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Anteriore al 1951
Pasta vitrea, fibre vegetali
236/OV
Lunghezza: 39 cm, Altezza: 9,5 cm, Larghezza: 1 cm
sasanide
Fascia ornamentale
Fascia ornamentale rettangolare composta da uno spesso strato di fibre vegetali intrecciate, sovrapposto a un secondo strato di tessuto a trama sottile e a un terzo strato di fibre vegetali (?) marroni non intrecciate. Il fronte è decorato con perle di pasta vitrea bianche, nere, rosse e blu, disposte in modo da formare quattro rettangoli. All'interno di ciascun rettangolo, le diagonali formano quattro triangoli. La corda di sospensione è lacunosa.



L’oggetto è un copricapo di produzione Luba, regno formatosi intorno al XVI secolo nelle savane meridionali vicini ai laghi Lulaba e una delle principali potenze precoloniali dell’attuale Repubblica Democratica del Congo.

Questo copricapo in perline veniva utilizzato dai membri dell'associazione Mbudye che, nella società Luba, avevano il compito di mantenere e trasmettere le conoscenze e le memorie e di far rispettare ai sovrani i propri obblighi.



I copricapi in perline (“nkaka”) erano costituiti da fasce ornamentali rettangolari con motivi geometrici colorati e potevano essere adornati ulteriormente con piume e fibre di rafia. Essi venivano indossati in occasione di riti nei quali i divinatori entravano in trance offrendosi come medium per gli antenati e gli spiriti. Il nome 'nkaka' significa pangolino. Proprio come le squame del pangolino hanno una funzione protettiva, così il copricapo avvolge e protegge la testa di chi lo indossa.



Molti oggetti della cultura materiale Luba fabbricati tra il XVIII e il XX secolo, sono strettamente connessi alla creazione, sviluppo e memoria dei regni Luba e delle loro relazioni politiche. Questo aspetto è stato trascurato nei primi studi sulla produzione artistica. L’arte non figurativa Luba, inoltre, ha ricevuto meno attenzione in Occidente, dove ha spesso prevalso un approccio più figurativo e visivo all'arte. Tuttavia, i motivi non figurativi, composti da triangoli e rombi, ricorrono frequentemente sugli emblemi regali dei Luba e sono associati alla memoria. Ogni pattern, colore e forma è associato ai tabù della regalità, ai luoghi sacri degli spiriti e ai centri della memoria dei re del passato. I funzionari reali della associazione Mbudye devono essere in grado di riconoscerli e recitarne i messaggi. Di conseguenza, la funzione dei motivi geometrici realizzati con perline di pasta vitrea va oltre l’estetica e richiede uno studio più approfondito.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino.
Memory : Luba art and the making of history, 1996,
Fava A.S., Africa, America, Oceania. Le collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino. Storia delle collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino, 1978, p. 43,
Faik-Nzuji Madiya, C., Tracing Memory: A Glossary of Graphic Signs and Symbols in African Art and Culture, 1996,
Meyer, L., Art and craft in Africa : everyday life, ritual, court art, 1995