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Anteriore al 1951
Legno
1829/L
Lunghezza: 23 cm, Altezza: 13 cm, Larghezza: 9 cm
Poggiatesta
ellenistica - partica
Poggiatesta
Poggiatesta ricavato da un unico pezzo di legno. La base, a forma di parallelepipedo, è interamente scavata sui lati e sul fondo. L’ oggetto presenta un piano di appoggio concavo per la nuca. Il fronte è decorato con un motivo geometrico composto da una serie di triangoli intagliati disposti in una formazione a griglia che comprende sia elementi simmetrici che asimmetrici e occupa due terzi della superficie. La base dell'oggetto presenta una patina scura. Sul legno del poggiatesta sono presenti venature.



I poggiatesta in legno sono stati per molto tempo utilizzati in numerose regioni del continente africano, specialmente nell’Africa orientale e meridionale. Utilizzati anche nell’Antico Egitto, essi servono principalmente a proteggere le acconciature durante il sonno. Spesso venivano portati con sé dai proprietari, principalmente uomini, durante i loro spostamenti. I poggiatesta permettono di sollevare il capo alla stessa altezza delle spalle. Oltre alla loro funzione pratica e quotidiana, essi sono oggetti dal forte valore personale dal quale difficilmente il proprietario si separa e in molti casi si possono considerare vere e proprie opere d’arte volte a mostrare il prestigio del loro possessore.

Con l’urbanizzazione e i cambiamenti sociali l'utilizzo dei poggiatesta nel continente africano è calato drasticamente negli ultimi secoli. Attualmente sono ancora presenti in alcune aree rurali del continente, tuttavia la loro diffusione si è molto ridotta rispetto al passato. Nel corso del XIX e XX secolo questo tipo di oggetto è stato collezionato ampiamente da esploratori, missionari, diplomatici e militari europei. Il processo di musealizzazione ha modificato ampiamente il valore dell’oggetto trasformandolo da oggetto dal valore pratico ed estetico a oggetto d’arte e merce di scambio.



Il bene appartiene al corpus di 185 oggetti donati al Museo da Tiziano Veggia (1893-1957). Veggia lavorò come ingegnere nel Congo Belga per la Compagnie du Chemin de Fer Bas Congo-Katanga (1919-1936) e per l’Otraco (1936-1951), affiancando alla sua attività lavorativa la pratica del collezionismo. Nel maggio 1955 donò la sua collezione al Museo Civico di Torino. Nonostante l'oggetto sia stato considerato parte di questa collezione, l'attribuzione resta incerta perchè i tratti estetici e decorativi non sono sufficienti per consentirne una precisa determinazione.
Gubert, B., Three Songye and Kongo Figures. In African Arts, 15(1), 1981,
Fava A.S., Africa, America, Oceania. Le collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino. Storia delle collezioni etnologiche del Museo Civico di Torino, 1978, p.39,
Terre Lontane. Arti extraeuropee dal Museo Civico d'Arte Antica, 2002,
Africa : le collezioni dimenticate, 2023,
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