Bicchieri
Nominato legato papale da Innocenzo III, Guala Bicchieri (1150 circa - 1227) svolse numerose e delicate missioni diplomatiche che lo portarono in viaggio attraverso l'Europa settentrionale e in contatto con illustri personaggi. Fu lui che, nell'Inghilterra di Giovanni Senzaterra e Riccardo Cuor di Leone, riuscì agendo da politico a fermare la guerra scatenata dai baroni inglesi contro il re. Nel corso di queste ambascerie sostò in importanti città e centri artistici, come Poitiers, Limoges, Parigi, Canterbury, Oxford, Londra, Salisburgo. Luoghi da cui il cardinale riportò un considerevole numero di oreficerie, smalti, reliquiari, paramenti sacri e codici miniati, un vero e proprio tesoro di oggetti di fattura nordica da cui ebbe inizio la diffusione del gotico a Vercelli e in Piemonte.
La rete europea
La mostra è una coproduzione di Palazzo Madama e del Musée de Cluny - Musée national du Moyen Âge di Parigi, dove la rassegna è già stata presentata dal 13 aprile al 26 settembre 2016, a cura di Simonetta Castronovo, Conservatore delle collezioni medievali di Palazzo Madama e di Christine Descatorie, Conservatore capo del Musée de Cluny.
A differenza della tappa parigina dedicata al tema degli oggetti profani prodotti a Limoges nel Medioevo, a Torino l’esposizione si concentra sulla straordinaria vita del cardinale, grande protagonista della storia e dell’arte piemontese nel Medioevo, attraverso un focus sui viaggi in Europa, le committenze a Vercelli e a Roma e alcuni documenti duecenteschi che descrivono la consistenza della sua collezione d’arte gotica.
La coproduzione della mostra si inserisce tra le iniziative della Rete europea dei musei di arte medievale, prestigioso network che riunisce, oltre al Musée de Cluny e a Palazzo Madama, il Museo nazionale del Bargello di Firenze, lo Schnütgen Museum di Colonia, il Museo Diocesano di Vic in Catalogna, il Musée Mayer van den Bergh di Anversa e il Catharijnconvent di Utrecht.
Gli appuntamenti
Per tutto il periodo della mostra - visibile dall’11 novembre 2016 al 6 febbraio 2017 – sono previsti alcuni appuntamenti per approfondire insieme al pubblico il tema del Medioevo in Piemonte e degli smalti di Limoges. In particolare, il 16 gennaio 2017 Simonetta Castronovo, curatrice della mostra e Angelo Agostino, chimico dell’Università di Torino, illustreranno come si producono gli smalti e quali informazioni si possono ricavare dalle innovative analisi chimiche condotte in questi ultimi anni sulle oreficerie di Palazzo Madama. Il 26 gennaio 2017 conferenza di Alessandro Barbero, Professore dell’Università del Piemonte Orientale, che parlerà di Vercelli, città natale di Guala Bicchieri nel XIII secolo. Per i visitatori inoltre ci sarà la possibilità di partecipare a visite guidate e attività per le famiglie dedicate alla mostra.

TERRA! I SEGRETI DELLA PORCELLANA Materie prime, capolavori barocchi e forme contemporanee - mostra - PROROGATA AL 20 FEBBRAIO 2017

CONFERENZA STAMPA E INAUGURAZIONE:
venerdì 21 ottobre alle ore 11.30 - ingresso libero all'evento

Palazzo Madama presenta dal 21 ottobre 2016 al 23 gennaio 2017 (CON PROROGA AL 20 FEBBRAIO 2017) in Sala Ceramiche la mostra I segreti della porcellana. Materie prime, capolavori barocchi e forme contemporanee.
L’esposizione – a cura di Cristina Maritano, conservatore di Palazzo Madama, con Lorenzo Mariano Gallo e Annalaura Pistarino del Museo di Scienze Naturali di Torino – costituisce la quarta tappa del ciclo espositivo Terra!, che collega sotto un comune denominatore Palazzo Madama insieme ai musei legati alla storia della ceramica di Castellamonte, Savona, Mondovì, Albissola Marina e Albisola Superiore.
Attraverso un approccio pluridisciplinare, Palazzo Madama racconta gli aspetti storici e tecnologici della produzione della porcellana, tecnica ceramica ben rappresentata nelle raccolte del museo, dove è custodita una delle collezioni più importanti al mondo per consistenza e qualità dei pezzi. La mostra illustra con opere e materie prime il passaggio dalla porcellana tenera - esemplificata dalla porcellana medicea, da quella di Saint-Cloud e di Sèvres – alla porcellana dura, rappresentata da due importanti vasi di Palazzo Reale. Opere realizzate a Meissen per il Palazzo Giapponese di Augusto il Forte, furono inviati al Re di Sardegna Vittorio Amedeo II nel 1725. Essi documentano sia il primo periodo della direzione di J.F. Böttger, sia l'uso della porcellana come dono diplomatico. Arricchiscono il percorso della mostra a Palazzo Madama anche alcuni trattati scientifici per raccontare le tappe della conoscenza delle porcellane orientali in Europa: dall'opera di Giulio Cesare Scaligero al Museo Metallico di Ulisse Aldrovandi al Museo Cospiano.
La mostra prosegue con uno sguardo sulla storia della manifattura di Sèvres in Francia, che dopo la scoperta di giacimenti di caolino sul suolo francese nel 1768, vicino a Limoges, avvierà un complesso e costoso processo di conversione industriale, abbandonando progressivamente la produzione di porcellana tenera a vantaggio di quella dura. Infine, grazie alla collaborazione con il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, viene esposta una campionatura di terre e minerali utilizzati anticamente nelle manifatture europee per la produzione della porcellana dura e di quella tenera, evidenziando le differenze nei procedimenti. I campioni furono spediti nel 1833 dal direttore della fabbrica di Sèvres, Alexandre Brongniart, ad Angelo Sismonda, professore di mineralogia dell'Università di Torino, e sono recentemente venuti alla luce nei depositi del Museo di Scienze Naturali. Una testimonianza di come nell'Ottocento positivista continuasse tra gli scienziati lo scambio di informazioni sulle materie prime utilizzate nella fabbricazione della porcellana.
Ad arricchire il percorso anche le opere di The Bounty Killart, gruppo di giovani artisti torinesi emergenti su scala internazionale, che si ispirano alle porcellane settecentesche, reinterpretandole in chiave ironica e contemporanea. Da sempre The Bounty Killart considera l’arte del passato (antico, rinascimentale, recente) fonte principale della propria produzione. Reinterpretando le immagini restituiscono loro la parola, rendendole portatrici di nuovi significati e, soprattutto, trasformandole nell’oggetto principale di un’attività ludica da cui ha origine gran parte del processo conoscitivo. Le sculture in ceramica presentate a Palazzo Madama si inseriscono in questa linea di pensiero, mostrando all’opera non solo l’estro d’immaginazione, ma anche la perizia della tecnica.

Visite guidate in mostra con i curatori
Giovedì 17 novembre 2016 - ore 17.30 | Le terre della porcellana
Incontro a cura di Lorenzo Mariano Gallo e Annalaura Pistarino (Museo di Scienze Naturali)

Mercoledì 18 gennaio 2017 – ore 17.30 | I segreti della porcellana
Incontro a cura di Cristina Maritano (Palazzo Madama - Torino)

 

IN PRIMA LINEA. Donne fotoreporter in luoghi di guerra - mostra

MOSTRA PROROGATA AL 16 GENNAIO 2017
Palazzo Madama - Corte Medievale

Quattordici donne “armate” solo della loro macchina fotografica, in prima linea nei punti caldi del mondo dove ci sono guerre, conflitti e drammi umani e sociali. Con coraggio, sensibilità e professionalità ci aiutano a capire, a non dimenticare, a fermarci a pensare.
Palazzo Madama presenta, dal 7 ottobre al 13 novembre 2016, In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra. Una mostra costituita da 70 immagini scattate da 14 giovani donne fotoreporter che lavorano per le maggiori testate internazionali e che provengono da diverse nazioni: Italia, Egitto, Usa, Croazia, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Spagna.
Linda Dorigo, Virginie Nguyen Hoang, Jodi Hilton, Andreja Restek, Annabell Van den Berghe, Laurence Geai, Capucine Granier-Deferre, Diana Zeyneb Alhindawi, Matilde Gattoni, Shelly Kittleson, Maysun, Alison Baskerville, Monique Jaques, Camille Lepage si muovono coraggiosamente in atroci e rischiosi campi di battaglia per documentare e denunciare quella "terza guerra mondiale" che è in corso in molte parti del mondo.
Nella mostra ciascuna delle fotografe presenta 5 foto emblematiche del proprio lavoro e della propria capacità di catturare non solo un'azione, ma anche un'emozione, testimoniando e denunciando con le immagini le violenze perpetrate sui popoli e le persone più deboli e indifese.
Le 70 fotografie in mostra sono emblematiche nella durezza dei loro contenuti. A colori e in bianco e nero, scattate con macchine digitali o ancora con la pellicola, quasi a testimoniare senza filtri ciò che accade davanti all'obiettivo, le immagini reportage sono esse stesse "articoli" scritti con la fotocamera che non hanno bisogno di parole, se non una sintetica didascalia che precisa il dove e il quando, per raccontare "la" storia.
Nata da un’idea di Andreja Restek, la rassegna - curata con la giornalista Stefanella Campana e con Maria Paola Ruffino, conservatore di Palazzo Madama - è ospitata nella Corte medievale, con allestimento a cura dell'architetto Diego Giachello.
La mostra è promossa congiuntamente dall’Associazione Gi.U.Li.A - Giornaliste Unite Libere Autonome e da ADCF Onlus, l’Ambulanza dal Cuore Forte.

La mostra ha il sostegno di: Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte e Associazione Stampa Subalpina. 
Media partner: La Stampa
Con il patrocinio di: Assessorato alla Cultura della Città di Torino, Ordine Giornalisti del Piemonte, FNSI - Federazione Nazionale della Stampa Italiana, FIAF - Federazione Italiana Associazioni Fotografiche

Foto in alto: © Andreja Restek Hungary Serbia border
Il catalogo è in vendita al bookshop del museo

L’originalità nel distinguersi. Tutta l’arte in un biglietto da visita

Per la prima volta viene esposta al pubblico la collezione di biglietti da visita di Palazzo Madama: una selezione di circa quaranta opere, realizzate tra Settecento e Ottocento, scelte e ordinate da quindici studenti delle scuole secondarie di secondo grado che hanno vinto la partecipazioni alla prima Summer school di Palazzo Madama attraverso il concorso Porta, Castello, Residenza e Museo. Raccontami Palazzo Madama promosso dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.
La mostra propone un percorso alla scoperta dei temi e delle consuetudini legate all’uso del biglietto da visita, oggetto ancora oggi in voga per presentare la propria persona o professionalità, che in un piccolo formato racchiude originalità, arte e gusto.
La collezione di duemilacinquecento biglietti da visita è entrata nel 1935 nelle raccolte del museo attraverso l’acquisto dal libraio Luigi Pregliasco di Torino e il dono fatto dagli eredi di Henry Litta Prior, uno dei primi studiosi del biglietto da visita e autore di un’importante pubblicazione monografica.
Nella mostra sono esposti alcuni biglietti di personaggi illustri, come Massimo d’Azeglio e il poeta Ippolito Pindemonte; una sezione è dedicata alle origini del biglietto da visita, con il retro di carte da gioco su cui si annotava il proprio nome per segnalare la visita ai propri conoscenti; altre sezioni iconografiche sono dedicate alle cornici, alla calligrafia, alle professioni e alle vedute urbane e paesaggistiche, tra cui Venezia, Firenze, Siena e Torino.

La summer school si è svolta dal 13 al 23 giugno 2016: un tirocinio formativo di nove giorni che ha proposto una full immersion nella realtà museale, dove i ragazzi hanno conosciuto le diverse competenze professionali che vi operano. Altri momenti sono stati condotti da professionisti esterni: un laboratorio creativo con gli artisti torinesi Enrico Partengo e Giulia Gallo; alcuni momenti sono stati dedicati all’orientamento professionale e al project management; alle nuove tecnologie e alla riproducibilità dell’arte con la modellazione 3D di una piccola scultura in bronzo del Seicento.

Il lavoro degli studenti si è anche svolto all’aperto nello spazio verde del Giardino medievale insieme all’agronomo del museo, Edoardo Santoro e ai Senior Civici.
La mostra è a cura degli studenti: Nives Di Pietro, Ludovica Felicioni, Cassia Cristina Ferreira da Silva, Elisa Gambino, Francesca Garelli, Sara Lomi, Federico Mateus Esteves, Sara Musso, Alice Nicastro, Federica Panarelli, Francesca Panuzzo, Andrea Rol, Giuseppe Ron, Lavinia Scotto, Alessia Simonetti.

Dal 2009 Palazzo Madama accoglie gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado per lo svolgimento di tirocini formativi, consapevole del ventaglio di competenze e professionalità presenti in museo capaci di offrire ispirazione ai giovani: oggi grazie a questo progetto l’impegno del museo si rafforza verso nuove possibilità di alternanza scuola-lavoro.
La Consulta ha avviato fin dal 2011 un programma di attività didattiche volto ad offrire agli studenti approfondimenti sulle discipline artistiche, materie spesso non curricolari del corso di studio seguito, attraverso stage formativi presso musei e monumenti cittadini, scelti tra quelli restaurati e valorizzati in quasi trent’anni di attività.

Nata dalla volontà delle Aziende piemontesi di salvaguardare il patrimonio della città di Torino, la Consulta ha instaurato una circolarità virtuosa tra Istituzioni, Soprintendenze, Responsabili e Curatori di Musei, Aziende, Banche e poi Fondazioni, che ha contribuito a valorizzare e far conoscere Torino, oltre la tradizionale leadership manifatturiera. I Soci sentono la responsabilità di mantenere e sviluppare questo unicum che il “Sistema Torino” ha rispetto ad altre città italiane e partecipano attivamente alla vita della Associazione attraverso gli Organi Statutari e le Commissioni.

I soci della Consulta: 2A, Armando Testa, Banca Fideuram, Buffetti, Burgo Group, Buzzi Unicem, C.L.N., Compagnia di San Paolo, Costruzioni Generali Gilardi, Deloitte & Touche, Ersel, Exor, Fenera Holding, Ferrero, Fiat Chrysler Automobiles, Fondazione Crt, Garosci, Geodata, Gruppo Ferrero-Presider, Huntsman, Intesa Sanpaolo, Italgas, Lavazza, Martini & Rossi, Megadyne, M. Marsiaj & C., Reale Mutua, Reply, Skf, Unione Industriale di Torino, Vittoria Assicurazioni.

Marilyn Monroe

Marilyn Monroe, la vera star di Hollywood, icona senza tempo di bellezza e sensualità, il 1 giugno 2016 avrebbe compiuto 90 anni. Palazzo Madama dedica a Marilyn una grande mostra che documenta la vita della celebre attrice attraverso l’esposizione di 150 oggetti personali, molti dei quali provenienti dalla sua casa di 5th Helena Drive in Brentwood, California, lasciati al suo maestro di recitazione e mentore Lee Strasberg.
Vestiti, accessori, oggetti personali, articoli di bellezza, documenti, lettere, appunti su quaderni, contratti cinematografici, oggetti di scena e spezzoni di film. E le meravigliose fotografie della diva, quelle inedite e originali della stampa del tempo, e quelle scattate dai leggendari fotografi di Marilyn Monroe - Milton Greene, Alfred Eisenstaedt, George Barris e Bernt Stern - che la ritrasse poco prima della morte in un famoso servizio per Vogue (The last sitting. 1962).

Foto:
USA. New York. US Actress Marilyn Monroe. 1956.
@ Eliott Erwitt/Magnum Photos/Contrasto

 

 

GIOIELLI VERTIGINOSI Ada Minola e le avanguardie artistiche a Torino

Palazzo Madama, dopo la recente esposizione dedicata a Giò Ponti, conferma una grande attenzione per le arti applicate del XX secolo presentando dal 6 maggio al 12 settembre in Sala Atelier una mostra sull’arte orafa e in particolare sulla personalità artistica e umana di Ada Minola (1912-1993): poliedrica scultrice, orafa, imprenditrice, gallerista, attiva a Torino nella seconda metà del ‘900. 

La mostra, curata da Paola Stroppiana, si articola in cinque sezioni e presenta per la prima volta al pubblico 120 gioielli che delineano i principali caratteri della produzione orafa di Ada Minola, focalizzandosi sulle diverse aree di influenza stilistica: dall’Art Nouveau al gioiello d’artista, dai confronti con le sculture di Giò Pomodoro e Lucio Fontana al periodo neo-barocco, dai dialoghi con le opere di Umberto Mastroianni alle influenze dell’universo estetico del geniale architetto Carlo Mollino. Ad arricchire l’esposizione anche un costante rimando a opere d’arte, disegni, libri, fotografie di repertorio che consentono una puntuale contestualizzazione storica e critica degli oggetti in mostra.

Vivace protagonista della borghesia torinese, che nel secondo dopoguerra si apre alle novità culturali di respiro internazionale, Ada Minola vive un periodo felice d’incontri che segneranno profondamente la sua ricerca artistica. Amica di Mollino, al quale commissiona gli arredi dell’abitazione di famiglia nel 1944, frequenta gli artisti Lucio Fontana, Giò Pomodoro, Umberto Mastroianni e, alla fine degli anni ’50, conosce l’affermato critico d’arte francese Michel Tapié, con il quale instaura una fruttuosa collaborazione e una solida amicizia. Tapié chiamerà Ada a dirigere l’International Center of Aesthetic Research da lui fondato a Torino nel 1960. Figlia e nipote di orafi lombardi, dall’inizio degli anni Cinquanta Ada Minola realizza i primi manufatti in oro, argento e pietre preziose con la tecnica della fusione a cera persa. Piccoli capolavori caratterizzati da volumetrie fiammeggianti e da un ardito trattamento della materia. I suoi gioielli riscuotono da subito una buona fortuna critica tra i suoi contemporanei tanto che alcuni suoi esemplari - su invito di Arnaldo e Giò Pomodoro - vengono esposti alla Triennale del 1957. Nei due decenni successivi partecipa a numerose mostre collettive dedicate al gioiello d’autore in diverse gallerie in Italia e all’estero, e alcuni suoi gioielli entrano in prestigiose collezioni private italiane e internazionali come quella della gallerista americana Martha Jackson e del poeta francese Emmanuel Looten, che li definirà in una poesia a lei dedicata “gioielli vertiginosi”. Donna dal grande carisma, amatissima da artisti, poeti e intellettuali di cui fu musa e amica, Ada Minola trasferisce nei suoi gioielli il grande fervore creativo da cui era circondata, riuscendo a tradurre con originale creatività istanze e scelte formali.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Silvana Editoriale, con testi a cura di Paola Stroppiana e un ricco apparato iconografico, realizzato grazie al prezioso contributo di Gian Enzo Sperone.

La mostra è realizzata con il fondamentale sostegno di Azimut Wealth Management, la struttura del Gruppo Azimut, principale realtà indipendente del risparmio gestito in Italia, dedicata alla clientela più importante per complessità e patrimoni.

 

SAVE OUR FLOWERS Massimo Barzagli

In occasione dell’IFLA 2016 – Congresso Mondiale degli architetti di Paesaggio a Torino, Palazzo Madama fiorisce con Save our Flowers, la nuova installazione dell’artista toscano Massimo Barzagli, un unico grande lavoro, composto con dodici lastre in ceramica realizzate nella storica bottega Gatti di Faenza.
L’opera, che ricopre la pavimentazione della Sala Quattro Stagioni, come un enorme tappeto rosa in ceramica, abitato da impronte di fiori – veri protagonisti dell’installazione - è un invito alla bellezza e leggerezza, una primavera floreale gettata su uno sfondo rosa.

La superficie smaltata ricorda la grande tradizione rinascimentale della ceramica invetriata dei della Robbia – spiega Sergio Risaliti, curatore della mostra. I colori evocano il senso panico della natura come in Courbet e Monet. E tuttavia, il colore rosa che fa da sfondo alle impronte di fiori ha una nota acida e urbana che ricorda il mondo pop di Warhol. Si tratta di un’operazione complessa, linguisticamente parlando, che trova compimento e soddisfazione nella semplicità religiosa di un gesto di offerta e di pietà. Barzagli raccoglie i fiori e ne glorifica la bellezza poco prima del loro disfacimento, o subito dopo la loro estate. Una preghiera e una poesia, un atto di amore e uno spargamos, rituale panico, di smembramento dell’amata madre natura. Con le sue azioni floreali Barzagli sacrifica la figuratività per un eccesso di desiderio nei confronti della pittura. Merita citare un ricordo infantile dell’artista: “Quando alla scuola elementare Giovanni Pascoli di Marradi la mia maestra elementare mi insegnava a copiare un fiore ne attaccava con un pezzetto di nastro adesivo uno vero alla pagina del quaderno da disegno, era il fiore vero che prendeva il sopravvento all'interno della classe”

Save our Flowers è un work in progress iniziato nel 2007 alla stazione della metropolitana di New York di Fulton Street, proseguito nel 2010 con un gruppo di bambini siriani all’Art Factory di Dynamo Camp e poi ancora nel 2012 al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (in occasione della mostra monografica di Barzagli al Seul Performing Festival). Nel dicembre 2013  l’autore arriva a Torino, chiamato dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna Onlus. Dona la sua arte coinvolgendo  in una performance i dipendenti dell’Ospedale Sant’Anna in occasione del rinnovo dello storico ingresso di Via Ventimiglia: da allora, una tela collettiva di impronte di fiori dà il benvenuto gioioso a tutti gli ospiti del più grande ospedale ginecologico e ostetrico d’Europa.

Con Save our Flowers a Palazzo Madama continua la collaborazione tra la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Medicina a Misura di Donna per l’Ospedale Sant’Anna. Un progetto iniziato nel 2014 con “Nati con la Cultura”, il passaporto di cittadinanza culturale consegnato dai medici  alle famiglie di ogni nuovo nato con il kit della salute, che consente la frequentazione libera ai musei di tutto il nucleo famigliare nel primo anno di vita, inserendo così a pieno titolo la Cultura come raccomandazione per una buona crescita.

Dopo l’esposizione a Palazzo Madama, fino al 29 maggio 2016, l’opera sarà donata alla Fondazione Medicina a Misura di Donna per il nuovo reparto maternità dell’Ospedale Sant’Anna, in corso di realizzazione. 

La Fondazione Torino Musei e l’artista invitano i genitori a portare i loro bimbi in visita, e fotografarli sul grande tappeto. Save our Flowers consente infatti l’esperienza sensoriale tattile per tutti, partendo dai bambini e i non vedenti. In occasione dell’inaugurazione, in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi, si svolgerà in museo “Oltre lo sguardo”, workshop dedicato a 50 dipendenti non vedenti del Gruppo UniCredit, guidati nell’esperienza con i loro manager da Francesco Fratta, responsabile della commissione Cultura UIC, ente che ha prodotto le didascalie e il testo dell’installazione in linguaggio braille.

Ma la mostra non si fa ferma qui. Palazzo Madama e Massimo Barzagli vanno oltre, senza rinunciare alla performance. L’Opera Barolo accoglie l’artista in residenza nel nuovo housing per persone in temporanea difficoltà abitativa, appena  varato nella VI Circoscrizione, in Via Cigna,  complesso nel quale è già intervenuto l’artista inglese David Tremlett. Dalla relazione con le storie che si intrecciano nel luogo nascerà il progetto di una fioritura permanente degli otto appartamenti del piano terra, che l’artista creerà con  gli abitanti: trompe-l’oeil fatti da persone per altre persone. Il lavoro finale verrà presentato il 27 maggio durante la settimana dell’Evento Saving The Beauty, tappa torinese del progetto europeo di teatro sociale e di comunità Caravan Next (www.caravanext.eu), che il SCT Centre dell’Università di Torino sta conducendo con l’Opera Barolo.

L’opera è realizzata con il prezioso contributo di Ceramica Gatti 1928

 

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