Viaggio delle Heures de Turin-Milan a Rotterdam per la mostra “The Road to Van Eyck” | Palazzo Madama
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Viaggio delle Heures de Turin-Milan a Rotterdam per la mostra “The Road to Van Eyck”

Thursday, October 25, 2012

Eccezionalmente, il prezioso manoscritto delle Très Belles Heures de Notre Dame de Jean de Berry (Heures de Turin-Milan), uno dei capolavori di Palazzo Madama, è uscito dal museo per partecipare ad un’importante mostra internazionale: “The Road to Van Eyck”, al Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam (13 Ottobre 2012-10 Febbraio 2013). La mostra, curata da Friso Lammertse (Rotterdam, Museum Boijmans Van Beuningen) e Stephan Kemperdick (Berlino, Gemäldegalerie), raggruppa dipinti, disegni e codici miniati realizzati nelle Fiandre dal 1390 al 1430. L’intento è duplice: approfondire il tema del gotico internazionale nei Paesi Bassi, per indagare le origini, le radici della pittura di Jan van Eyck; e presentare l’arco della produzione del grande maestro fiammingo, accostando per la prima volta opere di eccezionale importanza provenienti da musei di tutto il mondo.
Palazzo Madama ha accettato di prestare il manoscritto sia per il valore scientifico della mostra, sia perché l' opera è in ottimo stato di conservazione.

Il 10 ottobre, dopo la compilazione del “condition report” - in cui si registrano minutamente le condizioni della legatura, della pergamena e delle miniature da presentare in mostra , il manoscritto è stato collocato in una speciale valigetta di alluminio foderata con materiali morbidi e contenente un foglio di ART SORB, precondizionato agli stessi valori di temperatura e umidità rilevati nella vetrina di Torre Tesori a Palazzo Madama dove il codice è di norma conservato. Per opere così preziose e di piccole dimensioni, è previsto un trasporto di tipo speciale: l’opera non viaggia da sola con gli operatori della ditta di trasporti specializzata in opere d’arte (appositamente incaricata), ma è accompagnata personalmente dal “courier” (solitamente un conservatore o il registrar del museo prestatore), che tiene sempre con sé la valigetta durante lo spostamento in aereo o in camion, talvolta con scorta armata.

Dopo un viaggio denso di tensione, verso le 9 di sera sono finalmente arrivata con il manoscritto al Museum Boijmans, dove ci attendeva il curatore degli “Old Masters” del museo, Friso Lammertse, un restauratore specializzato in codici, disegni e materiali cartacei e la squadra tecnica responsabile dell’allestimento dell’opera. Il manoscritto, estratto dalla valigetta, è stato posizionato su un tavolo per poter procedere alle operazioni di verifica dello stato di conservazione dopo il viaggio e alle prove di allestimento sul leggio in cartone non acido già preparato, ma da modulare e orientare al momento. Dopo circa due ore l’opera è stata infine posizionata in vetrina.

L’allestimento della mostra sembra ispirarsi ai principi dell’architettura funzionalista e razionalista così radicata a Rotterdam e in Olanda a partire dagli anni Trenta del Novecento. Lo spazio espositivo è organizzato lungo tre anelli concentrici , che racchiudono una saletta circolare - cuore dell’esposizione -, in cui sono presentati gli “early works “di Van Eyck, cioè i suoi lavori come miniatore: oltre alle Heures de Turin-Milan, anche due disegni inediti di recentissima attribuzione. Pareti e pavimenti sono tinteggiati di grigio scuro, senza alcuna grafica o immagine; dal soffitto, chiuso da un pannello in opaline dietro cui si celano le luci artificiali, spiove una luce diffusa molto intensa. Grandi intervalli di spazio tra un’opera e l’altra (anche di quattro o cinque metri), contribuiscono a creare un generale effetto di nitore e ordine. Dato che la mostra intende raccontare le fonti del linguaggio di Van Eyck e la cultura artistica nei Paesi Bassi e nelle regioni limitrofe intorno al 1370-1420, incentrandosi cioè sul periodo di formazione del grande pittore, l’allestimento ad anelli è stato pensato proprio per ricostruire le tappe cronologiche di questo percorso formativo.

Nell’anello più esterno sono riunite le opere più rappresentative del gotico internazionale in area fiamminga, non solo in pittura ma anche nel campo delle arti applicate: qui il capolavoro è il Cofanetto con Storie della Passione in cuoio sbalzato, dipinto e dorato della cattedrale di Lucca, acquistato a Bruges da un mercante lucchese verso il 1390.

Nell’anello mediano è presentata la produzione figurativa dei principali centri artistici nordici all’inizio del XV secolo (1400-1415): da una parte Parigi (con le opere attribuite a Jean Malouel) e Digione (con la Certosa di Champmol); dall’altra la pittura, la scultura e l’oreficeria nelle città di Germania e Paesi Bassi. Bisogna infatti tener conto della complessa geografia politica dell’Europa settentrionale nel Quattrocento: il ducato di Borgogna, con capitale Digione, abbracciava anche parte delle Fiandre; altre città nordiche facevano parte del regno di Francia (Arras, Tornai), oppure del Sacro Romano Impero (Liegi, Utrecht) e gravitavano culturalmente intorno a Colonia. Per questa ragione la mostra tenta di raccogliere le testimonianze figurative di tutti questi centri insieme, luoghi possibili di studio e apprendistato per i fratelli Hubert e Jan van Eyck.

Si arriva così all’anello più interno dell’esposizione, dove  si trovano i “Van Eyck’s Predecessors”, in tutto quattro o cinque opere, tra cui il celebre Norfolk Triptyck con l’Uomo dei Dolori e figure di santi (Liegi o Maastricht, 1415), opere che presentano spiccati caratteri pre-eyckiani, per quanto riguarda la rappresentazione delle figure nello spazio, i giochi illusionistici, le qualità narrative nel descrivere ambienti domestici, paesaggi naturali e ritratti. A fianco, nel secondo tratto dello stesso anello, sono presentati in stretta successione alcuni capolavori autografi di Jan van Eyck, tutti strepitosi: le Tre Marie al Sepolcro, appartenente alle collezioni dello stesso Boijmans e restaurato prima della mostra; la Crocifissione della Gemäldegalerie di Berlino, l’Annunciazione della National Gallery di Washington, la Santa Barbara di Anversa e il Ritratto di Baudouin de Lannoy di Berlino. Nella saletta centrale, le Heures de Turin-Milan e la produzione grafica dell’artista; e infine, in uscita (di nuovo nell’anello più esterno, ma dal lato opposto rispetto all’ingresso in mostra), una serie di copie di fine XV-inizio XVI secolo di opere perdute di van Eyck.
Bellissimi il “Medieval Laboratory”, con tavoli che illustrano i pigmenti in uso nel Medioevo e le tecniche di realizzazione dei polittici fiamminghi ; e il ristorante del museo, appositamente riallestito in occasione di questa mostra, con alte scaffalature ricche di ceramiche quattrocentesche provenienti dai depositi del Boijmans, accostate ad animali imbalsamati prestati dal Museo di Storia Naturale di Rotterdam, a evocare la selvaggina consumata abitualmente nelle mense fiamminghe del XV secolo.