1500 | Palazzo Madama
Storia

Secolo: 1500

1595 circa - La galleria delle collezioni principesche
Il dipinto che ritrae l'infanta di Spagna Caterina Micaela, andata in sposa a Carlo Emanuele I nel 1585, offre un'interessante veduta sullo sfondo: la finestra si apre su uno scorcio della facciata a levante del castello e della galleria che lo unisce al palazzo ducale, adibita a raccogliere le collezioni principesche. L'opera è stata a lungo presentata come il ritratto di Maria di Savoia, figlia naturale di Emanuele Filiberto, e la corretta identificazione si deve al confronto con altri ritratti, nei quali i lineamenti della duchessa presentano un'indubbia somiglianza.
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1587 - Il battesimo dei primi due figli di Carlo Emanuele I
Il 12 maggio, essendo ancora in corso la fabbrica del palazzo ducale, si sceglie di rimodernare gli appartamenti del castello per ospitare principi e ambasciatori in occasione del battesimo dei primi due figli di Carlo Emanuele I, Filippo Emanuele di due anni e Vittorio Emanuele appena nato. I festeggiamenti si tengono nella gran sala dell'antica fortezza degli Acaia, nella piazza si svolgono il torneo a piedi e la giostra.

 

1585 - Le nozze tra Carlo Emanuele I con Caterina d'Austria
 Per l’occasione, il salone del castello fa da scenario al dramma "Pastor fido" di Giambattista Guarini. Sebbene abbia ancora aspetto di fortilizio, la sua funzione di baluardo non è più preminente, data l'erezione della Cittadella, costruita da Francesco Paciotto per Emanuele Filiberto, che sposta il nodo di difesa della città, e l'ampliamento della città a sud, voluto da Carlo Emanuele, che munisce il percorso esterno di nuovi bastioni. Il castello si trova così internato nel complesso cittadino e viene adibito a residenza stabile dei membri della famiglia. Il duca regnante si trasferisce nel nuovo palazzo ducale edificato da Emanuele Filiberto come sede adeguata per sè e la sua sposa, la principessa reale di Francia Margherita di Valois. (Immagine: Archivio di Stato, Torino).

Leggi la scheda sul ritratto di Caterina Micaela.

 

1582 - La spinetta di Fernando de Rossi
Il prezioso strumento in custodia al museo è opera di uno dei più apprezzati costruttori milanesi, fratello minore o nipote del più noto Annibale de Rossi. Musica, canto e ballo non mancano mai nelle occasioni di festa, per accompagnare i divertimenti di duchi e duchesse. In particolare, la tradizione musicale piemontese si rinnova dopo l'arrivo a Torino di Cristina di Francia, nel 1619, ed i conti del tesoriere cominciano a registrare, oltre agli onorari dei musicisti, dei maestri di ballo e dei liutisti, quelli delle cantanti e del complesso da camera personale della duchessa, che sarà fatto arrivare da Parigi.

 

1567 - Il battesimo di Carlo Emanuele I nel salone del Castello
Quando Emanuele Filiberto sposta la sua corte da Chambéry a Torino, nel 1563, in attesa di poter mettere mano alla costruzione di una nuova dimora, si stabilisce nel palazzo del Vescovo, trovando il castello in stato di grave abbandono. Il gran salone del palazzo vecchio viene, però, preparato a festa e descritto nei resoconti dell’epoca come "racconciato tutto di nuova architettura con il ciel fatto tutto rilievo, con figure, arme, festoni, circuli, quadri et triangoli, et altri dissegni bellissimi, tutti messi à oro in campo turchino" per il battesimo del figlio, celebrato il 9 marzo 1567. Vi sono allestite le mense per il banchetto (l’immagine mostra alcuni disegni di vasi creati per l’occasione) e si balla fino a mezzanotte. (Immagine: Album Da Luigi, Biblioteca Reale, Torino)

 

1537 - Il dominio francese
Quando Torino con il Piemonte, perso da Carlo II, cade in signoria francese per un ventennio, il castello rimane abbandonato ad una stanca sopravvivenza. I governatori insediati nella città abitano nella cosiddetta “Casa del Vescovo”, forse più gradevole al loro gusto o forse perchè la sede ducale rimane spoglia dopo l'esodo dei Savoia. Nell’attuale soffitto di Sala Staffarda sono visibili alcune tavolette dipinte provenienti dal piano nobile del palazzo vescovile, sito in via Porta Palatina 20 e demolito a fine Ottocento. Nel castello i francesi smantellano il sistema difensivo che lo circonda, salvo i torrioni di Ludovico d'Acaia. Con il successo di Emanuele Filiberto a San Quintino (1557), la liberazione politica coincide con il rifiorire della vita dell'edificio.

 

1530-35 - La serie di interventi edilizi cinquecenteschi
I lavori di quest'epoca vedono in primo luogo spostato l'ingresso sull'asse del castello e della corte, con una riplasmatura delle spesse murature della porta romana. Resti visibili sulle spallette del portone, aperto quando l'accesso alla corte viene portato centralmente, indicano che il piano del cortile viene innalzato di almeno 80 cm. Contemporaneamente si costruisce al centro del cortile un pozzo perdente per lo smaltimento delle acque: questo risulta ora emergere dal pavimento a spina di pesce quattrocentesco, ma appartiene sicuramente alla sistemazione successiva. Una massiccia struttura addossata alla parete sud, forse alla base di una torre scalare, suggerisce che il viretto quattrocentesco non sia più in uso.