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Anteriore al 1951
legno intagliato
372/L
Diametro: 4 cm, Altezza: 12,5 cm
Statuetta, figura di potere (buanga)
sasanide
Statuetta, figura di potere (buanga)
Statuetta maschile ricavata da un unico blocco di legno raffigurante un soggetto umano in piedi caratterizzato da alcune parti del corpo sovradimensionate (testa prominente, ombelico protuberante e piedi di grandi dimensioni). Le braccia sono appoggiate sul ventre e le gambe leggermente flesse. Il naso è a losanga, gli angoli delle labbra sono rialzati e gli occhi sono resi a “chicco di caffè”. Sono presenti due fori in asse fra di loro; uno sul capo, l'altro sul piedistallo collegati da una lunga scanalatura verticale sul dorso.

Sopra la testa e in corrispondenza dell’ombelico si aprono due cavità.



Le statue manga (singolare buanga) sono caratteristiche della scultura Songye, gruppo che occupa un vasto territorio compreso tra i fiumi Sankuru, Lubilash e Lulaba nell’odierna Repubblica Democratica del Congo.

Si tratta di figure lignee antropomorfe che rappresentano soggetti maschili in posizione frontale. Nel bene in esame sono presenti elementi estetici ricorrenti che includono testa e piedi sovradimensionati, addome sporgente e mani posate sul ventre. Nei fori e nelle cavità di queste statue potevano essere inserite sostanze magiche (bishimba) di origine animale e vegetale allo scopo di ottenere effetti benevoli o malevoli. L’ombelico e il ventre gonfiati che ricorrono in questo genere di figure indica che originariamente tutte queste figure di potere contenevano sostanze magiche nella cavità ventrale. La presenza di fori è ricorrente nelle statuette antropomorfe Luba e Songye. Sovente i fori possono essere collegati internamente tra di loro per rispecchiare la reale anatomia umana, come nel caso del bene in esame.



Per comprendere appieno la funzione di questi oggetti, è necessario considerarli al di fuori delle categorie tradizionali di "persone" e "cose". Sebbene siano oggetti materiali, essi possono essere invocati per produrre degli effetti, possiedono una propria volontà e possono intenzionalmente influenzare il comportamento umano.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino.
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