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Anteriore al 1951
Legno, ferro
72/SM
Altezza: 25,5 cm, Larghezza: 12 cm
Campana (ngongi)
arte piemontese
Campana a battente esterno (ngongi)
Campana senza battente interno svasata verso il basso e costituita da due lamine in ferro ripiegate. I bordi verticali sono saldati insieme in modo da far risultare la campana ristretta ai lati. Sul corpo è innestato un manico di legno scuro composto da un’impugnatura tronco conica e da un estremità conica. L’insieme richiama un effetto falliforme.



Le campane diffuse nell’Africa centrale possono essere di legno o di metallo (principalmente ferro o bronzo). In certi casi può essere presente un battente interno. Le campane di metallo, in particolare, si distinguono ulteriormente a seconda del metodo di costruzione. Alcune sono ricavate da una singola lastra di metallo piegata, mentre altre sono formate da due lastre simmetriche saldate insieme, come nel caso del bene in esame. La forma della campana e la presenza o assenza di un battente interno dipendono principalmente dalle dimensioni dello strumento e dal suo utilizzo in ogni particolare società.



Nelle campane senza battente, il suono viene prodotto colpendo l'oggetto con un bastone di legno o un gambo di palma. Il timbro può essere modificato lasciando suonare liberamente la campana o smorzandola contro il petto .Nel Basso Congo, questo genere di campana è comunemente denominato "ngongi", termine che designa sia le campane semplici che doppie, diffuse maggiormente nella regione. Per gli oggetti di grandi dimensioni, con una lunghezza di circa un metro, si usa invece la parola "munkunku". Queste campane sono diffuse in gran parte dell’Africa Centrale dove vengono utilizzate per inviare messaggi, fare annunci ed eseguire divinazioni o come strumenti di accompagnamento per le danze.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino.
Fava A.S., Africa, America, Oceania. Le collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino. Storia delle collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino, 1978, p. 41,
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