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Anteriore al 1951
legno intagliato
367/L
Larghezza: 8,3 cm, Altezza: 22 cm
Statuetta
ellenistica - partica
Statuetta
Statuetta ricavata da un unico blocco di legno scuro raffigurante una figura maschile in posizione retta. La testa è sovradimensionata rispetto al corpo, le braccia, leggermente flesse, scendono parallele al corpo e l’ombelico è prominente. Sul volto gli occhi sono resi nella caratteristica forma “a chicco di caffè” e una fascia scanalata separa la fronte liscia dall’attaccatura dei capelli. Lungo la superficie sono presenti dei fori: uno sulla testa, due sulla parte anteriore del torso, uno in corrispondenza dell’orefizio anale.



Questo genere di sculture antropomorfe è ampiamente diffuso nell’area del bacino del Congo. Esse rappresentano solitamente figure di antenati o entità spirituali e possono mediare tra le persone e le forze invisibili.

Dalle piccole dimensioni degli esemplari si può ipotizzare che si tratti di statuette utilizzate in ambito domestico per proteggere singoli individui o nuclei familiari. In molti casi la statua veniva “attivata” dagli specialisti del sacro attraverso l’aggiunta di sostanze animali e vegetali introdotti nelle cavità e nei fori praticati nella scultura. La presenza di fori è ricorrente nelle statuette antropomorfe Luba e Songye. Sovente i fori possono essere collegati internamente tra di loro per rispecchiare la reale anatomia umana.

Per comprendere appieno la funzione di questi oggetti, è necessario considerarli al di fuori delle categorie tradizionali di "persone" e "cose". Sebbene siano oggetti materiali, essi possono essere invocati per produrre degli effetti, possiedono una propria volontà e possono intenzionalmente influenzare il comportamento umano.



Il regno Luba si formò intorno al Cinquecento nelle savane meridionali vicino ai laghi Lulaba nello stesso periodo del regno Lunda. I due gruppi furono i primi a costituire forme di potere centralizzato nella regione. L’origine mitica del regno, ricostruita attraverso numerose fonti orali, viene fatta risalire ad un certo Kongolo che stabilì la sua capitale vicino a Kalonga. Il regno si formò a partire dalla fusione di diversi clan sotto l’autorità di un unico capo.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino.
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