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Anteriore al 1951
fibre vegetali
1858/L
Larghezza: 4,2 cm, Altezza: 13 cm
Pacchetto polimaterico
bottega piemontese (biellese o vercellese)
Pacchetto vagamente antropomorfo in fibre vegetali e stretto da un cordino.
Pacchetto polimaterico composto da paglia avvolta da un tessuto in fibra vegetale e stretto da un cordino. L’oggetto, dalla forma a tronco di cono, ha dei tratti sommariamente antropomorfi.



Il bene è di produzione Songye, gruppo che occupa un vasto territorio compreso tra i fiumi Sankuru, Lubilash e Lulaba nell’odierna Repubblica Democratica del Congo. La creazione di oggetti polimaterici è ampiamente diffusa nel contesto Songye ed è associata alla produzione più ampia di “minkisi” (singolare “nkisi”), oggetti creati da specialisti del sacro (nganga), con l’intento di racchiudere al loro interno forze provenienti dal mondo invisibile. Nelle forme più elaborate, i minkisi Songye possono essere statue antropomorfe in legno di varie dimensioni. Nelle forme più semplici, invece, possono essere realizzati anche a partire da materiali facilmente reperibili, come argilla, legno, conchiglie e paglia. Gli ingredienti magici contenuti al loro interno conferiscono poteri di protezione o attacco. La semplicità dei materiali costituenti, non diminuisce il valore o l'efficacia del nkisi, poiché ciò che conta è il potere attribuito alle sostanze in esso contenute, oltre al significato e all'intenzione con cui esso viene creato e utilizzato. Il nkisi viene impiegato in riti religiosi e pratiche divinatorie, curative o propiziatorie.



La possibilità di utilizzare i minkisi sia per scopi benevoli sia malevoli ha portato in Occidente alla percezione di tali oggetti come strumenti pericolosi o come frutti di pratiche superstiziose che potevano ostacolare il processo di evangelizzazione messo in atto durante il colonialismo.



Il bene in esame presenta analogie con i minkisi più diffusi tuttavia, in assenza di ulteriori informazioni, la funzione magico-spirituale è solamente presunta.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino.
Fava A.S., Africa, America, Oceania. Le collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino. Storia delle collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino, 1978, p.40,
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