Da Dresda a Torino: il lungo viaggio di un'eredità di porcellana | Palazzo Madama
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Da Dresda a Torino: il lungo viaggio di un'eredità di porcellana

Mercoledì, 13 Febbraio, 2013

Pubblichiamo, a partire da oggi, l'articolo dedicato al servizio d'Azeglio per l'acquisto del quale Palazzo Madama ha lanciato una campagna di crowdfunding online.  Per contribuire all'acquisto e diventare anche voi proprietari di un'opera d'arte www.palazzomadamatorino.it/crowdfunding

1.“Un quadretto di fiori"

Nella primavera del 1843 Massimo d'Azeglio (1798-1866) soggiornò per poco più di un mese a Torino, in casa del fratello Roberto, “per riveder parenti ed amici, e raccogliere notizie pel mio lavoro”. Stava infatti meditando di “dipingere un gran quadro della Lega Lombarda”, argomento non facile, sul quale trovava poco materiale (“Ma quel benedetto XII secolo, chi diavolo lo conosce?”). Un giorno, la cognata Costanza  gli chiese se poteva accontentarla in un suo desiderio, d'avere un quadretto di fiori, un omaggio alle amate nature morte fiamminghe e olandesi. Massimo non se lo fece ripetere due volte:

Ho lavorato al mio solito in questo tempo ed ho fatto quattro quadri e due quadretti. Costanza desidera che gli faccia un quadro di fiori, ed ho trovato un bel vasetto di zinco rococò dai Romagnano che metterò come episodio. Il quadretto di fiori che fo per Costanza l’ho composto nel genere di quelli che fa Scrosati con un vaso di vetro, un altro d’oro, una tazza di porcellana, un oriolo antico, ed è il primo che fo in questo genere, e ad eseguirlo dal vero ci va più tempo di quel che credevo; ma viene piuttosto bene, e voglio poi farne qualcun altro per varietà.

 In meno di una settimana l'opera era terminata, con soddisfazione di tutti: 

Il quadro alla Scrosati per Costanza è venuto benino assai, e vedo che è un genere da potersi adottare una volta ogni tanto.

 Il soggetto in realtà non fu più ripetuto e rimase un episodio isolato nella produzione di Massimo. Costanza scrisse al giovane figlio Emanuele: “Il m’a peint un tableau de fleurs qui n’est pas mal: une de tes tulipes y figure”. Emanuele (1816-1890), che non aveva ancora compiuto ventisette anni, era a quel tempo segretario di legazione a L'Aia e fra i tanti doni inviati ai genitori nei mesi precedenti – soprattutto porcellane cinesi e giapponesi - aveva spedito anche qualche bulbo di Tulipa, da cui era sbocciato il bell'esemplare screziato che spiccava fra camelie e giacinti del giardino di contrada d'Angennes.

Sulla tazzina con stemma Taparelli dipinta in primo piano nessuno di casa d'Azeglio si soffermò nelle lettere di quei giorni. Al suo ritorno a Torino, Emanuele dovette certo rallegrarsi dell'idea di inserirla nel quadro, non solo un omaggio alla memoria del casato ma anche un pensiero rivolto a lui, figlio e nipote lontano, già appassionato collezionista di antiche porcellane.

continua...