Très Belles Heures de Jean de Berry | Palazzo Madama
Collezioni

Très Belles Heures de Jean de Berry

Autore
Jan Van Eyck
Titolo opera
Très Belles Heures de Jean de Berry
Anno
1380-1450
Dimensioni
Larghezza 203 mm
Altezza 284 mm
Altezza 295 mm (legatura) mm
Larghezza 213 mm (legatura) mm
Materiale e Tecnica
tempera; oro e inchiostro su pergamena
Inventario
0467/M
Definizione
codice miniato
Completezza informazioni
100%

Il manoscritto con le Très Belles Heures de Notre-Dame di Jean de Berry, con miniature di Jan van Eyck, noto anche come Heures de Turin-Milan, dopo dieci anni di ininterrotta esposizione, è stato ritirato a deposito per ragioni conservative. Nel corso del 2017 sono previste una nuova campagna fotografica, alcune indagini diagnostiche e il restauro della legatura. Il codice tornerà in vetrina nella primavera del 2018.

Il manoscritto delle "Très belles Heures de Jean de Berry" è una delle più alte testimonianze della cultura tardogotica europea, unico codice al mondo con miniature del celebre pittore fiammingo Jan van Eyck. Concepito intorno al 1380 per il duca Jean de Berry, fratello del re di Francia e celebre collezionista, il volume era eccezionale sia per la mole di pagine sia per la grandiosità del programma decorativo, che per una ventina d'anni impegnò diversi artisti francesi, tra cui Jean d'Orléans, pittore della famiglia reale (già noto come Maître du Parement de Narbonne), con i suoi collaboratori, e i fratelli Limbourg. All'inizio del XV secolo iniziarono le complesse vicende della sua scissione, da cui risultarono tre manoscritti.
Nel 1412 il codice originario fu donato da Jean de Berry a Robinet d'Estampes, custode dei suoi gioielli. Il manoscritto fu quindi diviso in due parti: la prima, completa, rimase in Francia, di proprietà dei signori d'Etampes; la seconda, comprendente le preghiere e il messale e ancora non terminata, finì in possesso di un membro della casa di Baviera, forse di Giovanni conte di Hainaut, Olanda e Zelanda. L'illustrazione di questa seconda parte proseguì dunque, a più riprese, nei Paesi Bassi, dove negli anni '20 fu affidata alla bottega dei fratelli Hubert e Jan van Eyck; una seconda campagna fu condotta negli anni '30 dall'atelier di Jan dopo il ritorno del maestro a Bruges; un'ulteriore fase, databile alla metà del XV secolo, portò finalmente a termine l'impresa.
È il troncone di codice finito nei Paesi Bassi quello che ritroveremo nel XVIII secolo in Piemonte, a sua volta diviso tra la biblioteca di Vittorio Amedeo II di Savoia, poi confluita nell'attuale Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, e la biblioteca del conte di Agliè. Il primo frammento, noto come "Heures de Turin", finì bruciato nel rogo della Biblioteca Nazionale del 1904; il secondo fu acquistato all'inizio dell'Ottocento dal marchese Gian Giacomo Trivulzio per la sua famosa biblioteca di Milano, da cui il nome di "Heures de Milan".
Le Heures de Milan furono cedute dalla Città di Milano al Museo nel 1935, assieme al ritratto di Antonello da Messina, come risarcimento per il mancato acquisto della collezione Trivulzio. Il frammento oggi noto come Heures de Turin-Milan comprende 28 pagine e 25 grandi miniature. La distinzione delle mani e la cronologia degli interventi all'interno dell'atelier eyckiano sono tuttora controversi. I fogli più celebri sono la Nascita del Battista (f. 93v) e la Messa dei morti (f. 16r), dove si riconosce il linguaggio rivoluzionario di Jan van Eyck, teso tra indagine analitica del reale e grandiosa illusione di spazio prospettico. Fortermente influenzata dal maestro è la scena di Cristo nei Getsemani (f. 30v), attribuita a un suo stretto collaboratore, il Maestro del San Francesco di Filadelfia, autore del San Francesco stigmatizzato oggi al Philadelphia Museum of Art, copia dell'originale di Van Eyck conservato nella Galleria Sabauda di Torino.

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