5 idee per utilizzare Spotify in un museo. GuestPost | Palazzo Madama
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5 idee per utilizzare Spotify in un museo. GuestPost

Mercoledì, 26 Marzo, 2014

Ospitiamo in occasione dalla #MuseumWeek un testo di J. Ignacio Granero, storico dell'arte e autore del blog http://comunidad.iebschool.com/laculturasocial/ a proposito di Spotify, strumento che stiamo sperimentando da circa un anno.

Rispondi senza pensare: quale dei cinque sensi è il più importante per apprezzare un'esposizione?

Scommetto che gran parte di voi ha pensato alla vista come al senso principale in questo ambito audiovisuale. È proprio sulla vista, infatti, che i musei fanno leva nella loro politica di comunicazione, tramite la pubblicazione di contenuti visuali e immagini pubblicate nelle reti sociali. Nelle loro pagine Facebook, Twitter, Instagram ecc. i musei diffondono informazioni illustrandole con foto delle opere, degli eventi e dei segreti delle loro collezioni. In uno dei miei post precedenti ho parlato dell'uso da parte del Museo del Romanticismo di Madrid di uno strumento ancora poco conosciuto: Spotify. Tra gli altri musei che hanno offerto contenuti attraverso questo programma troviamo il Museo dell'Alhambra di Granada.

Quindi, come si può usare Spotify in ambito museale?

Ecco qui cinque idee, molte delle quali si riferiscono a esperienze reali.

1 – Per incrementare l'apertura del museo ad altre esperienze, personalizzandone l'immagine: il Museo del Romanticismo ha creato una serie di playlist chiamate Opera Rockmántica, contenenti canzoni di artisti del secolo scorso e di oggi basate su opere classiche dell'Ottocento.

2­ - Per rendere la musica parte dell'esperienza sensoriale dell'esposizione: Il Museo dell'Alhambra si invita i visitatori ad ascoltare la playlistdi musica tradizionale andalusa per “accompagnare la visita con le melodie che ispiravano in quell'epoca” e per comprendere l'importanza della musica nella cultura musulmana. Anche il Museo del Romanticismo crea playlist per rendere la visita più completa e godibile.

3­ Per creare un evento musicale atemporale nel museo, sia come parte di una

mostra sia  come attività indipendente. Benché sembri coincidere con il punto precedente, non è esattamente lo stesso. Un esempio: se abbiamo in programma degli eventi paralleli a una mostra sull'arte barocca cortigiana, è più facile ricorrere a una playlist di Spotify contenente  opere di Monteverdi che contrattare dei musicisti perché suonino dal vivo (anche se chiaramente non sarebbe lo stesso). Un altro esempio: il Museo del Romanticismo utilizza playlist per i suoi concerti di musica pop “A las Veinte Cero Cero”: serve per pubblicizzare il gruppo prima dello show e allo stesso tempo la playlist diventa una registrazione dell'evento.

4­ - Per aumentare la partecipazione dei propri followers. “Metti musica alla nostra esposizione, creeremo una playlist con le tue preferenze” sarebbe un modo originale per invitare i propri visitatori ad esprimersi. In questo modo il pubblico, senza necessariamente essere un esperto del campo, può apportare la propria visione musicale delle opere esposte.

5­ Perché artisti del mondo della musica o della cultura in generale siano spinti a collaborare con i musei e facciano arrivare le loro iniziative al grande pubblico. Difficilmente un famoso cantante o un Dj di punta parteciperebbero a un evento di persona, ma potrebbero collaborare alla creazione di una playlist per il museo.

Dopo questa serie di esempi di come Spotify può diventare uno strumento utile in ambito museale, possiamo parlare dei suoi possibili benefici:

– Utilizzare non solo la vista. Internet è saturo d'immagini e i Social media ci costringono a fissare uno schermo, mentre grazie alle playlist possiamo distanziarci parzialmente: i contenuti "suonano", e possiamo tranquillamente visitare altre pagine web mentre la nostra playlist di Spotify riproduce le tracce che abbiamo selezionato.

– Personalizzare le pagine pubbliche e l'istituzione stessa, con un tocco di originalità che fa risaltare il museo tra gli altri. A livello mondiale, infatti, si contano sulle dita di una mano i musei che hanno un profilo attivo su Spotify.

– Permettere che anonimi e professionisti del settore collaborino alla creazione delle playlist.

– Ed è gratis, con un enorme potenziale ancora da scoprire. C'è da sperare che molti altri musei si mettano in moto e entrino nel mondo della musica con Spotify o altri network simili, per arrivare al pubblico in modo alternativo.

E voi, che tipo di possibilità credete che abbia Spotify all'interno di musei e mostre d'arte?