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Storia

Secolo:

1999 - Enrica Pagella, direttore del Museo
Già direttore del Museo Civico d'Arte di Modena, di cui ha curato il riordino e la riapertura al pubblico, è nominata durante la campagna di restauro di Palazzo Madama, alla quale apporta un mutamento nello sviluppo degli orientamenti progettuali: oltre ai temi del monumento, il Museo torna al ruolo di protagonista. Parallelamente si occupa anche del Borgo Medievale.
 

 

1998 - Charles Dauphin, Annunciazione (circa 1659), acquisto
L'artista, allievo di Vouet, è uno dei massimi protagonisti della moderna stagione barocca a Torino. Il suo stile rispecchia il gusto di Cristina di Francia, madre di Carlo Emanulele II, e della sua corte, che aspira ad eguagliare la grandezza parigina. Fino all'acquisizione, l'esistenza del dipinto è documentata solo da un'incisione datata 1659.
 

 

1998 - Il rilievo architettonico
Viene avviata un'articolata attività, che si protrae fino al 2002, finalizzata a recuperare tutti i dati possibili per un'adeguata conoscenza dell'edificio attraverso la realizzazione di un aggiornato rilievo architettonico, attuato in stretta connessione con le ricerche a carattere storico e architettonico e le indagini stratigrafiche e strutturali. Nell'affrontare il rilievo si è cercato un metodo che potesse coniugare la pratica tradizionale con strumenti informatici innovativi, quali ad esempio i punti topografici, l'immagine fotografica rasterizzata e il sistema operativo vettoriale Cad. La documentazione è pubblicata nel volume "Palazzo Madama. Il rilievo architettonico. Progetto Palazzo Madama. Quaderno 2" a cura di Carlo Viano, Torino 2002, disponibile presso il bookshop del Museo.

 

1997-98 - Il restauro dell'avancorpo juvarriano
Il progetto, realizzato sotto la direzione dell'architetto Salvatore Simonetti, interessa i grandi serramenti vetrati e le parti lapidee di cui si compone la facciata, gravemente degradate anche a causa dei materiali utilizzati in occasione di un restauro condotto negli anni settanta. Al "regio delegato" D'Andrade risale il primo intervento di reastauro della facciata e l'introduzione di approcci scientifici più attuali, con la redazione di un'accurata documentazione, utile agli interventi successivi. I lavori riguardanti gli apparati decorativi interni dell'atrio e lo Scalone sono coordinati dall'architetto Carlo Viano e firmati dagli architetti Emanuela Lavezzo e Diego Giachello. Il cantiere si svolge qualche anno più tardi, tra il 2000 e il 2001.

 

1997 - Il Progetto Palazzo Madama
In seguito al documento elaborato da una Commissione esterna di esperti, nominata sotto la direzione di Daniele Jallà e della quale fanno parte Andrea Emiliani, Mauro Natale e Giovanni Romano, prende l'avvio una nuova stagione di interventi di restauro. La metodologia di lavoro mira a far convergere in un quadro unitario le ragioni dell'impiantistica, che rischiavano di compromettere la struttura storica dell'edificio e la qualità dell'allestimento nelle sale, con quelle dell'architettura e delle collezioni.
 

 

1996, marzo - Il Tesoro della Città alla palazzina di caccia di Stupinigi
A restauri ancora in corso nel Palazzo, la mostra Il Tesoro della Città. Opere d'arte e oggetti preziosi da Palazzo Madama (31 marzo - 8 settembre), curata da Silvana Pettenati e Giovanni Romano, rappresenta una prima grande occasione di riflessione storica e critica sulle peculiarità delle collezioni e dell'edificio. E' il momento in cui si chiarisce l'esigenza di individuare nuove linee per il prosieguo dei lavori a Palazzo Madama.

 

1996, giugno - Gaudenzio Ferrari, Santa Caterina d'Alessandria e santa Apollonia (1530 circa)
Il dipinto entra in Museo come acquisto. E' stato identificato, nonostante una discrepanza nelle dimensioni riportate, con quello segnalato nel 1635 nelle collezioni del duca di Savoia Carlo Emanuele I, dove è citato insieme ad un'altra tavola che raffigurava le sante Barbara e Lucia. Nello stesso inventario sono segnalate altre opere di Gaudenzio, che potrebbero costituire un polittico.
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1992 - Manifattura del Regio Parco, Brocca (metà XVII secolo)
Dono di Marco Datrino, appartiene alla fabbrica torinese, attiva dal 1646, al cui servizio operavano artisti e operai liguri sotto la direzione del genovese Giovanni Giacomo Bianchi. Caratteristico di questa manifattura è il decoro bianco e blu, con motivi di tipo calligrafico-naturalistico.
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1988 - La chiusura per gli interventi di restauro
Comincia un lungo periodo di lavori al fine di realizzare il recupero funzionale del Palazzo e di riallestire il Museo, che versava in condizioni di forte degrado.
 

 

1987 - Davanti a Palazzo Madama si gioca al pallone elastico
Estemporanea esibizione dei campioni Seriola e Voglino, che portano questo sport centenario in piazza Castello. «Non ho quasi mai colpito con decisione la palla per paura che finisse nelle vetrate di Palazzo Madama», confessano ai cronisti.
Stampa Sera del 24.06.1987

 

1986 - Giovanni Battista Brambilla, Ritratto equestre di Carlo Emanuele II duca di Savoia e di Vittorio Amedeo II principe di Piemonte (1675 circa), acquisto
Il duplice ritratto equestre raffigura i soggetti vestiti in costume antico secondo il celebre modello francese di Luigi XIV nel ritratto di Pierre Mignard, oggi a Versailles. Il Museo Civico possiede un ritratto equestre della moglie e madre dei due personaggi, Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, probabilmente eseguito a pendant dell'opera.
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Percorso Primo Piano

 

1986 - Il primo stanziamento CRT per Palazzo Madama
Prima come banca e come fondazione dal 1991 in avanti, la CRT è uno dei principali motori del recupero delle Residenze Sabaude e del rilancio del sistema museale piemontese. I lavori di restauro del Palazzo, che hanno ricevuto questo determinante sostegno, sono interamente documentati nei 'Quaderni' e nei nuovi cataloghi del Museo.
 

 

1984 - La donazione Moretti
Appassionato di arte, di musica e di teatro, dona al Museo un piccolo dipinto con Rinaldo e Armida di Giovanni Battista Crosato, uno scrittoio neoclassico, alcuni strumenti musicali e la serie di fondali ottocenteschi provenienti dal teatro di marionette San Martiniano di Torino. Mario Moretti lascia inoltre in eredità alla Città un patrimonio miliardario a beneficio delle collezioni d’arte cittadine: grazie a queste risorse finanziarie le collezioni sono state accresciute, nell’ottica della ricomposizione del patrimonio artistico piemontese.

 

1983 - Guglielmetto Fantini, Madonna in trono col Bambino, san Giovanni Battista e san Francesco d'Assisi (1435), acquisto
Grazie alla firma presente su questo trittico è stato possibile collegare ad un pittore anagraficamente riconoscibile (anche attraverso i documenti) un gruppo di opere piemontesi in precedenza riunite sotto lo pseudonimo di Maestro di San Sebastiano a Pecetto. Si è ipotizzato che l'opera fosse in origine destinata alla chiesa francescana di Santa Maria delle Grazie di Chieri.
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1982 - Torino nel Basso Medioevo: castelli, uomini, oggetti
Mostra. A Palazzo Madama il pubblico scopre questo periodo storico attraverso il materiale ceramico proveniente dagli scavi ottocenteschi del D'Andrade.
Stampa Sera del 05.04.1982

 

1978 - Culture e stili tribali
Mostra. La vasta raccolta etnologica di duemiladuecento oggetti, originari dell'Africa, dell'America e dell'Oceania, frutto di una serie di preziose donazioni, torna all'attenzione del pubblico, dopo che per lungo tempo se n'era persa la memoria.
Stampa Sera del 04.08.1978

 

2016 - Guido Curto direttore
Laureato in Lettere e Filosofia a Torino, indirizzo di Archeologia e Storia dell’arte, con perfezionamento in Antropologia Culturale a Torino, ha insegnato Storia dell’arte prima all’Accademia di Belle Arti di Palermo e poi all’Accademia Albertina di Torino, dove è stato direttore per due mandati dal 2005 al 2011, contribuendo al rilancio di questa storica istituzione e dell’annessa Pinacoteca d’arte Antica. Dal primo aprile 2016 è direttore di Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica. È stato membro del Consiglio di Amministrazione del Centro per la Conservazione e il Restauro di Venaria Reale (Torino) e C.d’A. della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino. È iscritto all’albo nazionale dei giornalisti e collabora con La Stampa. È membro di ICOM, International Council of Museums.

 

1977 - I Cavalli di San Marco a Palazzo Madama
La celebre quadriga fa tappa a Torino, lungo un itinerario europeo che ne documenta l'opera di salvataggio. Si onora così l'opera svolta dal critico Marziano Bernardi in difesa dell'arte e come patrocinatore della pubblica sottoscrizione promossa da La Stampa, che ha consentito di riavviare più approfonditi studi sul gruppo marciano. L'evento si propone di portare all'attenzione del pubblico la metodologia degli studi per la conservazione e gli importanti contributi offerti dalle applicazioni della ricerca scientifica e dalle nuove tecnologie.
La Stampa del 12.11.1977

 

1976 - L'acquisto delle tavole di Giacomo Jaquerio
L'Amministrazione civica di Torino acquisisce per le raccolte d'arte antica le tavole raffiguranti La vocazione di S. Pietro e La liberazione di S. Pietro, concordemente attribuite alla mano del pittore torinese.
Stampa Sera del 19.01.1976
Leggi la scheda della Vocazione
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2011-12 - Sarà l'Italia. La ricostruzione del Primo Senato
Palazzo Madama festeggia il 150° anniversario dell'Unità d'Italia con la ricostruzione della Grande Aula del Senato che, a partire dal 1848, ospitò al piano nobile di Palazzo Madama il Senato Subalpino e poi, tra il 1861 e il 1864, il primo Senato del Regno d'Italia. Il progetto è realizzato grazie al significativo contributo della Fondazione CRT e del Comitato Italia 150, in collaborazione con il Teatro Regio di Torino ed è inserito nel programma Esperienza Italia 150.
 

 

1974 - Torino: a Palazzo Madama, Andrea Borghesan, Tommaso Oliaro celebrano i 150 anni della Schiapparelli
Guarda il video dell’Archivio Storico Luce

 

2010-11 - Gioielli Fantasia da una collezione torinese
Mostra, dal 23 novembre al 23 gennaio. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso la produzione di bijoux realizzati negli Stati Uniti tra gli anni '30 e gli anni '70, con alcuni esemplari anche degli ultimi anni. Sono esposti circa 300 esemplari provenienti dalla Collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.
Leggi la scheda della mostra

 

1973 - L’11 aprile nella Sala del Senato di Palazzo Madama il soprano Maria Callas, il tenore Giuseppe Di Stefano e il maestro Fulvio Vernizzi partecipano al convegno di studi “I vespri siciliani” di Verdi, promosso dall'Istituto di Studi Verdiani in occasione dello spettacolo che il 10 aprile inaugurò il nuovo Teatro Regio.

L’allestimento dell’opera è affidato alla regia dei due celebri cantanti; direttore d’orchestra Fulvio Vernizzi (in sostituzione del maestro Gui), scenografo Aligi Sassu, coreografo Serge Lifar.

 

1972 - Silvana Pettenati, direttore
Conservatore dal 1968, Palazzo Madama e il suo Museo le sono affidati alla conclusione della direzione di Mallé. La sua lettura della cultura materiale si pone in linea con il pensiero filologico tracciato a Torino da Pietro Toesca.

 

2010 - Il Giardino Medievale
Dopo quello del Borgo Medievale, costruito nel 1998, anche il fossato che corre tutto intorno alla fabbrica di Palazzo Madama si prepara ad accogliere quella che sarà una nuova area verde del centro. Dalla primavera 2011 piazza Castello si arricchirà di alberi, prati, piante medievali ed alberi da frutta.
 

 

1972 - Lo sfregio ad un quadro nella sala Cignaroli
Un giovane insegnante buca con un dito un quadro del Settecento custodito a Palazzo Madama. Portato in questura, si difende: "Non mi sentivo troppo bene, mi sono appoggiato". Il direttore del Museo, professor Mallé, accerta che il danno non è irreparabile.
Stampa Sera del 11.12.1972

 

2010 - Il restauro della facciata juvarriana e "Dialoghi sulla facciata"
A distanza di 12 anni dall'intervento del 1997-98, si effettua un nuovo consolidamento delle superfici lapidee e degli intonaci, grazie al contributo della Regione Piemonte. Parallelamente, i cittadini sono invitati a seguire i lavori e a comunicare con il Museo tramite Internet, ma anche lasciando messaggi direttamente sui pannelli di copertura del cantiere.
Leggi la scheda dell'iniziativa

 

1970 - Bottega di Guido Durantino, Fiasca (1535), acquisto
Il servizio, di cui si conoscono altri diciannove pezzi, fu commissionato da Anne de Montmorency alla manifattura urbinate nel 1535. La fiasca presenta una ricca decorazione istoriata, con Nettuno e cavalli marini dipinti, e manici a forma di draghi alati.
Leggi la scheda dell'opera
 

 

2010 - Arte e industria a Torino. L'avventura Lenci
Mostra, dal 23 marzo al 22 agosto. Allestita grazie ai prestiti di collezionisti privati, che rendono eccezionalmente disponibili al pubblico pezzi altrimenti preclusi alla visione, propone oltre 100 sculture in ceramica, affiancate da numerosi gessi preparatori, disegni e bozzetti che permettono al pubblico di apprezzare la qualità artistica della produzione Lenci e di coglierne le diverse fasi produttive, da quella creativa degli artisti alla realizzazione industriale. A cura di Valerio Terraroli e di Enrica Pagella.
Leggi la scheda della mostra

 

2009-10 - Porcellane imperiali dalle collezioni dell'Ermitage
Mostra, dall'1 dicembre al 14 febbraio. Sono in esposizione tre importanti servizi da tavola in porcellana del Settecento, provenienti dal Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, realizzati dalle più famose manifatture europee, Berlino, Sèvres e Wedgwood, su commissione o per essere donati agli zar. Protagonista della mostra è Caterina la Grande, principessa tedesca che aveva sposato lo zar Pietro III e stretto rapporti diretti con i grandi protagonisti dell'Illuminismo europeo.
 

 

1969 - The Italian Job, il film 
Dallo scalone juvarriano scendono tre colorate Mini Minors in una delle scene del film diretto da Peter Collinson e interpretato da Michael Caine.
Leggi la scheda del film su Imdb

 

2009 - La prima edizione del concorso "Giovani collezionisti"
L'iniziativa promuove ed esplora il fenomeno del collezionismo, analizzandone i meccanismi e gli obiettivi per meglio comprendere le collezioni del passato e per trovarne il senso vitale nella società di oggi, creando una nuova rete di contatti tra le collezioni storiche del Museo e il mondo del presente. Dal 16 dicembre al 1° marzo restano esposte a Palazzo Madama le collezioni vincitrici.
 

 

1968 - L'alta sartoria sfila a Palazzo Madama
In occasione del 26° Salone Internazionale dell'Abbigliamento, che si inaugura nel palazzo di Torino Esposizioni, la storica aula del Senato ospita lo spettacolo "Panorama di costume 1968", che porta alla ribalta trecento modelli femminili e maschili di alta moda, di boutique, di alta moda maglieria e di moda pronta. Il Palazzo non è nuovo alle passerelle, qui allestite anche nel 1948 e 1950.
La Stampa del 17.02.1968

 

2009 - La prima edizione del concorso fotografico "Io lo vedo così"
Per favorire la conoscenza delle collezioni e del Palazzo, i visitatori sono invitati a raccontare al Museo come vivono la loro esperienza di visita, insieme ad amici e familiari, attraverso la fotografia.
 

 

1968 - Pietro Francesco Guala, Il figliol prodigo (1740) - Acquisto.
All' interno della produzione del pittore, il Ritorno del figliol prodigo può essere riferito agli anni intorno al 1740 e confrontato con il Giudizio di Salomone del Museo Civico di Casale Monferrato, città dove il pittore fu molto attivo; la critica avvicina la sua produzione di questi anni alla coeva pittura di area mantovana, in particolare a Giuseppe Bazzani, e agli esempi straordinari lasciati da Rubens e Fetti.
Leggi la scheda dell'opera
 

 

2009 - Feste Barocche. Cerimonie e spettacoli alla corte dei Savoia tra Cinque e Settecento
Mostra, dal 7 aprile al 5 luglio. A cura di Clelia Arnaldi di Balme e Franca Varallo, l'esposizione nasce da un approfondimento di studio delle collezioni di Palazzo Madama, in particolare dei fondi grafici e delle raccolte di tessili, tra i quali sono state individuate le opere relative ai festeggiamenti di corte in Piemonte dalla metà del Cinquecento al primo Settecento. Intorno a questo nucleo si è costruito un percorso di oggetti di musei, biblioteche e archivi italiani e stranieri.
Leggi la scheda della mostra

 

1968 - Giovanni Battista Crosato, Il ritrovamento di Mosè (1733?), acquisto
Il pittore, allievo del Tiepolo, viene coinvolto da Juvarra nella decorazione delle residenze sabaude, in particolare della Palazzina di caccia di Stupinigi. Il soggetto di questo dipinto è un tema ricorrente, già in passato scelto da Francesco Cairo, nel 1646, per sostenere l'immagine di Cristina di Francia (1606-1663), prima «madama reale» e sposa di Vittorio Amedeo I (1587-1637), come figura tutelare delle nuove generazioni della dinastia.
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1965 - Il discorso di Saragat da Palazzo Madama
Il Presidente inaugura il Salone dell'Automobile e sceglie Palazzo Madama, «ambiente carico di grandi memorie», per rispondere al saluto dei torinesi. Nelle cronache si riporta il suo discorso, che indica in Torino un «punto di riferimento storico, politico, economico» della nazione ed una «esemplare città» di pionieri, in un momento in cui il ristagno dell'edilizia, la crisi dei tessili, la pesante situazione di alcune industrie preoccupano la città.
La Stampa del 04.11.1965

 

2009 - La prima edizione di Ora d'Arte
Comincia un ciclo di incontri per scoprire i tesori e i segreti del Museo. Non la consueta conferenza frontale, ma un'occasione per vedere le opere da vicino, raccontate da chi si occupa delle collezioni per lavoro e per passione.
 

 

1965 - Luigi Mallé, direttore dei Musei Civici di Torino
Allievo di Lionello Venturi, succede a Vittorio Viale nella carica, che mantiene fino alle dimissioni nel 1972. Come storico dell'arte le sue preferenze sono rivolte alla pittura piemontese del Quattrocento e del Cinquecento e all'arte fiamminga. I suoi studi si pongono all'inizio di un rinnovato interesse sull'arte piemontese, che porta tra l'altro alla grande mostra del Barocco piemontese del 1963, di cui cura la sezione scultura. E' autore anche di un accurato catalogo in tre volumi del Museo.

 

1899 - Giovanni Battista Crosato, Il Sacrificio di Ifigenia (Prima metà del XVIII secolo), acquisto
Il bozzetto per sipario fu realizzato dal pittore, verosimilmente, quando lavora come scenografo per il Teatro Regio di Torino. Quest'attività è documentata con una cronologia che coincide con i suoi vari soggiorni torinesi. Il soggetto riprende il Sacrificio di Ifigenia dalla volta di Stupinigi.
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2008-09 - La voce delle conchiglie: echi di popoli, culture, arte
Nell'ambito del programma Museum as Places for Intercultural Dialogue (Map for ID), il progetto coivolge, con attività in classe e attività in Museo, 50 persone del CTP Drovetti dai 16 ai 60 anni e provenienti da Albania, Brasile, Camerun, Cuba, Italia, Marocco, Moldavia, Perù, Repubblica Popolare Cinese, Romania e Ucraina.
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1964 - Le gemme del Medagliere di Torino in mostra a Palazzo Madama
Si celebra l'unione di tre insigni raccolte torinesi: quella del Museo d'Antichità, quella del Medagliere provenienti dalle collezioni di Carlo Alberto di Savoia e quella del Museo Civico. In totale, una raccolta di oltre 100.000 pezzi, risultato del lavoro più che trentennale di Vittorio Viale. Attraverso la numismatica, il pubblico si avvicina a documenti parlanti di tempi passati e, nello stesso tempo, ad eccelse opere d'arte.
La Stampa del 15.11.1964

 

1894 - Luigi Prinotto, Scrivania a parete con ribalta, 1725, acquisto
Decorato con scene di feste, di vita campestre e di caccia, su disegni probabilmente forniti dal pittore Pietro Domenico Olivero, il mobile è opera dell'ebanista e intarsiatore specializzato in una produzione riccamente adorna di tarsie, che rimane tuttavia nel solco di una radicata tradizione. A corte gli fu preferito il linguaggio più aggiornato di Piffetti.
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1949 - L'ultimo saluto al "Grande Torino"
Le spoglie dei membri del club calcistico, vittime dell'incidente aereo di Superga, riposano nella camera ardente allestita nel più sontuoso salone del Palazzo, dove si sono svolte le cerimonie più solenni del primo regno. Il 6 maggio una folla addolorata viene a rendere omaggio ai giovani.
StampaSera del 6.05.1949

 

2008 - La donazione dell'Associazione Bibliofili Subalpini
Un importante nucleo di libri antichi, databili dal Cinquecento all'Ottocento, viene offerto al Museo da Marco Albera, Livio Ambrogio, Giovanni Chieli, Federico Lobetti Bodoni, Francesco Malaguzzi, Gustavo Mola di Nomaglio e Giuseppe Pichetto. Nella sesta edizione di VoltaPagina le legature vengono esposte, insieme a strumenti e materiali in uso nelle botteghe dei legatori: ferri, piastre, carte decorate, dati a prestito da Francesco Malaguzzi, Luciano Fagnola, Emilio e Vittorio Soave.
 

 

1963 - Seconda Mostra del Barocco Piemontese
L' esposizione si presenta su scala maggiore e con più approfondite indagini rispetto alla prima del 1937. Il lavoro di studio e presentazione del materiale artistico è di nuovo affidato a Vittorio Viale, l'allestimento si articola all'interno di tre monumenti che, per la struttura, la decorazione interna e l'arredamento, rappresentano una cornice originale e rara: il Palazzo Reale, la Palazzina di caccia di Stupinigi ed il Palazzo Madama, scelto per ospitare le sezioni della scenografia e dell'architettura.

 

1893 - Miniatore bolognese, Bibbia, 1280 circa, acquisto
È l’unico manoscritto duecentesco all’interno della raccolta di codici miniati del museo costituitasi alla fine dell’Ottocento e ricca di testimonianze del XV secolo. Il codice esemplifica la situazione della Valle Padana nel XIII secolo, un’area nella quale poterono incontrarsi e dar luogo a significativi incroci – in pittura, scultura, oreficeria e miniatura – la cultura figurativa bizantina e quella occidentale.
Leggi la scheda dell'opera

 

1948 - Jacopino Cietario, Crocifissione, Madonna, San Michele (firmato e datato 1460)
Arriva in Museo grazie alla liberalità dell'antiquario Pietro Accorsi, che l'aveva acquistato dal principe Trivulzio, al Museo Civico, ne costituisce - come scrisse Vittorio Viale, pubblicandolo nel Bollettino della Società piemontese d'Archeologia e Belle Arti (Torino, 1948) - uno dei più cospicui ed ammirati ornamenti che completa la raccolta di vetri ad oro graffiti e dipinti, lasciata la Museo dal marchese Emanuele d'Azeglio, la più vasta e ricca che esista al mondo.
Leggi la scheda di catalogo dell'opera

 

2008 - Terrecotte. Decorare l'architettura
La visita di Palazzo Madama si arricchisce con l'allestimento permanente della raccolta di terrecotte architettoniche, la più ricca e importante del Piemonte per varietà e numero di pezzi, ora collocata nella sala del muro romano con una selezione di 40 oggetti che documentano lo sviluppo nei secoli di motivi decorativi e tecniche esecutive.
 

 

1961 - La «Carta sociale» dell'Europa
I delegati di 13 Paesi prendono parte alla solenne cerimonia ufficiata nella storica sede del Senato Subalpino. Attraverso queste norme si pensa di dare ai paesi più progrediti la garanzia che l'unificazione europea non costituisca un pericolo di regresso del loro sistema sociale ed ai paesi meno favoriti una spinta verso il miglioramento.
La Stampa del 19.10.1961
Guarda il video dell'Archivio Storico Luce

 

1890 - Lorenzo Monaco, Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, 1408
Il vetro fa parte della raccolta di vetri dorati e vetri dipinti donata al Museo Civico da Emanuele Tapparelli d’Azeglio. L’opera è attribuibile alla produzione giovanile di Lorenzo Monaco, tra influssi della pittura giottesca fiorentina e primi echi del gotico internazionale.
Leggi la scheda dell'opera

 

1948 - L'on. Einaudi visita la mostra dell'Arazzo e del Tappeto
Il Capo dello Stato, accompagnato dal direttore Vittorio Viale, apprezza i pezzi di maggior pregio che costituiscono il patrimonio artistico dell'esposizione e mostra di essere un profondo conoscitore in materia. Nell'occasione incontra, ai piedi dello scalone juvarriano, i componenti della "Famija turineisa", che gli tributano una calorosa manifestazione.
StampaSera del 15.09.1948

 

2008 - Rosso corallo. Arti preziose della Sicilia barocca
Mostra, dal 29 luglio al 28 settembre - Cinquanta opere di varia tipologia (piatti, alzate, vasi, brocche, scatole, capezzali, presepi, stipi medaglieri, calici, ostensori, lampade) e provenienza (dimore patrizie, cattedrali, cappelle private), databili tra Cinquecento e Settecento, caratterizzate da una sofisticata decorazione che associa l'oro alle incrostazioni in corallo. Il progetto dell'esposizione è di Clelia Arnaldi di Balme e di Simonetta Castronovo, curatori rispettivamente delle collezioni di arte barocca e di arti decorativa del Museo, sviluppando una proposta dell'Associazione Europiemonte.
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1961 - Il ricevimento per Ted Kennedy
A Torino per la mostra di "Italia '61", il fratello del presidente degli Stati Uniti visita i padiglioni e a mezzogiorno è ospite d'onore al ricevimento ufficiale a Palazzo Madama, con le maggiori autorità cittadine ed il sindaco, che gli porge il saluto della città.
StampaSera 19.05.1961

 

1890 - Arte tardoromana, Medaglione con ritratto femminile: Marcia Otacilia Severa, Metà III secolo d. c.
Il medaglione proviene dalla raccolta di vetri del marchese Emanuele Tapparelli d’Azeglio, integralmente donata al museo nel 1890. Raffigura l’imperatrice, moglie di Filippo l’Arabo (244 – 249 d.c.).
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1945-47 - Le raccolte tornano in sede dopo la Seconda Guerra Mondiale
Messe in salvo dai bombardamenti aerei, le opere vengono risistemate. Il direttore Vittorio Viale dà il via al restauro dei danni subiti da Palazzo Madama e in particolare al ripristino degli stucchi dello scalone juvarriano.

 

2008 - Roberto Sambonet designer, grafico, artista (1924-1995)
Mostra, dall'8 aprile al 6 luglio. Inserita nel programma di Torino World Design Capital, e curata da Enrico Morteo, l'esposizione mira a dare il senso del percorso compiuto dall'artista, per il quale disegno, pittura, grafica e design fanno tutti parte di un unico processo creativo ed interpretativo. Nella dimensione dei suoi progetti, l'antico e il moderno, Rinascimento e Bauhaus si coniuganno e diventano materiali con cui costruire una nuova realtà.
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1961 - La visita della regina d'Inghilterra
Nel centenario dell'unità d'Italia giunge a Torino Elisabetta II con il marito, principe Filippo. La coppia reale si affaccia al balcone centrale di Palazzo Madama per rispondere all'acclamante saluto dei torinesi. La visita prosegue poi verso i padiglioni di "Italia 61".
StampaSera 09.05.1961

 

1890 - Tino di Camaino, Madonna col Bambino (1312-1315 circa)
L'opera è dono di Emanuele Tapparelli d’Azeglio, già ministro di Vittorio Emanuele II a Londra e poi direttore del museo torinese fino al 1890. La Madonna è posta in piedi sopra ad un basamento ottagonale, attorno al quale corre un'iscrizione latina in lettere gotiche che reca la firma dell'artista. L’impostazione della figura deriva da esempi di Giovanni Pisano, dal quale tuttavia si distacca nel tono aulico e meno carico di "pathos" dell’immagine.
Leggi la scheda dell'opera

 

1943 - Il Palazzo in pericolo sotto le bombe
Tra luglio e agosto, l'edificio rischia di andare in pezzi per effetto dei bombardamenti che piovono su piazza Castello, distruggendo l'angolo di via Pietro Micca. Una bomba cade sullo scalone incendiando e distruggendo parte del soffitto. I pompieri salgono sul tetto e sistemano tra le statue le pompe per domare gli incendi. La fotografia numero 3906 dell'album numero 10 dei Vigili del Fuoco documenta quelle ore incandescenti.

 

2008 - Il restauro della Madonna "d'Azeglio"
L'intervento permette di valorizzare l'importante scultura lignea policroma, riferita ad un ignoto maestro attivo nella Germania meridionale tra la fine del Quattrocento e l'inizio del secolo successivo. Prima del suo ingresso in Museo, l'opera era appartenuta alla collezione del marchese Emanuele Tapparelli d'Azeglio.
 

 

1890 - Vittorio Avondo direttore del Museo e la sua donazione
Pittore, antiquario, consigliere comunale e membro di numerose istituzioni culturali, Vittorio Avondo si dedica all'arte fin da giovane. Nel 1872 acquista il castello di Issogne (Aosta) che restaura e riarreda, poi collabora alla costruzione del Borgo Medievale di Torino ed al restauro di Casa Cavassa a Saluzzo. Nel 1890 succede a Tapparelli d’Azeglio alla direzione del Museo Civico: alla sua morte la collezione d’arte perviene allo stesso.

 

1941 - Matteo Civitali, Pietà (fine del 1400)
Si tratta di un'opera toscana acquistata dal Museo Civico e così descritta dal direttore Viale nel Bollettino della Società Piemontese d'Archeologia e Belle Arti: "Per quanto le molte mutilazioni le abbiano tolto alcuni dei suoi più distintivi caratteri formali, se ne recepisce la bellezza ed il pregio dalla severa e nobile grandiosità dell'impianto, dal serrato ritmo architettonico, dall'accurata modellazione".

 

2008 - Il restauro dei velluti
Teli, parati da arredo, di pianete e borse liturgiche, di accessori di abbigliamento, databili tutti tra la metà del XVI e la fine del XIX secolo, vengono sottoposti ad operazioni di pulitura e di consolidamento, in preparazione del nuovo allestimento della sala dei tessuti.
 

 

1961 - La serata di gala in onore al presidente Gronchi
Mille invitati nel salone delle feste salutano l'arrivo dell'onorevole Gronchi e di donna Carla, venuti ad inaugurare "Italia 61", la grande rassegna che celebra il centenario dell'Unità nazionale. La cronaca di costume si sofferma sulle fogge sofisticate degli abiti da ricevimento: prevale il verde squillante, detto "Italia", in omaggio al centenario del Risorgimento.
La Stampa del 07.05.1961
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1940 - Orafo milanese, cintura nuziale (1460-1480 ca.)
Legato della marchesa Olimpia Natta, vedova Gianazzo di Pamparato. Le figure che ornano la fibbia permettono confronti con la miniatura lombarda della fine del secolo, mentre il punzone con l'insegna dell'orafo Giovanni Antonio di Vimercate permette di assegnare la cintura alla bottega di questo artista, attiva al servizio della corte milanese degli Sforza alla fine del Quattrocento.
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2007, dicembre - Il sito e le attività su Internet
Ispirandosi a una visione di tipo anglosassone del servizio, il sito Web persegue due scopi fondamentali: dare ai visitatori strumenti informativi e di organizzazione della visita e rendere visibile il lavoro di studio e conservazione che caratterizza la vita del Museo. La homepage è pensata come un portale in continuo aggiornamento. Dal 2008 è attivo un gruppo sulla piattaforma per la condivisione delle immagini Flickr e un blog dedicato all'iniziativa "Madama Knit". Dal 2009 Palazzo Madama è su Facebook.

 

1960 - Stendhal a Palazzo Madama
Mostra organizzata dall'Associazione universitaria italo-francese con l'intento di favorire gli scambi culturali fra gli studenti dei due Paesi. La figura dello scrittore francese, innamorato dell'Italia dove trascorse molti anni della sua vita, risponde bene allo scopo. Si espongono 130 quadri di paesaggi ispirati alle sue opere, manoscritti e lettere e molti ritratti.
Stampa Sera del 26.10.1960

 

1886 - Ignoto ritrattista sabaudo, Ritratto di Caterina Micaela d'Austria moglie di Carlo Emanuele I di Savoia (1590-1595), acquisto
L'identificazione del ritratto si basa sul confronto con il ritratto della duchessa dipinto da Giovanni Caracca nel 1585 in occasione delle nozze, oggi al Museo di Casa Cavassa a Saluzzo. Sullo sfondo si apre uno scorcio sulla galleria che univa Palazzo Madama, allora castello degli Acaia, al Palazzo del vescovo, intorno al quale sarebbe sorto il nuovo Palazzo Ducale di casa Savoia. Il dipinto offre un'importante testimonianza visiva sulla manica di collegamento tra i due palazzi, definitivamente demolita nell'Ottocento.
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2007, novembre - Province a Palazzo
Omaggio al Piemonte, ai luoghi e agli uomini che in modo diverso e in epoche successive hanno incrociato i loro destini con il Museo Civico d'Arte Antica. Ogni mese è dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio culturale di una diversa provincia con percorsi speciali a tema e ingresso speciale per i cittadini provenienti dalla provincia del mese.
 

 

1960 - Jean Bapteur, cerchia di, Crocifissione (1440-45)
Considerato lavoro di un artista catalano agli inizi del Novecento, nel 1960 viene acquistato come opera tardiva di Giacomo Jaquerio; tre anni dopo, grazie ad un confronto con l'Apocalisse dell'Escorial, si arriva al nome di Jean Bapteur, pittore presso la corte di Amedeo VIII dal 1427 al 1457.
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1883-85 - Gli studi archeologici di Alfredo d'Andrade
Hanno inizio i lavori d'indagine sull'edificio, condotti attraverso ricognizioni, scavi, rimozioni, ad opera dall'architetto e studioso portoghese, che l'anno prima aveva iniziato a lavorare al progetto per la costruzione del Borgo Medievale nel parco del Valentino. Collaborano con lui Vincenzo Promis, Vittorio Avondo, Cesare Bertea, Federico Pastoris. Si arriva a ripercorrere tutta la vicenda costruttiva a partire dall'epoca romana e a restituire all'edificio una sua fisionomia, fin dove sono possibili recuperi come la liberazione da strutture aggiuntive esterne e la rimessa in luce delle decorazioni antiche e dei vani occlusi.

 

1938 -  Gotico e Rinascimento in Piemonte. Mostra
Si tiene a Palazzo Carignano, dove vengono esposte opere conservate a Palazzo Madama e scelte dal direttore Viale in rappresentanza dell'arte locale piemontese ed aostana: per esempio, il paliotto d'altare proveniente dalla chiesa parrocchiale di Courtmayeur, Madonna col Bambino di Barnaba da Modena, la Trinità del Maestro della Trinità di Torino (come fu battezzato l'autore da Lionello Venturi) e in seguito attribuito ad Antoine de Lonhy, la Crocifissione del Marmitta. La mostra fu una pietra miliare nella scoperta dell'arte antica piemontese.

 

2007, settembre - Ban-Ki-Moon visita Palazzo Madama
L'occasione del soggiorno torinese è "The U.N. Torino Retreat 2007", una sorta di ritiro strategico che riunisce i rappresentanti dei più importanti programmi mondiali (Unicef, Ilo, Unesco ...) con lo scopo di analizzare e pianificare le future strategie del Segretariato dell'Onu.
Leggi la notizia su La Stampa del 3.9.2007

 

1688-89 - La "Stanza dei Fiori"
Il nome di quest'ambiente del palazzo deriva dalle decorazioni eseguite nel 1688-1689 dai pittori di fiori Agostino Belleudi e Salvatore Bianco, ora perdute ma ricordate nei documenti. Interventi successivi hanno anche occultato il fregio dipinto con putti, cartigli, volute e girali vegetali, riemerso durante i restauri del 2005. La sala è oggi allestita con moderne vetrine che ospitano una selezione di lavori in microintaglio e la collezione di ritratti in miniatura donate al museo dalla famiglia Bruni Tedeschi.

 

1960 - La donazione Della Chà
La pittura di genere e di paesaggio, tipica delle dimore signorili del '700, arricchisce le collezioni del Museo grazie al lascito dall'avvocato Ambrogio Della Chà: una trentina di dipinti di Giovanni Michele Graneri (notizie dal 1736 al 1778) allievo dell'Olivero, e diciassette paesaggi di Vittorio Amedeo Cignaroli (1730-1800).

 

 

1883 - Manifattura di Meissen (Johann Gottfried Klinger), Piatto (1740 circa), acquisto
Carlo Francesco Vincenzo Ferrero marchese d'Ormea, cui appartiene lo stemma dipinto sul piatto, fu ambasciatore sabaudo presso l'elettore di Sassonia e commissionò intorno al 1730 un servizio di piatti al pittore Johann Gottfried Klinger, attivo dal 1726 nella manifattura di Meissen. Di questo servizio si conservano altri tre esemplari nelle raccolte del Castello Sforzesco di Milano.
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1938 - Arte ostrogota e Arte tardoromana, Tesoro di Desana (IV - VI secolo d. c.), acquisto
Gioielli, fibbie e un prezioso servizio da tavola di diciotto cucchiai in argento ritrovati nei pressi di Vercelli  pervengono al museo tramite l'antiquario Pietro Accorsi. I pezzi mostrano elementi distintivi dell'oreficeria ostrogota uniti a motivi di origine classica, segno della progressiva fusione culturale e artistica dopo l'insediamento dei Goti in Italia.
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1684 - L'Ostensione della Sindone per le nozze di Vittorio Amedeo II con Anna d'Orléans
L'usanza di offrire alla venerazione dei fedeli la reliquia nella piazza del castello, unico spazio che può accogliere l'alta affluenza popolare, è documentata da numerose incisioni e dai dipinti, come quello ben dettagliato di Peter Bolckmann (del 1686). La sposa, con Madama Reale Maria Giovanna Battista e la principessa Ludovica, osservano la piazza gremita di folla, stipata anche sui balconi e sui tetti. Accanto a loro partecipano all'evento Vittorio Amedeo II con i prelati e i dignitari di corte. (Immagine: Peter Bolckmann, Castello di Racconigi)

 

1960 - A Palazzo Madama a Torino conferenza stampa sulla prossima Esposizione Italia '61
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1879 - Pietro Piffetti, Inginocchiatoio, Circa 1750, lascito
Il mobile è opera dell’ebanista che più di ogni altro caratterizza e glorifica il ‘700 piemontese, lavora per i Savoia e per la corte, crea un numero notevolissimo di opere, in parte firmate o documentate e in parte attribuibili per inconfondibili caratteristiche di stile. Il Museo Civico d’Arte Antica conserva dodici opere dell’artista.
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1937 - Prima mostra sul Barocco
In cinquantasei sale di Palazzo Carignano, la Città di Torino allestisce una grande Mostra del Barocco Piemontese, ideata ed preparata da Vittorio Viale, nella quale sono seguite tutte le arti in Piemonte, dall'aprirsi del Seicento al concludersi del Settecento.

 

2007, aprile - La prima edizione di VoltaPagina
Il Museo in movimento - Per ragioni di spazio e di tutela alcune opere non possono essere inserite nell'allestimento permanente. Con cadenza regolare, il Museo si impegna a rendere accessibili al pubblico anche gli oggetti provenienti dai depositi, esponendoli a rotazione nelle vetrine del piano terra e del primo piano.
 

 

1797 - L'arrivo dei francesi e la spoliazione del Palazzo
Al tempo dell'occupazione francese, quando Carlo Emanuele IV porta con sè in esilio l'intera famiglia reale, si svuota d'ogni tesoro la residenza che aveva visto le magnificenze di generazioni sabaude. La stessa che, al tempo del precedente assedio francese del 1706, era parsa così sicuro rifugio, con i suoi possenti sotterranei, da essere scelto da Vittorio Amedeo II come deposito delle opere d'arte della reggia, i cui scantinati erano tanto meno protetti da offensive di guerra.

 

1960 - Nel centenario del Museo arrivano Defendente e Jacquerio. Nell'anno del centenario dell'istituzione a Torino del Museo Civico, Palazzo Madama riceve in dono un prezioso dipinto di Defendente Ferrari. Si tratta dell' Incoronazione della Vergine, su tavola alta quasi tre metri, offerta al museo da Werner Abegg. Le collezioni si arricchiscono inoltre di un altro capolavoro, questo acquistato dall'Amministrazione municipale: la Crocifissione su tavola della prima metà del Quattrocento, attribuita a Giacomo Jaquerio (e ora attribuita alla cercjia di Jean Bapteur).
La Stampa del 09.07.1960

 

1879 - Emanuele Tapparelli d’Azeglio direttore del Museo e la sua donazione
La carriera diplomatica lo porta nelle principali capitali europee, dove entra in contatto con antiquari, conoscitori e collezionisti. Tornato a Torino, fa dono al Museo della propria collezione di maioliche e porcellane italiane, cui si aggiunge il lascito postumo di vetri graffiti a oro e di vetri dipinti. Sotto la sua direzione (1879-1890) il Museo si sviluppa come raccolta di arti applicate all'industria, sull'esempio del prestigioso South Kensington Museum di Londra (oggi Victoria and Albert Museum).
Percorso Secondo Piano

 

1935 - Miniatori francesi e dei Paesi Bassi, Très Belles Heures de Notre Dame de Jean de Berry, fol.48 verso, La crocifissione (1380-1450)
Frammento noto come Heures de Turin-Milan, proviene dalla collezione Trivulzio. Il manoscritto, unico codice al mondo miniato dal fiammingo Jan van Eyck, fu commissionato verso il 1380 dal duca Jean de Berry, grande collezionista di libri miniati e oggetti preziosi Diviso in due parti, la metà confluita nella Biblioteca Nazionale di Torino è andata distrutta in un incendio nel 1904.
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2007 - Sulla via di Alessandro. Da Seleucia al Gandhara
Mostra, dal 27 febbraio al 27 maggio. Dedicata all'incontro della civiltà ellenistica con quella mesopotamica, quella iranica e quella del subcontinente indiano, l'esposizione, accolta nella sede di Palazzo Madama, si presenta come un'occasione per far conoscere materiali da Seleucia per lo più inediti (terrecotte, ceramiche, monete, oggetti in metallo o vetro), delle collezioni del Museo, opere d'arte e d'artigianato dall'Oriente seleuco-partico, provenienti da grandi musei internazionali e i rilievi in scisto rinvenuti nella regione del Gandhara e conservati nel Mao.
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1681 - La piazza del Palazzo Reale di Alessandro
Talvolta la piazza del Castello è utilizzata come scenografia, illusoriamente proposta come luogo altro, ma chiaramente riconoscibile da parte degli spettatori come il centro della città: è il caso di una pagina del codice miniato del "Lisimaco", dove la piazza del palazzo reale di Alessandro ha le sembianze della piazza di Torino, fedelmente riprodotta con il palazzo ducale nuovo sullo sfondo e il castello sulla destra. Il "dramma per musica" inaugura l'apertura di un teatro stabile nel palazzo di San Giovanni, il primo Regio eretto dal progetto di Amedeo di Castellamonte. (Immagine: Giovanni Tommaso Borgonio, Biblioteca Nazionale, Torino)

 

1780 - La moda dei ventagli "teatrali"
Il ventaglio pieghevole con interni del Teatro Regio e del Teatro Carignano, di manifattura torinese, è un interessante documento legato alla moda dei ventagli recanti la distribuzione nominativa dei palchi nei teatri, che si diffonde in Europa negli ultimi decenni del Settecento. Uno degli esemplari della collezione del museo è prodotto per la stagione teatrale 1780-81, come si deduce dal confronto dei nomi su di esso riportati con i libri dei conti della società che gestisce gli spettacoli cittadini. Dei due teatri raffigurati, il Regio si dedica al melodramma e all'opera, il Carignano ospita commedie e opere buffe.

 

1959 - Claudio Francesco Beaumont , Senofonte apprende la morte del figlio (secolo XVIII), acquisto
Si tratta del bozzetto in scala ridotta per l'arazzo corrispondente nell'ambito della serie raffigurante le Storie di Ciro, tessuta tra dall'arazzeria reale di Torino e destinata alla Camera di parata della Regina nel Palazzo Reale di Torino (oggi divisa tra il Quirinale e il palazzo torinese). Il Museo Civico conserva in tutto otto modelli ad olio per questa serie, formata da dieci panni.
 

 

1876 - La donazione Calpini di arte mesoamericana
Gli oggetti del lascito al Museo Civico provengono dal Messico, Paese nel quale Zaverio Calpini emigra dal 1848 al 1867 e dove entra nel commercio di articoli tecnici (strumenti di ottica, ingegneria e disegno), ricoprendo poi anche il ruolo di console onorario d'Italia. Tra i manufatti più significativi, un ornamento labiale del 1200-1521 d.C., probabilmente realizzato dagli abili artigiani mixtechi, una popolazione dell’Oaxaca, ai quali i conquistatori aztechi chiedevano oggetti preziosi o che più spesso deportavano a Tenochtitlan, capitale dell’impero.
 

 

1935 - Antonello da Messina, Ritratto d'uomo (1476)
Il Museo lo acquisisce a titolo di indennizzo per la rinuncia imposta a Torino delle raccolte d'arte trivulziane. L'opera, firmata e datata 1476, costituisce uno dei risultati più alti della carriera del pittore.
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2006-07 - Il nuovo Museo
Con la riapertura di Palazzo Madama il museo si trova ad affrontare una nuova realtà, con nuove sfide. Si aprono nuove ricerche per approfondire la conoscenza delle opere presenti in Museo, in particolare le arti decorative; si lavora a costruire una rete di lavoro con altri enti cittadini, quali l'Università e altri musei, italiani ed esteri. Si intensifica il lavoro dei Servizi Educativi e si potenziano i servizi al pubblico. Si apre una nuova stagione di mostre e attività. Il Museo punta a ritornare a essere, insomma, cuore pulsante della vita cittadina, sia culturale che civile.

 

1678 - Il tempio delle virtù
L'incisione di Giovanni Abbiati su disegno di Gian Francesco Baroncelli ricorda i festeggiamenti realizzati in città per l'anniversario di Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, l'11 aprile. La veduta della piazza ci consegna il suo stato seicentesco, frutto dell'impianto realizzato da Ascanio Vitozzi dal 1612 e caratterizzato da palazzate uniformi di due soli piani al di sopra del portico. Compare inoltre il castello con la facciata realizzata dagli architetti di Castellamonte in due riprese, scandita dalle lesene dell'ordine gigante, in qualche modo determinante anche per il successivo intervento di Filippo Juvarra. (Immagine: Archivio storico, Torino)

 

1959 - Giulio Cesare Procaccini, Abramo accoglie i tre angeli (circa 1620), acquisto
L'opera è entra nelle collezioni civiche, senza alcuna traccia della vicenda precedente, con il titolo di San Pietro liberato dagli angeli, in seguito corretto con il riferimento all'episodio biblico della Genesi. Cronologicamente è da accostare alla piena maturità della Santa Cecilia e angeli della Pinacoteca di Brera, intorno al 1620.
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1876 - Simon Marmion, Libro d'ore, 1460-1465 - Acquisto
Il codice è decorato da ventinove raffinatissime miniature a grisaille con rifiniture in oro steso a pennellino su alcuni particolari. La miniatura di Marmion, un artista della Francia settentrionale, è influenzata dalla pittura fiamminga di Rogier van der Weyden e dalla miniatura francese di secondo Quattrocento, dal maestro di Moulins al grande Jean Fouquet.
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1935 - L'acquisto della collezione Trivulzio
Con la collaborazione di Pietro Accorsi, il direttore Vittorio Viale acquista l'intera collezione, ma l'intervento delle autorità milanesi e di Mussolini ne impediscono il trasferimento a Torino. Il risarcimento ottenuto, tra cui il Ritratto d'uomo di Antonello da Messina e le Très riches heures du duc de Berry di Jan e Hubert van Eyck, va a costituire una delle più preziose acquisizioni del Museo. Oltre a fungere da intermediario nelle trattative, l'antiquario torinese vende e dona al Museo molte importanti opere, tra cui disegni, dipinti, mobili e oggetti in ceramica.

 

2006-2010 - Le nuove acquisizioni
Il museo continua negli anni ad accrescere il patrimonio, con acquisti mirati di oggetti strettamente legati alle collezioni, al territorio e alle arti decorative; importanti donazioni concorrono poi a mantenere vivo il patrimonio anche in periodi di crisi, quando è difficile acquisire opere sul mercato.
 

 

1677-78 - Il corteo funebre in piazza Castello
L'incisione di Georges Tesnière, Giovanni Antonio Recchi e Carlo Giuseppe Cortella fa parte di una serie di tavole che raccontano i cerimoniali funebri voluti da Giovanna Battista di Savoia Nemours per il marito Carlo Emanuele II, morto di febbre malarica il 12 giugno 1675. La tavola con la processione ha per scenario il cuore architettonico della capitale sabauda, la piazza del castello, ed è di grande interesse in quanto ne restituisce l'aspetto prima dell'intervento juvarriano. (Immagine: Archivio storico, Torino)

 

1776 - Le storie di Alessandro e Annibale di Beaumont
Episodi delle storie di Alessandro e di Annibale godono di prolungato successo nei programmi decorativi delle residenze sabaude. Due enormi tele di Claudio Francesco Beaumont li illustrano ed accompagnano le attese nelle anticamere del palazzo, prima di essere donate al Musée Savoisien di Chambéry da Vittorio Emanuele II verso la metà dell'Ottocento. Anche l'arazzeria di corte, fondata da Carlo Emanuele II e già attiva dal 1731 con Beaumont principale ideatore delle serie tessute, fa dei medesimi soggetti storici una produzione ricorrente dagli anni '40 agli anni '60 del Settecento.

 

1958 - Un articolo esprime al preoccupazione dell'opinione pubblica per la facciata di Palazzo Madama
A due anni dalle celebrazioni per il centenario dell'Unità d'Italia, sale la preoccupazione per «il più illustre monumento architettonico della città», minacciato dall'«invecchiamento» dei suoi materiali, che rischiano di sfladarsi. Appello pubblico per un intervento di restauro.
La Stampa del 24.12.1958

 

1875 - Scultore piemontese, Transenna marmorea (820-830 circa)
La lastra proviene dall'arredo liturgico dell'antica chiesa di San Salvatore, parte del complesso architettonico medievale del Duomo di Torino. L'edificio fu abbattuto nel 1490, per volere del cardinale Domenico Della Rovere, al fine di edificare la nuova chiesa rinascimentale, l'attuale cattedrale di San Giovanni. Recuperata, insieme ad altri elementi, dall'umanista Filippo Vagnone, fu trasferita al Castelvecchio di Testona, dove rimase fino al momento dell'acquisto da parte del Museo.
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1934 - Pietro Grammorseo e Gandolfino da Roreto, Polittico con Madonna col Bambino, Crocifissione e i santi Giovanni Battista, Giulio, Orsola ed Eulalia (dopo il 1516)
Il grande e articolato polittico, scandito da una ricca decorazione in oro, è un dono di Giuseppe Besozzi. La provenienza dell'opera va ricondotta con buona probabilità, sulla scorta di alcuni documenti relativi alla visita pastorale del 1638, alla cattedrale di Asti.
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2006 - Bartolomeo Bassante (?), santa Caterina d'Alessandria (ante 1650). Acquisto
La critica riferisce l'opera al pittore napoletano, allievo del Ribera. L'alta qualità pittorica di questa tela, testimoniata anche dall'esistenza di diverse repliche coeve, difficilmente si riscontra nelle altre sue opere note. Si rivela qui una congiunzione equilibrata di classicismo e naturalismo.
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1668 - Madama Giovanna Battista
Alla seconda Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, si deve un'imponente serie di lavori di rinnovamento degli interni che, interrotti dalle vicende belliche che culminano con l'assedio di Torino nel 1706, si concludono con la costruzione della scenografica facciata con lo scalone, opera di Filippo Juvarra, tra il 1718 e il 1721. Lo stile elegante e luminoso delle forme ideate dall'architetto messinese risponde egregiamente alle nuove esigenze di funzionalità cerimoniale.

 

1765 - L'astronomo Joseph-Jérôme Lalande
Dal suo soggiorno torinese, lo scienziato descrive "una bella facciata moderna, ornata di colonne corinzie , la cui trabeazione è conclusa da una grande balaustra, con delle balconate, delle statue e dei vasi di buon genere". In diversi altri commenti, riprende le osservazioni ed i giudizi di Cochin, ai quali si conformano molti dei successivi viaggiatori stranieri.

 

1958 - La rievocazione del Senato subalpino
Nell'antica sede torinese il presidente del Senato Merzagora partecipa alla cerimonia commemorativa, accolto dal sindaco Peyron, che nel discorso di benvenuto ricorda come in quella stessa sala un secolo prima sono state decise tre guerre d'indipendenza e proclamata l'Unità d'Italia.
LaStampa del 14.11.1958

 

1874 - Doccia, manifattura Ginori, Fauno della Tribuna di Firenze (1750 circa)
La scultura, dono di Emanuele Tapparelli d’Azeglio, appartiene alla produzione plastica in porcellana bianca della manifattura Ginori. Il modello è una scultura ellenistica del III secolo d.C.: il «Fauno che danza suonando i cimbali» era presente nelle collezioni medicee ed esposto nella Tribuna degli Uffizi. La grande fama di cui godette questo marmo antico indusse alla realizzazione di copie in diverse dimensioni e materiali. L’esemplare del Museo, in dimensioni naturali, è probabilmente una replica tra le più pregevoli, realizzata da Gasparo Bruschi, capo modellatore della manifattura toscana.
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1934 - Il Principe di Piemonte inaugura il museo d'arte antica in Palazzo Madama -
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2006 - La riapertura definitiva
Il 16 dicembre, dopo 19 anni di restauri, Palazzo Madama torna a riempire il vuoto che la chiusura aveva comportato per la città.

 

1665-70 - Le nozze di Carlo Emanuele II di Savoia con Giovanna Battista di Nemours
Un anonimo ritrattista piemontese immortala i duchi, probabilmente in occasione del loro matrimonio avvenuto il 10 maggio 1665. Sullo sfondo della scena si intravvede una piazza porticata, che potrebbe essere identificata con piazza Castello. In tal caso la coppia sarebbe ritratta all'interno di Palazzo Madama, del quale, però, non si vede che una striscia di pavimento a quadri ed una tenda in velluto arabescato. (Immagine: anonimo ritrattista piemontese, collezione privata)

 

1761 - Il disegno di Francesco Martinez
Redatto per presentare un grandioso progetto dell'architetto Benedetto Alfieri per il completamento e l'ampliamento di Palazzo Madama. Quello che il disegno registra è il salone che potevano ammirare i visitatori dell'epoca, quando al di sopra delle dodici coppie di personificazioni in stucco delle Province sabaude, accomodate sopra lo sporto della cornice, si trovano altrettanti medaglioni di rilievo con i profili dei busti dei dodici Cesari, smantellati nell'Ottocento per far posto ad un nuovo allestimento pittorico.

 

1958 - Arte del Gandhara in Pakistan e i suoi incontri con l'arte dell'Asia centrale
Mostra, dal 12 luglio alla fine di settembre. Allestita dall'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente con la collaborazione del Museo Civico, offre al pubblico 260 pezzi, scelti come testimonianza di una civiltà fiorente. Sculture, stucchi, pitture su tela e seta, provengono dai musei pakistani e di Roma, Parigi, Berlino.
StampaSera 11.07.1958

 

1874 - Manifattura Claudius Innocentius Du Paquier, Orologio (1725)
Raro esemplare della produzione iniziale della manifattura viennese di Claudius Innocentius du Paquier, mescola cineserie a elementi di gusto barocco e rappresenta uno dei pezzi di spicco del dono di Emanuele Tapparelli d'Azeglio al Museo. Sul retro è dipinta la scritta: "Anno a nato Salvatore 1725".
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1934-35 -Il trasferimento del Museo Civico d'Arte Antica
Dalla sua fondazione, nella seconda metà dell'Ottocento, il Museo Civico vede un rapido incremento delle sue raccolte, per doni da parte della famiglia reale e di privati cittadini, tanto che la prima sede, stabilita in un edificio municipale di via Gaudenzio Ferrari, si rivela insufficiente. Si decide di spostare le collezioni d'arte antica. I lavori di sistemazioe si svolgono sotto la guida di Vittorio Viale, direttore dal 1930 (e fino al 1965), con il concorso dell'ingegner Gianni Ricci. L'allestimento ricrea ambienti dal Quattro al Settecento, in accordo con il carattere eterogeneo degli oggetti esposti e rispettando la successione cronologica. Tra i modelli europei, il Victoria and Albert Museum di Londra e il Musée National du Moyen Age di Parigi.

 

2006 - I Giochi Olimpici invernali di Torino
Dal 10 al 26 febbraio la Città assegna al Comitato Olimpico i locali del piano terra e del primo piano del Palazzo per la realizzazione della sua sede ufficiale. Questa scelta rappresenta l'occasione per una nuova presentazione pubblica, nel periodo natalizio, della veste architettonica del monumento non ancora interessato dagli allestimenti e dalle collezioni del Museo.

 

1660 - Le nozze di Margherita, sorella di Carlo Emanuele II, e Ranuccio II Farnese, duca di Parma e di Piacenza
Più di uno spettacolo rallegra il matrimonio sabaudo: i più importanti si svolgono sulla piazza e sviluppano il soggetto della contesa fra i fiori, secondo le indicazioni di Filippo d'Agliè. Non ci rimangono testimonianze visive dello scenario progettato da Castellamonte e dipinto dai più importanti artisti attivi a corte. Troviamo, però, il castello raffigurato nel codice di Borgonio, realizzato per il balletto dedicato alla "peregrina Margherita" e danzato nel vecchio palazzo di San Giovanni. (Immagine: Giovanni Tommaso Borgonio, Biblioteca Nazionale, Torino)

 

1758 - Il "Voyage d'Italie" di Cochin - Tra gli accompagnatori del giovane fratello di Madame de Pompadour, il futuro marchese di Martigny, nel suo viaggio di istruzione in Italia, registra le opinioni di tutti  Charles-Nicholas Cochin. L'incisore e pittore giudica la facciata come la "più bella e imponente che vi è a Torino" e riscontra un qualcosa "nel gusto del peristilio del Louvre". Nelle memorie dei più colti osservatori contemporanei, tra i viaggiatori stranieri, Palazzo Madama appare quasi sempre come l'architettura più rilevante della capitale sabauda, oggetto di ammirazione valutata soprattuto nell'accostamento ai modelli di riferimento delle residenze reali del più potente monarca assoluto: il Louvre e la Versailles di Luigi XIV.

 

1872 - Isole Australi, Pagaie cerimoniali, Anteriore al 1872
Dono di Ernesto Bertea. Erano utilizzate nel corso delle danze, come in molte altre aree della Polinesia. In seguito esse divennero importanti oggetti di scambio con gli europei. Nel manico spiccano figure antropomorfe femminili che richiamano l'immagine della divinità Arununa, scolpita su un grande monolite nell'isola di Ra'ivavae.
 

 

1932 - Defendente Ferrari, Polittico con san Gerolamo penitente (1530-1535 circa)
Acquistato con il concorso economico di I. Levi, G. B. De Valle e S. Simenon. In base al giovane santo guerriero che appare sulla destra, forse San Secondo, si potrebbe sospettare una provenienza dalla città di Asti. Il monocromo oro su nero della predella collega l’esperienza pittorica di Defendente alla raffinata tecnica dei vetri dorati e dipinti e alla diffusione europea delle incisioni dedicate alla Passione.
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2006 - Corti e Città. Arte del Quattrocento nelle Alpi occidentali
Mostra, dal 7 febbraio al 14 maggio. Un itinerario alla scoperta della cultura figurativa nelle terre dell'antico ducato di Savoia: i committenti, gli artisti, le trame della vita quotidiana, i percorsi della devozione. Pitture su tavola, manoscritti miniati, ricami, oreficerie ed intagli racontano l'evoluzione delle forme dal Gotico Internazionale agli albori del Rinascimento lungo le vie di passo tra Italia e Francia.
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Ultimi anni del XIV secolo – La pianta del castello trecentesco
I dati contenuti nei Conti della Clavaria ci danno un’idea di come poteva configurarsi l’edificio: due sono le porte, la Fibellona e la porta della pusterla, a nord verso il palazzo del vescovo (dove oggi sorge Palazzo Reale); le torri ospitano i prigionieri e al pianterreno attorno al cortile, apparentemente dotato di portico, sono disposte la cucina, la sala per i banchetti, già attestata nel di Filippo d’Acaia, e la camera inferiore. Sono documentati all’interno anche due mulini e un grande orto. Al piano superiore si trovano le camere da letto e la “camera de Bon Droit”. Vi lavorano “magistri” che diverranno figure importanti nei cantieri quattrocenteschi: Jacobus de Berno e Hugonetus de Altessano, Andrea de Thaurino e Oddonino Meliaudo.

 

1650 - Le nozze di Adelaide di Savoia con Ferdinando di Baviera
Fulcro del potere politico, la piazza del castello fornisce un vasto spazio per le celebrazioni pubbliche e propagandistiche. In occasione del matrimonio, sono organizzati numerosi spettacoli ricordati dalle fonti per la loro straordinaria magnificenza. Incisioni e dipinti forniscono testimonianza visiva del carosello, per il quale la piazza, con al centro la macchina scenica della "Reggia d'Amore", è trasformata in quinta scenografica dagli interventi degli architetti Lanfranchi, Castellamonte e Morello. La corte osserva dal palco allestito sul poggiolo del Castello. (Immagine: pittore attivo alla corte Savoia, collezione privata)

 

1754 - La "Descrizione delle Pitture Sculture et altre cose più notabili del Real Palazzo e Castello di Torino"
Al riarredo del Palazzo, dopo lo spoglio dei beni di Maria Giovanna Battista, si provvede nell'arco di qualche decennio e l'edificio torna a ricevere gli apprezzamenti dei visitatori settecenteschi. L'anonimo estensore del documento stende una sorta di guida della residenza reale per soddisfare la curiosità di «tanti inteligentissimi Forestieri che vengono in questo Palazzo... a dilettanti del disegno e conoscitori delle Pitture», e dopo la galleria che da Palazzo Reale conduce al castello, passa a descrivere la facciata, lo scalone di Palazzo Madama e il salone, lodandoli per la loro magnificenza.

 

1957 - Carlo Camillo Tamietti, Il miracolo di Sant'Uberto (1778), acquisto
Il gruppo in biscuit, datato e firmato, è opera del capo modellatore della manifattura di porcellane di Giovanni Vittorio Brodel, progetto industriale autorizzato dal re Vittorio Amedeo III di Savoia nel 1775, ma fallito dopo solo pochi anni.
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1931 - La donazione di Isaia Levi
Il fondatore della Ditta Penne Aurora, prima industria italiana a produrre penne stilografiche, e presidente della Società Editrice Zanichelli, partecipa finanziariamente ai restauri di Palazzo Madama e dona al Museo Civico diverse tappezzerie in cuoio di epoca barocca e 41 statuine cinesi in quarzo e agata.

 

Fine XV secolo - Verso il Rinascimento
Nella sala del museo intitolata a Ludovico di Savoia-Acaia si possono oggi seguire gli sviluppi dell'arte piemontese nei decenni, a partire dall'epoca medievale fino alla fine del Quattrocento. Di questo momento cruciale, testimone del passaggio verso il Rinascimento, sono opere emblematiche i dipinti di Antoine de Lonhy (nell'immagine), pittore originario della Borgogna poi attivo in Piemonte, del casalese Giovanni Martino Spanzotti, del suo allievo Defendente Ferrari e di Gaudenzio Ferrari.
 

 

Metà del XVII secolo - Il "Gabinetto Rotondo"
Il piccolo e prezioso spazio, ricavato all'interno della torre romana di nord-ovest, è un punto nodale dell'appartamento allestito a metà secolo per la prima Madama Reale di Savoia, Maria Cristina di Francia. Alle pareti è oggi esposta la fitta selezione di ritratti dei Savoia e dei più importanti personaggi di corte, che ci raccontano le mode e i volti del passato.

 

2005-06 - Il restauro sul dipinto di Antonello da Messina
L'intervento si focalizza sulla stabilizzazione del supporto ligneo, una tavoletta di pioppo spessa pochi millimetri, e sulla leggibilità dell'opera, resa difficile dell'alterazione cromatica e dell'ossidazione degli strati di vernice che ricoprivano il Ritratto.
Il 7 giugno 2007 si svolge alla Reggia di Venaria un convegno dedicato al restauro del dipinto. 

 


Tra gli incontri che la politica impone ai signori di Torino, i documenti ricordano in questi anni un pranzo allestito per il duca di Borbone, il conte Daricourt e un ammiraglio di Francia e successivamente l'ospitalità offerta ai signori di Coucy, Sismondo Correnti di Milano e relativo seguito di cento cavalli. Come in altri casi, non si tratta di situazioni promosse, ma gestite dagli Acaia che, per fini diplomatici, dispongono della sede idonea nel torinese. Chi è ospitato a Pinerolo vi giunge, invece, su esplicito invito ed è parte della rete di rapporti privilegiati instaurati in funzione del consolidamento del dominio nel Piemonte sud-occidentale.

 

1739 - Le lettere di Charles De Brosses
Nelle epistole scritte alla famiglia dall'Italia, il letterato propone un confronto interno alla capitale sabauda, dichiarando la superba facciata di Palazzo Madama "il principale ornamento della città" e di gran lunga superiore al Palazzo Reale. Della sua composizione apprezza in special modo la balaustra superiore al secondo ordine, "a supporto di statue in pietra di grande leggerezza".

 

1957 - Macrino d'Alba, Madonna col Bambino in trono tra i santi Giacomo Maggiore e Giovanni Evangelista, Giovanni Battista e Tommaso d'Aquino, con due donatori (1495)
Il Museo acquista l'opera, che reca la firma su un cartiglio alla base del trono: “MACRINUS / FACIEBAT / 1495”. Si ignora la destinazione originaria di questa pala; si può ipotizzare una provenienza dall'ambiente vicino alla corte marchionale di Casale Monferrato, cui Macrino era legato soprattutto dopo un periodo di attività a Roma.
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1871 - Agostino Busti detto il Bambaia, Quattro pilastrini e due rilievi con scene di battaglia, per la tomba di Gaston de Foix (1515-1523)
Acquisiti dalle collezioni sabaude, spettano alla progettata tomba dedicata al duca di Nemours, nipote e luogotenente di Luigi XII, morto nella battaglia di Ravenna dell’aprile 1512. Il monumento era stato impostato, ma mai realmente portato a conclusione, nella chiesa di Santa Marta a Milano: un disegno oggi conservato al Victoria and Albert Museum di Londra può rendere l’idea della impostazione generale. I pezzi riconducibili al progetto sono oggi al Castello Sforzesco di Milano e al Victoria and Albert Museum.
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1645 - Il rientro di Carlo Emanuele a Torino
L'8 aprile si festeggia in tutta la città il termine delle lotte che hanno visto opporsi per la successione a Vittorio Amedeo I gli schieramenti filo-francese della reggente Cristina di Francia e filo-spagnolo dei suoi due cognati Tommaso di Savoia Carignano e Maurizio. Nella relazione dell'abate Valeriano Castiglione si ricorda l'entrata in città del corteo, il tributo di vassallaggio a Madama Reale e la serata illuminata dai fuochi d'artificio, preparati dal capitano Bernardino Boetto e sparati nella piazza del castello da una macchina a piramide sormontata da un toro. (Immagine: Biblioteca Reale, Torino)

 

2005-06 - Il nostro pittore fiamengo. Caracca alla corte dei Savoia (1568-1607)
Mostra, dal 21 settembre all'1 gennaio. L'esposizione, presso le sale della Galleria Sabauda, è dedicata al pittore Jan Kraeck, italianizzato in Giovanni Caracca, attivo al servizio di Emanuele Filiberto e di Carlo Emanuele I. Una sezione della mostra è dedicata all'immagine della corte affidata a miniature ed oggetti preziosi.Tra questi due cammei con i ritratti di Margherita di Valois e Carlo Emanuele I, acquistati dal Museo Civico di Torino alla vendita dei beni di Maria Beatrice di Savoia, e una rara lastra in ardesia con il ritratto del duca entro la croce dei santi Maurizio e Lazzaro, dello stesso museo.
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1731 - Il giudizio ammirato di von Pöllnitz
Ad appena dieci anni dal completamento dell'architettura di Juvarra, il palazzo del re di Francia è chiamato in causa come paragone di qualità dal viaggiatore e letterato tedesco Carl Ludwig von Pöllnitz, che esprime un giudizio di incondizionata ammirazione per l'opera torinese: "tutto ciò che vi sia di più bello e di più perfetto in architettura moderna a Torino e forse in Europa è la facciata del palazzo della fu Madama Reale (...) Prima che lo scalone fosse costruito si diceva che il palazzo di Madama Reale era come una casa senza scala, oggi si dice che è una scala senza casa". Il paradosso ricordato finisce per diventare un "topos" ricorrente della letteratura di viaggio sul Palazzo.

 

1384 – Il grande torneo di Amedeo d’Acaia – Le manutenzioni al castello si intensificano in occasione di quest’evento, che si celebra a maggio, organizzato per ribadire al nuovo conte di Savoia Amedeo VII, ospite d’onore, la fedeltà dei principi d’Acaia. Molti dei signori più importanti dell’epoca paiono collegati a questo avvenimento, con la loro diretta presenza o con l’invio di doni: tra questi, Bernabò Visconti, Luigi d’Angiò, Ottone di Brunswick e il conte di Ginevra, l’unico espressamente citato nei Conti della Clavaria, forse perché è il solo a soggiornare nel castello di Porta Fibellona in quanto fratello di Caterina di Ginevra, principessa d’Acaia dal 1380.

 

1956, ottobre - La collezione donata da Alberto Rossi alla Città di Torino per la Gam
Nell'occasione delle giornate dei Musei, le opere oggetto del lascito vengono presentate alla cittadinanza con una mostra allestita presso Palazzo Madama. Giornalista e critico di letteratura e d'arte, il donatore è ricordato con parole affettuose dal direttore Viale nell'introduzione alla raccolta, dove sottolinea che "insieme con il legato Fontanesi di Giovanni Camerana, è il dono più cospicuo, più importante che sia mai pervenuto".
Visita il sito della Gam

 

1871 - Bottega degli Embriachi, Trittico con scene della Vita e della Passione di Cristo (inizio del XV secolo)
L'opera arriva in Museo grazie ad uno scambio con il Museo di Antichità. Proviene dalle raccolte dei duchi di Savoia, dove potrebbe essere pervenuto in età ancora antica, all’inizio del XV secolo, forse negli anni di Amedeo VIII, cioè nel momento di massimo successo presso le corti europee dei prodotti degli Embriachi. Era utilizzato come altarolo per la devozione privata.
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1931 - Il saluto di Torino ai Principi in partenza per Napoli
I torinesi affollano piazza Castello prima della partenza per la città che Vittorio Emanuele ha scelto come nuova residenza per il figlio Umberto II di Savoia, lì promosso generale di brigata, accompagnato dalla moglie Maria José del Belgio. A Palazzo Madama ha luogo un solenne ricevimento offerto dal Podestà.
La Stampa dell'1.11.1931

 

1498 - Il castello riacquista prestigio dopo anni di abbandono
Dopo anni durante i quali è documentata la spogliazione dell'arredamento, sebbene questo non abbia raggiunto una preziosità eccezionale, un inventario di fine secolo dischiude le porte di un "guardaroba" contenente tessuti finissimi d'ogni tipo, stoffe da parete e tesori d'arazzeria, usciti dalle celebri manifatture di Arras o, più probabilmente, di Tournai e di Bruxelles, purtroppo dispersi. Il merito di questo rifiorire del palazzo è legato al nome di Amedeo IX e particolarmente a quello della sua consorte Iolanda di Francia: proprio a lei si deve, con molta probabilità, l’acquisto delle preziose serie di arazzi. (Immagine: Biblioteca Nazionale, Torino, ms. D. VI. 2, f 1v-2)

 

1298 - La posizione esterna all'abitato
Nei documenti della fine del XIII secolo, dove troviamo citato il "castrum porta Fibellone", il potere signorile è ormai identificato con il Castello di Torino, sebbene questo occupi una collocazione al margine dell'abitato verso via Po.

 

1378-1383 – I lavori sotto Amedeo principe d’Acaia – Nell’ultimo quarto del secolo il castello non subisce modifiche di rilievo, ma sono attestati continui cambiamenti all’interno, nella disposizione degli ambienti. Tra le novità, al primo piano una “magna aula superiore”, al pianoterra della sala grande, per la quale sono realizzate delle panche da porre davanti al camino, dotate di scalino per appoggiare i piedi, ed una cancelleria, nella torre romana di nordovest, con sedie, mensole ed un cassone per archiviare i conti. Sono, inoltre, ricordati una pellicceria, un larderio e le stalle.

 

1729-31 - La peota di gala di Carlo Emanuele III
La barca, ordinata a Venezia ai costruttori Matteo Calderoni e Monsieur Egidio, è realizzata tenendo presente l'ultimo bucintoro lagunare, di cui ripete lo sfarzo di piccolo palazzo galleggiante. I temi scelti per le decorazioni riprendono i soggetti di casa Savoia di quegli anni e l'arredo include due piccoli troni e panche per accogliere la corte, che vi naviga in occasione di cerimonie e festeggiamenti dinastici. Nel 1869 la Real Casa cede la peota al Comune, che nel 1873 l'assegna al Museo Civico d'Arte Antica. Dal 2002 è concessa in comodato alla Reggia di Venaria.

 

1956, agosto - La collezione d'Arte Orientale donata da Mario Ponzio
"Io credo che essa, annessa ad altre raccolte d'arte di cui si onora la nostra Città, possa essere manifestazione non peritura della mia profonda gratitudine ed augurio per l'avvenire culturale di Torino". Così scrive al sindaco Amedeo Peyron il fondatore dell'Istituto di radiologia dell'Università di Torino ed appassionato collezionista di scultura antica orientale, introducendo la raccolta che, con gesto munifico, dichiara di destinare "al Museo di Palazzo Madama in Piazza Castello".
Leggi la scheda dell'opera sul sito del Mao

 

1867 - La donazione Gastaldi di oggetti preistorici
Geologo, paleontologo ed appassionato di alpinismo, Bertolomeo Gastaldi dona la sua vasta collezione al Museo Civico, di cui diventa direttore nel 1875. Nel 1880 la famiglia lascia al Museo altri oggetti, tra cui alcuni stemmi nobiliari in pietra recuperati sul territorio e salvati dalla dispersione.
 

 

1931 - Stefano Mossettaz, Crocifissione (1410-1420), acquisto
Dalla Valle d’Aosta. La crocifissione faceva forse parte, originariamente, di un polittico marmoreo a più scomparti centrato sul tema della Passione di Cristo. L’opera, attribuita alla produzione giovanile dello scultore Stefano Mossettaz, va messa in rapporto con un importante gruppo di sculture e oreficerie prodotte ad Aosta fra Tre e Quattrocento e tutte variamente influenzate dal linguaggio jaqueriano e dalla tradizione franco-fiamminga e borgognona.
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1494 - Carlo VIII in sosta nel suo viaggio verso il Sud Italia
Bianca di Monferrato, vedova di Carlo I di Savoia e reggente per il figlio, trasloca temporaneamente per ospitare nel proprio appartamento il sovrano francese, chiamato da Ludovico Sforza in opposizione ad Alfonso II di Napoli per l'eredità del ducato milanese. Il ricorso per fini di ospitalità a sedi diverse, come alberghi e locande, è frequente, come anche l'utilizzo del vicino palazzo del Vescovo, unito con una galleria al castello a fine secolo. La costruzione sarà di base a quella più conosciuta di Carlo Emanuele I, nel Seicento. Data la mobilità dei signori sul territorio, le residenze medievali non sono attrezzate in modo permanente per l'ospitalità.

 

1638-40 - La sala del voltone
Con la trasformazione in sala interna al palazzo, per volere di Cristina di Francia, termina la storia dell'antica corte medievale. Per dare maggiore regolarità alla sala, di forma leggermente trapezoidale, e forse anche per esigenze statiche, le facciate interne del castello vengono foderate da spesse contropareti, innervate di lesene e controlesene su cui ricadono le volte a crociera sorrette dai quattro grandi pilastri centrali in pietra di Chianocco. L'ampio spazio ricavato al piano nobile sarà chiamato nel Settecento salone degli Svizzeri e dall'Ottocento è indicato come salone del Senato. E' da ricondurre a questo periodo l'apertura di due finestre ovali nella parete orientale.

 

2005 - La donazione della Famiglia Bruni Tedeschi
Alberto Bruni Tedeschi, imprenditore, collezionista e compositore, fa parte del Comitato direttivo del Museo Civico d'Arte Antica dal 1954 al 1965, cui dona alcune opere. Il contributo più consistente avviene dopo la sua morte, quando nel 2005 la famiglia decide di donare al Museo la collezione di 150 miniature del Sette e Ottocento, raccolta da Alberto nel corso della sua vita e oggi esposta al primo piano di Palazzo Madama.
 

 

1373-74 - Il conto del clavario Giacobino di Revigliasco
Il documento riferisce le opere eseguite in un momento in cui Torino e i possedimenti degli Acaia sono retti dal conte Amedeo VI di Savoia come tutore dei figli di secondo letto di Giacomo, ancora minorenni. Si tratta del rifacimento del tetto del castello, con acquisto di 250 tegole, e del rifacimento del tetto del portico del cortile, tettoia in tegole che viene sostenuta e rinforzata da un pilastro in legno di quercia e da altre travi lignee. Altri interventi di minor peso interessano la “camera inferiore”, qui citata per la prima volta, e la grande loggia davanti alla camera del principe.

 

1728 - La dispersione dei tesori di Maria Giovanna Battista
Madama Reale dimostra di circondarsi di una gran quantità di argenti e mobili sfarzosi, con un gusto indirizzato verso le corti di area germanica e nord-europea, ma dei suoi lussuosi tesori oggi non resta più nulla in Palazzo. Nonostante l'edificio risulti ancora utilizzato come abitazione anche dopo la scomparsa della duchessa, la dispersione degli oggetti inventariati è pressochè totale, testimoniata dai documenti di estimi e vendite. Agli occhi dei viaggiatori dell'epoca, come il tedesco Johann Georg Keyssler o lo scozzese Andrew Mitchell, gli appartamenti appaiono spogli e senza mobili. Anche più tardi, nel 1740, Charles De Brosses non trova più nient'altro che "una scala senza palazzo".

 

1956 - I capolavori della Sabauda a Palazzo Madama
In attesa della fine dei lavori per la nuova Pinacoteca, cinquantaquattro delle opere più elette della Galleria Sabauda tornano nella loro "prima casa". Qui, nell'ottobre 1832, si accedeva per la prima volta alla Reale Galleria di Pittura, concessa al godimento pubblico dal re Carlo Alberto, seguendo il consiglio di Roberto d'Azeglio. Nel 1865 è trasferita al secondo piano del palazzo guariniano dell'Accademia delle Scienze.
La Stampa del 28.01.1956

 

1867 - Pietro Vaser (?), Disputa di Gesù fra i dottori, 1503, Acquisto
L’inventario generale del Museo informa che questo pannello, congiuntamente ad un altro, che rappresenta la Fuga in Egitto, appartenente alla stessa finestra, proviene dal Castello di Issogne. I due riquadri costituivano, presumibilmente, la vetrata destra del piccolo presbiterio della cappella, che reca lo stemma dei Challant. I cartoni furono invece presumibilmente forniti dal ginevrino Pietro Vaser.
Leggi la scheda dell’opera

 

1930 febbraio  - Vittorio Viale direttore dei Musei Civici
Su suggerimento di Lorenzo Rovere, direttore dimissionario, e con il favore del podestà Paolo Thaon di Revel, Vittorio Viale assume la direzione dei Musei Civici, carica che manterrà fino al 1965, all'età di 74 anni. La sua direzione coincide con una grande stagione: ottantaquattro mostre, diverse centinaia di opere acquisite, l'istituzione di due nuovi sedi espositive, oltre 50 pubblicazioni e nuovi servizi di studio e di ricerca.

 

1930 - La "Colonnella" dei Granatieri di Sardegna è solennemente benedetta a Palazzo Madama
Un lungo corteo percorre le vie del centro, dalla Cittadella a piazza Castello. Nella grande aula del Senato Subalpino affluiscono per la cerimonia ufficiale le rappresentanze di tutte le Associazioni combattentistiche e patriottiche della Penisola, con gagliardetti e bandiere, e un gran numero di alti ufficiali e di personalità civili.
LaStampa del 30.05.1930

 

1466-78 - La duchessa Iolanda di Savoia
Gli anni della reggenza della duchessa Iolanda, durante la malattia dello sposo Amedeo IX di Savoia e della minorità del figlio, sono fitti di feste: nell’agosto 1474, per esempio, ha luogo una moresca, danza in maschera per l'elezione del nuovo rettore della città; in settembre viene offerto un banchetto in onore di Bernarda de Brosse, moglie del marchese Guglielmo VIII di Monferrato, con sfoggio d'argenterie e con intermezzi teatrali. Nel 1475 si festeggiano le nozze di Anna, figlia del duca Amedeo IX, con Federico d'Aragona, arrivato con il suo seguito di circa 500 persone e 372 cavalli. La corte affida le imprese decorative ad artisti di fama, come Nicolas Robert, pittore noto in Piemonte.

 

1638 - Madama Cristina di Francia
Nel 1638 Cristina, figlia di Enrico IV di Francia, divenuta reggente a seguito della morte del marito Vittorio Amedeo I di Savoia, elegge il vecchio castello degli Acaia a sua stabile residenza di rappresentanza. Elemento cardine della campagna di lavori da lei promossa è la copertura dell'antica corte medievale a cielo aperto, realizzata dall'architetto Carlo di Castellamonte. In seguito la duchessa progetta il riallestimento e la decorazione delle stanze del suo appartamento, con affaccio privilegiato verso piazza Castello. La grande balconata della facciata diviene così lo scenario per assistere alle feste e alle pubbliche cerimonie promosse dalla corte. (Immagine: Museo Civico di Palazzo Traversa, Bra)

 

2004 - Scrinium cardinalis. Un tesoro medievale per Palazzo Madama
Mostra, dal 14 settembre al 14 novembre. Con l'esposizione viene presentato al pubblico un importante acquisto destinato alle sale del Museo Civico d'Arte Antica di Torino. Si tratta del cofano con medaglioni profani in smalto di Limoges appartenuto al cardinale di Guala Bicchieri (1160-1227), un'importante testimonianza dell'arte medievale del Duecento. In attesa della fine dei lavori di restauro, l'opera viene mostrata a Palazzo Reale.
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1297 - Il castello è sede militare e diplomatica
Il principe Filippo I elesse Pinerolo a residenza privilegiata per la corte d'Acaia e preferisce usare il castello di Torino come sede militare e diplomatica piuttosto che come residenza di carattere cortese. I documenti ricordano, per esempio, la preparazione di una spedizione in val San Martino: il principe sostiene la politica espansionistica dello zio Amedeo V e mette a disposizione l'edificio fortificato come punto d'incontro con i nobili piemontesi.

 

1725 - Le grandi vedute del castello di Rivoli
Sei grandi tele, raffiguranti il castello di Rivoli, sono ordinate da Vittorio Amedeo II nel 1723 a Giovanni Paolo Pannini e ad altri pittori attivi a corte. A due anni dalla commissione i dipinti sono finiti ed allestiti a Rivoli, dove Montesquieu ha modo di ammirarli. Altri viaggiatori, come Bartoli (1776), Derossi (1781) e Paroletti (1819) li trovano, invece, a Palazzo Madama, dove propongono un'immagine della "grandeur" di corte agli ambasciatori che visitano la nuova capitale sabauda. La serie finisce dispersa fino al 1937, quando Umberto di Savoia raduna nuovamente cinque quadri; il sesto con la veduta da levante ricompare nel 1951 ed è oggi esposto in sala Guidobono.

 

1633 - L'incontro di Carlo Emanuele I con il re di Francia
Il pittore luganese Isidoro Bianchi illustra, a distanza di oltre un secolo dall'avvenimento, l'incontro del duca Carlo Emanuele I, allora seienne, con il re di Francia sul piazzale antistante il castello di Porta Fibellona. L'affresco nel gran salone del castello del Valentino è di grande interesse perchè pone di fronte a un castello quale appariva agli occhi di un osservatore del 1620-30 circa. Ne ricaviamo una facciata precedente ai primi rimaneggiamenti sostanziali del prospetto, quali s'ebbero dai tempi di Madama Cristina, e un aspetto che rievoca le forme gotiche dei principi d'Acaia abbastanza fedeli all'originale. (Immagine: Isidoro Bianchi, Castello del Valentino, Torino)

 

1955 - Repubblica Democratica del Congo, Luba-Kuba, Tamburo, Anteriore al 1938
Dono di Tiziano Veggia. In Africa il tamburo è considerato lo strumento più importante e accompagna ogni momento della vita della comunità. La funzione religiosa che riveste presso alcune popolazioni, l'impiego durante i rituali magico-religiosi lo hanno reso uno strumento sacro, da onorare e venerare: la costruzione e l'uso sono regolati da norme molto severe.
 

 

1867 - Scultore lombardo (?),  Sarcofago di Filippo Vagnone
Opera della fine del XV secolo, deposito dell'Economato Benefici Vacanti di Torino. Proveniente da Villa Lascaris, presso Pianezza, il sarcofago presenta lo stemma dei nobili Vagnone, l'iscrizione funebre, e rilievi ispirati a soggetti mitologici. La profonda cultura umanistica e la sensibilità letteraria del committente fanno supporre che sia stato proprio Filippo Vagnone, membro di una delle famiglie più in vista della Torino rinascimentale, a scegliere le decorazioni per la propria urna.
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1928 - La monografia su «Il Palazzo Madama di Torino» di Augusto Telluccini
Lo storico dedica il volume alla storia dell'edificio attorno al quale la vicenda sabauda e piemontese ha continuato a pulsare per secoli.
La Stampa del 05.05.1928

 

1449 – La visita del Delfino, futuro Amedeo IX
A maggio, in occasione di una visita al castello di Porta Fibellona da parte del Delfino (il futuro Amedeo IX) viene costruita una scalinata poggiante su due grandi colonne in pietra nella piazza del castello davanti al portone d’ingresso e viene realizzata una parete in legno posticcia nell’"aula magne", probabilmente da rivestire di tappezzerie.

 

2004 - Orafo limosino, Cofano del cardinale Guala Bicchieri (1220-1225). Acquisto con la partecipazione della Regione Piemonte
Lo scrigno, realizzato in una bottega orafa di Limoges, è particolarmente prezioso anche perché apparteneva al cardinale vercellese Guala Bicchieri (1160-1227), personaggio storico di primo piano e fondatore dell'abbazia di Sant'Andrea di Vercelli, da dove l'opera proviene.
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1290-99 - I primi documenti del castello
I lavori di manutenzione documentati dai resoconti del funzionario Fredericus de Loyra attestano l'esistenza di una struttura di difesa, "castrum", inglobata nella porta romana. Ne fa già menzione un decennio prima anche il trattato di cessione della città che il marchese Guglielmo di Monferrato è costretto a stipulare con Tommaso di Savoia, nel 1280.

 

1350-67 – I lavori nelle loggia e nel cortile
Tra gli interventi degni di nota negli anni di Giacomo d’Acaia, i documenti ricordano il rifacimento del soffitto della loggia posta davanti alla camera del principe, per la quale vengono acquistati mille mattoni da una fornace esterna, la costruzione di una camera sopra la cucina, impiegata come residenza del Vicario, prima alloggiato in una delle quattro torri, la ripavimentazione in pietra anziché in cotto del cortile, per evitare che la caduta di pietre o tegole dai tetti seguiti a danneggiare il pavimento.

 

1955 Mostra della Resistenza in Piemonte
In occasione del decimo anniversario della Liberazione, la Città di Torino e l’Istituto Storico della Resistenza organizzano a Palazzo Madama una mostra dedicata alla Resistenza in Piemonte. La mostra è di breve durata (28 maggio-19 giugno 1955), ma si rivela uno snodo cruciale nella riflessione storica e nella divulgazione del processo di liberazione nazionale al grande pubblico. Nelle sale del Primo Piano, attraverso un andamento cronologico, vengono presentati documenti originali, fotografie, manifesti, bandiere e oggetti, molti dei quali prestati dai protagonisti della lotta di liberazione, come associazioni e privati cittadini. Oltre all’esposizione di cimeli, un’intera sala è dedicata alla riflessione sulla Resistenza da parte degli artisti contemporanei, tra cui Renato Guttuso, Aldo Carpi, Giacomo Manzù, Ernesto Treccani, Emilio Vedova, Roberto Terracini e Renato Birolli.
La Stampa del 29.05.1955

 

1630-60 - Ricamatore torinese o parigino, Giuppone
L'indumento, detto anche farsetto, è basilare nell'abbigliamento maschile del XVI e buona parte del XVII secolo. La decorazione a nodi e rose di Savoia attesta la provenienza di quest'esemplare dalla famiglia ducale. Acquistato dal museo nel 1892, è in raso di seta ricamato e tela di lino. La severa Prammatica emanata da Emmanuele Filiberto nel 1595 per limitare le eccessive pompe nel vestire proibiva l'uso di tessuti preziosi diversi o di diverse lavorazioni decorative nello stesso capo di vestiario, ma le concedeva per i giupponi. Con l'arrivo di Madama Cristina, l'autorità francese in fatto di moda diventa esclusiva, volgendo le commissioni tessili dei Savoia verso Parigi.

 

1955 - Orafo limosino, Riccio di pastorale (1210-1215), acquisto
Raffinato prodotto delle botteghe orafe di Limoges, in Aquitania, specializzate tra XII e XIII secolo nella produzione di arredi sacri e profani in rame e smalto champlevé, è stato rinvenuto durante una campagna di scavi presso l'abbazia cistercense di Chiusa Pesio, nella tomba di uno degli abati.
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1865 - La Pinacoteca regia si trasferisce alla Galleria Sabauda
L'installazione dell'aula del Senato subalpino nel salone del primo piano di Palazzo Madama nel 1848 e la destinazione di alcuni ambienti attigui per ospitare gli uffici dei deputati compromette la disponibilità di spazio e l'agevolezza di percorso dell'esposizione. Sebbene con l'unificazione italiana l'Assemblea abbandoni Torino per Firenze, il trasferimento della Pinacoteca s'impone e la collezione dei dipinti passa al piano superiore dell'ex collegio dei Nobili guariniano, divenuto Accademia delle Scienze.

 

1928 - Il Rotary torinese supporta il recupero del Palazzo
Il Rotary Club di Torino assume l'iniziativa del restauro artistico delle tre fronti medievali, eliminando quello che, per manomissioni e adattamenti successivi, era divenuto un ultimo piano del palazzo a livello dei merli e al di sopra di essi. La merlatura viene recuperata, pur rimanendo sminuita nel suo effetto dalla copertura d'un ampio tetto centrale. E' Cesare Bertea a dirigere gli ultimi lavori di liberazione agli esterni da loggette, balconi, abbaini, comignoli, che conferiscono al Palazzo un aspetto curioso nei dipinti e nelle incisioni realizzate nel corso dell'Ottocento.

 

1431-39 – Il primi lavori sotto Ludovico di Savoia
Ludovico, secondogenito di Amedeo VIII e Principe di Piemonte dal 1431, stabilisce che il Consiglio cismontano (itinerante tra i castelli di Pinerolo, Fossano e Torino durante il principato di Amedeo), abbia residenza fissa nel castello di Torino, dove lui soggiorna, ma in maniera discontinua. Tra gli interventi di carattere architettonico del primo decennio del suo governo si segnalano la riparazione del ponte marcito, delle vetrate del castello, di alcuni pavimenti, la realizzazione di nuove vetrate per la camera della principessa e per l'odierno salone Acaia, dove è aperta una nuova porta, oggi solo riconoscibile, verso il cortile interno. (Immagine: Musée du vitrail, Romont, Stemma Savoia)

 

2002-2005 - Le ultime fasi del restauro
Mentre procedono i lavori sulla fabbrica e vengono completati gli interventi sulle superfici decorate e le opere edili, si considera la necessità di un recupero filologico dell'allestimento della sezione delle Arti Decorative, al secondo piano, con la rimessa in funzione delle vetrine storiche. Il progetto della sistemazione degli oggetti comincia a prendere una veste definitiva.
 

 

1225-60 - La formazione del castello e la Porta Fibellona
Nel medioevo la porta romana subisce la sua prima radicale metamorfosi e da soglia diviene difesa della città. Vengono chiusi gli archi romani ed eretto un fortilizio a ridosso delle torri. Porta Fibellona è il nome dato al nuovo passaggio tra città e campagna, aperto nelle mura antiche accanto alla torre meridionale e tuttora parzialmente visibile all'interno del Palazzo, lungo la scala che porta al piano fossato. Si tratta dell'unica porta medievale di Torino sopravvissuta agli ampliamenti della città: il suo arco a tutto sesto imita il modello romano, inserendosi in un generale fenomeno di rinascita e di riutilizzo dell'antico.

 

1348 - Le nozze tra Galeazzo II Visconti e Bianca di Savoia
I conti registrano molti interventi di rifacimento e abbellimento degli ambienti principali del avvenuti a cavallo della metà del XIV secolo. Si avvicendano almeno tre fasi di apertura e chiusura di finestre che, sebbene pregevolmente decorate, devono essere continuamente ridisegnate in funzione delle ristrutturazioni in atto negli ambienti e delle variazioni nell'assetto dei pavimenti. I lavori di restauro più importanti sono quelli effettuati entro il 1348, in occasione delle nozze tra Galeazzo II Visconti e Bianca di Savoia, figlia del conte Aimone, del ramo primogenito. (Nell'immagine:pagina miniata, Bibliothèque Nationale, Parigi, ms. lat. 1009, 23v.)

 

1724 - L'inventario dei beni del palazzo
Compilato alla morte di Giovanna Battista, il documento dà testimonianza del fulgore della nobile dimora. Le pagine relative ai beni mobili e ai beni "infissi", alle gioie, alle tappezzerie e tessuti, dipinti, mobili e argenti, ci restituiscono tutta la magnificenza degli ambienti appartenuti alla seconda Madama Reale e si rivelano utile strumento per la comprensione della sequenza delle sale, dei percorsi cerimoniali, delle scelte architettoniche e di arredo. La gran copia di quadri, più che guidata da orientamenti di gusto, sembra costruita per ben definite funzioni: i numerosissimi ritratti come doni e scambi familiari, i soggetti sacri a scopo di devozione privata.

 

1955 - Giovanni Michele Graneri, Veduta all'interno del Teatro Regio nella serata inaugurale (1740)
Lascito Chevalley. Il fascino del dipinto è legato soprattutto alla precisa raffigurazione dell'interno del Teatro Regio di Torino e dalla gustosa descrizione di orchestrali, attori e pubblico. La rappresentazione rigorosa delle figura e dei particolari architettonici avvicinano quest'opera, secondo la critica, ai modi di Giovanni Michele Graneri.
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1863 - Nasce il Museo Civico di Torino
Aperto al pubblico il 4 giugno per iniziativa dell'assessore Pio Agodino, si pone due obiettivi specifici: documentare la storia del lavoro dalle epoche più remote al presente, su modello del South Kensington Museum (oggi Victoria and Albert); raccogliere ed esporre le opere d'arte italiana moderna. Questo impianto iniziale si modifica nei decenni successivi, quando viene abbandonato il terreno della ricerca archeologica e dell'etnografia. Nel 1898 le collezioni d'arte contemporanea danno vita alla Galleria d'Arte Moderna.

 

1921 - Filippo Juvarra, Volumi di disegni, 1706-1735
Originariamente nell'archivio dei disegni di Carlo Emanuele III. In data imprecisata divengono proprietà del Conte Seyssel d'Aix; successivamente i volumi II e IV passano in eredità alla Pia Casa del Cottolengo che li vende al Museo, e i volumi I e III, pervenuti ad altri eredi, vengono acquistati da Angelo Reycend e Giovanni Chevalley, i quali generosamente li donano al Museo.
 

 

1427-31 – I lavori di Amedeo principe di Piemonte
Mentre il suo primogenito, nominato principe di Piemonte inizia a governare di persona le province cismontane, Amedeo VIII trascorre parte del tempo nel castello di Torino e parte in quello di Pinerolo. Nei documenti s’incontrano ancora i medesimi “magistri” responsabili del rinnovamento dell’edificio sotto Ludovico d’Acaia. In questi anni si realizzano nuove cassapanche per la loggia e si ripristinano i soffitti della camera “de Bon Droyt” e del viretto. Viene costruita una credenza per i formaggi e nei conti si accenna all’acquisto di legname per chiudere la piazza del castello con una palizzata, completata da sbarre in ferro, per impedire l’accesso agli animali.

 

2003 - Il logo e il piano di comunicazione
Un elemento grafico è scelto per la nuova identità di Palazzo Madama, che passa dalla gestione comunale a quella della Fondazione Torino Musei. Il logo è ideato da Andrea Rauch. Due anni dopo prende il via il progetto della comunicazione interna del Museo, ideato e sviluppato dallo studio VignaDesign , che comprende la segnaletica dei percorsi all'interno del Palazzo, i materiali di commento all'esposizione permanente e quelli relativi alle attività temporanee.
 

 

1120-30 - Il mosaico di Acqui
Nel piano fossato del museo è esposta una delle più interessanti realizzazioni musive del Piemonte. Legata alla committenza del vescovo Azzone, l'opera è stata ritrovata nel 1854, durante i lavori per la nuova pavimentazione di Santa Maria di Acqui, e datata tra il secondo e terzo decennio del XII secolo. Nell'iscrizione si ricorda il grande vescovo Guido (Widone), grazie al cui stimolo la cattedrale fu costruita all'inizio dell'anno Mille. Attualmente i resti del mosaico sono costituiti da tredici frammenti con tasselli in marmo bianco e nero posati sulla originale malta rosata. I pannelli rappresentano episodi ancora di difficile identificazione.
 

 

1338-48- I lavori eseguiti sotto Giacomo d'Acaia
Nell’arco del decennio vengono attuati numerosi interventi di rifacimento e abbellimento degli ambienti principali del castello: vengono rifatti i soffitti della camera del principe e della sala grande, ripavimentate le due torri romane, aperte nuove finestre e porte nelle camere dei fratelli e della figlia di Giacomo. Nel 1346 viene costruita una camera sopra la cucina, sul lato meridionale del castello, impiegata come residenza del Vicario e dotata di un “ peilo”, cioè una stufa. In occasione dell’arrivo a Torino dei principi sono registrate spese per il trasporto da Pinerolo di una tappezzeria e per i chiodi necessari ad appenderla. Altre spese riguardano il ponte levatoio, il camino e nuovi sgabelli a tre piedi in legno scolpito per la sala grande. (Nell'immagine: formelle che ornavano una stufa, provenienti dal castello di Chillon, Losanna)

 

1628 - La nave della Felicità
Il salone del castello appare ben dettagliato nel perduto disegno di Giovenale Boetto che illustra la macchina scenica utilizzata il 10 febbraio per la festa di compleanno di Cristina di Francia. Sullo sfondo si vedono sette province, allineate al di sotto del soffitto a riquadri corrispondente alla descrizione che anche il letterato Pompeo Brambilla dà della sala. La relazione della festa narra che "Madama Reale fu invitata dalla Felicità a salire sull'imbarcazione che simboleggiava la Fortuna, dove la attendeva un banchetto sontuoso". (Immagine: Biblioteca Reale, Torino)

 

1595 circa - La galleria delle collezioni principesche
Il dipinto che ritrae l'infanta di Spagna Caterina Micaela, andata in sposa a Carlo Emanuele I nel 1585, offre un'interessante veduta sullo sfondo: la finestra si apre su uno scorcio della facciata a levante del castello e della galleria che lo unisce al palazzo ducale, adibita a raccogliere le collezioni principesche. L'opera è stata a lungo presentata come il ritratto di Maria di Savoia, figlia naturale di Emanuele Filiberto, e la corretta identificazione si deve al confronto con altri ritratti, nei quali i lineamenti della duchessa presentano un'indubbia somiglianza.
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1722 - Le nozze di Carlo Emanuele III con Anna Cristina Luisa di Sulzbach
Regista d'eccezione per gli allesimenti è Filippo Juvarra, giunto nella capitale sabauda otto anni prima. I suoi internventi, in occasione di quest'unione, aggiornano il Palazzo Reale, ma il primo architetto regio si cimenta anche con architetture effimere e con le illuminazioni: Palazzo Madama è acceso da 450 torce e da candele e la sua facciata verso il Po accoglie il corteo reale alla mezzanotte del 24 marzo, arrichita da allegorie raffiguranti il luogo, ma anche le virtù proprie dei principi sposi. Un'incisione di Antoine Herisset su disegno dello stesso Juvarra ci mostra il Castello a festa.

 

1955 - La donazione Chevalley
Tra i principali sostenitori della rivalutazione dell’arte barocca piemontese, nel 1924 Giovannni Chevalley coordina il restauro del primo piano per destinarlo a sede di rappresentanza del Municipio di Torino. Oltre a due volumi di disegni di Filippo Juvarra, nel 1955 dona al Museo il dipinto con l’interno del Teatro Regio, oggi esposto nella Sala Guidobono del primo piano.

 

1860 - La seduta d'apertura del primo parlamento dell'Italia settentrionale e centrale 
Il 2 aprile un infiammato discorso del sovrano Vittorio Emanuele II apre i lavori. Per la capienza troppo limitata dell'aula, il Palazzo non può invece ospitare la prima seduta parlamentare del nuovo Regno d'Italia, che si riunisce il 18 febbraio 1861 a Palazzo Carignano.

 

1921 - La donazione Gariazzo
Al Museo di Antichità di Torino confluiscono diversi oggetti donati dal costruttore di ferrovie: legature, francobolli ed anche manufatti provenienti dall'Africa, dove Pietro Antonio Gariazzo aveva lavorato. Dal 1930 al 1943 è direttore onorario del gabinetto numismatico del Museo Civico, per il quale si impegna nella catalogazione del Medagliere, che si arricchisce anche grazie alle sue donazioni.

 

1419 - L'inventario dopo la morte di Ludovico d’Acaia
Il documento permette di ricostruire gli ambienti a disposizione del castello, che ha già raggiunto le dimesioni massime di sviluppo: più di dieci vani sono destinati a servizi (cucina, cantina, bottiglieria, forno, portineria al piano terra, guardaroba ai vari piani); quattro servono da abitazione e da ufficio per il tesoriere, per il maestro di palazzo, per i segretari; altrettante sono le ampie sale di rappresentanza o di uso comune; una decina sono camere da letto o abitazione, tra cui la stanza da letto invernale del signore, detta "camera col pello". Vi si trovano anche altre due logge, oltre a quella dei segretari, la cappella, la camera dello speziere e spazi adibiti a magazzino o per la servitù.

 

2002 - 2003 - Terre Lontane. Arti extraeuropee dal Museo Civico d'Arte Antica
Mostra, dal 14 dicembre al 2 marzo. Per la prima volta si offre l'occasione per ammirare le più suggestive opere della collezione etnografica del Museo Civico d'Arte Antica di Torino, ritirate dal Museo Civico di Numistatica, Etnografia ed Arti Orientali, chiuso dal 2001. Oceania, Africa, Medio Oriente, America Precolombiana, Pakistan sono le diverse provenienze delle numerose e straordinarie opere che negli anni sono entrate a far parte delle collezioni del museo grazie alle donazioni di collezionisti e viaggiatori. Parte delle raccolte etnografiche sono attualmente esposte al Mao.
Leggi la scheda della mostra

 

XII secolo - "Arnaldus" ed il "Maestro di Rivalta Torinese"
L'attività degli artisti attivi nel Piemonte del XII secolo è documentata dalle opere esposte al piano fossato del museo. Tra questi "Arnaldus", che firma un frammento proveniente da Oulx in Valle di Susa, e l'anonimo "Maestro di Rivalta Torinese", ingaggiato anche alla Sacra di San Michele e presente in esposizione con due capitelli figurati. La predilezione degli scultori romanici per le scene figurate si esprime in opere con funzione diversa, come le lunette dei portali, i fonti battesimali, le acquasantiere, i rilievi destinati ai luoghi di culto: diversi esempi di queste produzioni possono essere apprezzate lungo il percorso all'interno del Lapidario Medievale.
Leggi la scheda del capitello con scene cavalleresche.

 

1333 - Il passaggio di Giovanni di Boemia
Solo il re trova posto nel castello, mentre gli altri componenti del seguito, anche nobili, sono ospitati altrove. L'edificio non è molto vasto e gli ambienti utilizzabili per l'ospitalità sono scarsi: di solito, se gli ospiti sono particolarmente numerosi, un gruppo di uomini riceve l'incarico di reperire letti e ricoveri, dirottando parte degli ospiti nel palazzo vescovile, in edifici di ordini religiosi o anche nelle migliori case della città. (Nell'immagine: bottiglia di vetro, fine XIII sec. - prima metà del XIV sec., Museo di Antichità di Torino)

 

1620 - Le nozze di Cristina di Francia con Vittorio Amedeo I di Savoia
L' arrivo di Madama Reale viene accolto con feste magnifiche, scenografie spettacolari e vari intrattenimenti, come il torneo documentato dal dipinto di Antonio Tempesta, di fronte all'antico castello torinese. Molte occasioni saranno, poi, degne di essere festeggiate, inneggiando alle qualità fisiche e morali della duchessa con balletti e caroselli, spesso inventati dal raffinato marchese Filippo d'Agliè, dotato di talento nel campo letterario e musicale. (Immagine: Antonio Tempesta, Galleria Sabauda, Torino)

 

1587 - Il battesimo dei primi due figli di Carlo Emanuele I
Il 12 maggio, essendo ancora in corso la fabbrica del palazzo ducale, si sceglie di rimodernare gli appartamenti del castello per ospitare principi e ambasciatori in occasione del battesimo dei primi due figli di Carlo Emanuele I, Filippo Emanuele di due anni e Vittorio Emanuele appena nato. I festeggiamenti si tengono nella gran sala dell'antica fortezza degli Acaia, nella piazza si svolgono il torneo a piedi e la giostra.

 

1721 - Le stampe dei progetti di Juvarra
L'architetto dà alle stampe due vedute, incise dall'allievo Filippo Vasconi, dei progetti che gli sono stati commissionati da Giovanna Battista per Palazzo Madama e per le facciate delle chiese gemelle di San Carlo e Santa Cristina, nella piazza reale di Torino, ora piazza San Carlo. Per Juvarra si tratta di un'iniziativa promozionale, necessaria per far conoscere sulla scena internazionale la sua opera torinese. La stampa di Palazzo Madama presenta l'intero progetto con cui si propone di avvolgere di nuovi corpi di fabbrica il vecchio castello.

 

1954 - Manifattura di Meissen, Johann J. Kaendler, Animali del Palazzo Giapponese (1735), acquisto
Rara porcellana bianca prodotta della manifattura di Meissen, fondata dall'elettore di Sassonia, Augusto II il Forte. La pasta con la quale è modellata si ottiene combinando il caolino con il feldspato, in una doppia cottura ad alta temperatura.
Scopri un'altra porcellana Meissen in museo
 

 

1855 - Il progetto "neogotico" di Melano
Mentre si discutono le proposte sulla collocazione della Pinacoteca Sabauda e l'idea di un ingrandimento dell'edificio, si ripresenta il problema di completare le parti antiche rimaste sospese e di dare un raccordo unitario alla struttura. Prima impegnato nella sistemazione dell'aula senatoria, Ernesto Melano è l'architetto incaricato del lavoro, di cui aveva già presentato un progetto a Carlo Alberto nel 1847. In pieno '800 romantico, l'idea è quella di conservare le vestigia quattrocentesche, creando un "pastìche" neogotico, mai  realizzato, con ispirazioni varie, dal Trecento fiorentino al Quattrocento veneziano con qualche tocco orientalizzante.

 

1921 - La donazione Reycend
Discendente da una famiglia di librai e mercanti d'arte, Giovanni Angelo Reycend progetta palazzi e villini nella zona della Crocetta e del centro e si dedica con alla vita politica della città. Nel 1921 con Chevalley acquista e dona al Museo due volumi di disegni di Filippo Juvarra che, con i volumi comprati successivamente dal Museo, ricompongono l’insieme un tempo appartenuto alle collezioni di Carlo Emanuele III di Savoia.

 

1418-27 – Gli interventi di Amedeo VIII di Savoia
Dopo la scomparsa di Ludovico d’Acaia, che muore senza eredi, il principato d’Acaia passa ad Amedeo VIII di Savoia. Sebbene non vi risieda mai, il duca ordina per il castello di Torino alcuni interventi significativi, quali la realizzazione di un cornicione (o una merlatura) sopra la torre del viretto, mentre nello stesso anno, 1426, l’acquisto di chiodi per fissare delle tende suggerisce quale fosse l’utilizzazione cerimoniale e d’apparato della grande sala “bassa”, al quale sono destinati. Sono, infine, documentati lavori nel giardino, come la potatura delle viti e del roseto. (Immagine: Bibliothèque Royale de Belgique, Bruxelles, ms 10317-18 f.1)

 

2002 - Cina antica. Capolavori d'arte dal Neolitico alla dinastia Tang
Mostra, dal 15 maggio al 3 novembre. Grazie alle opere più importanti della collezione d'arte orientale della Fondazione Agnelli, mai esposte in pubblico, cinquemila anni di arte cinese sono rappresentati nel Salone del Senato. A cura di Carlo Viano, con la collaborazione di Guido Nicelli e Alessandra Serafini.
Leggi la scheda della mostra

 

XII secolo - I capitelli di Sant'Orso
Tra le invenzioni più significative della civiltà del Romanico, i capitelli istoriati traspongono nell'architettura delle chiese e dei monasteri, insieme alle pitture, alle vetrate e ai mosaici, i grandi temi narrativi dell'Antico e del Nuovo Testamento. Ne sono un chiaro esempio quelli provenienti dal chiostro della colleggiata di Sant'Orso di Aosta, testimonianze di gran rilevo della storia dell'arte sacra medievale e tra i pezzi più preziosi del Lapidario del Museo Civico.
Leggi la scheda del capitello con il peccato originale
Leggi la scheda del capitello con l'annuncio ai pastori 

 

1326 e 1328 – I registri del clavario Ruviglone de Santa Iugla
Le spese per il miglioramento dell'abitabilità dello spazio privato vanno aumentando rispetto a quelle per la difesa. Il funzionario registra nuovi interventi ai soffitti della “magna sala castri nova”, della cucina, delle latrine e delle scale che conducono sopra la sala grande. Si aprono sei nuove porte e tre finestre nelle quattro torri. E’ menzionato anche un portico in cotto, le cui arcate potrebbero essere quelle ancora leggibili nell'attuale corte medievale. In un secondo resoconto si descrive l’erezione contro le pareti della “camera castri domini” di sei pilastri in muratura, per sorreggere le travi lignee lavorate, dono al principe d’Acaia del vescovo di Torino. Nel 1331 Filippo commissiona ritratti in cera dipinta, tra cui quello del figlio Edoardo, per gli interni.
(Nell'immagine: "Camera domini", castello di Chillon, Losanna)

 

1613 - Antonio Tempesta, Ostensione della Sindone il 4 maggio nella piazza del Castello di Torino
L'uso di esporre la reliquia, come segno della magnificenza della corte, viene documentato da quest'incisione, tradizionalmente riferita alla visita del vescovo savoiardo Francesco di Sales. Il padiglione per l'Ostensione, sormontato da un austero baldacchino, è collocato davanti al castello: l'edificio presenta la prima facciata seicentesca, ben nota attraverso il dipinto dello stesso artista del 1620 per il matrimonio di Vittorio Amedeo I e Cristina di Francia e gli affreschi di Isidoro Bianchi del 1633 nel salone del Valentino.
 

 

1585 - Le nozze tra Carlo Emanuele I con Caterina d'Austria
 Per l’occasione, il salone del castello fa da scenario al dramma "Pastor fido" di Giambattista Guarini. Sebbene abbia ancora aspetto di fortilizio, la sua funzione di baluardo non è più preminente, data l'erezione della Cittadella, costruita da Francesco Paciotto per Emanuele Filiberto, che sposta il nodo di difesa della città, e l'ampliamento della città a sud, voluto da Carlo Emanuele, che munisce il percorso esterno di nuovi bastioni. Il castello si trova così internato nel complesso cittadino e viene adibito a residenza stabile dei membri della famiglia. Il duca regnante si trasferisce nel nuovo palazzo ducale edificato da Emanuele Filiberto come sede adeguata per sè e la sua sposa, la principessa reale di Francia Margherita di Valois. (Immagine: Archivio di Stato, Torino).

Leggi la scheda sul ritratto di Caterina Micaela.

 

1718 -21 - La nuova facciata e lo scalone dello Juvarra
La necessità di una scala per il palazzo, adeguata alla domanda di un cerimoniale sempre più esigente, si fa ancora più urgente a seguito dell'allestimento del gran salone di rappresentanza. La qualità dell'intervento di Filippo Juvarra, al quale viene affidato l'incarico, si misura con la ricchezza del vocabolario linguistico impiegato: l'immagine complessiva è quella maestosa di un palazzo reale che sa esaltare la tradizione e dare espressione al classicismo moderno. L'architetto vorrebbe un'ariosa loggia completamente aperta, ma le condizioni climatiche torinesi lo obbligano a proteggere la sua fabbrica con grandi serramenti vetrati.

 

1848 - L'inaugurazione del primo Senato Subalpino
Il grande salone del primo piano, già degli Svizzeri, viene destinato ad aula del Senato subalpino. L'architetto Ernesto Melano trasforma lo spazio in un'ampia cavea formata da seggi e tribune, un allestimento previsto come provvisorio e che non compromette lo stato originario, essendo indipendente, staccato dalle pareti. Al di sopra del grande ordine monumentale, vengono dipinte decorazioni raffiguranti le gesta della casa Sabauda nei secoli.
 

 

1909 - Defendente Ferrari, Adorazione del Bambino a lume di notte (1510)
Giunta in Museo con la collezione Fontana, la piccola e preziosa tavola costituisce con la sua data certa un tassello utile a chiarire la cronologia delle prime tappe della carriera di Defendente, in un momento ancora molto vicino al discepolato presso Martino Spanzotti.
Leggi la scheda dell'opera

 

1418- La visita a Torino di Martino V
In settembre, tre mesi prima della morte di Ludovico d’Acaia, in vista della visita a Torino di Martino V, appena eletto papa nel Concilio di Costanza e diretto a Roma, vengono realizzati nuovi lavori al castello di Porta Fibellona. In particolare si tratta di interventi di ripristino di muri o portici danneggiati, si acquistano pergamene e chiodi per chiudere le finestre e fermare le tende, vengono riparati e acquistati tavoli e sgabelli, insieme alla tela per il letto del papa. Sono da collocare in quest’anno, e a poco prima, anche i probabili interventi pittorici commissionati a Giacomo Jaquerio, oggi scomparsi, dei quali rimane traccia dei pagamenti.

 

2001 - 2002 - L'oro di Siena
Mostra, dal 6 dicembre al 3 marzo. La vasta esposizione illustra parte della ricca collezione dell'istituzione senese Santa Maria della Scala, con oreficerie, miniature, reliquiari e tessuti che ricostruiscono la tradizione reliquiaria a Siena tra Medioevo e Rinascimento.
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IX-XI secolo - L'alto medioevo e la prima età comunale
Delle vicende costruttive del Palazzo in epoca altomedievale mancano segni chiaramente leggibili, ma sappiamo che alla fine dell'XI secolo, in età già comunale, presso la porta ripresero le funzioni di controllo e fiscali e che all'esterno delle mura si rende necessario costruire dei baraccamenti. Testimonianze di questo periodo storico si trovano oggi rese negli ambienti interrati del Museo, un tempo adibiti a magazzino: un nucleo di sculture provenienti dal territorio piemontese e ad una serie di frammenti, che documentano l'arredo dell'antica chiesa di San Salvatore, edificio esistente nel sito dell'attuale Duomo di Torino.
 

 

1317-20 - Il "Libro di spese" di Pietro Panissera
Ritrovato a Pinerolo ed acquisito agli studi nel 1982, il documento è illuminante per la ricostruzione dei primi decenni del XIV secolo e dei fondamentali interventi costruttivi per ambienti di servizio, di raccordo e residenziali, eseguiti sotto la direzione del "magister murator" Germano da Casale. Dal conto emerge la costruzione di due torri quadre identificate con le due fiancheggianti le torri romane. La "petracocta", il cotto, utilizzata rappresenta una scelta strategica sul piano economico e della nobilitazione formale. Parte del materiale laterizio arriva da fornaci locali, ma molto proviene dalle mura e dagli edifici di età romana ormai in rovina, vera e propria cava a cielo aperto per il cantiere di Porta Fibellona.

 

1611 - "L'espugnazione dell'isola di Cipro"
Per mettere in scena lo spettacolo acquatico, descritto dallo storico francese Claude-François Ménestrier nel suo "Traité des Tournois", la gran sala del Castello viene riempita d'acqua grazie ad un sofisticato sistema di canali e diviene l'impianto scenografico consueto per questo tipo di spettacoli. Le feste nautiche, dove mostri marini e battaglie navali erano protagonisti, vengono allestite su fiumi e laghi naturali, ma non è insolito che alcuni locali siano appositamente allagati all'interno dei palazzi principeschi. (Immagine: Biblioteca Reale, Torino)
Leggi la scheda della mostra «Feste Barocche»

 

1582 - La spinetta di Fernando de Rossi
Il prezioso strumento in custodia al museo è opera di uno dei più apprezzati costruttori milanesi, fratello minore o nipote del più noto Annibale de Rossi. Musica, canto e ballo non mancano mai nelle occasioni di festa, per accompagnare i divertimenti di duchi e duchesse. In particolare, la tradizione musicale piemontese si rinnova dopo l'arrivo a Torino di Cristina di Francia, nel 1619, ed i conti del tesoriere cominciano a registrare, oltre agli onorari dei musicisti, dei maestri di ballo e dei liutisti, quelli delle cantanti e del complesso da camera personale della duchessa, che sarà fatto arrivare da Parigi.

 

1713-14 - La maestosa Sala del Senato
Ricavata già nel Seicento e voluta ora come sede ufficiale di presentazione per l'acquisita dignità regale di Vittorio Amedeo II, la sala viene caratterizzata da un ordine dorico di grandi proporzioni e dall'animata conversazione delle personificazioni delle Province Sabaude, modellate da Carlo Tantardini e Giovanni Baratta. Nel restauro ottocentesco della volta, gli stucchi del secondo livello sono sostituiti dalle scene a monocromo dipinte dall'équipe di Pietro Fea, con episodi illustri della storia sabauda. Nel maggio 1848 si tiene qui la seduta inaugurale del Senato del Regno. La sala è oggi adibita a spazio per le mostre temporanee.

 

1954 - La truffa d'amore del disegnatore edile
Sergio Ferrera, torinese di 33 anni alle dipendenze di una ditta che esegue lavori edili nel pressi di Caserta, si presenta alla famiglia della promessa sposa con una cartolina di Palazzo Madama: «Questo è il mio castello», dice. Giunti a Torino, padre e figlia scoprono l'inganno e lo denunciano.
StampaSera del 06.02.1954

 

1909 - Antoine de Lonhy, Trinità e angelo piangente (Circa 1470-80)
L'opera proviene dall'importante collezione privata di Leona Fontana, donata al Museo all'inizio del Novecento. Dalla sua apparizione nel 1909 il dipinto è stato oggetto di appassionanti studi critici, data la suprema qualità e gli sfuggenti caratteri stilistici, tra Italia, Borgogna e Provenza. L'anonimo maestro ha acquisito un nome e un profilo biografico, identificandosi con il pittore e miniatore tolosano Antoine de Lonhy, vissuto ad Avigliana dal 1462.
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1415 – La costruzione delle nuove torri e del viretto
La seconda fase degli interventi nel castello voluti da Ludovico d’Acaia si incentra sulla costruzione di una nuova torre angolare a sud-est: la squadra di lavoro è composta da manovali nuovi, guidati da un “magister”, Giacobino da Santhià, che compare per la prima volta nei documenti e al quale si attribuisce anche la scala elicoidale, detta viretto, realizzata per collegare i diversi piani del castello. Segue di qualche mese l’inizio dell’edificazione della torre orientata a nord-est. In fondo a sinistra della corte medievale è possibile vedere i resti del viretto, grazie al pavimento in vetro che ricopre gli scavi effetuati da D'Andrade alla fine dell'Ottocento.

 

2001 - Gugliemo Caccia detto il Moncalvo, Cavaliere che abbraccia una figura (la morte?) (Circa 1605) Acquisto
Le caratteristiche del disegno corrispondono puntualmente a quelle di uno già posseduto dal Museo Civico con l'incoronazione di un cavaliere (4649/DS), acquistato nel 1995. Benchè anche nel caso di questo disegno non si conosca l'esatta identificazione del soggetto, l'accostamento delle due opere permette di supporre l'esistenza di un ciclo di storie incentrato sul ruolo del medesimo eroe.
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V-X secolo - Il decadimento con la fine dell'impero d'Occidente
Palazzo Madama si offre al nostro sguardo come un avvincente libro di storia, non privo di pagine ignote. Dalla fine dell'impero d'Occidente al nuovo millennio mancano notizie della porta; gli scavi eseguiti confermano il sospetto di un decadimento delle strutture e degli edifici del corpo di guardia non restano quasi tracce, sicuramente distrutte dai lavori settecenteschi di fondazione dell'attuale facciata, che si spinsero a profondità molto maggiore del livello romano.

 

1308-15 - La camera privata e la "magna sala"
Dai conti del periodo si viene a conoscenza dell'esistenza di questi due ambienti, risistemati perchè in rovina, all'interno dell'aggregato di spazi gravitanti attorno alla porta romana. Sebbene ne sfugga l'identità e la portata, ciò conferma la presenza embrionale di un luogo di rappresentanza diplomatica e di apertura verso altre realtà istituzionali. Disdegnato come abitazione ufficiale, il castello è, infatti, adibito soprattutto a sede dei Vicari, che amministrano la città per conto del principe.

 

1608-09 - Il portico seicentesco
Nel primo decennio del Seicento si collocano la demolizione della torre del viretto e la realizzazione di una struttura quadrangolare concentrica al perimetro del cortile. Aperta sui lati est e ovest in corrispondenza dei varchi di passaggio, parrebbe definire un porticato, un passaggio coperto intorno al cortile, che risulta così ridimensionato nel suo spazio a cielo aperto. Se ne conservano solo le fondazioni e poche altre tracce, sulle quali non si riscontrano innesti di un'eventuale copertura, né lignea né voltata.

 

1567 - Il battesimo di Carlo Emanuele I nel salone del Castello
Quando Emanuele Filiberto sposta la sua corte da Chambéry a Torino, nel 1563, in attesa di poter mettere mano alla costruzione di una nuova dimora, si stabilisce nel palazzo del Vescovo, trovando il castello in stato di grave abbandono. Il gran salone del palazzo vecchio viene, però, preparato a festa e descritto nei resoconti dell’epoca come "racconciato tutto di nuova architettura con il ciel fatto tutto rilievo, con figure, arme, festoni, circuli, quadri et triangoli, et altri dissegni bellissimi, tutti messi à oro in campo turchino" per il battesimo del figlio, celebrato il 9 marzo 1567. Vi sono allestite le mense per il banchetto (l’immagine mostra alcuni disegni di vasi creati per l’occasione) e si balla fino a mezzanotte. (Immagine: Album Da Luigi, Biblioteca Reale, Torino)

 

1713 - Il titolo di Re di Sicilia per Vittorio Amedeo II
Nell'estate e nell'autunno si tengono i festeggiamenti per la pace ritrovata nella guerra di successione spagnola e per il nuovo titolo conquistato dai Savoia con il trattato di Utrecht. Si decide di allestire la macchina pirotecnica promossa dal Municipio nella piazza del castello, davanti ai palazzi Reale e di Madama Reale. Ai cittadini e ai nuovi sudditi giunti dalla Sicilia per festeggiare il re, la macchina disegnata da Plantery espone con chiarezza il programma celebrativo: la forma triangolare rimanda alla conformazione dell'isola appena conquistata, i tre lati celebrano i principali stati del regno, Piemonte, Savoia e Sicilia.

 

1951 -Giovanni Paolo Pannini, Veduta del Castello di Rivoli (1723)
Dono dell'Associazione Amici del Museo Civico. Il dipinto fa parte di una serie di sei tele commissionate nel 1723 e raffiguranti le facciate del castello. Nel 1781 sono portate a Palazzo Madama, ma nel 1819 ne risultano solo cinque. Il sesto dipinto, andato disperso, viene ritrovato nel 1951 sul mercato d'arte di Parigi.
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1832 - La prima "Reale Galleria"
Con la decisione di togliere dalla reggia e da varie altre residenze reali, dove pochi privilegiati potevano ammirarle, le opere maggiori di pittura delle varie scuole italiane e straniere, formandone una collezione di pubblico godimento, Carlo Alberto fonda la "Reale Galleria" (poi Pinacoteca Sabauda). Per darle una prima e degna sede, allontana gli uffici, installati all'interno di Palazzo Madama e dispone che occupi l'appartamento del primo piano, secondo la scelta e l'articolazione data da Roberto Tapparelli d'Azeglio, primo direttore e autore di quattro monumentali volumi corredati da litografie.

 

1405 – Il giardino, l’orto e il “falconerio”
Nel giardino, cui non si accenna mai nei documenti trecenteschi, appaiono ora impegnate maestranze diverse rispetto a quelle del castello e anche manodopera femminile. Vengono realizzati un acquedotto per irrigare e un canale di scarico, vengono piantati filari di vite e, in seguito, anche altre colture, come spinaci, porri, ulivi, peri, meli, palme e salici. I principi d’Acaia desiderano una residenza moderna, che si avvicini alle residenze cortesi dell’Italia settentrionale. Ne sono segno la presenza di un “falconerio”, di un maestro orologiaio, di banchi per la scuola e di una gabbia per i pappagalli. (Immagine da "La cité des dames" di Christine de Pizan, British Library, Londra)
 

 

2001 - Tra Gotico e Rinascimento. Scultura in Piemonte
La mostra, allestita nella Sala del Senato, si compone per gran parte di opere delle collezioni medievali del Museo, negli anni arricchitesi con acquisizioni che hanno salvato dalla dispersione sculture monumentali ma anche arredi lignei e cornici in cotto, testimonianza di una secolare tradizione artigiana. L'occasione, contestuale alla prima riapertura dell'avancorpo juvarriano e della Corte Medievale, serve anche a rendere visibile al pubblico che il "cantiere Palazzo Madama", aperto nel 1988, prosegue in maniera efficace.
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I secolo d.C - Il milite ignoto
Tra i resti romani riscoperti da Alfredo d'Andrade durante la campagna di scavi ottocenteschi, che riportò alla luce le fondazioni della porta ed alcuni rilievi in marmo con scene militari, venne rivenuto anche il coronamento di un cippo sepolcrale, oggi in Museo. L'ignoto soldato romano, per il quale è stato scolpito, ha voluto rappresentata nel timpano la "lupa romana", ricordo della patria lontana lasciata per muovere alla conquista dell'Impero.

 

1301 - Festeggiamenti per Carlo IV di Valois
L'11 luglio Filippo e il suo seguito arrivano in serata al castello torinese e il pranzo è apparecchiato il giorno successivo per l'arrivo del sovrano francese. Il passaggio dell'ospite illustre determina la frettolosa discesa da Pinerolo della corte d'Acaia, ma già nel gennaio dello stesso anno un trasferimento a Torino per un pranzo è inserito nel resoconto di un viaggio che il principe intraprende verso Roma. Evidentemente la sosta ha carattere insolito, tanto da meritare la registrazione. La scelta di passare per Torino da parte dei diversi signori ospitati nel castello di porta Fibellona è determinato dall'uso della via Francigena, preferita in questo periodo rispetto ad altri percorsi da chi deve transitare dalla Francia sud-orientale all'Italia. (Immagine: "Grandes Chroniques de France", Bibliothèque Nationale, Parigi, fol. 332 )

 

1608 - Il matrimonio delle infante Margherita e Isabella di Savoia con Francesco IV Gonzaga duca di Mantova e Alfonso III d'Este duca di Modena
Per l'occasione il Castello viene rinnovato e riccamente addobbato. Una relazione di Pompeo Brambilla, studioso d'araldica, sulle feste che celebrano l'evento descrive accuratamente il soffitto del Moncalvo con l'allegoria dell'Italia e le tele con le province del ducato alle pareti. Molti lavori sono fatti anche nel 1610 per il soggiorno di Margherita e Francesco Gonzaga di passaggio a Torino per recarsi nei territori gonzagheschi di Casale Monferrato. (Immagine: pittore attivo alla corte dei Savoia, ubicazione sconosciuta)

 

1537 - Il dominio francese
Quando Torino con il Piemonte, perso da Carlo II, cade in signoria francese per un ventennio, il castello rimane abbandonato ad una stanca sopravvivenza. I governatori insediati nella città abitano nella cosiddetta “Casa del Vescovo”, forse più gradevole al loro gusto o forse perchè la sede ducale rimane spoglia dopo l'esodo dei Savoia. Nell’attuale soffitto di Sala Staffarda sono visibili alcune tavolette dipinte provenienti dal piano nobile del palazzo vescovile, sito in via Porta Palatina 20 e demolito a fine Ottocento. Nel castello i francesi smantellano il sistema difensivo che lo circonda, salvo i torrioni di Ludovico d'Acaia. Con il successo di Emanuele Filiberto a San Quintino (1557), la liberazione politica coincide con il rifiorire della vita dell'edificio.

 

1708-15 - Si riapre il cantiere di Giovanna Battista
La campagna di rimodernamento e decorazione dell'appartamento reale è affidato alla direzione dell'ingenger Michelangelo Govone ed interessa l'intero piano nobile. La sequenza di ambienti cerimoniali si impernia attorno al nuovo salone, che più che mai viene ad assumere un ruolo centrale. Tra gli interventi di maggior pregio, si possono ricordare gli stucchi di Pietro Somasso, i motivi ornamentali di Giovanni Battista Lanfranchi e Carlo Pozzo, le volte affrescate di Domenico Guidobono. Nel 1713 viene realizzato anche un giardino, del quale abbiamo un ricordo in una veduta di Giovanni Battista Borra del 1749.

 

1951 - La Moda in cinque secoli di pittura
Mostra, dal 28 aprile al 30 giugno. Con circa duecento opere sono presentate la storia e gli aspetti della moda negli anni dal 1400 alla fine del 1800. L'esposizione si svolge in concomitanza con l'Esposizione internazionale dell'Arte tessile e della Moda.
La Stampa del 24.02.1951

 

1822 - L'Osservatorio astronomico
Installato all'Accademia delle Scienze, con impianto inadeguato, viene trasferito dal famoso astronomo torinese Giovanni Plana al sommo delle due torri romane di Palazzo Madama che vede così l'alterazione più curiosa e vistosa che gli sia occorsa. La "specola" rimane fino alla demolizione nel 1920, dopo il nuovo trasferimento resosi necessario per le troppe perturbazioni atmosferiche, di illuminazione, di stabilità.

 

1909 - La donazione Fontana
Vincenzo e Maria, figli del senatore Leone Fontana, donano la raccolta paterna di dipinti di pittori piemontesi del Quattro e del Cinquecento. Il legato lascia un segno profondo nella fisionomia del Museo, indirizzandone l'attenzione, fino allora concentrata sulle arti decorative, verso le testimonianze pittoriche del Piemonte.

 

2000 - La Peota lascia Palazzo Madama
Il Comune sgombera il piano terra di Palazzo Madama per iniziare gli scavi che riporteranno alla luce i resti della porta e della strada romana. Un precedente scavo archeologico, condotto a fine Ottocento da Alfredo D'Andrade nella sala detta "il Voltone", li aveva identificati e "sigillati", pur lasciandoli accessibili, sotto la pavimentazione. La Peota reale, l'imbarcazione da cerimonia fatta costruire a Venezia nel 1730 da Carlo Emanuele III di Savoia, viene portata via e diretta ai laboratori di restauro della ditta Nicola, ad Aramengo d'Asti. Oggi si trova in comodato presso il deposito della Venaria Reale.
La Stampa del 15.01.2000

 

I secolo d.C - Le origini
La storia dell'edificio  al centro di piazza Castello comincia in età romana. Sulle fondamenta dell'odierno palazzo si apriva uno degli antichi accessi alla città di Augusta Taurinorum: si tratta della porta orientale, formata da due torri di sedici lati, che incorniciavano quattro ingressi ad arco, due centrali per i carri e due laterali per i pedoni. Le sue dimensioni e la sua forma erano simili a quelle della Porta Palatina a nord della città. Avviandosi verso la Libreria e l'uscita, i visitatori del museo passano attraverso i resti ancora visibili del muro romano.

 

1300 - L'invito del conte di Lussemburgo e di Ludovico di Savoia
Dalla prediletta sede di Pinerolo, Filippo I è costretto da circostanze di opportunità diplomatica a recarsi a Torino: arriva al castello di porta Fibellona un giovedì per preparare l'accoglienza al conte di Lussemburgo ed il suo seguito, di passaggio per Roma, il sabato seguente; la domenica ospita Ludovico di Savoia, anch'egli in viaggio verso la stessa meta.

 

1605-07 - Le decorazioni di Federico Zuccari nella grande galleria di Carlo Emanuele I
Il passaggio costruito per collegare il castello alla nuova sede ducale diviene luogo privilegiato per accogliere le immagini pittoriche della dinastia sabauda. Il suo abbellimento interno è affidato all'artista marchigiano Federico Zuccari, arrivato a Torino come ritrattista delle principesse di Savoia per il duca di Mantova, e ad un folto gruppo di collaboratori. Durante i lavori di restauro sono emerse minime sopravvivenze delle decorazioni nella Stanza dei Fiori. La Caffetteria occupa oggi la sala dove si innestava l'antico braccio dell'edificio.
Visita il Caffè Madama

 

1530-35 - La serie di interventi edilizi cinquecenteschi
I lavori di quest'epoca vedono in primo luogo spostato l'ingresso sull'asse del castello e della corte, con una riplasmatura delle spesse murature della porta romana. Resti visibili sulle spallette del portone, aperto quando l'accesso alla corte viene portato centralmente, indicano che il piano del cortile viene innalzato di almeno 80 cm. Contemporaneamente si costruisce al centro del cortile un pozzo perdente per lo smaltimento delle acque: questo risulta ora emergere dal pavimento a spina di pesce quattrocentesco, ma appartiene sicuramente alla sistemazione successiva. Una massiccia struttura addossata alla parete sud, forse alla base di una torre scalare, suggerisce che il viretto quattrocentesco non sia più in uso.

 

1702-06 - Il nuovo appartamento della seconda Madama Reale
A partire dall'inizio del secolo, la seconda Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours promuove una serie di rinnovamenti della sua sede ufficiale di residenza nel castello di Torino, che si protraggono, per campagne sucessive, nei primi due decenni e fino alla sua morte, avvenuta nel 1724. La guerra con la Francia e l'assedio della città, conclusosi con la vittoriosa battaglia condotta nel 1706 da Vittorio Amedeo II al fianco del principe Eugenio, costringe a convogliare tutte le risorse disponibili per l'emergenza, determinando anche a Palazzo Madama la brusca interruzione dei lavori appena avviati.
 

 

1950 - Il congresso delle malerie plastiche
Si inaugura a Palazzo Madama nell'ambito della manifestazione internazionale degli "Scambi Occidente". Le autorità cittadine accolgono i numerosi congressisti, tra i quali sono presenti molti scienziati di fama mondiale nel campo della fisico-chimica. L'evento si ripete nel 1957, in occasione del VII Salone internazionale della Tecnica.
La Stampa del 10.10.1950

 

1815 - Papa Pio VII visita Torino e benedice la folla da Palazzo Madama
Durante i cosiddetti «Cento giorni», il Papa è costretto a lasciare il territorio pontificio, occupato da Murat. Re Vittorio Emanuele I di Savoia, tornato sul trono piemontese un anno prima, lo invita a Torino. Le cronache ricordano in quell'occasione l'esposizione alla pubblica venerazione della Sindone e la benedizione al popolo dalle due logge di Palazzo Madama, dal lato di via Garibaldi e all'imbocco di via Po. Solo nel1982 un altro Papa, Giovanni Paolo II, tornerà a far visita alla città e alla reliquia.
La Stampa dell'11.04.1980

 

1903 - La donazione Ricardi di Netro
Erede di una importante famiglia piemontese, Flaminia Ricardi di Netro dona al Museo una collezione di 234 gemme, tra cui molte di epoca romana e rinascimentale. La raccolta era stata costituita dal nonno materno, Giuseppe Antonio Gatino, avvocato e senatore del Regno sabaudo dal 1848, e forse già iniziata dal padre Nicolao, vissuto in periodo napoleonico.

 

1402-15 - L'ampliamento di Ludovico d'Acaia
Dopo la metà del XIV secolo, nuove esigenze impongono di sacrificare alcuni spazi per creare ambienti residenziali. La prima fase dei lavori ha inizio nel 1402 e si prolunga poco più di un decennio. Dai conti della Clavaria emergono la costruzione di un nuovo porcile per i cinghiali, di un colombaio, di un nuovo ponte levatoio e di una nuova loggia. Gli stessi artigiani realizzano pezzi del nuovo mobilio, compiti di maggiore responsabilità sono conferiti ad Andrea de Thaurino: l’erezione di una nuova cappella, l’allungamento della cinta muraria e la dipintura dei locali per la panificazione e la conservazione delle bottiglie al pianterreno.