MuseumNext: impressioni e qualche idea da Edimburgo -parte1- | Palazzo Madama
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MuseumNext: impressioni e qualche idea da Edimburgo -parte1-

Venerdì, 27 Maggio, 2011

In questi giorni mi trovo a Edimburgo per seguire la conferenza MuseumNext, evento internazionale  dedicato al rapporto tra musei, web e nuovi media. Sono più di 200 i partecipanti alla manifestazione, e tra gli speakers alcuni nomi di assoluto rilievo: Shelley Bernstein del Brooklyn Museum, Linda Kelly dall'Australian Museum, Rich Mintz di Blue State Digital (non sapete chi è? Colpevolmente nemmeno io, fino a questa mattina! E' lui che ha curato la campagna presidenziale online di Barack Obama), Jasper Visser del Nationaal Historisch Museum olandese, solo per citare alcuni dei 16 speakers.
La conferenza si è conclusa da poche ore, e il mio quaderno (io prendevo appunti in modo classico, ma quasi tutti, intorno a me, hanno tweettato in diretta: cercate su twitter #museumnext) è pieno zeppo di appunti e idee. Anche la visita a due musei è stata molto interessante, e persino in hotel...ma andiamo con ordine :)

- Le spillette del Premier Inn
Sono alloggiata in questo albergo che fa parte di una grande catena: solo ad edimburgo ne ho visto almeno un altro. Lo staff è in divisa, viola (il colore dominante dell'arredo dell'hotel) e indossano spillette gialle come questa:

"ask me about earning a FREE night's stay"

Nicole è stata molto gentile a farsi fotografare, anche se per convincerla ho dovuto spiegarle perchè ne sentivo la necessità :) Appena ho visto il badge mi è venuto in mente che non sarebbe male dotarci anche noi, in museo, di spille come questa, che dicano qualcosa come "Vuoi fare una passeggiate nelle stanze della Madama reale? Chiedimi!". Nicole è rimasta un pochino perplessa, ma per fortuna ha acconsentito a farsi immortalare!

- MUSEUMNEXT -giorno 1-
La prima a prendere la parola è stata Shelley Bernstein. Avevo già avuto la fortuna di assistere ad una sua conferenza e a una lezione, organizzata da Fitzcarraldo per DNAItalia, l'anno scorso. Shelley è a capo del dipartimento dedicato ai web e nuovi media del Brooklyn Museum, un museo notoriamente all'avanguardia in questo campo: per rendersene conto basta visitare il sito web e leggere il blog dello staff, dove vengono raccontati i progetti in corso. Shelley ha cominciato con una piccola premessa sui cambianti che il museo ha subito nel tempo, evidenziando i concetti chiave che ne sono stati motore e conseguenza:
- RETHINK ISSUE OF DIVERSITY
Il ripensamento della tema della “ diversità” ha portato cambiamenti profondi nel museo, a partire dalla struttura fisica, con la creazione del nuovo spazio di ingresso. I cambiamenti sono stati inevitabili anche nelle acquisizioni, nella cura delle collezioni, nelle mostre.

FOSTER VISITOR VOICE
Incoraggiare la voce dei visitatori significa dare ad essa un posto di rilievo all’interno dello spazio fisico del museo, oltre che sul web

TAKE VISITORS WITH US and OWN SOCIAL AT HOME
Mettere le collezioni online, favorire la folksonomia, usare i tag…sono tutti strumenti che coinvolgono le persone anche nelle fasi pre-visita e post visita. Permettere i commenti online, accettando anche le critiche, può aiutarti a correggere gli errori.

INTERCONNECT WEB AND GALLERY
Tenere connessi i progetti espositivi e il web, mettendo -per esempio- postazioni multimediali (ultimamente al B.M. usano gli Ipad) lungo il percorso

Shelley è poi passata a parlare di due case-studies esemplari: uno, Click!, del 2008. L'altro, Split Second, tutt'ora in corso.
La mostra Click! fu un ambizioso progetto di crowdsourcing e traeva infatti ispirazione dal libro The wisdom of crowds di James Surowicki. Il B.M. invitava la comunità locale a partecipare con le proprie fotografie ad una mostra sui cambiamenti che stava vivendo Brooklyn
La risposta del pubblico fu enorme. La gente, soprattutto le comunità locali, si sentivano più coinvolte, perchè loro stessi creavano lo show. Per il pubblico si trattava di un’esperienza realmente personale, era una vera gioia per i partecipanti prendere parte alla mostra, promuoverla con i proprio amici/cari, visitarla, viverla, votare le immagini in gara. Allo stesso tempo il progetto era l’occasione per riflettere sulla diversità e  sugli spazi della propria comunità, la stessa comunità che era inevitabilmente molto interessata alla materia.

La promozione dell'evento, in un'epoca in cui facebook non esisteva (Shelley l'ha definita il wild wild west del web) è stata affidata ad uno strumento "ormai obsoleto, che non usiamo più": ovvero, le freecard. Anche su questo abbiamo parecchio da meditare :)

Il secondo progetto, Split second, è un interessantissimo esperimento sulla percezione delle opere d'arte da parte del pubblico. Partendo dal fatto che mediamente un visitatore rimane circa 6 secondi (proprio così!) davanti ad un'opera e che spesso, entrando nella sala, decide istintivamente, senza pensare, verso quale opera rivolegere i propri 6 secondi di attenzione, Split second ripropone questa esperienza sul web, obbligando i partecipanti a dare valutazioni sulla collezione di dipinti indiani del museo (tra poco in mostra)  in pochi secondi. La cosa interessante dell'esperimento è che, messi di fronte all'evidenza dei 6 secondi, ci sentiamo frustrati  e ci sembrano pochissimi; ma ieri sera, passeggiando per il National Museum of Scotland, mi sono improvvisamente resa conto che sei secondi era forse il massimo tempo che dedicavo ad ogni singolo dipinto della galleria. Insomma, uno studio molto interessante sulla percezione. Presto i risultati de progetto saranno online, ne parleremo ancora! Nel frattempo, se come me siete curiosi di saperne di più, un altro libro è stato citato per questo progetto:  Blink di Malcom Gladwell.

A presto con la seconda parte della mia esperienza a edimburgo: gli altri interventi della conferenza e, nella terza parte, i musei cittadini.