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Anteriore al 1951
Zucca, rame, cuoio
235/OV
Altezza: 14,5 cm, Diametro: 7,4 cm
Fiaschetta (calabash)
litografia Rolla - Torino
Fiaschetta (calabash)
Fiaschetta ricavata da una zucca essiccata, scavata e decorata con chiodi e borchie di rame. L’oggetto è stato immerso in una tintura rosso-ocra volta a rendere il colore più uniforme e, successivamente, lucidato. Le borchie sono disposte secondo due linee parallele orizzontali sulla base e due sul collo. Presenza di un cordino di sospensione per agevolare il trasporto dell'oggetto.

Fiaschette e contenitori simili sono denominati calabash dal nome dell’omonima pianta simile ad una zucca (Crescentia cujete) utilizzata in gran parte del continente africano per ricavare oggetti d’uso quotidiano.



Il processo di fabbricazione dei calabash prevede una prima fase nella quale le zucche selezionate vengono immerse in acqua per diversi giorni fino a quando i semi non marciscono. Successivamente, le zucche vengono aperte e svuotate del contenuto, quindi lasciate al sole. Appena raccolte, esse hanno una colorazione chiara. Una volta essiccate,la buccia esterna diventa gialla e si scurisce con l'età e l'uso. Questi oggetti possono essere ulteriormente tinti con pigmenti (di solito rossi, gialli o indaco) e decorati con motivi geometrici e figurativi.

I contenitori ottenuti possono essere utilizzati per contenere solidi e liquidi, come ad esempio cereali, burro, acqua o tabacco. Dalle zucche tagliate trasversalmente, inoltre, possono essere ricavati cucchiai e mestoli e ciotole.



Rispetto ad altri manufatti, i calabash hanno ricevuto poca attenzione nei resoconti europei prima del XIX secolo e sono stati raccolti raramente nelle collezioni. Con l’avvento del colonialismo, tuttavia, si assistette ad una fiorente produzione di contenitori di zucca per il mercato europeo e, successivamente, turistico che portò ad una nuova creazione di calabash riccamente decorati con nuovi motivi iconografici, frutto del processo di ibridazione di estetiche locali ed europee.

Nonostante i calabash siano stati utilizzati nella quotidianità, oggi sono stati in parte abbandonati in favore di oggetti analoghi in metallo o in plastica.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino
Forbes, C. S., Making for New Markets: Art, Innovation, and Collecting in Colonial-Era Congo, 1880–1940, 2020,
Nze, A. C., Nwanna, C., & Nzoiwu, A., An exploration of organic materials for art production: the use of calabash for modern sculpture, 2023,
Fava A.S., Africa, America, Oceania. Le collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino. Storia delle collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino, 1978, p.42,
Meyer, L., Art and craft in Africa : everyday life, ritual, court art, 1995, informazioni sui calabash pp. 45,46