L'esperienza di stage di Anisa | Palazzo Madama
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L'esperienza di stage di Anisa

Mercoledì, 8 Maggio, 2013

Il 18 dicembre del 2012 ho iniziato il tirocinio formativo della Laurea Magistrale in Storia dell’Arte presso il Museo di Arte Antica - Palazzo Madama - in occasione della mostra Tesori del patrimonio culturale albanese. La mostra si è spostata a Torino, dopo essere stata inaugurata a Roma nel mese della celebrazione del centenario dell’Indipendenza albanese. Il mio coinvolgimento in quest’attività è stato possibile grazie alla collaborazione tra l’ente museale e l’Università degli Studi di Torino.

Questa opportunità mi ha permesso di avere un’esperienza pratica e diretta dei concetti teorici appresi durante le ricerche fatte per la mia tesi triennale. Il mio lavoro di tesi riguardava, infatti, la storia dei musei in Albania dopo la seconda guerra mondiale e nei primi capitoli descrivevo la scoperta e la conservazione di parte delle collezioni inviate in questa mostra.

La mia partecipazione nella preparazione di questo evento inizia nelle fasi di organizzazione e allestimento delle collezioni, ospitate nella Sala del Senato di Palazzo Madama, dove mi sono occupata principalmente di gestione, catalogazione degli elenchi delle opere provenienti da enti museali diversi in affiancamento con varie professionalità, tra cui quella della Registrar.

Le fasi della preparazione di una mostra sono importanti per individuare lo spazio che le opere occupano, rendendo il più efficiente possibile il percorso espositivo. Questo esercizio mi ha portato a conoscere le dinamiche dietro alla preparazione di una mostra che, lontane dallo sguardo del pubblico, contribuiscono al successo o meno della stessa. Per questo motivo, un’ultima attenzione si è data anche alla pubblicizzazione e alla comunicazione dell’evento: sito web, inviti ai vari enti, inviti alle associazioni culturali, manifesti pubblicitari, promozione dell’evento in tutte le sue forme.

In un secondo momento ho seguito le attività inerenti allo studio dei visitatori. In questo modo ho famigliarizzato con un aspetto importante del museo, che non avevo studiato durante la formazione universitaria, ma che è fondamentale per capire qual è l’immagine, la presenza e il servizio che il pubblico riceve e come questi possono cambiare in favore di un dialogo più ravvicinato con chi visita il museo.

In altre realtà museali ho sempre partecipato come pubblico: nella maggior parte dei casi come un visitatore ricettivo (il quale apprende le informazioni da un’opera esposta senza poter intervenire su di essa); in altri casi come un visitatore partecipativo (il quale reinterpreta il messaggio di alcune opere esposte in museo, per intervenire con il suo lavoro artistico proponendo i significati tratti da questa esperienza tramite una creazione originale).

La novità di questa esperienza formativa è stata quella di insegnarmi un nuovo modo di vivere il museo. Vedere con gli occhi di chi offre un servizio al pubblico e cercare di rapportarsi con quest’ultimo in modo da ripensare e ad aggiornare il ruolo che il museo si pone nei confronti dei suoi visitatori e del contesto sociale in cui si inserisce, per offrire un luogo migliore di dialogo e di scambi culturali.

Da questo rapporto il museo cerca di uscirne rinnovato diventando un luogo d’interazione e di apprendimento attivo, dove ognuno può partecipare grazie al proprio contributo.

Questo tipo di attività prevede diversi modi di studiare il pubblico: l’osservazione dei diversi comportamenti delle persone in visita oppure la valutazione delle loro opinioni raccolte tramite la compilazione dei questionari. Affrontare un rapporto diretto con il pubblico, vuole dire conoscere non solo le loro opinioni ma scoprire anche gli interessi, le attrazioni e le esigenze che i visitatori hanno quando sono interessati a un evento/mostra e al museo in generale.

La relazione stabilita con il pubblico si è rivelata utile perché ha maturato in me competenze nell’avviare un dialogo mirato a portare in superficie critiche, giudizi e pensieri che difficilmente vengono espressi senza un opportuno stimolo da parte dell’intervistatore che dev’essere in grado di suscitare sufficiente interesse verso l’argomento dell’indagine.

Ritengo, in conclusione, questo tirocinio un’esperienza fondamentale per la mia formazione in quanto mi ha permesso di avere una conoscenza diretta e concreta di cosa vuol dire lavorare e vivere nell’ambito museale. Le esperienze acquisite e i concetti appresi, grazie all’aiuto dello staff di Palazzo Madama, mi serviranno come utile bagaglio per la costruzione del mio futuro percorso professionale.

Anisa Beba