bracciale a verga | Palazzo Madama
Collezioni

bracciale a verga

Autore
Arte romana di area danubiana
Soggetto
bracciale a verga
Anno
V secolo prima metà
Dimensioni
Peso 9 g
Diametro esterno 7 cm
Spessore 1 cm
Materiale e Tecnica
oro; almandini; pietre verdi
Inventario
0008/ORI
Definizione
bracciale a verga
Completezza informazioni
100%

Si compone di due segmenti, il più corto si apre mediante una cerniera ed è fermato da un piccolo perno. Al centro della costolatura esterna in origine erano ventiquattro almandini: attualmente se ne conservano diciannove (uno è scheggiato). Gli almandini, inseriti entro castoni circolari, sono tagliati a punta ovale. Su due file laterali sono disposti quarantasei petre verdi (in origine cinquantadue).

Il braccialetto appartiene al cosiddetto "Tesoro di Desana", uno dei più ricchi ritrovamenti di oggetti preziosi tardoantichi venuti alla luce in Italia, acquistato dall'antiquario Accorsi nel 1938.Il tesoro, costituito in tutto da 51 oggetti preziosi d'oro e d'argento (orecchini, bracciali, pendenti, anelli, fibule e un servizio da tavola di 18 cucchiai d'argento parzialmwente dorato e niellato), prende il nome dal luogo nei pressi di Vercelli dove avvenne, in circostanze ancora misteriose, il ritrovamento (Viale 1941, pp. 19-20). La compresenza, accanto alla maggioranza di manufatti romano-mediterranei, di un piccolo gruppo di oggetti germanico-orientali, più precisamente ostrogoti, conferisce una rilevanza storica tutta particolare al tesoro, perché offre una preziosa testimonianza sull'insediamento delle popolazioni germaniche nella pianura padana tra Vercelli, Ticino e Po e sul processo di fusione tra élite latina e germanica che avrebbe dato origine all'aristocrazia altomedievale.
Il manufatto è privo di confronti diretti e ciò ha alimentato le incerteze sulla sua origine, germanica per la maggior parte degli studiosi e celtica per altri. La tipologia del bracciale a verga con faccia esterna convessa, segmento apribile e sistema di chiusura a cerniera con perni fissi e rimovibili appartiene tuttavia alla tradizione romano-mediterranea ed era sconosciuta nell'oreficeria germanica. D'altra parte, il gusto per lo sfoggio di ricchezza esibita nell'oro massiccio e nell'abbondanza di pietre preziose è caratteristico della moda danubiana, rendendo verosimile per il bracciale un'origine dalle province romane del medio-basso Danubio, dove nel V secolo maestranze di formazione mediterranea producevano gioielli adattando le forme romane alle esigenze delle élites germaniche.

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Bibliografia
Il Tesoro della Città. Opere d'arte e oggetti preziosi da Palazzo Madama, p. 202
Viale V., Bollettino del Centro di Studi Archeologici e Artistici del Piemonte. Recenti ritrovamenti archeologici a Vercelli e nel vercellese. Il tesoro di Desana, 1941, p. 22
Viale V., Vercelli e il Vercellese nell'antichità, 1971, p. 72, n. 4
Bierbrauer V., Magistra Barbaritas, 1984, p. 78
Bierbrauer V., 1994, pp. 170-177
Pavesi G., Arte e Materia. Studi su oggetti di ornamento di età romana. Università degli Studi di Milano, Facoltà di Lettere e Filosofia, I quaderni di Acme, 2001, pp. 149-190
Pagella E., Arte in Piemonte. Antichità e Medioevo. I secoli dell'alto Medioevo, Priuli & Verlucca 2002, 46-47
Il Museo Civico di Arte Antica di Torino. Opere scelte, Allemandi & C. 2006, p. 58
Il tesoro di Desana. Una fonte per lo studio dellas società romano-ostrogota in Italia, pp. 94-96, 168-171