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Anteriore al 1951
legno intagliato
359/L
Larghezza: 7,2 cm, Altezza: 31,8 cm
Statuetta
sasanide
Statuetta raffigurante una figura femminile
Statuetta di legno scuro ricavata da un unico blocco di legno raffigurante una figura femminile in posizione retta con la testa sovradimensionata rispetto al resto del corpo.

Le mani sono appoggiate sui fianchi pronunciati, il volto ha un’espressione neutra. Sul corpo sono presenti scarificazioni a cheloidi decorative e pieghe trasversali al pube e alle cosce. Lungo la colonna vertebrale sono presenti un solco e un rilievo. Questo elemento è tipico della scultura Lunda. L’acconciatura della donna coi capelli a balze sovrapposte, richiama i capelli “a cascata”, acconciatura diffusa tra il XIX e il XX secolo nella regione e rappresentata sovente nei modelli scultorei.



Questo genere di sculture antropomorfe è ampiamente diffuso nell’area del bacino del Congo. Esse rappresentano solitamente figure di antenati o entità spirituali e possono mediare tra le persone e le forze invisibili.

Dalle piccole dimensioni degli esemplari si può ipotizzare che si tratti di statuette utilizzate in ambito domestico per proteggere singoli individui o nuclei familiari. In molti casi la statua veniva “attivata” dagli specialisti del sacro attraverso l’aggiunta di sostanze animali e vegetali introdotti nelle cavità e nei fori praticati nella scultura.

Per comprendere appieno la funzione di questi oggetti, è necessario considerarli al di fuori delle categorie tradizionali di "persone" e "cose". Sebbene siano oggetti materiali, essi possono essere invocati per produrre degli effetti, possiedono una propria volontà e possono intenzionalmente influenzare il comportamento umano.



Il regno Lunda si formò intorno al Cinquecento a partire dalla fusione di diversi clan sotto l’autorità di un unico capo. I Lunda furono il primo gruppo, insieme ai Luba, a costituire forme di potere centralizzato nella regione. Il regno venne costituito nelle savane meridionali vicino ai laghi Lulaba.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino.
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