Da Dresda a Torino: il lungo viaggio di un’eredità di porcellana | Palazzo Madama
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Da Dresda a Torino: il lungo viaggio di un’eredità di porcellana

Martedì, 26 Febbraio, 2013

Pubblichiamo la seconda parte del testo (qui la 1° parte) dedicato al servizio d’Azeglio per l’acquisto del quale Palazzo Madama ha lanciato una campagna di crowdfunding online.  Per contribuire all’acquisto e diventare anche voi proprietari di un’opera d’arte www.palazzomadamatorino.it/crowdfunding

2. Le ricerche genealogiche

Ci sono oggetti nelle famiglie che si tramandano da generazione, come cose importanti, ma di cui solo vagamente si sa dire da dove vengano e a chi siano appartenute. In casa d'Azeglio più volte Emanuele aveva sentito parlare di un lontano avo migrato in Sassonia, un conte di Lagnasco che aveva fatto fortuna al servizio di Augusto II, re di Polonia. Morto senza figli, aveva lasciato alla famiglia d'origine quattro grandi ritratti della famiglia reale sassone, il proprio ritratto e quello della sua prima moglie, una contessa olandese, un servizio da caccia in cristallo di Boemia, e due servizi in porcellana di Meissen: uno più grande, da tè, da caffè e da cioccolata, con stemma Taparelli, e uno più piccolo, da tè, con lo stemma Taparelli e quello della seconda moglie, Maria Josepha Waldstein.

Passò più di un anno, e nell'inverno del 1844 Emanuele si recò a Dresda, alle prese con le prime ricerche. Ne ricavò qualche notizia su Maria Josepha e poco altro. Fu solo anni più tardi che trovò il modo di riprendere il filo per dipanare quelle vicende. Era ormai ministro plenipotenziario a Londra, e tornava di rado in Piemonte. Durante l'estate del 1856, dopo un soggiorno a Lagnasco e a Torino, si mise a esaminare con il padre i documenti dell'archivio di famiglia. Vi trovarono una lettera della duchessa Jolanda a un Gasparo de Taparellis, e dovettero con ciò discutere dell'albero genealogico della famiglia. Al ritorno a Londra, Emanuele si fece spedire "un tableau" (il ritratto del conte di Lagnasco? il quadretto di fiori?) e il servizio più piccolo, quello con le armi Taparelli-Waldstein, che sottopose al suo collega e amico il duca di Persigny, Jean-Gilbert Victor Fialin, ambasciatore francese, ex-primo ministro:

 Tableau et petites tasses sont arrivés intacts […]. Tout cela est fort admiré et Persigny en avale la salive. Nous avons ce matin passé en revue ses nombreaux livres heraldiques et avons constaté que les armoiries sur la porcelaine sont celle de la seconde femme née Waldstein et pas de la première née de Noyelles […].

 Persigny si prodigò in seguito in vario modo, conducendo personalmente ricerche in Francia per verificare le supposte origini bretoni dei Taparelli. Tra le carte di Emanuele, un quadernetto rilegato in marocchino rosso registra queste e altre notizie sulla famiglia raccolte principalmente tra il 1857 e il 1869, e poi date alle stampe, con successivi ampliamenti, nel 1884. E' un fatto raramente ricordato, ma se uno dei libri più famosi della letteratura italiana è stato scritto, I miei ricordi di Massimo d'Azeglio, lo si deve anche a Emanuele, e ai colloqui fra i due dopo la morte di Roberto. Fu un'impresa titanica per Massimo, che sempre aveva respinto le nostalgie del passato, ma che ora trovava confortante, persino divertente, raccontare l'esperienza di una vita. Ciò non gli impediva di guardare con affettuosa ironia a certe passioni del nipote, e fanno sorridere le sue ultime lettere, dove di nuovo fa capolino quel tale conte di Lagnasco...:

 Emanuel mi vien facendo de’ regalucci: vorrei fargli una gentilezza. Mi son ricordato che, a Loveno, c’è un’incisione bruttina, ma che per lui, che coltiva l’albero genealogico, avrebbe il gran merito di rappresentare un colonnello di Lagnasco, che servì Augusto III, di Sassonia-Polonia. Fammi il piacere, se non ci vedi obbiezione, di mandarla in una cassettina, diretta a Torino N. 2, via Accademia Albertina. Mille e mille grazie, per il congedo definitivo che hai accordato al conte di Lagnasco, onde si ritiri in seno della sua famiglia. Io son certo che, se a Emanuel gli mandassi un sacco d’oro non gli farei tanto piacere. È un gusto come un altro.

continua...