L’inventariazione del fondo Enrico Castelnuovo Parte 2 | Palazzo Madama
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L’inventariazione del fondo Enrico Castelnuovo Parte 2

Martedì, 12 Maggio, 2015

14.911 libri, o se preferite 270 metri lineari di volumi, o ancora 330 ripiani di libreria. Per non parlare dei libri ordinatamente ammonticchiati sul pavimento e su (quasi) tutte le superfici disponibili, e per tacere degli innumerevoli che affollano in doppia fila molti dei ripiani. Ma anche 11 metri lineari di documenti, o meglio 115 faldoni che ingombrano una parte consistente del pavimento del salotto. Se stiamo dando i numeri, lo stiamo facendo per raccontarvi come si è svolto finora, e come si sta avviando alla conclusione prevista per il 31 maggio, il progetto di inventariazione del fondo Enrico Castelnuovo (1929-2014). Il progetto è stato voluto dal figlio Guido e dalla Direzione di Palazzo Madama, e costituisce una prima ricognizione e sistemazione dell’imponente mole di libri e di documenti raccolti e prodotti da Enrico Castelnuovo in più di 60 anni di attività accademica ed editoriale. Anche dopo il semplice inventario previsto dal progetto (che prelude alla catalogazione dei libri e al riordino dei documenti), la biblioteca e l’archivio dicono molto sulla sua attività di storico dell’arte (e non solo) in ambito torinese, italiano, internazionale. Nella biblioteca, per fare qualche esempio, la ricca sezione dedicata alle vetrate medievali, o la preziosa, e per molti versi unica, collezione di guide e opuscoli sugli edifici medievali dell’arco alpino occidentale, rispecchiano alcuni degli interessi specifici degli studi di Enrico Castelnuovo, così come appaiono a colpo d’occhio le copie dei numerosi volumi e delle importanti collane che ha scritto, diretto e curato a partire dagli anni Sessanta. Ma gli scaffali scricchiolanti sotto il peso della carta ci parlano anche della collaborazione con la casa editrice Einaudi, che ha connotato fortemente la sua vita di intellettuale e di studioso. Uno studioso che non solo si è sempre tenuto aggiornato, procurandosi (molte volte dall’estero) le più importanti novità editoriali e i cataloghi delle mostre, che spesso visitava, ma che allargava i suoi interessi ai libri antichi e rari, acquistando preziosi volumi del Settecento e dell’Ottocento e introvabili edizioni della prima metà del Novecento. Da che parte cominciare, invece, per descrivere l’archivio? Se non avete impegni per le prossime settimane, ci mettiamo comodi e parliamo delle bozze dei suoi libri e dei suoi articoli, o del materiale dei suoi corsi universitari, degli appunti, degli schedari. O ancora, della fitta corrispondenza professionale che intratteneva con figure di primo piano della cultura italiana e internazionale. Ma forse è meglio lasciare questo compito a quelli che in futuro studieranno le carte, e dare un po’ di attenzione, invece, a un aspetto diverso. Si tratta del ricco fondo di fotografie (negativi, stampe, diapositive, in bianco e nero o a colori) e di cartoline provenienti da ogni parte del mondo. è difficile, per noi che siamo abituati ad avere milioni di immagini a disposizione con una semplice ricerca su internet, comprendere l’importanza che negli scorsi decenni rivestiva il possesso fisico delle riproduzioni fotografiche, soprattutto per uno storico dell’arte. Le moltissime cartoline che abbiamo trovato e inventariato – ricevute o acquistate per studio e per ricordo – non ci parlano solamente per immagini, ma ci dicono molto su un mondo di relazioni personali e professionali, su un modo di viaggiare, di studiare e di lavorare in un tempo non molto lontano. Tra poco il nostro lavoro finirà, e lasceremo libri e documenti inventariati e (un po’) più ordinati di come li abbiamo trovati. I volumi e i faldoni saranno presto pronti a continuare il loro percorso – attraverso la tutela e la valorizzazione della loro peculiarità – per divenire patrimonio a disposizione dei cittadini e degli studiosi, e costituire punto di partenza per la ricostruzione della sua attività. Ma presto vi racconteremo di più, in occasione di una giornata dedicata a Enrico Castelnuovo, il 12 giugno. Davide Bobba, storico e archivista, e Paola E. Boccalatte, storica dell’arte.

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