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Anteriore al 1951
Legno
386/L
Lunghezza: 18,5 cm, Altezza: 12 cm, Larghezza: 9,5 cm
Poggiatesta
ellenistica - partica
Poggiatesta
Poggiatesta composto da un piedistallo a base rettangolare, due montanti laterali piegati ad angolo verso il centro dell’oggetto e un piano concavo d’appoggio. Sui lati lunghi della base è presente una profonda venatura. Il piedistallo e i lati brevi del piano d’appoggio sono decorati da un motivo intagliato a gruppi di linee parallele diagonali. Gli elementi decorativi dell'oggetto sono cromaticamente più scuri.



I poggiatesta in legno sono stati per molto tempo utilizzati in numerose regioni del continente africano, specialmente nell’Africa orientale e meridionale. Utilizzati anche nell’Antico Egitto, essi servono principalmente a proteggere le acconciature durante il sonno. Spesso venivano portati con sé dai proprietari, principalmente uomini, durante i loro spostamenti. I poggiatesta permettono di sollevare il capo alla stessa altezza delle spalle. Oltre alla loro funzione pratica e quotidiana, essi sono oggetti dal forte valore personale dal quale difficilmente il proprietario si separa e in molti casi si possono considerare vere e proprie opere d’arte volte a mostrare il prestigio del loro possessore.

Con l’urbanizzazione e i cambiamenti sociali l'utilizzo dei poggiatesta nel continente africano è calato drasticamente negli ultimi secoli. Attualmente sono ancora presenti in alcune aree rurali, tuttavia la loro diffusione è calata rispetto al passato. Nel corso del XIX e XX secolo questo tipo di oggetto è stato collezionato ampiamente da esploratori, missionari, diplomatici e militari europei. Il processo di musealizzazione ha modificato il valore dell’oggetto trasformandolo da oggetto dal valore pratico ed estetico a oggetto d’arte e merce di scambio.



L'oggetto in esame è associato ad uno stile di transizione Luba - Songye. Tra questi due gruppi, infatti, ci furono legami stretti e numerosi contatti, anche conflittuali, che portarono ad una reciproca influenza sociale, politica e, soprattutto, estetica e culturale.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino.
Gubert, B., Three Songye and Kongo Figures. In African Arts, 15(1), 1981,
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Terre Lontane. Arti extraeuropee dal Museo Civico d'Arte Antica, 2002,
Meyer, L., Art and craft in Africa : everyday life, ritual, court art, 1995,
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