borsa per corporale | Palazzo Madama
Collezioni

borsa per corporale

Autore
manifattura dell'Italia centro-settentrionale
Titolo opera
fiocchi
Soggetto
Tessuto liturgico seta ricamo / Liturgical fabric silk embroidery
Anno
Da 1725 a 1749
Dimensioni
Altezza 37,5 cm
Larghezza 38 cm
Materiale e Tecnica
taffetas di seta laminato ricamato in seta
Inventario
2289/T-c
Definizione
borsa per corporale
Completezza informazioni
100%
Descrizione

Busta copricalice di seta bianca laminata in argento con ricami in seta policroma, oro e argento. Negli angoli, quattro fiocchi in filo dorato.

Il parato, costituito da una pianeta (inv. 1843/T), una stola, un manipolo, una borsa da corporale e un velo da calice (inv. 2289/Ta-d) è impreziosito da un opulento decoro tratto da modelli barocchi, come suggerisce il confronto con una pianeta proveniente dalla Cappella Sistina, datata intorno al 1665 (Bernini in Vaticano, catalogo della mostra, Roma 1981, p. 246, scheda n. 246 di M. Worsdale.) che godettero di notevole fortuna durante il Seicento, per essere ereditati nel corso del Settecento: disegni simili ritornano, ad esempio, in una pianeta con l'arma di Giovanni Battista Visconti, della Cattedrale di Novara, databile fra il 1688 e il 1713 (F. Fiori, Alcuni paramenti ricamati, datati e documentati dal XVII al XVIII secolo della cattedrale di Novara e dell'Assunta di Borgoticino, in F. Fiori, M. Zanetta Accornero (a cura di), Il ricamo in Italia dal XVI al XVIII secolo, Atti delle giornate di studio (Novara 21-22 novembre 1998), Novara 2001, pp. 248-250, scheda n. 2), nella veste donata al Duomo di Manduria donata dal cardinale Tommaso Maria Ferrari prima del 1695 (A. Cassiano (a cura di), Il Barocco a Lecce e nel Salento, catalogo della mostra di Lecce, Roma 1995) pp. 286-287, scheda n. 11 di M. P. Perrone) nella pianeta, su cui è posta una cartella riportante l'iscrizione "Benefattori di Roma 1709", della chiesa parrocchiale di Gordevio (A. Galizia (a cura di), I riti e le stoffe. Vesti liturgiche e apparati processionali nel Canton Ticino dal XV al XIX secolo, catalogo della mostra di Rancate, Lugano 2002, p. 66, scheda n. 20 di A. Galizia), in quella pianeta siglata dallo stemma vescovile di Leonardo Marsili, databile fra la fine del Sei e l'inizio Settecento di S. Domenico a Siena (P. A. Riedl, M. Seidel (a cura di), Die Kirchen von Sien. V. 2 Oratorio della Carità - S. Domenico, Monaco 1992, pp. 726-727, scheda n. 270 di M. Ciatti e R. Grönwoldt) e, infine, nella pianeta offerta fra il 1710 e il 1726 da Giovanni Battista Bussi, durante il suo vescovato, alla Cattedrale di San Ciriaco ad Ancona (Arazzi Rubensiani e Tessuti Preziosi dei Musei Diocesani di Ancona e Osimo, catalogo della mostra, Ancona 1989, pp. 56-57, scheda n. VIII di L. Zannini). Un decoro ancora replicato, sebbene declinato in schemi più calligrafici e sobri, nel pieno Settecento, come attesta la pianeta, con lo stemma de cardinale Piero Aldobrandini, della Basilica di S. Lorenzo a Firenze, realizzata nel 1763 (San Lorenzo, i documenti e i tesori nascosti, catalogo della mostra di Firenze, Venezia 1993, p. 209, scheda n. 4.7 di P. Peri). Nel paramento in esame, il ricco disegno dei tralci dorati, tradotto in forme mosse e movimentate, abbandona il lessico ornamentale di matrice barocca per aderire al gusto più soave e leggiadro dell'estetica rocaille, in cui assumono un ruolo predominate i fiori spampanati, rappresentati con estrema attenzione al dato naturalistico. Ed è proprio l'importanza conferita ai motivi floreali suggerisce una datazione al secondo quarto del Settecento, torno di anni contraddistinti, in campo tessile, da numerose ricerche atte ad ottenere una fedele raffigurazione degli elementi rappresentati; un orientamento che influenza anche la tecnica del ricamo. Appare estremamente difficile, in assenza di precise attestazioni documentario, ricondurre il prezioso lavoro ad ago ad una specifica manifattura: decori simili, come si è visto, sono rielaborati in numerosi centri. L'eleganza del disegno e la qualità del ricamo fanno propendere per un centro di primissimo piano, attivo molto verosimile nell'Italia settentrionale o centrale, essendo i lavori sicuramente riconducibili a botteghe meridionali contraddistinte da un linguaggio più sontuoso e ridondante. Rinomate sono, ad esempio, le produzioni degli atelier attivi, ad esempio, a Milano, Genova, alla quale, ad esempio sono ricondotti alcuni lavori confrontabili con il parato in esame (cfr. G. Morazzoni, Ricami genovesi, Milano 1952, p. 33; M. Zunino (a cura di), Velluti, damaschi e sete del Tigullio, catalogo della mostra, Chiavari 1986, p. 12; F. Franchini Guelfi ( a cura di), La Liguria delle casacche. Devozione, arte, storia delle Confraternite, Catalogo della mostra, Genova 1982, scheda n. 98, pp. 102-103 di E. Parma Armani), Parma, Bologna o Roma.

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Bibliografia
Tessuti, ricami, merletti. Opere scelte, pp. 84-86