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Anteriore al 1951
legno intagliato e colorato
361/L
Diametro: 7,4 cm, Altezza: 17,5 cm
Coppa cefalomorfa (mbwoongntey)
ellenistica - partica
Coppa cefalomorfa
Coppa cefalomorfa in legno scuro composta da un piedistallo, da un contenitore con un volto intagliato e da un manico laterale. Il legno è a patina scura ad eccezione delle cornee e della dentatura che sono rese con una tonalità più chiara. Gran parte della superficie della coppa è decorata con motivi geometrici intagliati tipici dell’arte Kuba (motivi a scacchiera, a linee parallele e a rombi intrecciati) . Questi elementi astratti si fondono armoniosamente con gli elementi figurativi: dall’attaccatura dei capelli del volto umano partono una serie di ciocche (realizzati con un motivo a linee parallele incise) che si trasformano fluidamente nel motivo a scacchiera.



Questo genere di coppe e boccali è associato al consumo di vino di palma, bevanda estremamente popolare presso i Kuba, ottenuto dalla linfa della pianta di rafia. Il consumo di questa bevanda era sovente associato alla celebrazione di eventi di portata politica, per questo motivo coppe e boccali venivano realizzati da artisti specializzati e decorati in maniera elaborata per mostrare l’importanza del loro possessore.

Oltre ai motivi decorativi a triangoli e a scacchiera (denominato “buina”), tipici dell’arte Kuba, sulle coppe possono essere intagliati soggetti umani o animali. Le coppe destinate all’uso dei sovrani (denominate mbwoongntey) sono sovente intagliate a forma di testa umana. Il soggetto presente sulla coppa in esame, ad esempio, ha un’acconciatura distintiva associata alla regalità. La decorazione ornamentale degli oggetti Kuba è così elaborata che, in molti casi, l’utilità pratica viene messa in secondo piano rispetto al suo valore estetico.



Il successo dell'arte Kuba in Europa risale al 1883, quando il sovrano belga Leopoldo II organizzò una spedizione nel bacino del Congo con l'intento di esplorare i territori dove istituire il suo possedimento personale. Uno dei membri della spedizione paragonò l'arte Kuba a quella dell'antico Egitto suscitando, in questo modo, grande interesse in Belgio. Successivamente, durante l'epoca coloniale, il trasporto di numerosi oggetti Kuba in Europa e le esposizioni universali contribuirono a far diventare tali manufatti oggetto di ammirazione e studio.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino.
Fava A.S., Africa, America, Oceania. Le collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino. Storia delle collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino, 1978, p.32,
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